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venerdì 11 novembre 2016

1, 2, 3... La marmellata di cipolle

1, 2, 3... e la marmellata di cipolle è pronta!

Troppo bello per essere vero? Un po', in effetti, perché i tempi di preparazione e di cottura non sono così rapidi, ma la ricetta è davvero semplice ed il risultato appaga vista, olfatto e palato, quindi vale decisamente la pena provare.
Passiamo allora alla lista degli ingredienti, ed ecco qui i nostri 1, 2 e 3 dell'inizio:
  • 1 Kg di cipolle rosse (le mie sono di Tropea IGP)
  • 2 bicchieri di buon vino bianco
  • 3 hg di zucchero
Si puliscono le cipolle e le si affetta finemente, poi si mettono in una pentola capiente insieme ai 2 bicchieri di vino bianco ed ai 300 gr di zucchero e si lascia cuocere a fuoco moderato, con infinita pazienza, mescolando di tanto in tanto, fino a quando il vino non sarà scomparso e le cipolle non avranno assunto una consistenza... marmellatosa. 
Le cipolle si saranno ben ammorbidite, il loro colore risulterà più scuro ed omogeneo e formeranno un unico ammasso piuttosto consistente, ma se avete dubbi fate la consueta prova del piattino inclinato, per verificare. 

A questo punto non resta altro da fare che travasare la composta nei diversi vasetti, ben sterilizzati, accertandosi di ottenere un sottovuoto impeccabile.
La marmellata di cipolle rosse è ottima da abbinare a formaggi come il gorgonzola o il caciocavallo, la toma piemontese o i caprini, ma anche alle carni arrosto o bollite e si può persino utilizzare per preparare gustosi sandwich: provate con fette di pane bianco, arrosto freddo di maiale, senape, cetriolo e confettura di cipolle rosse. 

mercoledì 14 settembre 2016

Prepararsi ad un inverno piccante... La marmellata di peperoncini calabresi

Questo sarà un inverno piccante. 
Molto, molto piccante.


E se già state facendo pensieri maliziosi, mi scuserete se vi riporto coi piedi per terra: la piccantezza deriva dal peperoncino calabrese.

Una socia di tatami mi ha omaggiata di una magnifica "collana" di questi rossi frutti dell'estate che, essendo terminate troppo velocemente le vacanze, non aveva fatto in tempo a far essiccare per benino.

I peperoncini stesi... sullo stendibiancheria! 
Perché la fine più gloriosa - e forse più nota - del peperoncino è proprio quella che lo vede seccare al sole dell'estate mediterranea, raccolto in meravigliose collane o trecce da conservare poi per tutto l'inverno in casa, consumandolo poco alla volta.

Ma quassù, nella pur assolata ma afosa ed umida Lombardia, essiccare naturalmente questi frutti può rivelarsi impresa tutt'altro che semplice.
Comunque, ci ho provato: in parte li ho messi sul balcone, letteralmente stesi al sole.

Alcuni li ho utilizzati freschi, sminuzzati nelle insalate.
La scala di Scoville.
Clic sopra per ingrandirla
Fidandomi della scala di Scoville, ci sono andata giù pesante: due peperoncini in un'insalatina.
Sono finita vergognosamente vicina alle lacrime.

Così ho pensato un po' sul da farsi ed alla fine... i restanti li ho marmellati!
Amando i formaggi, ho pensato che questa fosse una preparazione ottimale per accompagnare i latticini dal sapore più deciso.
Già me la pregusto servita insieme ad un bel tagliere di formaggi misti: ricotta fresca e stagionata, Quark, robiola, pecorino...

Come sapete, spesso non indico quantità precise nelle mie ricette, per dar modo a ciascuno di modificarle secondo il proprio gusto. Anche in questo caso, non troverete quantità esatte, bensì - tenetevi forte! - proporzioni esatte.
Insomma: una preparazione a metà strada tra una ricetta ed un compito di matematica.
Ma il risultato merita, vi assicuro!

Siete pronti? Via che si comincia!
Ingredienti:

  • peperoncini di Calabria - 1/5 del peso crudo totale
  • peperone rosso - 4/5 del peso crudo totale
  • zucchero - pari a 1/2 del peso crudo totale
  • vino rosso - in ml pari a 1/20 del peso crudo totale
Vi è venuta paura? 
Non è il caso! Adesso spiego tutto più chiaramente con un esempio. 
Immaginiamo di avere 1 Kg tra peperoncini e peperoni rossi; i peperoncini dovranno essere 200 gr mentre dovremo avere 800 gr di peperoni rossi. 
Poi mezzo chilo di zucchero.
E 50 ml di vino rosso

I peperoni rossi servono sia a "far massa" sia a mitigare la piccantezza. L'ho già detto, vero, che alla faccia della scala di Scoville questi peperoncini sono da pianto?
Si lavano ben bene sia i peperoncini che i peperoni, li si priva del picciolo e li si taglia a metà, provvedendo a togliere tutti i semini. 
Per i peperoncini può essere consigliabile indossare un paio di guanti, perché - soprattutto con grandi quantità - la capsaicina risulta davvero irritante e potrebbe creare problemi alle vostre mani.
Una volta ben puliti, si tagliano a tocchetti sia i peperoncini che i peperoni rossi e li si mette in pentola, insieme allo zucchero ed al vino rosso.
Si accende il fuoco, basso basso, e si lascia cuocere il tutto con grande pazienza per almeno un'ora, mescolando di tanto in tanto per assicurarsi che "non attacchino".

Quando il composto apparirà ben cotto, con lo zucchero completamente fuso a trasformare, insieme al vino, una sorta di sciroppo, allora si spegne il fuoco e si frulla il tutto, cercando di eliminare il più possibile le bucce. 
Alla fine si mette la marmellata all'interno dei barattoli, ben sterilizzati (circa l'importanza basilare di sterilizzare alla perfezione i barattoli avevo già scritto qui), e una volta pronti li si ripone in dispensa. 
In attesa di un inverno molto piccante!

martedì 23 agosto 2016

Ristorante pizzeria La Terrazza di Dante

Al ristorante pizzeria La Terrazza di Dante, nel cuore di Santa Teresa di Gallura, il cliente viene accolto in un ambiente piacevolissimo, non soltanto per merito della terrazza affacciata sulla magnificenza della Costa Smeralda, ma anche - se non soprattutto - grazie alla titolare ed ai suoi figli. 

Giunti alla quinta generazione di ristoratori, i titolari mettono il cliente a proprio agio miscelando alla perfezione cortesia e professionalità, e, anche grazie alla collaborazione dell'ottimo personale di sala, lo fanno sentire coccolato ma senza ruffianeria, al centro di quello che da semplice pasto diviene un evento.

Le pietanze, semplici ed al contempo estremamente curate nella preparazione e nella presentazione, sono il perfetto coronamento di un'esperienza da ricordare. Qui si può gustare una perfetta pizza napoletana, cotta nel forno a legna, che non ha niente da invidiare a quelle preparate all'ombra del Vesuvio.
Assolutamente raccomandate la focaccia alla bottarga, la pizza margherita e la sublime pastiera, così come pure il meraviglioso babbà.
E' anche per merito di questo ristorante se le nostre vacanze sono state così memorabili.

mercoledì 10 agosto 2016

Pasta fredda d'estate

E' estate.

Fa caldo.
E' normale: in estate fa caldo.
Ma in questa zona della Lombardia la parola "caldo" assume un significato del tutto particolare.
Qui, nel piattume lontano dai monti della Valtellina, dalle Grigne e dal Resegone, a chilometri di distanza dal Lago di Como e da quello di Varese, dal Lago di Garda, dal Lago Maggiore e dall'Iseo, qui, dicevo, il caldo non è legato soltanto alla temperatura segnata dal termometro.
Qui, signore e signori, si ha a che fare con una percentuale d'umidità capace di far impallidire quella della foresta pluviale.
Qui, si respira e si suda. Ci si alza dal letto già appiccicaticci. Ci si trascina boccheggianti sotto il solleone (che, spesso, non è neppure al centro di un cielo terso, ma dardeggia furente tra smog ed afa).
Uno schifo! 
In questa stagione e con cotali temperature, non stupisce che la sottoscritta si inventi la qualunque pur di stare alla larga dai fornelli.
E allora ecco la pasta fredda al volo.
Ingredienti:
  • pasta del formato che più vi aggrada (io di solito uso penne, mezze penne, eliche o fusilli, formati cui il sugo possa "avvinghiarsi" per bene)
  • 1 pomodoro a porzione
  • olio e.v.o.
  • sale fino (facoltativo)
  • origano
  • capperi (facoltativi)
  • olive (facoltative)
Mentre l'acqua bolle e la pasta cuoce, si lavano e tagliano i pomodori, sminuzzandoli poi grossolanamente con la mezzaluna. In una ciotola si preparano olio d'oliva, sale fino, origano sminuzzato; si aggiungono i pezzetti di pomodoro, i capperi, le olive tagliate a rondelle e si mescola bene il tutto.
Si scola la pasta, si condisce e... basta, si mangia! 


martedì 2 agosto 2016

Torta alla menta, cocco e cioccolato

In guerra e in amore, tutto è lecito.
E anche in estate, aggiungo io.
Perché quando il caldo infuria, l'umidità non dà tregua e c'è una cappa d'afa tale da far boccheggiare persino i bradipi amazzonici, tutto è permesso.
Pure rubare le ricette di torte rinfrescanti.
Se poi la ricetta non è rubata, ma gentilmente offerta dalla mamma di un "socio di tatami", il crimine sarebbe quello di non provarla!

Ecco dunque a voi la torta menta, cocco e cioccolato. Un dolce di cui era bastata la descrizione per farmi venire l'acquolina in bocca perché - diciamocelo - ci sono poche cose più rinfrescanti della menta, poche che facciano pensare all'estate più del cocco e pochissime che siano più goduriose del cioccolato.
Ma bando alle ciance, veniamo alla preparazione!
Ingredienti:
  • 1 vasetto di yogurt bianco da 125 gr
  • 2 vasetti di farina 00
  • 2 vasetti di cocco grattugiato
  • 1 vasetto di olio di semi
  • 1 vasetto e 1/2 di sciroppo alla menta (io ho usato lo sciroppo Toschi)
  • 130 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • crema di cioccolato (o creme ganache a base di cioccolato fondente e panna da cucina, io ho usato questa) per la copertura
Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere lo yogurt, lo sciroppo di menta, l'olio di semi e la farina di cocco, amalgamando il tutto con la frusta. 
Setacciare la farina con il lievito, incorporando il tutto gradualmente al composto e mescolando sempre con la frusta.
Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per circa 40 minuti o comunque fino a cottura ottimale. Il risultato sarà soffice e spumoso, di consistenza simile al pan di Spagna, ma di un piacevole ed insolito colore verde.
Mentre la torta raffredda, preparare la creme ganache; io ho seguito la ricetta di Giallozafferano senza però il burro.
Utilizzare la crema per ricoprire la torta ed ultimare la guarnizione cospargendo con scagliette di cocco. 
Assaggiate e... ditemi voi se non è una goduria! 

venerdì 22 luglio 2016

Riso Venere con frutta secca e cipolle fritte

Se non amate i sapori contrastanti, via, sciò, alla larga, ripassate un'altra volta o sbirciate qualche altra preparazione di "Gnam", perché questa ricetta proprio non fa al caso vostro. 

Anche questa preparazione mi è stata ispirata da un programma televisivo, come già in passato, e, come già in passato, ho apportato delle modifiche a seconda di ciò che già avevo a portata di mano in casa. Giustificata, per di più, dal tipo di trasmissione, che si intitola "Quel che passa il convento" e che promuove una cucina semplice e genuina, ad avanzi zero. 

Qui di seguito, dunque, trovate la mia ricetta per preparare il riso Venere con frutta secca e cipolle fritte, mentre al termine troverete il link a quella che mi ha ispirata.
Ingredienti:
  • Riso Venere (ma potete usare anche un tipo di riso differente)
  • 1/2 cipolla
  • Frutta secca mista (io ho usato noci, nocciole, mandorle, anacardi ed uva passa)
  • Farina
  • Olio
Si mette a bollire l'acqua per cuocere il riso e nel frattempo si pulisce e si affetta la cipolla, tagliandola a fette piuttosto spesse e passandole poi nella farina, e si tosta brevemente la frutta secca. Come di consueto non indico le quantità precise, perché ciascuno può variare le dosi secondo il proprio gusto e... le disponibilità della dispensa. Come sempre, io non uso sale, ma voi potete aggiungerlo al riso in cottura.
Giunta l'acqua a bollore, vi si mette il riso ed al contempo si provvede alla cottura delle rondelle di cipolla, scaldando dell'olio da frittura in una padella e mettendovi poi la nostra verdura infarinata.
Quando il riso è cotto, si scola, si unisce alla padella con la frutta secca e le rondelle di cipolla (che nel frattempo avremo ben asciugato dall'olio in eccesso) e si fa saltare per un istante, per amalgamare bene il tutto. Si serve con un goccio d'olio.
E buon appetito! 

domenica 17 luglio 2016

McShrimp, ho provato il panino ai gamberetti di McDonald's

Non nuovo alle iniziative delle "edizioni limitate", il colosso dei panini imbottiti propone ora il McShrimp, un panino il cui "gusto delicato dei gamberi esaltati da una deliziosa salsa rosa agli agrumi" dovrebbe accompagnarci, secondo le intenzioni dei pubblicitari, sino alle soglie dell'esotico estremo Oriente. 

In seguito alle mie piuttosto deludenti esperienze con McVeggie e McLobster non vi nascondo di essere stata abbastanza prevenuta nei confronti di questo nuovo nato in casa McDonald's
Ma mi sbagliavo.
Tanto per cominciare, aprendo la confezione mi sono imbattuta - una volta tanto! - in un panino dall'aspetto dignitoso, non collassato di lato, il cui condimento stava giudiziosamente all'interno del pane impreziosito da semi di papavero. Non dissimile dall'immagine pubblicitaria.
E se è vero che anche l'occhio vuole la sua parte, in questo frangente almeno la vista è stata appagata.

Nutrivo non pochi timori circa la "cotoletta" di gamberetti impanati e la relativa frittura, ma con mia sorpresa ciò che ho addentato non era per nulla pesante né intriso d'olio. 
Come se non bastasse, il gusto dei gamberi era ben percepibile - sebbene la "cotoletta" paia contenere anche altro oltre ai molluschi, presumibilmente patate a giudicare dalla consistenza e dal gusto "neutro" - e le verdure fresche e ben dosate, così come pure la salsa rosa, presente in quantità tale da non rendere stoppaccioso il panino e al contempo non preponderante, nella quale, però, non ho percepito l'acidulo che mi aspettavo dovesse derivare dagli agrumi. 
Nel complesso, comunque, un panino gustoso, esteticamente soddisfacente e dal costo accettabile con i suoi 5,30 euro.

sabato 16 luglio 2016

Merenda d'estate

Una merenda (o anche un dessert o, perché no?, una colazione) dolce e gustosa, piena di energia per chi si appresta a fare sport e allo stesso tempo leggera e senza rimorsi, adatta a chi vuole stare attento alla linea. 

Troppe pretese per un'unica pietanza? Assolutamente no! 
Ed è persino economica e veloce da preparare.
Signore e signori, ecco a voi lo yogurt col muesli!

Ingredienti:
  • 1 vasetto di yogurt (se potete farlo voi in casa tanto meglio, se no va benissimo uno yogurt greco o magro)
  • 1 cucchiaio della vostra marmellata o confettura preferita
  • 2 cucchiai abbondanti di muesli
Si mescolano yogurt e confettura fino ad ottenere un composto omogeneo e lo si versa in un profondo bicchiere, alternandolo a strati di muesli.
Si lascia riposare per qualche minuto, così che il muesli inizi ad ammorbidirsi un po' (senza però diventare una pappetta!) e... si mangia. Buon appetito! 

mercoledì 27 aprile 2016

Riso all'orientale

Facile al limite dell'indecenza, questa ricetta conta soltanto 4 ingredienti e consente di portare in tavola un piatto gustoso e diverso dal solito, con un tocco esotico. Potrebbe essere inserita a buon diritto nel ricettario "Orientaleggiamo".

Come di consueto, quella che indico io è la ricetta tipo, che potete variare a vostro piacimento a seconda del vostro gusto personale e delle disponibilità di frigo e dispensa, in perfetto stile Sopravvivenza
Bando alle ciance e veniamo subito al risicato elenco degli ingredienti, i magnifici quattro.

Ingredienti:
  • riso (io uso l'integrale)
  • gamberetti
  • piselli
  • salsa di soia (ormai si trova comunemente nei supermercati)
Mentre si mette a lessare il riso in acqua, si provvede a lavare e sgranare i piselli ed a pulire i gamberetti, privandoli del guscio e del filetto nero. In una pentola con dell'acqua metteremo a cuocere i piselli per circa un quarto d'ora (attenzione, se usate quelli surgelati cuociono in molto meno tempo) ed aggiungeremo nella stessa acqua bollente anche i gamberetti; questa operazione consente sia di scongiurare lo spreco d'acqua, sia di limitare il ricorso al sale, sfruttando la naturale salinità dei gamberetti.
Una volta lessati, li si scola e li si unisce al riso, scolato a sua volta un po' al dente e messo in una padella; si fa saltare il tutto per qualche minuto con della salsa di soia e si serve.

sabato 2 aprile 2016

Pesce e verdure insieme, in una ricetta ispirata dalla tv

Il primo d'aprile stavo guardando "Geo". Va bene, lo so, non è una novità: amante dei documentari quale sono, accade piuttosto spesso che segua quella trasmissione. Ma il primo di aprile, forse non tanto casualmente, si parlava di pesce: della sua importanza biologica, certo, dell'incredibile varietà che popola i nostri mari, chiaro, ma anche di quanto si presti alla realizzazione di ricette squisite ed estremamente variegate.
In studio c'era uno chef di cui purtroppo non ricordo il nome, il quale però ha un ristorante in Molise ed ha portato una sua ricetta che, proprio come quella splendida regione, unisce terra e mare. A colpirmi particolarmente è stato l'utilizzo di agrumi quali arance e limoni già nella preparazione, che mi ha subito fatto pensare ad un gusto dalle tonalità fuori dal comune. 
La meravigliosa zuppa proposta a Geo.
Il risultato del piatto preparato in studio, poi, mi ha fatto letteralmente venire l'acquolina in bocca e così, da brava reducetariana (fatevene una ragione, oramai è questo l'aggettivo che userò parlando di me a tavola), mi sono messa a frugare tra frigorifero e dispensa in modo tale da poter preparare una pietanza ispirata a questa bontà.

Ispirata, dico, perché come ben sapete, vuoi per ragioni economiche, vuoi per motivazioni etiche, cucino all'insegna del risparmio e della lotta allo spreco, ragion per cui prendo spunto da ricette che mi colpiscono e le modifico poi a seconda di quanto ho già a mia disposizione. Il mio piatto, dunque, è risultato alla fine molto meno ricco di quello proposto in tv, e con verdure molto più presenti rispetto alla quantità di pesce, ma comunque molto buono e dal gusto davvero particolare, proprio come mi ero immaginata.
Spero che a breve sia possibile recuperare, sulla pagina web del programma RAI, la ricetta originale; nel frattempo qui di seguito potete trovare la mia.

Ingredienti:
  • 1 pomodoro
  • 1 zucchina
  • piselli
  • 1 limone (piccolo, produzione invernale dell'arberello in giardino)
  • 1/2 arancia (temevo che intero avrebbe addolcito troppo la preparazione)*
  • 1 trancio di pesce spada
  • gamberetti
  • olio e.v.o.
  • aceto balsamico
  • pepe nero
Poco pesce e verdure fresche: la mia versione reducetariana.
Ho lavato e pulito le verdure, tagliandole poi a tocchetti; ho tagliato a pezzetti anche metà del piccolo limone e l'ho unito a pomodoro, zucchina e piselli. Ho pulito pesce e gamberetti, ho tagliato il trancio di spada a tocchetti, ho cosparso sia questi pezzetti che i gamberetti con succo di arancio e limone e li ho messi poi in un bagnetto di olio, qualche goccia d'aceto e pepe nero macinato, rigirandoli di tanto in tanto.
Si mettono poi le verdure in una padella con un filo d'olio, coprendola con il coperchio in modo che rilascino il loro sugo, e vi si aggiungono poi i tocchetti di pesce ed i gamberetti, lasciando cuocere per qualche minuto.
Io, che amo anche il sushi e le tartare di pesce, l'ho cotto proprio poco, anche per evitare che tanto il pesce quanto le verdure perdessero tutte le loro benefiche proprietà, ma come sempre accade con le mie preparazioni ciascuno può modificarle come crede, a proprio piacimento. 
Ho lasciato anche parecchia "zuppetta" che, come suggerisce la fetta di pane nell'immagine della ricetta originale, è parte integrante della preparazione ed è molto gustosa. 

"Acqua" di Giuseppe Arcimboldo, 1566
Mi ripropongo, in futuro, di preparare nuovamente questa ricetta utilizzando però il pesce azzurro, tanto ricco e buono quanto spesso poco considerato in cucina. E, chissà, magari una sogliola potrebbe sguazzare bene in questa preparazione, così come pure delle belle cozze o qualche seppiolina...
In fondo, come già aveva efficacemente illustrato nel Rinascimento il pittore milanese Giuseppe Arcimboldo, le nostre acque sono talmente ricche che abbiamo davvero solo l'imbarazzo della scelta! A proposito: quanti animali riuscite a trovare in questo quadro?

* L'altra metà arancia l'ho spremuta e me la sono bevuta. Non si butta nulla, lo sapete! 

sabato 26 marzo 2016

Uova di Pasqua alla coque

Ci sono ricette meravigliose, preparazioni di una raffinatezza squisita... 

E poi ci sono le mie ricette: facili, veloci, spesso pure a bassissimo costo. 
Perché io non sono uno chef, non sono nemmeno una cuoca sopraffina: sono una tizia che ha imparato a sopravvivere dietro i fornelli e che, rimasta disoccupata, ha avuto un buon motivo in più per evitare sprechi.
Quindi quella che segue è una ricetta in pieno spirito "Sopravvivenza" che, però, vi consentirà di fare bella figura nonostante si prepari in cinque minuti cinque (magari voi questo non ditelo, lasciate credere che ci sia una mezza mattinata d'impegno dietro questa preparazione, atteggiatevi un po', insomma...): le uova dolci alla coque.

Ingredienti (per 4 dolci):
  • 2 uova di cioccolato al latte (grosse come uova di gallina)
  • 100 gr di ricotta
  • 3 cucchiai di zucchero a velo
  • marmellata di pesche
Con un coltello tagliate, mooolto delicatamente e facendo attenzione a non romperle, le uova di cioccolato in due metà sopra/sotto (potete aiutarvi scaldando la lama del coltello). In una ciotola mescolate la ricotta con lo zucchero a velo, poi riempite ciascuna metà uovo con questa farcia: abbiamo così guscio ed albume. Manca solo il tuorlo e... avete indovinato! Un cucchiaino di marmellata di pesche al centro di ciascun "albume" e il gioco è fatto!
A questo punto non resta altro da fare che servire, gustare e... buona Pasqua! 

giovedì 24 marzo 2016

La Pasqua cristiana: agnello sì, agnello no...

Ecco, ci risiamo. Anche quest'anno, puntuale, torna la polemica tra animalisti e carnivori convinti: oggetto del contendere, l'agnello pasquale
Nel corso del tempo questa diatriba ha visto scendere in campo su fronti avversi anche eminenti studiosi e non sono mancati neppure quanti si sono cimentati nella lettura delle Sacre Scritture alla ricerca di parole che potessero smentire o sostenere il fatto che Gesù fosse vegetariano.

In realtà, quella di cibarsi dell'agnello è una tradizione che affonda le proprie origini nel culto ebraico (e non cristiano); nelle Cronache, ad esempio, vi è un riferimento più che esplicito: "Secondo l'usanza arrostirono l'agnello pasquale sul fuoco; le parti consacrate le cossero in pentole, in caldaie e tegami e le distribuirono sollecitamente a tutto il popolo" (2Cr 35, 13). Tuttavia non manca chi, ben prima della venuta di Gesù, si espresse contro questa usanza. Il profeta Geremia, ad esempio, attorno al 600 a.C. ebbe modo di dire: "In verità io non parlai né diedi comandi sull'olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d'Egitto. Ma questo comandai loro: ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; e camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici" (Ger 7,22).
Certo nelle Scritture non mancano i riferimenti ad agnelli sacrificali, a sacrifici animali e persino Gesù viene identificato nell'uomo profetizzato da Isaia che "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca, era come agnello condotto al macello" (Is 53,7), ma nulla indica che un cristiano per potersi definire tale debba mangiare agnello a Pasqua o in qualunque altro giorno dell'anno.
Già nel 2007 Papa Benedetto XVI, nel corso dell'omelia in Coena Domini, aveva spiegato come Gesù stesso scelse di non mangiare l'agnello a Pasqua e ricordato che per i cristiani è Lui l'unico Agnello che può redimere l'umanità.

Questo detto, resta naturalmente la libertà individuale di portare sulle propria tavola ciò che più ci aggrada, in nome della tradizione o del semplice gusto personale: nulla vieta di mangiare sushi, involtini primavera, pizza o cous cous a Pasqua, ad esempio.
Io, quest'anno come già in passato, opterò per una Pasqua senza agnello in tavola, puntando su lasagne vegetariane coi carciofi e, naturalmente, uova da galline felici razzolanti all'aperto e bio. Gli spunti per ricette "amiche degli animali" non mancano di certo: la LAV, ad esempio, propone "Una Pasqua Buona", con ricette ispirate alla tradizione regionale italiana ma tutte rigorosamente cruelty free ed anche chi vegetariano non è per vocazione arriva ora a proporre ricette prive di carne e pesce; è, questo, il caso della catena Esselunga che, nel suo Da Noi del mese di marzo ha inserito sformatini di verdure in crosta di melanzane, soufflè di spinaci e caprino ed altre leccornie, arrivando persino  a "La nostra Pasqua veg", con lasagne di pane carasau con ragù di broccoli e crema allo zafferano.

(Se volete, potete leggere questo interessante articolo: "Ma i cristiani devono essere vegetariani?")

mercoledì 16 marzo 2016

Vegetariani? No, reducetariani. La nuova frontiera del mangiar sano

Pare che siano molti i vegetariani ed i vegani che ci ripensano: secondo una recente indagine dello Human Research Council (HRC), oltre l'80% di chi decide di dire addio a carne, latticini e derivati torna sui propri passi entro un anno. 
Io - chi mi segue da più tempo lo sa - mi sono sempre definita "quasi vegetariana" o anche "vegetariana sociale", nel senso che a casa mia cucino quel che mi pare, ma quando sono ospite mangio quello che mi viene messo nel piatto cercando di non fare la rompiballe. 
Il mio atteggiamento, talvolta criticato e persino visto come atto di alto tradimento da alcune frange più estremiste dell'alimentazione cruelty free, trova ora nobilitazione dal fatto di essere stato copiato non solo da moltissimi "carnivori di ritorno", ma da grandi nomi del mondo dello spettacolo.
Ebbene sì, signore e signori, non chiamateci più voltafaccia: siamo reducetariani!

I motivi possono essere molti: vuoi perché non si vive di solo tofu, vuoi perché è difficile resistere alle tentazioni della carne (insaccata o alla brace), fatto sta che anche la ex vegana Natalie Portman - la Padme di "Star Wars", la Evey di "V per Vendetta" - ha fatto marcia indietro ed abbracciato il neonato reducetarianesimo, così come pure Anne Hathaway - protagonista di "Pretty Princess", "Il diavolo veste Prada" e "Interstellar" - e tra i sostenitori di questa "nuova" alimentazione c'è persino lo chef vip e pluristellato Michelin Alain Ducasse, che ha dato un deciso taglio a carne e pesce nel menù del suo ristorante parigino.
Meno proteine di origine animale nell'alimentazione, dunque, ma di maggior qualità: questo stile alimentare, infatti, predilige i prodotti della filiera corta, i bio, i Km0. All'insegna del "poco ma buono".

La "sfida" iniziale, per chi vuole intraprendere la via del reducetarianesimo, consiste nel ridurre il consumo di carne per 30 giorni (ridurre, badate bene, non eliminare; cosa che tranquillizza subito gli amanti dello spiedino, gli irriducibili della braciola). La semplicità di questo "nuovo" regime alimentare è uno dei punti che, secondo il suo ideatore, ne dovrebbe garantire il successo. 
E, sempre secondo Brian Kateman, anche l'ambiente beneficerebbe molto di questa scelta: vegetariani meno intransigenti, vegetariani part-time se volete, ma per periodi di tempo sensibilmente più lunghi rispetto ai dodici mesi entro i quali vacillano gli estremisti ed anche in numero maggiore, attratti dalla semplicità di poter seguire questo stile di vita, che non nega né rinnega la bistecca. 

Io, come sempre incurante delle mode, vado avanti per la mia strada. Ma magari mi atteggerò anche un po': in fondo, sono una delle più antiche e convinte reducetariane... 

giovedì 11 febbraio 2016

Lasagne vegetariane taleggio e rucola

Di lasagne vegetariane avevo già scritto, ma questa ricetta è talmente buona e a prova di bomba che proprio non si può non condividerla. Secondo la (mia) miglior tradizione e in completo accordo con lo stile "Sopravvivenza", le dosi sono variabili in base ai gusti personali (basti dire che, pur senza lesinare sul formaggio di qualità, il costo per l'intera teglia è inferiore ai 10 euro).
Si prepara la besciamelle con il latte, il burro e la farina; se gradite, potete aggiungere un tocco di noce moscata. Si taglia il taleggio a tocchetti e si lava ben bene la rucola, asciugandola accuratamente.
Poi si cominciano ad "assemblare" le lasagne come da tradizione: un po' di besciamelle sul fondo della teglia, uno strato di lasagna, altra besciamelle, tocchetti di taleggio, foglie di rucola, besciamelle, lasagna, besciamelle, tocchetti di taleggio, foglie di rucola... e così via, così via, fino a colmare la teglia. 

Se i gusti decisi non fanno al caso vostro, potete optare per un mix taleggio/mozzarella, così da ottenere delle lasagne comunque molto... formaggiose, ma dal sapore più delicato. Tuttavia, essendo la rucola amarognola, personalmente trovo che il taleggio sia ideale nell'abbinamento.
Che altro dire? Ah, sì, che si cuociono in formo a 180° fino a quando non si forma una gustosa crosticina sulla superficie e che si conservano benissimo anche in freezer, quindi, se ne preparate in abbondanza, non abbiate remore a surgelarne qualche porzione. Poi non mi resta altro da fare che augurarvi buon appetito!

mercoledì 20 gennaio 2016

Una ricetta della tradizione: "uccelli scappati"

Questa è una ricetta che parte da lontano, nel mio passato. Per la precisione, da un bisnonno bresciano (il papà di quella nonna che ha conosciuto, da bambina, Gabriele D'Annunzio) amante della carne allo spiedo. Per mia fortuna tutti e quattro i miei nonni abitavano nel mio stesso paese e, di conseguenza, le occasioni per stare con loro non mancavano; in particolare, da questa nonna io e mia sorella andavamo a pranzo durante i giorni di scuola, dal momento che mamma lavorava tutto il giorno ed era fuori casa sino al pomeriggio, così come pure papà.
A fortuna si aggiunge fortuna, perché questa nonna era un asso dei fornelli. In particolare, ricordo la sua cutizza, le sue insuperabili (e, purtroppo, inimitabili) polpette e gli usei scapaa, così tradotti in comasco dal bresciano osei scampai.

Cosa sono? Sono gli uccelli scappati, ovvero sia gli spiedini di carne che si preparavano quando le battute di caccia degli uomini non andavano come previsto e le donne di casa dovevano rimediare qualcosa per il pranzo o la cena. Trattandosi di famiglia contadina, il problema era di piuttosto facile soluzione: in casa un po' di carne di maiale c'era sempre, si tirava il collo ad una gallina e... il gioco era fatto. 
Quindi, no: decisamente non è un piatto vegano né vegetariano. 

Questa che segue non ha la pretesa di essere la "ricetta ufficiale", è, però, la "mia" ricetta, quella che da cent'anni almeno circola tra Gardone Riviera, Maslianico, Como e Saronno. 

Ingredienti:
  • petto di pollo
  • pancetta
  • patate
  • salvia
  • rosmarino
  • vino bianco
L'ideale sarebbe avere a disposizione un bel fuoco scoppiettante nel camino, ma se come me ne siete sprovvisti vi conviene pelare e lessare leggermente le patate prima di tagliarle a tocchetti. Si tagliano a tocchetti anche la pancetta quadra ed il petto di pollo e si infilzano sugli spiedini alternando i pezzi ed inserendo, di tanto in tanto, foglie di salvia e di rosmarino per insaporire il tutto. Dopo di che si mettono gli spiedini in padella, rigirandoli fino a quando saranno ben cotti e dorati su ogni lato, spruzzando con un goccio di vino bianco così che il pollo non diventi stoppaccioso. La versione light non richiede aggiunta di grassi, dal momento che la pancetta rilascerà il suo in padella durante la cottura, contribuendo ad insaporire il tutto.
Se invece volete e potete strafare perché avete uno spiedo da camino, lasciate i pezzi di carne e di pancetta a marinare in un bagno d'olio e di erbe aromatiche sminuzzate prima di infilarli sugli spiedi, sempre alternandoli con i pezzi di patata che in questo caso potete evitare di sbollentare, ed usate l'olio di marinatura per spennellarli durante la cottura. 

mercoledì 9 dicembre 2015

Vegano con gusto: il riso agli agrumi

Signore e signori, fa freddo. 
E allora ecco che nella mia cucina torna a fare capolino una ricetta che gli americani - e coloro che ne seguono i dettami in fatto di moda, importando vagonate di neologismi ed anglicismi - definirebbero comfort food: un piatto che fa bene al corpo e all'animo, una coccola nel piatto
E' un risotto, ma uno di quelli che mi preparava la mia mamma ed il cui sapore mi riporta indietro nel tempo, a quando ero una ragazzina e già la facevo impazzire perché non volevo mai mangiare carne: il riso al mandarino. Che in questa stagione ci sta a meraviglia. 
E che io, sempre fedele all'imperativo della sopravvivenza, non ho esitato a declinare in varianti alle arance, al mandarancio, aggiungendo non di rado un tocco di limone, a seconda di quanti e quali frutti avevo sotto mano in casa, tramutandolo così in un molto più generico ma altrettanto gustoso riso agli agrumi.

Ingredienti:
  • riso (io uso quello integrale, ma fate voi secondo il vostro gusto)
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1/2 cipolla
  • mandarini o mandaranci o arance a profusione (meglio se non trattati)
  • olio e.v.o.
  • sale q.b.
Con carota, cipolla e sedano tagliati a tocchetti minuscoli si fa un bel soffritto e vi si mette a rosolare per un istante il riso, aggiungendovi poi un po' d'acqua a temperatura ambiente; nel frattempo si lavano per bene gli agrumi e li si spreme, incorporando il succo nella pentola del riso in cottura. Le quantità d'acqua e di mandarini, mandaranci, arance e limoni sono variabili; personalmente adoro percepire con chiarezza il gusto dolciastro ed agrumato, quindi abbondo, mettendo nella pentola anche parte della polpa dopo averla privata degli eventuali semi. 
Si regola di sale, si può aggiungere anche un po' di scorza di agrumi grattugiata (se lo si desidera e se questi non sono trattati) e si ultima la cottura, dopo di che ci si prepara sorridenti a gustare questo piatto che scalda corpo e, nel mio caso almeno, anche l'animo. 

mercoledì 11 novembre 2015

Contro l'influenza, il brodo di pollo. Parola di scienziato

Ci sono alcuni rimedi della nonna la cui efficacia è stata provata dalla scienza moderna; un esempio è il brodo di pollo per combattere raffreddore e sintomi influenzali. 

Alcuni anni fa il dottor Stephen Rennard, fisico e ricercatore presso il Centro Medico dell'Università del Nebraska, ha provato che questo antico rimedio ha effettivamente proprietà antinfiammatorie; la sua ricerca, cominciata nel 1993, è stata ripresa e citata da oltre 1200 articoli e pubblicazioni.
Ecco allora la mia ricetta del brodo di pollo anti raffreddore.
Ingredienti:
  • 1 petto di pollo
  • sedano
  • carote
  • cipolla
  • olio d'oliva
  • peperoncino (facoltativo)
  • prezzemolo (facoltativo)
Dopo aver pulito, lavato e tagliato a tocchetti sedano, cipolla e carote si mettono in una pentola con un filo d'olio e si soffrigge per qualche istante; si aggiunge poi l'acqua e vi si mette il petto di pollo, pulito e tagliato a pezzetti, con un pizzico di sale. Si copre e si lascia cuocere per almeno mezz'ora. Qualche minuto prima di servire, si aggiunge una leggera spolverata di peperoncino ed un po' di prezzemolo tritato, si mescola e si copre nuovamente il tutto.

Ricco di proteine e tuttavia leggero, il brodo di pollo è nutriente ma con un basso contenuto di grassi ed aiuta inoltre a reintegrare preziosi liquidi; il professor Gabriele Bellomo, specialista in Scienza dell'Alimentazione, raccomanda anche l'utilizzo di aglio e peperoncino per il loro potere disinfettante, mentre qui trovate la ricetta del dottor Stephen Rennard.

venerdì 30 ottobre 2015

Zucca, cucina e Halloween

Io la zucca la uso in cucina. Molto. Mi piace il suo colore, adoro il suo sapore, ne apprezzo moltissimo la versatilità e tra queste pagine potete trovare diverse ricette preparate con questo ortaggio dalle mille proprietà benefiche (come questa, o questa, ad esempio). 
Recentemente ho preparato un risotto squisito ai sapori d'autunno, con zucca e castagne.
Ingredienti:
  • riso integrale
  • zucca
  • castagne
  • olio e.v.o.
  • sale
Sì, lo so, questa volta ho aggiunto il sale. Ma davvero ci vuole, perché la zucca è molto dolce ed anche le castagne lo sono. E ne ho messo poco poco!
Non ho indicato le quantità perchè, come sapete, sono un'"anarchica dei fornelli", convinta che ciascuno debba sentirsi libero di variare le ricette a proprio gusto.
Allora, veniamo alla preparazione: innanzi tutto si lavano le castagne e le si mette a lessare, pulendole ben bene ed eliminando anche le pellicine. Poi si tagliano a tocchetti grossolani.
Si pulisce la zucca e si taglia anch'essa a pezzetti. Io ho tenuto anche i semi, perchè come certamente sapete i semi di zucca sono commestibili e... se "del maiale non si butta via niente", della zucca si butta via proprio pochino!
Si fanno soffriggere castagne e zucca con un po' d'olio d'oliva, si aggiunge il riso e lo si fa "saltare" brevemente prima di aggiungere acqua in quantità tale da assicurarne la cottura. Si regola di sale. 
Dal vivo i colori sono ancora più... autunnali!
Nel frattempo in una padella si fanno "saltare" i semi di zucca per qualche minuto.
Quando il riso è cotto, si impiatta aggiungendo anche i semi che, proprio come avviene per vongole, cozze ed affini, andranno tolti dal guscio per essere gustati.

E cosa c'entra in tutto questo Halloween? Per la verità, poco o nulla. Nel senso che, a parte la coincidenza di date, questo risotto può venir gustato in qualunque momento dell'autunno.
Come mai tanta gente vada matta per questa "festa" americana - sì, mi ostino a chiamarla americana perchè delle origini europee non ha conservato praticamente nulla, essendo cambiati i tempi e, guarda un po', essendosi evoluto l'essere umano - resta un grande mistero.
Per me altro non è che un modo per spillare quattrini agli adulti (zucche decorative da intagliare, costumi da comprare o preparare, caramelle e porcherie varie da dover avere in casa, feste alle quali "è impossibile mancare") e, peggio ancora, omologare fin da piccoli i bambini: sembra che se non ti vesti o non ti trucchi per Halloween non sei nessuno, ci sono persino delle scuole che richiedono che i bambini vadano a lezione vestiti da mostro o strega e, per favore, qualcuno mi spieghi la finalità educativa di questo (perchè, se non vado errata, il compito della scuola dovrebbe essere quello di educare). E tralascio di parlare dell'educazione alimentare, con la botta di zuccheri raffinati, coloranti ed additivi contenuti nei tanto desiderati "dolcetti"! Vorrei vedere quanti darebbero una fetta di crostata fatta in casa ai bambini che suonassero alla loro porta... 
Lì, tutti belli intruppati fin dalla scuola materna, a ripetere la cantilena che tutti intonano ossessivamente "Dolcetto o scherzetto?" e a doversi vestire da vampiro o da strega "perchè tutti si travestono ad Halloween". 
Per me il vero orrore è questo. 


giovedì 22 ottobre 2015

Pasta al sugo d'autunno

In questi giorni sono occupata con la preparazione per il raduno nazionale di T'Ienshu e quindi sono un po' latitante dal blog, ma non volevo sottrarmi alla promessa fatta a Francesca di partecipare anche all'edizione autunnale dell'Independence Day.
Qualche giorno fa avevo già scritto la ricetta della crostata di fichi ed ora, dopo aver pensato al dessert, rieccomi qui con un primo piatto.

Mezze penne al sugo di bosco, in cui il sugo di bosco altro non è che un concentrato di funghi.
Dal fruttivendolo ho acquistato dei prataioli e dei pinarelli (naturalmente vanno bene anche i porcini, i chiodini... sapete che le mie ricette sono sempre molto libere!), li ho puliti per bene e tagliati a tocchetti; in un tegame ho messo un po' d'olio, uno spicchio d'aglio intero (così poi si leva) ed ho aggiunto un pomodoro tagliato a dadini ed i funghi che, naturalmente, hanno rilasciato un po' d'acqua. Dopo una decina di minuti ho eliminato l'aglio e frullato il tutto.
Nel frattempo avevo messo a cuocere la pasta e, scolatala un po' al dente, l'ho condita con questo concentrato di funghi, ultimando il tutto con un pizzico di prezzemolo tritato. 

Ora: per essere DAVVERO degno dell'Independence Day un piatto deve seguire alcune regole. Vi invito a partecipare e a condividere le vostre ricette d'autunno, ovviamente segnalandole a Francesca.
Poi, però, una volta finito l'ID d'autunno, in fatto di pasta, vi invito ad acquistare almeno una confezione del Pastificio Rummo. Io l'ho fatto, sebbene per questo abbia dovuto andare in un supermercato che non mi sta per nulla simpatico. 

domenica 18 ottobre 2015

Crostata di fichi, ricetta d'autunno

A me l'autunno piace. E già vi sento dire: "Ma come, avevi scritto che ti piaceva l'estate!". Ed è vero. Mi piace l'estate, ma mi garbano pure la primavera e l'inverno - soprattutto se nevica - e, come appena detto, mi piace l'autunno: trovo che sia meraviglioso vivere in un Paese in cui si percepisca con una certa chiarezza l'alternarsi delle stagioni e non credo proprio che riuscirei a trasferirmi in un luogo in cui si festeggia il Natale in spiaggia con 30° o in cui è notte per metà dell'anno.
Uno dei motivi per cui amo tanto le stagioni è legato al fatto che sono una buona forchetta. 
Ogni periodo dell'anno, infatti, porta con sè colori, profumi ma anche sapori del tutto particolari.

E in autunno, quando le giornate si accorciano e comincia a fare freschetto, quando torna ad essere piacevole percepire il tepore del forno acceso in cucina, cosa c'è di meglio di una buona crostata di fichi per rasserenare anche un pomeriggio piovoso?
Le dosi per la ricetta della frolla, ormai più che collaudata, sono queste:
- 300 gr. di farina 00
- 100 gr. di zucchero
- 150 gr. di burro
- 1/2 bustina di lievito
- 3 uova (2 tuorli e uno intero)

Si utilizza burro a temperatura ambiente, così che possa amalgamarsi presto e bene con tutti gli altri ingredienti, e si lavora rapidamente la frolla. La si stende nella tortiera, dopo averne imburrato e infarinato il fondo così che la torta non "attacchi", si bucherella con una forchetta per evitare che lievitando si gonfi troppo e la si ricopre con generose cucchiaiate di confettura di fichi (qui trovate la mia ricetta per prepararla).

A questo punto non resta altro da fare che infornare a 180° per mezz'ora circa. Dopo di che ci si prepara a gustare una fetta di... autunno!
(Una fetta sola, mi raccomando, che questa è una vera bomba per l'indice glicemico!)

P. S.: Con questa ricetta partecipo all'Independence Day Autumn Edition di Francesca.
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