martedì 18 febbraio 2014

Shaolin, il film

C'è la guerra e la serenità, c'è la bramosia che tutto vuole e la compassione che tutto dona, c'è l'odio e l'amore: "Shaolin", film di Benny Chan candidato a quattro Hong Kong Festival Awards, porta sullo schermo le atmosfere, sempre sospese tra leggenda e storia, del monastero di Shaolin e delle vicende che lo ebbero quale fulcro negli anni Venti del Novecento.
Sono anni sanguinosi, questi, per la Cina, dominata da potenti Signori della guerra in costante conflitto tra loro, smaniosi di accumulare ricchezze ed incuranti della sofferenza della popolazione; molti profughi hanno cercato rifugio alle porte del tempio di Shaolin, sulle montagne, dove monaci compassionevoli cercano di fare del loro meglio per alleviarne le sofferenze e garantire loro il minimo necessario per sopravvivere.
Un giorno la sacralità del tempio viene violata dal sanguinario condottiero Huo Jie (Andy Lau), che non esita ad inseguire fino all'interno delle mura il proprio nemico per impossessarsi di tutti i suoi beni ed ucciderlo. Ma la sua vita subirà una brusca deviazione, conducendolo ben lontano dalla meta che si era prefissata, lungo sentieri del tutto inaspettati.
Bellissime e spettacolari le scene di Kung Fu, che non a caso sono valse al film la nomination - tra le altre - per la miglior coreografia d'azione; bravissimi i piccoli attori/monaci, che hanno dato prova di quella grande agilità e flessibilità che ha reso celebre Shaolin nel mondo. Purtroppo anche questo film cede alla tentazione, tipicamente orientale, dell'esagerazione e così la credibilità dell'intera vicenda viene mandata in frantumi dalla vista di monaci che spiccano balzi chilometrici, duellanti che vorticano in aria, combattenti che precipitano da altezze inaudite sulla testa del proprio avversario. Un vero peccato, perchè lo Shaolin Kung Fu autentico avrebbe benissimo potuto riempire la scena, senza bisogno di simili artifici, sottolineando il giusto valore atletico dei praticanti.
E' questo, comunque, l'unico neo del film, che senza dubbio val la pena di essere visto, non soltanto dagli appassionati di arti marziali e di Kung Fu ma da tutti coloro che provano interesse per la Storia, poco nota a noi occidentali, della Cina e da quanti desiderano avere un assaggio della filosofia buddista e della cultura di quel lontano Paese.

martedì 11 febbraio 2014

Storie di cani, di cacca e di umanità

Laura e il suo cane Artù
La presentazione del libro "Vita da Cani" è stata occasione per parlare non solo dei nostri amici a quattro zampe, ma anche del rapporto che noi esseri umani abbiamo con loro: un rapporto che può essere di amore viscerale o di odio totale, passando per tutte le possibili sfumature intermedie, ma che spesso è sbagliato, almeno in parte. La veterinaria Paola Bianchi ha illustrato diverse situazioni che vedono protagonisti cani e persone - dal cane umanizzato, trattato come un figlio, a quello abbandonato dalla famiglia in giardino "perché l'importante è che il cane abbia un giardino", passando per la piaga dell'abbandono e del conseguente randagismo, ad esempio - ed è emerso piuttosto chiaramente che a sbagliare, spesso e volentieri, è proprio quello che dovrebbe essere l'individuo che si presume più evoluto e "migliore": l'essere umano.
 
Di come i rapporti uomo-cane possano essere complicati, d'altro canto, ci si accorge ad ogni passeggiata: chi ha un cane di certo non ama raccattarne gli escrementi, chi un cane non ce l'ha ama ancor meno ritrovarsi insozzato dalla cacca del quadrupede disseminata sui marciapiedi.
Elena, una mia conoscente disabile, lamentava qualche giorno fa su Twitter il fatto di essersi ritrovata con le ruote della sedia a rotelle impiastricciate di cacca e, chiaramente, non incolpava il cane ma scriveva: "Io la merda dei cani la farei ingoiare a quegli stronzi dei loro padroni che non la raccolgono". La chiacchierata su Twitter, poi, ha messo in luce come, alla quotidiana difficoltà del trovarsi a combattere con barriere architettoniche (autobus e treni non sempre attrezzati per accogliere sedie a rotelle, negozi spesso privi di rampe d'accesso ecc.), si sommi l'impossibilità di zigzagare sui marciapiedi schivando gli escrementi "dimenticati" dai proprietari dei cani.
 
Raccogliere il "ricordino canino", dunque, non è solo necessario in termini di decoro urbano e di salute pubblica, ma è anche una dimostrazione di civiltà e di rispetto verso il prossimo.
 
Laura, un'altra web-amica, ha pubblicato un interessante post sul suo blog, che vi invito a leggere. Laura è una ragazza divenuta cieca in seguito ad un incidente, che deve pagare qualcuno affinché le pulisca le scarpe perché, ovviamente, non può evitare gli escrementi disseminati sui marciapiedi.
A questo proposito ha lanciato una campagna, di cui riporto volentieri il banner e che vi invito a diffondere a vostra volta, se ne condividete lo spirito.
Essendo aiutata negli spostamenti fuori casa da Artù, un labrador di quasi quaranta chili, Laura ha anche modo di constatare personalmente quanto siano complicati e spesso sbagliati i rapporti che legano i proprietari ai loro cani: animali viziati, umanizzati, nevrotici, cui viene concesso di tutto, persino di lanciarsi abbaiando contro un cane guida che sta lavorando. Il problema, dunque, non è solo quello della cacca, ma ha un raggio molto più ampio ed abbraccia l'intero rapporto che costruiamo con il nostro animale domestico e con il nostro prossimo. Se riteniamo degli incivili coloro che occupano con l'auto il posto riservato ai disabili, facciamo un pensierino anche sulla nostra condotta quando portiamo il cane a passeggio.

lunedì 10 febbraio 2014

Una promessa è una promessa

Quanto valgono, oggi, le promesse? I nostri nonni raccontano che, un tempo, non servivano contratti: una stretta di mano tra gentiluomini valeva più di mille firme e così si comprava bestiame, si vendevano ortaggi, si elargivano prestiti. Sulla parola. Ma oggi, la parola ha ancora valore? Esistono ancora i gentiluomini (e le gentildonne, ovvio)? E le promesse, che valore hanno oggi le promesse?
Per cercare di scoprirlo è nato questo premio-sondaggio che spero vi piacerà. Le modalità sono quelle consuete per i premi o MeMe che dir si voglia: vengono poste delle domande alle quali i "vincitori" designati devono rispondere e che dovranno poi diramare a loro volta, citando con un link chi li ha nominati.
La prima nominata, nonchè fonte ispiratrice, è Valeria, alla quale pongo queste domande:
1) Qual è la promessa che ti hanno fatto e non mantenuto che più ti brucia ancora?
2) Qual è la promessa che ti hanno fatto che ti ha resa più felice quando è stata mantenuta?
3) Hai mai fatto promesse che non sei riuscita a mantenere?
4) Hai mai visto film sulle promesse (ad es. "Una promessa è una promessa" o "Bugiardo bugiardo")  o letto libri incentrati su promesse (come ad esempio "La promessa" di Dürrenmatt o "Ho fatto una promessa" di Legrottaglie o "Palestina, una terra troppo promessa") e, se sì, cosa ne pensi?
5) Pensi che le promesse, la parola data, abbiano ancora valore nella vita di oggi?
Se la modalità "a domanda, rispondo" non vi garba, potete tranquillamente scrivere un post che però sia inerente all'argomento e tratti di promesse mantenute o di aspettative deluse: un racconto, un commento a un episodio di cronaca, un vostro ricordo personale... ovviamente inserendo anche il logo del premio.
Altre persone che mi farebbe piacere si cimentassero nell'impresa sono Kaishe, Adriano, Zion, Baol, La Leggivendola, Alberto, NonnAnna e Laura.

venerdì 7 febbraio 2014

Perchè l'Italia non fa fruttare il suo patrimonio culturale?

Il mese di gennaio 2014 si è chiuso con il crollo di parte delle mura medievali di Volterra, sbriciolatesi sotto le insistenti piogge, ed il mese di febbraio ha portato con sé il crollo di una piccola parte delle mura medievali di Como e la rovina a mare dell'area del Teatro Greco di Monasterace, preludio che fa temere di poter perdere il più grande mosaico della Magna Grecia. Il nostro patrimonio storico e culturale ci si sta letteralmente sciogliendo tra le mani e, se da un lato è vero che l'Italia è talmente ricca di storia e cultura che è impossibile tutelare tutto, d'altro canto è pur vero che pezzi unici, reperti di straordinario valore, vestigia antiche quanto uniche andrebbero assicurate ai posteri.
Resta da capire, ad esempio, a cosa serva avere dei beni nominalmente inseriti tra il "Patrimonio dell'Umanità" tutelato dall'UNESCO se poi tutela e valorizzazione restano soltanto sulla carta  e poco o nulla si fa, in concreto, affinché questo patrimonio non vada perduto.
Del sito archeologico di Pompei tanto si è scritto e ancor più si è detto, a cominciare dalle polemiche seguite al crollo della Domus dei Gladiatori, nel 2010, via via di scempio in scempio, di incuria in incuria, fino al cedimento di uno stucco nel dicembre 2013. Il tutto sotto gli occhi dei turisti, che assistono sgomenti non soltanto al macabro spettacolo della perdita di un patrimonio inestimabile, ma anche alla completa incapacità di opporvisi da parte di istituzioni ed enti preposti.

Eppure l'Italia potrebbe vivere soltanto di turismo, se solo avesse le capacità e l'interesse a farlo.
Sito web del Museo Stadio San Siro. I turisti si attraggono
anche così, con siti agevoli e ben organizzati.
Basti pensare che il Museo dello Stadio San Siro, a Milano, ha chiuso il 2013 con ricavi per 1,65 milioni di euro, introitati grazie a 135 mila visitatori paganti, provenienti da ogni angolo del pianeta: persone attratte dall'idea di poter ammirare pezzi unici appartenuti a grandi campioni di Milan e Inter, certo, ma anche visitatori "acciuffati" da tour operator che hanno saputo inserire questa visita in un contesto turistico più ampio. Si va a Milano per shopping? Benissimo, ma perché non visitare anche il tempio cittadino del calcio, sport nazionale e le cui squadre milanesi sono conosciute a livello planetario? Con 14 euro ci si assicura la visita del museo e il tour dello stadio, ci sono riduzioni per bambini ed anziani, i disabili entrano gratis e possono contare sulla completa fruibilità dell'intera struttura grazize all'assenza di barriere architettoniche; è possibile prenotare visite guidate, vengono accettati bancomat e carte di credito... Insomma: c'è tutto quello che occorre per incentivare la presenza turistica.

Ora, senza nulla voler togliere allo sport in genere e al calcio in particolare, rispettando i grandi campioni e le squadre che hanno dato lustro alla città di Milano, non credete che luoghi come il Colosseo, Pompei, gli Uffizi, la Reggia di Caserta (tanto per citarne alcuni) abbiano tutte le carte in regola per essere ben più attrattivi di un Museo di uno stadio?
Il cartello che annuncia la chiusura del Colosseo
a causa di una riunione sindacale.
Ebbene, di questi soltanto la Galleria degli Uffizi può dirsi soddisfatta del 2013, avendo registrato un autentico boom di visitatori.
Moltissimi turisti nell'estate del 2013 hanno vissuto l'impagabile esperienza di rimanere in coda davanti al Colosseo, chiuso per sciopero, e lo stesso è avvenuto alle porte del Palatino e del Foro Romano: un ricordo che certamente avranno riportato in patria, narrando meraviglie dell'organizzazione e della serietà italiane. Perché se scioperare è un diritto, informare e tutelare i turisti è un dovere.

Della Reggia di Caserta, abbandonata all'incuria e alle predazioni prima e "valorizzata" da un gigantesco corno rosso scaccia jella poi - molto partenopeo, molto discusso, per nulla efficace, perché se si vuole tutelare il nostro patrimonio c'è da rimboccarsi le maniche e lavorare sodo, non certo affidarsi alla scaramanzia! - tanto si è detto e forse ancor più si è scritto, ma spentesi le luci dei riflettori e fatto sparire il costoso cornone, tutto è tornato come prima, con numerose stanze chiuse al pubblico ed aree transennate, senza però che si veda mai qualcuno all'opera.
Il celebre corno rosso da 70 mila euro ripreso da Sky.
Eppure lo scorso mese di giugno il Ministro Bray in persona si era recato in visita alla Reggia, constatandone il degrado e promettendo interventi.
Mentre la Versailles italiana attende di veder mantenute le promesse, è impossibile non parlare del sito archeologico di Pompei, unico al mondo, visitato ogni anno da decine di migliaia di turisti, che, stando a quanto si apprende da blog e giornali, langue nell'incuria e nella trascuratezza.
Si preferisce - malcostume italico - aspettare il crollo, la devastazione, per poi agire con "interventi urgenti" (e costosissimi) invece di ramazzare ogni giorno un viale, controllare quotidianamente una domus, rimuovere le erbacce che crescono ai margini delle vie o fra le pietre degli edifici, fare interventi di micro-restauro annuali, con operazioni ordinarie, alla portata di tutti, che non richiederebbero grandi spese ma soltanto un po' di buona volontà.
Noi aspettiamo il prossimo crollo, dunque, e al contempo, il British Museum di Londra ha fatto fruttare i 200 reperti prestati gratuitamente dallo Stato Italiano allestendo "Life and Death in Pompeii and Herculaneum", una mostra che tra marzo e settembre 2013 ha fruttato oltre 11 miliardi di sterline. Ma i sudditi di Sua Maestà sono andati oltre, realizzando anche un film, producendo gadget e cataloghi che sono andati letteralmente a ruba, trovando, insomma, il modo di far fruttare al massimo quei 200 reperti che abbiamo prestato loro.
Noi, ricordiamolo, abbiamo la Pompei vera, l'Ercolano autentico!
E li lasciamo cadere a pezzi sotto la pioggia, ingoiati lentamente dalle erbacce e sgretolati dall'incuria.
Parte del sito archeologico di Pompei, puntellato e invaso
da erbacce.
Il solo museo del Louvre ha guadagnato, nel 2013, più di tutti i musei e i siti d'interesse culturale italiani messi insieme.

Eppure guadagnare e anche bene grazie ai musei, in Italia, è possibile, come dimostra il sopra citato caso del museo dello Stadio di San Siro: basta avere la mentalità giusta per farlo, unendo imprenditoria a conservazione e tutela dei beni culturali. Ma con tutte le scuole e le università specializzate in arte, archeologia, museologia e beni culturali che abbiamo in Italia, ci vuole davvero così tanto a trovare dei responsabili di siti e musei capaci? E' davvero così complicato mettere la persona giusta al posto giusto?
Forse il problema è proprio questo: abbiamo, nel nostro Paese, troppi archeologi, restauratori, esperti d'arte... Ma c'è rimedio: è notizia recente che l'insegnamento della Storia dell'Arte, cancellato completamente da alcuni istituti - come i licei classici - e comunque ridotto in misura molto significativa dalla lungimirante Mariastella Gelmini, non verrà reintrodotto nei programmi scolastici che ne sono stati privati né ampliato in quelli in cui ancora resiste; avremo così, tra qualche anno, molte più persone convinte che Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello siano delle tartarughe ninja e il nostro patrimonio potrà finalmente sgretolarsi nell'indifferenza totale.

(Approfondimento sull'abolizione/riduzione dell'insegnamento della Storia dell'Arte qui e qui)

giovedì 6 febbraio 2014

Mai darsi per vinti, mai arrendersi: Galaxy Quest

Un po' parodia di "Star Trek", un po' film di fantascienza, "Galaxy Quest" è una spassosa commedia in grado di appassionare non soltanto i cultori del genere.
Tim Allen, garanzia di successo e già star di numerose commedie hollywoodiane, è il Capitano Peter Quincy Taggert e viene affiancato in quest'avventura spaziale dal Tenente Madison (interpretata da una splendida Sigourney Weaver) e dal Sergente Tecnico Chen (uno "spaziale" Tony Shalhoub, noto al grande pubblico per essere il protagonista della serie tv "Monk"), oltre che dal Dottor Lazarus (efficace parodia del celeberrimo Dott. Spok) e dal giovane Tommy Laredo (interpretato da Daryl Mitchell).

C'è lo spazio profondo, ci sono i buoni, ci sono i cattivi: la trama potrebbe apparire scontata se non fosse per il "dettaglio" che i protagonisti non sono astronauti bensì attori resi celebri dalla serie tv "Galaxy Quest", la cui trasmissione è stata captata nelle profondità dello spazio e ritenuta "documento storico" dalla pacifica popolazione dei Termiani, che hanno plasmato la loro intera civiltà su quanto appreso grazie ai "documenti storici" e che si rivolgono al fittizio Capitano Taggert affinché li salvi dal sanguinario Serris.

Quindi: Tim Allen interpreta l'attore Jason Nesmitt che interpreta il Comandante Taggert, Sigourney Weaver interpreta l'attrice Gwen De Marco che interpreta il Tenente Madison, Alan Rickman interpreta Alexander Dane che interpreta il Dott. Lazarus... una commedia degli equivoci corale in cui trovano spazio i buoni sentimenti e l'importanza di credere in ciò che si ama, foss'anche una trasmissione tv. 
Divertente oltre ogni aspettativa il personaggio di Guy, privo di cognome perché "io sono solo una comparsa, sono quello che muore per dimostrare che la situazione è grave!", portato sullo schermo da un magistrale Sam Rockwell. 

martedì 4 febbraio 2014

Blasco il cane racconta

Sabato 8 gennaio Blasco il cane presenterà il suo libro, scritto con l'aiuto di Marina Morpurgo, "Vita da cani"; l'incontro con l'autore si terrà presso la Libreria Pagina 18 di Saronno alle 17.30 e qui di seguito riporto alcune parole di Blasco, rilasciate per l'occasione:
“Ciao ragazzi, io sono Blasco, sono molto peloso e sembro una pecora, ma discendo dal lupo, anche se nel mio caso non si direbbe proprio! Forse credete che io non parli, ma che abbai soltanto. Invece, come tutti i cani, ho il mio linguaggio, che vi dice se sono felice, se ho paura, se sto per mordervi perché mi avete fatto arrabbiare, se voglio giocare, se voglio essere coccolato, se sono stanco e voglio essere lasciato in pace. La mia vita in mezzo agli umani è molto piacevole e la vostra vita con me e i miei colleghi cani può essere molto piacevole: dobbiamo solo imparare a conoscerci bene e a rispettarci a vicenda, perché noi siamo degli esseri viventi e non dei giocattoli. Anzi, siamo un po’ come dei ragazzini, quindi bisogna saperci prendere. Seguitemi, e vi racconterò le mie avventure. Intanto, una leccatina sul naso, tanto per gradire.”
L'evento, realizzato in collaborazione con la LAV Saronno, prevede anche la proiezione di alcuni filmati sulla liberazione dei cani di "Green Hill".
Io, che Blasco l'ho conosciuto di persona, posso assicurare che vale la pena incontrarlo, ma soprattutto credo valga la pena leggere questo libro per imparare a conoscere meglio i nostri compagni pelosi, che spesso amiamo moltissimo ma che non capiamo: siamo sicuri che il nostro cane ami indossare maglioncini e cappottini? Siamo certi che preferisca aspettarci fuori da un supermercato affollato invece di restare tranquillo nel giardino di casa? Altre volte, invece, i cani vengono acquistati per moda o "perché sono belli", senza la vera consapevolezza di cosa comporta l'arrivo di un cane in famiglia. Per questo, e per mille altri buoni motivi, vale la pena di segnarsi in agenda l'appuntamento di sabato alla Libreria Pagina 18.

lunedì 3 febbraio 2014

Previsioni meteo: un inverno lungo lungo

Ieri, 2 febbraio, è stato il giorno della Candelora - nome popolare dato alla giornata in cui ricorre la celebrazione della presentazione di Gesù al tempio, in cui lui si manifesta come "Luce del mondo" - e, al contempo, al di là dell'oceano, negli Stati Uniti, si è celebrato il Groundhog Day, il Giorno della Marmotta. Due previsioni meteorologiche, diversissime tra di loro per tradizione e collocazione geografica, si sono concentrate in questa giornata ed entrambe hanno concordato su un fatto: l'inverno è ancora lontano dalla sua fine.
"Ul dì de la Candelora de l'invernu sem föra, ma se'l piöv o 'l tira vent, de l'invernu sem dent" (il giorno della Candelora dall'inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento nell'inverno siamo dentro), recita un antico proverbio comasco - ma probabilmente lombardo, con le dovute differenze di scrittura e pronuncia - e ieri la pioggia non è certo mancata in Lombardia, come del resto in gran parte dell'Italia. Altre settimane di freddo, pioggia e forse persino neve ci attendono, dunque, almeno secondo il centenario detto locale.
Perentoria, poi, in serata - considerato il fuso orario - è arrivata la conferma del marmottone Phil: tirato fuori dalla sua tana nella cittadina di Punxsutawney in Pennsylvania, il peloso meteorologo ha avvistato la sua ombra ed ha così sussurrato all'orecchio umano del Presidente di Cerimonia che ci attendono altre sei settimane d'inverno. Negli Stati Uniti ed in Canada le previsioni meteo della marmotta sono prese in seria considerazione, tanto che "Il Giorno della Marmotta" è diventato anche un film di discreto successo e che il marmottone Phil può anche vantare degli emulatori sparsi negli States, il più famoso dei quali probabilmente è Chuck, la marmotta di Staten Island, autentica celebrità di New York.
Non abbandonate cappotti ed impermeabili, dunque: l'inverno promette di durare ancora a lungo.
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