sabato 31 agosto 2019

Arti marziali a Saronno, ecco i corsi!

Chi mi conosce un minimo l'avrà sospettato: nonostante la chiusura dei corsi, nonostante il caldo feroce, nonostante tutto e tutti anche quest'estate un minimo di attività fisica l'ho fatta. Non abbastanza da impedirmi da metter su un po' di ciccetta grazie alle prelibatezze altoatesine, ma sufficiente a ricordarmi che ho un corpicino da ultraquarantenne che necessita di una certa manutenzione ordinaria e straordinaria.
È con una dose di sollievo, dunque, che annuncio la ripresa dei corsi dell'Accademia Marziale Saronno, corsi che mi vedranno nella duplice veste di allieva - c'è sempre da imparare! - e di insegnante dei bambini. 
Basta spaparanzo, dunque: riprendono i corsi!
Ecco gli orari:
T'Ienshu bambini - lunedì e mercoledì, dalle 18.30 alle 19.30
T'Ienshu adulti - lunedì e mercoledì, dalle 20.00 alle 21.30
JKD Kali - martedì e venerdì, dalle 18.30 alle 19.30
MMA - martedì e venerdì, dalle 19.30 alle 21.00
BJJ - mercoledì, dalle 19.00 alle 20.00

Tutte le lezioni si terranno presso la palestra dell'ITIS "Riva" di Saronno e per informazioni ed adesioni è possibile contattare: 338 3052798 - 338 8857054 - accademiamarzialesaronno@gmail.com

venerdì 23 agosto 2019

La Principessa e l'Orso, gli imprevedibili sentieri dell'amore

Stando ritto davanti a lei la sovrasto di due
spanne. È una cosetta piccola e leggera, una
specie di passerotto, anzi, no: un pettirosso,
cocciuto e combattivo.
(p. 33)
Terzo ed ultimo libro delle mie letture montanare 2019, "La Principessa e l'Orso" di Lucrezia Monti è un romanzo che mantiene le promosse (e le premesse): un romance contemporaneo raccontato a due voci - quella di lei e quella di lui, protagonisti principali della narrazione - fedele allo stile dell'autrice che, in questo modo, riesce a comunicare efficacemente punti di vista talvolta opposti (emblematica in tal senso la scena del primo bacio tra i due). Un romanzo leggero, ma non frivolo né vacuo: entrambi i protagonisti hanno un vissuto meno semplice e lineare di come potrebbe apparire ad una prima occhiata e che sveleranno - e si sveleranno reciprocamente - poco per volta.

Sebbene la scelta dell'ordine di lettura sia stata casuale, ed in parte dettata dai colori delle copertine, devo dire che alla fine questa ha rispecchiato in maniera quasi prodigiosa la salita sulle pendici di una montagna: dalle cupe ed oscure valli evocate da Murakami, su, salendo ai prati del duro lavoro contadino di Cognetti e poi, ecco, oltre ancora, dove tutto è leggero ed alla soglia del sogno, col romanticismo della Monti. Una lettura che, lo confesso, ci voleva per riportare un po' di spensieratezza dopo i suicidi del primo libro e le difficoltà del secondo.
Ora siamo qui, in vetta: rilassiamoci e godiamoci lo spettacolo!

E se fosse questo l'inferno? Una costante,
eterna privazione. Avere l'acqua, ma non la
doccia. Avere il cellulare, ma non la linea
telefonica. Avere qualcuno al tuo fianco, ma
distante. Avere il desiderio, ma non la sua
realizzazione.
(p. 79)
Reb e Ber sono opposti fisicamente, eticamente, economicamente: ricca e viziata lei, essenziale al limite dell'eremitaggio lui; spregiudicata e disinibita lei, di solidi principi, granitici, lui; piccola e raffinata milanese lei, gigantesco orso montanaro lui. Niente pare accomunarli, fuorché la chimica dell'attrazione fisica, ma lentamente, passo dopo passo, lungo un cammino faticoso ed accidentato proprio come un sentiero di montagna, Rebecca e Berowalt scopriranno di avere molto di più in comune di quanto loro stessi potessero sospettare. 

Mi piace lo stile narrativo della Monti e questo libro non ha fatto eccezione: ironia e profondità che si bilanciano, credibilità delle descrizioni che testimoniano quanto l'autrice si sia documentata, ad esempio, in fatto di flora e fauna boschiva; inoltre le scene di sesso, che di solito non apprezzo, sono risultate piacevolmente diverse rispetto a quelle di Murakami in "Norwegian Wood", tanto sensuali ed emotivamente coinvolgenti queste quanto mi erano parse meccaniche ed apatiche quelle del maestro giapponese. 

Titolo: La Principessa e l'Orso
Autore: Lucrezia Monti
Editore: StreetLib
Anno di edizione: 2019
Codice ISBN: 9788834126936

Scusate, ma la cavalletta lettrice meritava
di essere menzionata! È lei la "macchia"
sul mio ginocchio che vedete nella foto
qui sopra.
Le altre mie "letture montanare" le trovate qui.

giovedì 22 agosto 2019

Le otto montagne

Facciamo finta che l'acqua sia il tempo
che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente,
da quale parte pensi che sia il futuro?
(p. 17)
Essendo stato vincitore del Premio Strega 2017, mi sono tenuta ben alla larga da questo romanzo per due anni: ora, quando il clamore si è placato, quando l'autore non viene intervistato in tv, quando blogger, youtuber, influencer ed un sacco di altri tizi le cui professioni o passioni terminano col suffisso -er hanno smesso di dire la loro pro o contro questo libro, ecco, ora è arrivato per me il momento buono per leggere "Le otto montagne". Con la testa sgombra da giudizi e pregiudizi altrui.

Che io ami la montagna penso non sia un mistero per nessuno (il mio nome di battaglia sul tatami e l'immagine del mio profilo non sono casuali...), ma proprio per questo non è affatto scontato che apprezzi tutto ciò che ha a che vedere coi monti. L'aver percorso sentieri a caccia di funghi e castagne fin dalla più tenera età e l'essere stata in forze al settore forestale per anni, anzi, hanno fatto di me una lettrice abbastanza difficile da accontentare perché, mio caro autore, se scrivi di montagne hai davanti a te qualcuno che sa di cosa si tratta. Una tizia che distingue il trillo di una cinciallegra da quello di un cardellino e sa a quale quota prosperano il faggio o il cirmolo, ad esempio. 
Da un romanzo non mi aspetto certo un trattato scientifico sulla conformazione e vegetazione alpina, sia ben chiaro, ma se trovo attendibilità narrativa questo costituisce di certo un pregio non trascurabile ai miei occhi: così come non basta infilare una cuffietta in testa ed un ventaglio in mano alle protagoniste per rendere credibile un romance storico, allo stesso modo non è sufficiente scrivere di boschi e valloni e laghi alpini e quota di fusione per abbindolare chi la montagna la vive e la conosce. 
E diceva: siete voi di città che la chiamate natura.
È così astratta che è astratto pure il nome.
Noi qui diciamo: bosco, pascolo, torrente,
roccia, cose che uno può indicare con il dito.
(p. 140)
Iniziamo allora col dire che questo romanzo di Cognetti è, se non vissuto, certamente ben documentato. Non so se l'autore si sia fisicamente arrampicato sulle cime, se abbia percorso sentieri fino ad avere i polpacci indolenziti e credere che le caviglie potessero frantumarsi da un momento all'altro, se abbia sentito il proprio respiro mutare con l'intensità della salita, ma certo ha scritto e descritto la montagna in modo credibile, tanto da rendere spontaneo chiedersi quanto ci sia, in lui, di Pietro Guasti e quanto Paolo faccia parte di Berio.

"Le otto montagne" è la storia di un'amicizia, una di quelle vere, che esistono e resistono senza bisogno di social network, di quelle che basta una telefonata per farti prendere il primo aereo e dal Nepal precipitarti a Grana, anche se non ci si vede quasi mai e son già passati trent'anni da quando si giocava insieme in riva al fiume. È storia di lotta e di rinuncia, di cose che cambiano e che restano sempre le stesse; è storia di chi va e di chi resta, di chi percorre le vie di otto montagne e di chi si ferma sulla cima innevata del Sumeru. È storia di ghiacciai e di fiumi, di bambini e di uomini, di partenze e percorsi, di alpeggi e di boschi, di vita e di morte. 
Ed è una gran bella storia. 

Titolo: Le otto montagne
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Anno di edizione: 2016
Codice ISBN: 9788806239831

Le altre mie "letture montanare" di quest'anno le trovate qui.



mercoledì 21 agosto 2019

Norwegian Wood, l'adolescenza tra musica e dolore

Sono un tipo così. È un po' come essere
quella superficie ruvida su una scatola di
fiammiferi. Il che mi sta benissimo, inten-
diamoci. Meglio essere una scatola di pri-
ma qualità che un fiammifero scadente.
(p. 197)
Primo libro delle mie "letture montanare 2019", quest'opera di Murakami è stata scritta a partire dal 1986, quando l'autore viveva in una piccola isola della Grecia, e la sua stesura è proseguita seguendolo nel trasloco che l'ha visto venire ad abitare a Roma; è lo stesso Murakami a scrivere che, nel marzo romano del 1987, il clima era così strano, denso di pioggia e fitto di vento, da aver suscitato in lui l'ispirazione per le atmosfere di "Norwegian Wood".
Certo il meteo doveva essere stato davvero pazzerello, come vuole che sia marzo nel detto popolare, perché io, dopo aver letto "Norwegian Wood", ancora mi chiedo come una trama tanto cupa e drammatica, come simili oscure suggestioni potessero mai accordarsi con la solarità e la spensieratezza che solitamente si accomunano alla vita mediterranea.

"Norwegian Wood" è un libro complesso, doloroso, a tratti angoscioso: il disagio giovanile, il difficoltoso cammino di crescita, la fatica dell'adolescenza che ciascuno di noi si trova - o si è trovato - a vivere sfociano in queste pagine in malattia mentale, suicidio, mal di vita, desiderio di rinuncia, voglia di annientamento. 
"Norwegian Wood" è la canzone dei Beatles che fa in qualche modo da colonna sonora alle esistenze di Watanabe, Naoko, Kizuki, Reiko, Midori, ma foreste e montagne sono anche quelle che delimitano il piccolo mondo riparato che accoglie Naoko, separandolo e custodendolo al riparo dal grande mondo caotico e complicato del vivere quotidiano. 

Ragazzi, ragazze e torte di fragola scagliate
fuori dalla finestra. L'amore perfetto.
(p. 103)
Mi piace lo stile narrativo di Murakami e questo libro non ha fatto eccezione, ad esclusione delle scene di sesso che sono descritte con la stessa empatia e partecipazione emotiva che si potrebbero trovare in un manuale di meccanica. La tematica trattata non è certamente quella che raccomanderei per una lettura da ombrellone e certo non si adatta alla spensieratezza vacanziera, tuttavia "Norwegian Wood" mi è piaciuto, forse anche perché permette di accostarsi ad un Murakami diverso dal solito, ad una lettura più intimistica e sofferta dell'autore. D'altro canto, già la quarta di copertina chiarisce senza mezzi termini che con questo romanzo Murakami si stacca decisamente dalle atmosfere oniriche e surreali che hanno contraddistinto sue altre opere, quindi il lettore accorto sa benissimo a cosa va incontro.

Nota a margine, che forse a molti di voi non dirà nulla ma che per me è molto importante: è da questo libro che vengono due delle frasi che prediligo riguardo la letteratura, sorta di fari che da anni orientano le mie scelte e che sento di condivide appieno: "[...] Non voglio dire che non mi fido della letteratura contemporanea in assoluto. È solo che non vorrei sciupare del tempo prezioso leggendo opere che non hanno ricevuto il battesimo del tempo" e "Se uno legge quello che leggono gli altri, finisce col pensare allo stesso modo".

Titolo: Norwegian Wood (Noruwei no mori)
Autore: Murakami Haruki
Traduttore: Giorgio Amitrano
Editore: Einaudi
Anno di edizione: 2013
Codice ISBN: 9788806216467

martedì 20 agosto 2019

Estate tra i monti, reali e da romanzo

Breve ma intensa, la vacanza di questa estate 2019 mi ha regalato momenti bellissimi: il sole che sbuca inatteso tra i nuvoloni, la compagnia di chi amo lungo sentieri che non avevo mai percorso prima, la vista di angoli dalla bellezza mozzafiato, l'incontro con persone uniche, l'assaggio di piatti squisiti, la lettura di buoni libri...
Se alzi un braccio, carezzi le nuvole.
Non troverei parole adatte per descrivere appieno le meravigliose sensazioni che questi sei giorni tra prati, vette e vallate mi hanno suscitato e neppure le foto, lo so, sono in grado di rendere giustizia all'incanto assoluto di questi luoghi, quindi non ci provo neppure e posto qui soltanto una manciata di immagini e qualche parola.
Dal Trentino Alto Adige me ne sono tornata in città col magone, ma anche con la mente ed il cuore pieni di ricordi meravigliosi e preziosi. 

Come già fatto lo scorso anno, anche in occasione di queste vacanze ho voluto portare con me dei "libri a tema" e così ho infilato nello zaino tre romanzi che fossero in qualche modo collegati a montagne, boschi, sentieri di terra e percorsi di vita: "Norwegian Wood" di Murakami Haruki, "Le otto montagne" di Paolo Cognetti e "La Principessa e l'Orso" di Lucrezia Monti.
Le recensioni le scriverò seguendo l'ordine di lettura, che è questo indicato qui sopra nonché quello illustrato dalla foto, quindi si partirà con l'opera dell'autore giapponese per concludere con quella dell'indie di casa nostra.
Aggiungerò, anche, qui al termine del post, dei link, così che sia possibile andare alla recensione di ciascun libro partendo da questo mio articolo di introduzione.
In occasione di queste vacanze ho anche aperto un account su Goodreads, così da poter segnare brevemente i passaggi che trovavo più significativi di questi libri e, magari, mettere anche un po' d'ordine nella mia libreria abbastanza caotica. Se volete sbirciare, mi trovate qui.
Di questi tre romanzi, invece, scriverò le recensioni nei prossimi giorni, quindi, se volete sapere che ne penso, tenete d'occhio il blog...

* Aggiornamento *

Recensione di "Norwegian Wood"
Recensione de "Le otto montagne"
Recensione de "La Principessa e l'Orso"

domenica 21 luglio 2019

Peppermint, vendetta per amore

La vicenda non è nuova: quando la giustizia si mostra ingiusta, quando la legge protegge i fuorilegge, chi ha subito dolori indicibili e perdite inumane abbandona l'umanità, sceglie di divenire eroe. 
Che si tratti del celeberrimo Batman o del pacifico insegnante Gerard, il sottile confine tra comune cittadino ed angelo vendicatore si dissolve come nebbia quando la legge morale decide di non soggiacere alla legge scritta degli uomini. E questa diatriba etica, il dilemma se sia più giusto accettare la legge od opporvisi quando questa ci scuote l'animo con la propria ingiustizia, avvince il genere umano fin dai tempi della prima messa in scena di "Antigone", attorno al 440 a.C. 
In "Peppermint" non si trova una storia nuova, dunque. No. Ma ciò non toglie che si tratti di un bel film, ricco di colpi di scena e di... colpi marziali.

Fin dalle primissime scene il regista - lo stesso di Taken, Pierre Morel - mette ben in chiaro che nulla sarà come sembra ed infatti la vicenda di questo film di fine 2018 si sviluppa senza mai cadere nel banale o nello scontato, nonostante la trama di base non certo innovativa.
A vestire i panni dell'angelo vendicatore Riley North è Jennifer Garner, attrice non nuova agli action movie e che studiò Taekwondo ed arti marziali fin dai tempi dei suoi primi ruoli in Alias, così da essere più credibile e poter rinunciare, per quanto possibile, ad una controfigura. Ancora una volta, dunque, si assiste alla plateale dimostrazione del fatto che, se vuoi che un film d'azione risulti ben fatto, senza la necessità di ricorrere ad inquadrature da mal di mare, la scelta migliore è quella di affidare i ruoli di picchiatori a chi a botte sa fare davvero, almeno nelle nozioni di base.
Anche nella lavorazione di questo film - come già in Daredavil ed Elektra - la Garner si è avvalsa della stunt (ed amica, dopo lunga e collaudata collaborazione) Shauna Duggins, ma, inutile negarlo, quando una fisicità marziale c'è emerge nelle riprese.
La Duggins, dal canto suo, può vantare un curriculum che la vede stunt di Charlize Theron, Cameron Diaz ed Anne Hathaway, tanto per nominarne alcune, ed è stata anche nominata agli Emmy nel 2018 come coordinatrice delle controfigure: una professionista coi fiocchi, insomma.

"Peppermint" è un buon film d'azione, ben diretto e con valide tecniche di combattimento, verosimili ed applicabili - spoiler alert: ottimo il disarmo con leva articolare sfruttando il muro - una visione godibilissima e certo non banale, una buona prova di recitazione e di regia. 

lunedì 15 luglio 2019

Incontri con gli autori: le #Tweetinterviste

Romanzo storico o romantico, poesia o saggistica, fantasy o ironico... La letteratura ha mille anime e può contare su legioni di autori pronti a dar voce alla Musa con racconti e narrazioni.

Ogni martedì, su Twitter, ne incontro uno, con una #tweetintervista: qualche domanda - talvolta forse anche un po' scomoda - per conoscere più da vicino chi della passione per la scrittura ha fatto una vocazione ed una professione. 

Qui di seguito le tweetinterviste realizzate fino ad oggi (l'elenco verrà aggiornato di volta in volta). Buona lettura!



Presto, per consentire una più facile lettura delle tweetinterviste, realizzerò una pagina su ciascun autore intervistato (quelle che trovate ora tra parentesi sono le pagine ufficiali o comunque di riferimento di ciascun autore). Quindi... tenete d'occhio il blog! 
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