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giovedì 2 febbraio 2017

Marmotte, candele e cambiamenti climatici

"Ma cosa cavolo volete da me?"
E rieccoci: 2 febbraio, Giorno della Marmotta. Giorno in cui il grosso topone pronosticatore emette il proprio verdetto circa la durata dell'inverno.
Mentre scrivo, negli Stati Uniti ancora non è sorto il sole e la marmotta più famosa del mondo, Phil, celebrata anche nel film "Ricomincio da capo", probabilmente ronfa felice nella propria casetta.
Qui, però, il sole è sorto e, grazie al cielo, almeno oggi è impossibile vederlo: piove.
Ebbene sì, piove. 
Dopo due estenuanti mesi di siccità, dopo un inverno assurdo in cui non un solo fiocco di neve è caduto neppure per sbaglio su Saronno, finalmente piove.
Poco, eh!, non abbastanza per cantar vittoria, ma piove. 
La neve sul litorale di Bari
In compenso, mentre la Lombardia soffoca e brucia, siamo riusciti ad avere sorprendenti nevicate in Puglia, Calabria, Sicilia... Gente che la neve la vedeva soltanto in tv o durante la settimana bianca si è ritrovata a far a palle di neve sul lungomare o a fotografare estasiata i fichi d'india immacolati. 

Non mi dilungo sui danni all'agricoltura e, in parte, all'allevamento derivanti da questo inverno anomalo che ha visto l'Italia capovolgersi sottosopra, con le Alpi costrette a far ricorso ai cannoni sparaneve per non mandare a ramengo la stagione sciistica e gli ulivi salentini letteralmente morti di freddo. 
Mi limito a ribadire che ricorderò il 2016 per la sua coerenza: un anno schifoso dall'inizio alla fine, sotto molteplici punti di vista. 

Si auspica che il 2017 sia leggermente meglio, se non altro dal punto di vista climatico. Ma gli esordi non lasciano ben sperare.
Perché, checché ne dicano le anime belle de "I cambiamenti climatici sono tutti una bufala", di inverni balenghi si muore. Come sono morte le persone trascinate via dai torrenti in piena in Sicilia, o  i senzatetto falcidiati dal gelo, o il terremotato di Montereale. Per non parlare, poi, del disastro dell'Hotel Rigopiano, in cui pare che l'abbondante nevicata sia andata a braccetto con abusivismo e sciatteria burocratica per ordire il drammatico epilogo.
E si muore, più silenziosamente e lentamente, pure in Lombardia, dove si inala aria avvelenata da giorni e giorni. Il Pm10 ha superato i valori massimi di ben quattro volte nelle città di Bergamo, Como e Lecco; Milano ha sforato i limiti di oltre tre volte e questo non occasionalmente, ma per diversi giorni. 

Se parlare di inquinanti, polveri sottili, Pm10 può apparire complicato, immaginate di infilare un bel sigaro toscano tra i denti di ciascun abitante della Lombardia invitandolo ad inalare poderose boccate e, appena quel sigaro finisce, passare ad un altro, e poi un altro ancora. Ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Per quasi due mesi. 
Ogni abitante della Lombardia, ho detto, quindi pure il paffuto lattante che va al parco nel passeggino, il ragazzino delle elementari, la mamma incinta, il nonno con qualche acciacco. 
Ogni singolo abitante. 
Riuscite ad immaginare, adesso, i bronchi ed i polmoni di queste persone?
Ecco: in Lombardia siamo messi così. 

La marmotta d'inizio articolo ha tutte le sue buone ragioni per essere scocciata, soprattutto perché lei viene cavata fuori dal letargo per pronosticare, ma siamo noi esseri umani che, con le nostre mani, stiamo riducendo il mondo uno schifo. Non è la marmotta Phil che guida auto o usa sconsideratamente il riscaldamento domestico, non è lei a costruire dove non si dovrebbe né a non mettere a norma le costruzioni già esistenti né a perdere tempo in lungaggini burocratiche.

Oggi, comunque, per noi italiani è forse soprattutto il giorno della Candelora, in ricordo di quando Gesù bambino venne presentato al tempio e riconosciuto dall'anziano sacerdote Simeone come "Luce per illuminare le genti". 
E, come recita l'antico proverbio: Ul dì de la Candelora de l'invernu sem föra, ma se 'l piöv o 'l tira vent ne l'invernu sem dent (Il giorno della Candelora siamo fuori dall'inverno, ma se piove o tira vento nell'inverno siamo dentro, ndt). 
Oggi piove, perciò... speriamo! 

lunedì 19 ottobre 2015

I Nativi Americani

Generale B. Grant, artigiano dell'argento
ed artista. Cherokee.
"La storia la scrivono i vincitori": questa frase, attribuita da più fonti al gerarca nazista Göring, trova drammatica conferma nei fatti quando si cerca di indagare la storia del popolo americano. Quello originario, intendo, quello dei nativi americani.
Secondo studi effettuati - ovviamente a posteriori - è stato stimato che, quando gli europei misero piede nelle Americhe nel Quindicesimo secolo solcando l'oceano sulle rotte di Cristoforo Colombo, queste fossero già abitate da oltre 50 milioni di persone, 10 milioni delle quali stanziate nell'area divenuta gli odierni Stati Uniti. Col passare del tempo questi migranti europei ed i loro discendenti presero a premere da sud-est, avanzando sempre più nell'entroterra americano, uccidendo - con malattie e vere e proprie guerre armate - milioni di americani; stando a quanto riportato dal sito History, l'Ufficio di Statistica statunitense ha stimato che ad oggi ci siano circa 4,5 milioni di Nativi Americani e di Nativi dell'Alaska negli Stati Uniti, pari a circa l'1,5% dell'intera popolazione.

Il giovane artista Ginew Benton. Ojibwe.
Filmaker, cantante e ballerino.
"La storia la scrivono i vincitori", dicevamo, e questo è ancora più vero nel caso dei nativi americani che, decimati dagli immigrati europei, non avevano una cultura scritta ma tramandavano la propria lingua e le proprie tradizioni oralmente. Nel tentativo di tenere traccia dei diversi gruppi, gli antropologi ed i geografi hanno suddiviso i nativi in "aree culturali", riunendo insieme gruppi geograficamente vicini che condividono alcune caratteristiche; si sono così ottenuti dieci "macro gruppi": gli Artici, i Subartici, i nativi del Nordest, quelli del Sudest, quelli della Pianura, quelli del Sudovest, i nativi del Grande Bacino, quelli della California, della Costa Nordoccidentale e quelli degli Altipiani.

L'assenza di una cultura scritta ha fatto sì che per alcuni secoli, attraverso i libri prima ed i film poi (comunque realizzati dai "vincitori" o dai loro discendenti), gli "indiani" fossero descritti soltanto come sanguinari assassini, massacratori di donne e bambini indifesi. Solo negli ultimi decenni l'immagine dei Nativi Americani è stata rivalutata, ma troppo spesso pare ancora lontana dall'essere oggettiva ed oscilla tra quella degli spietati assassini del passato e quella dei fricchettoni newage.

Giovani ballerine Cree di Pianura.
Saskatchewan First Nations Pow Wow.
Nel mese di ottobre, negli odierni Stati Uniti viene celebrato il Columbus Day, occasione per ricordare quando il navigatore genovese approdò sulle sponde di quelle che credeva essere le Indie, ma anche per festeggiare l'orgoglio di essere discendenti di quei primi, veri americani. A New York da anni è attivo un gruppo no profit, creato da artisti ed educatori Nativi Americani lì residenti, con lo scopo di divulgare al grande pubblico il proprio patrimonio culturale attraverso canti, danze, rappresentazioni teatrali e lavori artistici: il Red Hawk Council (di cui fanno parte sia Generale B. Grant che Ginew Benton).
Inoltre sono diversi i Pow Wows organizzati nel corso dell'anno in diversi punti degli USA.

Per approfondire:

martedì 29 settembre 2015

Fu Hao, principessa guerriera della Cina

Hua Mulan, resa celebre dal film d'animazione Disney, è probabilmente la principessa guerriera cinese più famosa al mondo, ma la sua storia si perde nella leggenda; Fu Hao, invece, conosciuta anche come Mu Xin, è realmente esistita ed ha segnato con le sue gesta le sorti della Cina.

L'imperatore Wu Ding - che regnò in Cina approssimativamente tra il 1250 ed il 1192 a. C. - si era ripromesso di stringere alleanze con le tribù vicine in modo pacifico, sposando una fanciulla proveniente da ciascuna di esse; Fu Hao divenne così una delle sessanta mogli imperiali, ma riuscì a farsi largo nella vasta schiera di consorti grazie alla sua bellezza unita a grande acume ed intelligenza.
Secondo le iscrizioni rinvenute su manufatti della dinastia Shang (1600 a. C. - 1046 a. C. circa), Fu Hao partecipò a numerose campagne militari e, in particolare, si deve a lei la vittoria decisiva nella battaglia che pose fine alla guerra tra Tu-Fang e Shang, durata per generazioni.
In seguito la principessa guerriera fu impegnata in combattimenti contro il vicino Yi, contro Qiang e Ba; battaglia, quest'ultima, che viene ricordata come la prima su larga scala nella storia cinese: qui, con 13.000 soldati e gli importanti generali Zhi e Hou Gao ai suoi comandi, Fu Hao fu il più potente leader militare del suo tempo.

Donna dalle grandi capacità, controllò personalmente il proprio feudo situato ai confini dell'impero e la grande fiducia che l'imperatore riponeva in lei è testimoniata da iscrizioni su ossa rituali che dimostrano come, sebbene spettasse a Wu Ding esercitare il controllo sul culto, questi incaricò diverse volte Fu Hao di offrire sacrifici ed officiare cerimonie rituali. 
Nella sua tomba, fatta edificare dallo stesso monarca Wu Ding che le sopravvisse e rinvenuta a Yinxu nel 1976, sono state rinvenute molte armi, tra le quali una grande ascia da battaglia, fatto davvero inusuale per le sepolture femminili dell'epoca e tangibile testimonianza del suo valore come combattente. Numerosi, poi, anche i resti di molti sacrifici officiati dall'imperatore nella speranza di ottenere l'assistenza spirituale dell'amata e coraggiosa moglie nelle battaglie contro Gong, che minacciava di cancellare la dinastia Shang.

venerdì 11 settembre 2015

Quando il social salva la storia: immagini e ricetta dal passato

Salerno. Cromolitografia, 1835.
(Anche questa da Twitter, grazie ad anonimo ricercatore)
In merito ai social network i pareri sono molto controversi e c'è chi, come il Premio Nobel Umberto Eco, ha affermato che "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli".
Personalmente credo che i social media siano un mezzo e che, come tutti i mezzi, non siano nè buoni nè cattivi, ma che tutto dipenda dall'utilizzo che se ne fa: un coltello può servire ad affettare pomodori, eppure c'è chi non si è fatto scrupolo ad utilizzarlo per pugnalare un essere umano, ciò non di meno non è certo il coltello ad essere "cattivo" in sè.

Facendone il giusto uso, credo che ciascuno possa cavare del buono anche dai social network; io, ad esempio, grazie a Twitter sto ritrovando preziose testimonianze del passato. Una di queste, postata da @stiamobenecosi , è la ricetta dei Ricarilli alla salernitana: un piatto povero dolce, fatto coi semplici e pochi ingredienti della tradizione contadina, che pare risalire niente meno che al 1840 - 1860. Sembra che fosse una pietanza tipica natalizia, la cui ricetta veniva tramandata di generazione in generazione, e la stagionalità delle pere fa credere che questa collocazione temporale sia plausibile. Pare, poi, che l'usanza di mangiare questo piatto sia caduta in disuso quando nella zona si preferì iniziare a cibarsi di pane e formaggio. 
Gli ingredienti sono soltanto cinque: farina, acqua, pane casereccio, pere e zucchero. Inserisco qui di seguito la ricetta esattamente come mi è stata inviata su Twitter, poi ciascuno sperimenti ed "aggiusti" secondo il proprio gusto.


*** ATTENZIONE! - Mi è stato segnalato, come potete leggere nei commenti, che questa ricetta potrebbe essere un fake. Declino ogni responsabilità, rimandando le accuse all'autore della stessa. 


giovedì 14 maggio 2015

Ricetta d'indipendenza e tradizione a Como

Independence Day: non è poi così difficile! Francesca mi aveva invitata a partecipare a questa iniziativa di indipendenza alimentare, ma il problema era che io mi ero fissata a cercare qualcosa di particolare, di "diverso dal solito" e, così facendo, mi ero allontanata da quelle che sono le mie radici. Perchè io, di "ricette indipendenti", ne ho già fatte e scritte tante, dalla confettura di fragole alle amarene sciroppate della nonna, passando per la frittata con l'ortica, il dolce realizzato con castagne e latte o la crema di carciofi multiuso e molte altre ancora, sempre attenta alla stagionalità e privilegiando con decisione il Made in Italy quando non addirittura il Km 0.
Ma in questa occasione mica potevo affidarmi alla retroattività! 
Mi serviva una ricetta nuova da pubblicare sul blog in occasione dell'Independence Day e rimuginavo alla ricerca di qualcosa di particolare.  Così facendo, però, sono andata ad allontanarmi da ciò che sono, da quella che è la mia storia e brancolavo nel buio, fino a quando non ho avuto un'autentica illuminazione e la ricetta sono andata a chiederla in prestito ad Alessandro Volta (1745 - 1827). Andando a ritrovare le mie radici, che sono ben a mollo nel Lago di Como, infatti, è riemersa questa antica ricetta della tradizione che, narra la leggenda, venne ideata proprio dall'inventore di Camnago: il tortino di patate e cipolle.

Storicamente è più verosimile che questa ricetta sia di origine popolare e nasca dall'influenza gastronomica esercitata dai Cantoni della vicina Svizzera Grigioni e Ticino oltre che dall'Austria, con cui ci furono intensi scambi sin dal 1700, ma la leggenda voltiana è più affascinante.
Bando alle ciance, veniamo al tortino!
Ingredienti:
  • Patate
  • Cipolle
  • Pancetta
  • Formaggio (se riuscite ad avere della semüda poco stagionata è fantastico, altrimenti va bene un formaggio tipo taleggio)
  • Olio e.v.o.
  • Burro (sì, olio e burro nella stessa ricetta, che nel '700 mica si pensava al colesterolo!)
  • Brodo (vegetale o di carne, come preferite, ma meglio non di pesce)
  • Due foglie di alloro
Si sbucciano le patate e le si mette a cuocere in una pentola d'acqua, scolandole quando sono ancora indietro di cottura e ben sode; nel frattempo si tagliano a rondelle le cipolle e le si fa saltare in padella con l'olio, il burro e le foglie d'alloro. In un padellino si fa stufare la pancetta, tagliata a cubetti, con un paio di cucchiai d'acqua. Quando le patate si sono raffreddate, si tagliano a rondelle. 
Si imburra il fondo di una pirofila di terracotta, vi si versano le cipolle e poi, procedendo a strati, le patate, la pancetta ed il formaggio tagliato a fette sottili; si irrora con un mestolo di brodo e si inforna a 180° per circa mezz'ora (o fino a quando si sarà formata una bella crosticina invitante ed uno squisito profumino avrà invaso tutta la cucina). Dopo di che, semplicemente, si serve e si gusta, ovviamente badando che la crosticina sia sulla sommità del piatto.
Ora, la ricetta nuova di zecca c'è e non mi resta altro da fare, il 31 maggio, che nutrirmi esclusivamente di alimenti prodotti da me ed invitarvi a fare altrettanto, accettando la sfida dell'Independence Day.

(P.S. Se volete provare la variante vegetariana, senza pancetta e con brodo rigorosamente vegetale, fate pure: prometto che non lo dirò ad Alessandro Volta...)

martedì 31 marzo 2015

Medicina tradizionale cinese e primavera

L'inverno è ormai alle spalle, la primavera ha fatto capolino ed il nostro corpo si trova ad affrontare cambi di stagione, di clima, di orari. 
La primavera è la stagione della rinascita, del nuovo vigore dopo il riposo invernale e, secondo la medicina tradizionale cinese, se non adattiamo il nostro organismo ai cambiamenti del clima andiamo incontro ad antipatici inconvenienti, come raffreddore e ricaduta nell'influenza.
Associata all'elemento Legno ed anatomicamente legata al fegato, la primavera è un momento di nuova vita e per essere affrontata nel miglior modo possibile la medicina tradizionale cinese raccomanda di ridurre l'assunzione di pietanze acide, preferendo loro quelle dai gusti dolci e pungenti, che aiutano il fegato a riequilibrare il proprio Qi. Via libera, dunque, alle pietanze a base di cipolle, porri, germogli di bambù, spinaci, funghi, yam cinese, ma anche datteri e coriandolo
Da assumere, anche, verdure fresche e a foglia, che è bene includere nei nostri pasti quotidiani, mentre sarebbe opportuno ridurre il consumo di cibi surgelati e fritti che, se consumati in grande quantità, potrebbero risultare dannosi per la milza e lo stomaco. E' possibile che alcuni individui soffrano, in questo periodo, di secchezza alla gola, alito cattivo o stitichezza: i rimedi naturali raccomandati dalla tradizione orientale sono, in questo caso, sedano, cetriolo, ma anche pere, banane e castagne d'acqua. 
Così come il freddo dell'inverno ci porta naturalmente a chiuderci tra le mura domestiche, i primi tepori primaverili ci spingono ad uscire: è bene assecondare questo richiamo della natura e riprendere a fare esercizio fisico fuori casa, ma con moderazione e gradualmente. 

lunedì 16 marzo 2015

Gay, figli ed il peso delle parole

E' scoppiata la guerra mediatica tra Elton John e Dolce e Gabbana. Oggetto del contendere: le coppie gay ed il diritto o meno di avere figli. Gli stilisti italiani, coppia nel lavoro e nella vita, hanno rilasciato a inizio marzo un'intervista a Panorama nel corso della quale Domenico Dolce ha dichiarato: "Tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono i figli della chimica, i bambini sintetici, uteri in affitto, semi scelti da un catalogo"; prontamente rinominati dal web Volta&Gabbana e criticati in molto molto aspro sui social network, i due hanno anche incassato la piccata reazione del cantante di fama mondiale Elton John, il quale ha invitato fans e non solo a boicottare gli stilisti, non comprando più i loro abiti.

Molta confusione, poi, è stata fatta anche dai mezzi d'informazione italiani: dall'ANSA a Il Mattino, passando per il Giornale di Sicilia ed Il Messaggero, tutti a gettare fiumi d'inchiostro circa le "adozioni gay", trascurando il fatto che Domenico Dolce non abbia mai parlato di figli adottivi. Adottato, infatti, è un bambino o, per dirla in termini giuridici un minore, il quale assume lo status di figlio degli adottanti, dei quali porta anche il cognome. Ma è un bambino. Una creatura già esistente.
Non un individuo creato in laboratorio miscelando ovuli e sperma ed impiantato in un utero in affitto. E' di questi figli della chimica che parlava lo stilista. Elton John non ha figli adottivi, ha invece due figli ottenuti tramite la fecondazione in vitro con il marito David Furnish.

Le parole hanno un peso perchè hanno un valore, un significato. Adottato non è sinonimo di assemblato, nè di generato.

L'adozione è - o dovrebbe essere - un atto d'amore altruistico, attraverso il quale si offre ad un bambino che ne è privo una famiglia, oltre a beni materiali come pasti, abiti, giocattoli ed istruzione ai quali difficilmente potrebbe accedere altrimenti; la fecondazione artificiale è molto spesso un atto egoistico attraverso il quale ci si procura con il potere dei soldi e della scienza ciò che la natura ci ha negato ed è così che si assiste al fenomeno di mamme/nonne - troppo interessate alla carriera mentre erano in età fertile e desiderose di maternità solo quando si trovano ormai alla soglia della pensione - o di coppie gay con bambini sintetici, fino alle aberrazioni come quella di Anne-Marie Casson, madre di Kyle - gay e single - la quale, per assecondare il desiderio di paternità del suo figliolo gli ha ceduto l'utero "in affitto", divenendo così madre e nonna al tempo stesso, rendendo Kyle padre di suo fratello

"Un figlio? Sì, lo farei subito, ma sono gay e non posso avere un figlio - così ha detto invece Domenico Dolce - Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c'è vuol dire che non ci deve essere. E' anche bello privarsi di qualcosa", soprattutto quando questo "qualcosa" è un "qualcuno".

venerdì 6 marzo 2015

Donne coraggiose, fimmine ribelli

Dici "sposa bambina" e subito la mente corre al Pakistan, all'India, all'Etiopia o a qualche Paese lontano, di certo non è l'Italia che si affaccia tra i nostri pensieri. Eppure ci sono bambine che a 13 anni fanno la fuitina e che a 16 anni si sposano, come Maria Concetta Cacciola, convinte così di sottrarsi alla vita opprimente di reclusa tra le mura domestiche, mentre in realtà si tratta troppo spesso - come racconta Lirio Abbate - di un semplice "cambio di proprietà": la donna cessa di essere una proprietà del padre per diventare una proprietà del marito. 
Lirio Abbate è un giornalista e basta leggere le prime pagine di questo libro per capire come mai viva sotto scorta: non risparmia nessuno. E' implacabile. "Il giornalista arriva dove il magistrato non può per legge. E muovendosi in questa terra di nessuno può scatenare l'ira di mafiosi, collusi e favoreggiatori, che si nascondono spesso dietro le facciate rispettabili di politici, commercialisti, avvocati, medici, giudici, banchieri e, a volte, anche giornalisti", scrive.
Quello che più colpisce, in "Fimmine ribelli", sono le date: vicende che ci aspetterebbe relegate nel passato sono invece drammaticamente attuali. Maria Concetta Cacciola, giovane madre di tre bambini, muore il 20 agosto del 2011 ingoiando acido muriatico, ad esempio, mentre è il 21 maggio del 2012 quando Giusy Pesce, della  nota famiglia Pesce di Rosarno, depone davanti ai giudici del tribunale di Palmi, svelando incredibili retroscena. Sono donne d'oggi, giovani donne contemporanee, che con le loro vite ed il loro modo di agire hanno dichiarato guerra alla 'ndrangheta. Pagando talvolta con la vita.

Ma a Rosarno il tempo sembra essersi fermato: "La ragazza seria è quella che si concede solo al marito e arriva sull'altare indenne, come mamma l'ha fatta, e orgogliosa di indossare l'abito bianco, puro!", dice ad Abbate uno studente del liceo scientifico Raffaele Pria, mentre la compagna di studi Jessica ribatte che è proprio per non attirarsi etichette sgradite che le ragazze possono uscire solo in compagnia, "mano nella mano con l'amica, ma mai da sole". E non è infrequente che, proprio per sottrarsi a questa strettissima sorveglianza, ci si sposi presto. Molto presto.
Giuseppina Pesce, scortata dai Carabinieri
"Ho conosciuto mio marito quando avevo tredici anni e lui ne aveva venti - racconta Giusy Pesce - Io andavo in terza media e lui cominciò a farmi la corte. Ma quando lo venne a sapere mio padre mi disse subito che avrei dovuto prendere una decisione o di non frequentarlo più perchè era troppo grande, oppure di ufficializzare il fidanzamento [...]. La mia famiglia con quella di mio marito si incontrarono, cenarono insieme e decisero che ci saremmo potuti frequentare". Ora che è ufficialmente fidanzata, per lei cambia tutto. "Dal momento in cui mi sono fidanzata ufficialmente non potevo più uscire con le mie amiche [...]. In Calabria si usa che le ragazze non possono andare a passeggio da sole, ci deve essere sempre qualcuno, o la sorella o la madre. Nel mio caso mia madre si vergognava a uscire con noi perchè era giovane e quindi si vergognava di venire in macchina con me e il mio fidanzato. Mia sorella era troppo piccola e voleva la sua libertà, voleva uscire con le amiche, non le piaceva venire con noi. Da soli non potevamo uscire e quindi questo fidanzamento alla fine prevedeva che io dovevo rimanere chiusa in casa e potevo vedere il mio fidanzato solo le volte che veniva a cena".

E il fidanzamento è una cosa seria, il matrimonio è per sempre. Non si può divorziare nè men che meno tradire, ne va dell'onore della famiglia. Non importa se il marito è violento, se finisce in carcere, se è un affiliato alla 'ndrangheta e si è macchiato di diversi crimini: "Finchè mio fratello sarà vivo io resterò condannata a morte, perchè è lui che deve eseguire la sentenza per il mio tradimento", spiega Giuseppina Pesce ai magistrati. "Mi avrebbero ucciso, perchè le donne che tradiscono vengono uccise. E' una legge. Ed è successo tante volte in passato, perchè qui, in Calabria, ragionano così. Hanno questa mentalità". E' l'arresto a salvarla, il 28 aprile 2010, scrive Abbate.
Maria Concetta Cacciola
E com'è possibile che ancora oggi si viva così lo spiega lo stesso autore: "Malgrado il loro criminale parassitismo, i clan godono del consenso di molti settori della società. Coi soldi che ricavano dalle attività illecite, infatti, creano lavoro dove il lavoro non c'è, e sono percepiti quasi come benefattori. Omertà e connivenza trovano spesso giustificazione nella convenienza, oltre che nella paura: meglio schierarsi con chi ti dà il pane che con uno Stato che ti promette sviluppo e benessere e poi latita e ti abbandona a te stesso". Ma ci sono storie di donne che alla 'ndrangheta hanno saputo ribellarsi, fimmine ribelli appunto; storie di donne che questo giornalista raccoglie per raccontarle ad Anna, la piccola figlia di suo cugino rimasto ucciso in un attentato: "Sono convinto che Anna, la figlia di Enzo, diventerà grande in questo pezzo di Calabria. E a lei voglio raccontare altre storie, storie di donne della sua terra. Donne di 'ndrangheta costrette a sposarsi bambine e a subire in silenzio violenze e soprusi. Madri, mogli, sorelle schiacciate da leggi arcaiche e retrive che fanno pagare il tradimento con la vita.
Perchè ancora oggi ci sono vittime di una brutalità antica che ha cambiato volto ma resta identica nella sua ferocia atavica: il delitto d'onore. Nel ventunesimo secolo esiste ancora. Come nel remoto Afghanistan dei talebani, anche in Calabria resiste il codice che punisce con la morte il tradimento femminile. La 'ndrangheta ignora la modernità, anzi la trasforma in una colpa. Ad Anna voglio raccontare soprattutto storie di donne che hanno trovato la forza di ribellarsi e denunciare padri, mariti e fratelli, minando dall'interno il loro mondo di prepotenza e omertà. Queste ragazze hanno acceso luci di speranza in nome della legalità e del diritto di scegliersi la vita, e molte altre stanno oggi seguendo la loro strada. Mi piacerebbe che il loro coraggio aiutasse la piccola Anna a crescere orgogliosa di essere una fimmina calabrese".

Titolo: Fimmine ribelli - Come le donne salveranno il Paese dalla 'ndrangheta
Autore: Lirio Abbate
Editore: Rizzoli
Anno d'edizione: 2013

giovedì 19 febbraio 2015

Arte, hooligans, vandali e sdegno italico

La Barcaccia dopo la "visita" degli hooligans olandesi
L'occasione è stata la partita di calcio da disputarsi allo stadio Olimpico tra Roma e Feyenoord, squadra olandese che è calata in città con circa 500 "tifosi" che si sono premurati, prima di sedere al loro posto sugli spalti, di mettere a ferro e fuoco la Città Eterna, sorta di novelli barbari, danneggiando anche la Barcaccia, fontana dei Bernini sotto Trinità de' Monti. E su internet ed in tv è commovente vedere quanti amanti di questa opera d'arte vi siano! Una cosa oltre ogni aspettativa, davvero! Perchè adesso tutti a puntare il dito contro gli olandesi, che evidentemente tanto puliti e ordinati non sono, o contro i tifosi di calcio, definiti in alcuni tweet come "minus habens" e via di seguito. Un'indignazione incredibile!

Alcune delle reazioni su Twitter
(cliccate per ingrandire)
E infatti credibile non è. Perchè viene da chiedere dove stanno tutti questi indignati quando loro stessi, o i loro figli, gettano cartacce a terra, abbandonano bottiglie vuote dove capita, insudiciano monumenti con scritte che nulla hanno di artistico e imbrattano case e negozi con le bombolette spray. Dov'è l'indignazione? Com'è che funziona, che va bene se a sporcare, insudiciare ed imbrattare siamo io o i miei figli, ma guai se lo fa qualcun altro? 
Non sono stati gli hooligans olandesi nel 1998 a rompere la fontana dei Fiumi, nè nel 2004 a far scempio della fontana delle Api; non sono stati i tifosi del Feyenoord a compiere atti vandalici sulla fontana della Navicella nel 2005 e sulla stessa Barcaccia nel 2007, nè a danneggiare la fontana dei Navigatori nel 2010 e la fontana del Moro nel 2011.

Quello con le fontane sembra essere un appuntamento fisso per i vandali di mezzo mondo, inclusi i nostrani sedicenti - quanto discutibili - "artisti", come ad esempio quel tale autoproclamatosi post-futurista Graziano Cecchini che nell'ottobre del 2007 ha avuto la "geniale" idea di buttare un secchio di colorante rosso nella fontana di Trevi e che l'anno successivo ha replicato lanciando 500 mila palline di plastica colorata sommergendo Piazza di Spagna; nessun danno, almeno in questo caso, per i monumenti, che comunque hanno richiesto un esborso piuttosto consistente per essere ripuliti.
Perchè, ironia della sorte, proprio la stessa mattina del 19 febbraio, prima che avvenisse il "fattaccio degli hooligans", su Rai Uno una trasmissione ha parlato del costo degli atti vandalici e sapete a quanto ammontano? Su, azzardate una cifra, provate ad indovinare: quanto possono costare alla collettività - quindi a tutti noi - le scritte lasciate sui monumenti ed i muri delle città e quelle incise sui finestrini dei mezzi pubblici, gli adesivi appiccicati sui monumenti o sulle panchine e via dicendo? Ottocento milioni di euro. Ogni anno. 
Como, Monumento ai Caduti. I vandali
scrivono con pennarelli sulla
pietra Aurisina del Carso
Nella sola Milano, tra carrozze della metropolitana danneggiate, finestrini rotti, sedili distrutti e scritte varie, nel 2010 ATM (l'azienda dei trasporti pubblici locali) ha speso circa 6 milioni di euro, gran parte dei quali proprio per rimuovere le scritte fatte con bombolette spray e pennarelli, per i quali occorre una particolare procedura molto costosa. E Trenord, dal canto suo, ha stimato in 8 milioni di euro l'anno i danni causati dai vandali sulle vetture dei treni e nelle stazioni, vandali che - almeno nel recente caso finito su Youtube e balzato agli onori della cronaca - non erano olandesi nè men che meno extracomunitari, nè tifosi di calcio e neppure di pallacanestro.  E non c'erano gli hooligan nè partite di calcio il 10 febbraio a Como, quando ho fotografato le scritte sul Monumento ai Caduti, opera del razionalismo lariano basata su uno schizzo del futurista Antonio Sant'Elia, studiata dagli architetti di tutto il mondo e puntualmente imbrattata, dopo ogni ripulitura, da idioti nostrani.

Quindi, signore e signori, ben venga il giusto biasimo per gli hooligans che devastano Roma, ma, per favore, facciamo un po' di sana autocritica su quello che è il nostro comportamento nel quotidiano, come suggerisce il tweet di Domenico XXXXX (tuteliamo la sua privacy) sul caso #RomaFeyernoord: "Ho un dubbio: ma i romani indignati sono gli stessi che trattano la loro città come una latrina?".

martedì 10 febbraio 2015

Festa di Primavera e Capodanno cinese: buon anno della Pecora!

Il 19 febbraio inizia il nuovo anno, secondo il calendario lunare cinese, ma i festeggiamenti - come da tradizione - prendono il via un paio di settimane prima ed il nostro 2015 coincide con il loro anno 4712. Questo è l'anno della Pecora di Legno, che va a prendere il posto dell'anno del Cavallo; la pecora è un animale molto amato e considerato fortunato, in quanto l'ideogramma della parola "fortuna" (Chinese Luck Character) contiene quello della parola "pecora" (Chinese Sheep Character) ed anche la pronuncia di queste due parole è molto simile, senza contare che il suono della parola somiglia molto a Yang, l'energia positiva che bilancia lo Ying e regola l'equilibrio dell'universo.
Secondo Raymond Lo, esperto di Feng Shui di fama mondiale, in accordo con il ciclo di nascita e distruzione che governa le relazioni tra i Cinque Elementi, il Legno Yin si trova sopra la Terra, pertanto ci sarà un ciclo distruttivo e relazioni disarmoniche che si evidenzieranno in conflitti internazionali; tuttavia sembra che questi conflitti potranno essere più facilmente risolti con la diplomazia, giungendo a compromessi, piuttosto che non con vere e proprie guerre e questo perchè il Legno Yin è un fiore dal gambo sottile o un giovane ramoscello, la cui direzione può essere facilmente indirizzata: "Con questa caratteristica - ha asserito Lo - mi aspetterei un 2015 generalmente meno violento del 2014". Tuttavia, "La Pecora o Capra corrisponde a luglio nel calendario occidentale, che non è ancora estate piena ma in cui l'energia del fuoco è molto potente; nascosti all'interno della Capra si celano il Fuoco Yin, la Terra Yin ed il Legno Yin, è una terra riarsa in cui il Legno non viene nutrito dall'Acqua. Le ultime due Guerre del Golfo in Medio Oriente iniziarono nel 1991 e nel 2003, entrambi anni della Capra. Ecco perchè, con la minaccia dell'ISIS in Iraq e Siria, non mi stupirei se proprio quest'anno iniziasse una nuova Guerra del Golfo".

"Il calendario cinese, con gambi di cielo e rami terrestri, procede di 60 anni in 60 anni; ciò significa che avevamo sperimentato lo stesso anno Yin Legno Capra nel 1955 e nel 1895 - prosegue Lo - Il 1955 ha visto la firma di numerosi trattati internazionali per porre fine a conflitti o per l'inizio di cooperazioni militari: ad esempio nel febbraio 1955 venne firmato il Patto di Baghdad per la reciproca protezione tra Turchia, Gran Bretagna, Iran, Pakistan ed Iraq e nello stesso anno la Germania dell'Oves aderì alla NATO, mentre l'Unione Sovietica ed altri sette Paesi comunisti siglarono il Patto di Varsavia. Sempre nel 1955 venne firmato il trattato di pace tra Birmania e Giappone e nel febbraio di quell'anno si strinse nel sud est asiatico il Treaty Organization, un patto di mutua difesa. Tornando più indietro nel tempo, nel 1895 i cinesi firmarono il Trattato di Shimonoseki con il Giappone, mettendo fine alla prima guerra cino-giapponese".
L'elemento Terra della Pecora dovrebbe dare una sferzata al mondo degli affari: "Sarà favorevole il business dell'energia, ma anche quello dei viaggi aerei, dello sport, dell'intrattenimento e dei ristoranti - afferma sicuro Lo - e il Fuoco, presente all'interno della Pecora, è l'ottimismo che guiderà l'economia e il mercato azionario: si prevede nel 2015 la ripresa economica degli Stati Uniti e dell'Europa. Gli anni della Capra Legno possono essere molto positivi per il business, con innovazioni che portano a rivoluzioni negli stili di vita: nel mese di luglio del 1955 ad esempio venne aperto Disneyland in California, mentre nello stesso anno ma ad aprile aveva aperto il primo ristorante McDonald's. Circa McDonald's, poi, è buffo notare come questo abbia aperto proprio nell'anno della Capra - che è in contrasto con il Bue - e consumi principalmente carne di bue. Comunque, l'anno della Capra ha una Terra malsana, priva di Acqua e di Metallo, e non credo sia un caso che proprio in un anno della Capra aprì in Illinois il primo McDonald's, inaugurando una generazione di cibo spazzatura che porta ad obesità e diabete". 

Molto meno bene rispetto agli affari, però, potrebbe passarsela il pianeta, almeno secondo le predizioni di questo illustre esperto di Feng Shui: "L'energia Terra che caratterizza la Capra è molto potente e porterà autentici disastri come terremoti, frane e valanghe. Non a caso il devastante terremoto che colpì il Giappone nel 2011 si è verificato sì nel giorno del Bue, ma nell'ora della Capra. Nel 1895 ci furono gravi terremoti in Slovenia e negli Stati Uniti occidentali, mentre nel 1955 la terra tremò in California, in Egitto e in Yuzha in Cina. E poi la totale assenza di Acqua potrà portare gravi incendi boschivi, uragani e tifoni; come nel 1955, quando l'uragano Diane colpì gli Stati Uniti provocando oltre 200 vittime, e l'uragano Hilda sferzò il Messico, uccidendo oltre 200 persone. Inoltre la Capra è "la tomba del Legno", e questo non è favorevole per le piante e l'ambiente: il problema del riscaldamento globale porterà a gravi catastrofi e nel 2015 ci saranno gravi disastri ambientali. Non si possono escludere nemmeno gravi distruzioni causate da incidenti nucleari o da inquinamento dei mari".
Attenzione, poi, quando ci si mette alla guida: "L'asciutto, l'assenza di Acqua, simboleggia anche la strada: James Dean morì il 30 settembre 1955, anno Yin Legno Capra, così come in un incidente stradale morì Lady Diana che era nata in un giorno di Capra Legno Yin, ed il terribile incidente di Le Mans avvenne l'11 giugno del 1955: costò la vita a 84 persone e ci furono oltre 100 feriti".

lunedì 2 febbraio 2015

Tra Candelora e marmotte, quanto durerà ancora l'inverno?

Il 2 febbraio è un "giorno di svolta" per quanto riguarda il meteo: da noi, infatti, ricorre la Candelora, antico rituale così chiamato popolarmente perchè vengono benedette le candele, simbolo di Gesù che è "luce per illuminare le genti", mentre negli Stati Uniti si celebra il Groundhog Day, il Giorno della Marmotta: il marmottone Phil viene tirato fuori dalla sua tana e, in base al fatto che si veda o meno la sua ombra, si stabilisce se l'inverno sarà ancora lungo oppure no. 

Secondo la tradizione, pare che ad istituire il rituale della Candelora fu il patriarca di Roma Gelasio, attorno al 474 d.C., per soppiantare la cerimonia pagana dei Lupercali che venivano celebrati attorno alla metà di febbraio in onore di Fauno affinchè proteggesse il bestiame dagli attacchi dei lupi. A febbraio, infatti, l'inverno era in pieno vigore ed i lupi, affamati, si avvicinavano agli ovili ed alle abitazioni in cerca di cibo, minacciando i contadini; da qui, dunque, anche la necessità di sapere quanto a lungo sarebbe durata ancora la brutta stagione, con il freddo ed i pericoli che porta con sè.

E a questo punto le strade divergono in modo molto deciso. A Como, ad esempio, un antico proverbio afferma che "Ul dì de la Candelora de l'invernu sem föra, ma se'l piöv o 'l tira vent, de l'invernu sem dent" (= il giorno della Candelora dall'inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento nell'inverno siamo dentro) e lo stesso modo di dire è diffuso praticamente in tutto il nord Italia; a Trieste, ad esempio, si dice che la Candelora "se la vien con sol e bora de l'inverno semo fora, se la vien con piova e vento de l'inverno semo drento". Ma un altro detto - di provenienza geografica non specificata - molto diffuso sembra affermare l'esatto opposto: "Per la santa Candelora se nevica o se plora dell'inverno siamo fora" ed in Puglia, ad esempio, si dice che "Pe la Sanda Cannelore, o nèveche o chiòve, ovìirne sime fore. Ce iè ssole o solecìidde sime sèmb'a mmìinze vìirne" (= per la Santa Candelora se nevica o piove siamo fuori dall'inverno. Ma se c'è sole o solicello siamo sempre a metà inverno). Ma allora, affinchè l'inverno termini alla svelta come dev'essere il tempo il 2 febbraio, sereno o piovoso? 

Cercando di dipanare l'intricata matassa, sono andata a cercarmi un proverbio latino (quindi più antico) relativo a questa giornata, dedicata alla Purificazione della Vergine Maria, e ne ho trovato uno che, sulla base del meteo della Candelora, stabilisce come sarà la Pasqua: "Si Purificatio nivibus, Pasqua floribus; si Purificatio floribus, Pasqua nivibus" (ovvero sia, se il 2 febbraio è freddo e nevoso, Pasqua sarebbe stata bella e, viceversa, se il giorno della Purificazione fosse stato sereno, a Pasqua avrebbe fatto freddo). In merito ai restanti giorni d'inverno, però, è forse più adatto questo: "Sole micante die Purificante, frigor peior post quam ante", se il sole ammicca il giorno della Purificazione, seguirà un freddo peggio di prima.
Se in Italia sembra comunque meglio non abbandonare maglioni pesanti e giacconi, negli Stati Uniti si leva, univoca, la voce del leggendario Punxsutawney Phil, il marmottone della Pennsylvania che con la sua ombra predice quanto a lungo ancora durerà l'inverno nel "Giorno della Marmotta". E la predizione di Phil deve essere attendibile perchè questo pelosone di inverni ne ha visti parecchi: sebbene la vita media di una marmotta sia stimata attorno ai 6 anni, infatti, Phil è giunto nel 2015 al sua 129esimo pronostico! Non a caso questa simpatica palla di pelo è famosissima e vanta anche un sito web tutto suo, oltre ad un film nel quale ha recitato al fianco di Bill Murray ed Andie McDowell.
Ma come funziona la previsione a stelle e strisce? Secondo la tradizione, se quando Phil emerge dalla sua tana vede la propria ombra, allora l'inverno durerà altre sei settimane; se invece il cielo è nuvoloso ed impedisce alla marmotta di vedere la propria ombra, in tal caso la primavera è dietro l'angolo. Nel 2014, con il sole alto nel cielo di Punxsutawney (come mostra la foto qui riportata), "zio" Phil predisse altre sei settimane di rigido inverno. E anche nel 2015 il marmottone di Punxsutawney ha predetto altre sei settimane di freddo inverno. Tenete a portata di mano i cappotti, dunque.

lunedì 12 gennaio 2015

Storia e tradizione alla festa di Sant'Antonio abate di Saronno

Scolaresche e curiosi in visita
L'Italia vanta un patrimonio culturale inestimabile: secondo alcuni dati, nello Stivale si troverebbe addirittura oltre il 50% dei beni culturali del mondo intero e, sebbene questa stima sembri esagerata, è innegabile che sia proprio nel nostro Paese che si concentra il maggior numero di siti iscritti all'UNESCO quali patrimonio dell'umanità (ben 50). Parte di questo vastissimo patrimonio culturale è costituito anche dalla sua storia e dalle sue tradizioni, paradossalmente più difficili da preservare e tramandare rispetto a monumenti ed opere d'arte.

L'interno della chiesetta di Sant'Antonio
Proprio di queste tradizioni, in cui il sacro s'intreccia con il profano dell'antica cultura contadina, fa parte la festa di Sant'Antonio abate di Saronno, una rievocazione storica realizzata grazie alla passione ed all'impegno di un gruppo di volontari, il "Gruppo Storico Sant Antoni da Saronn", che ricostruisce l'antico borgo contadino, poco distante dalla chiesetta dedicata al Santo.
La chiesetta, in origine soltanto una piccola cappella nei campi, venne edificata attorno alla metà del 1400 e nel secolo successivo venne ridisegnata e sistemata, assumendo l'aspetto che ha sostanzialmente ancora oggi. Nel corso degli anni divenne chiesa del lazzaretto locale, dal momento che furono ben 11 le epidemie di peste che flagellarono l'area, la più celebre delle quali quella narrata dal Manzoni ne I Promessi Sposi. Al suo interno, ancora oggi, vengono conservate alcune ossa di defunti a causa della peste.
Posta a due passi dal centro cittadino, la piccola chiesa è tutto ciò che rimane di quel passato ed è soltanto grazie all'impegno del Gruppo Storico se ogni anno è possibile immergersi nella cultura contadina del 1800, non soltanto grazie alla presenza di figuranti in costume, ma anche per mezzo dell'allestimento di una sorta di museo a cielo aperto, con gli antichi attrezzi del mestiere contadino e, naturalmente, gli animali della fattoria e dell'aia.

Statua di Sant'Antonio abate,
con l'inseparabile amico porcellino
Il maiale, tanto per cominciare, non può certamente mancare: inseparabile amico del Santo celebrato, un porcellino deve essere presente ad ogni rievocazione. Ma poi ci sono anche le mucche, le pecore, i cavalli, gli asini e gli animali da cortile, tra i quali soprattutto i conigli riscuotono sempre un grande successo tra i bambini.
Inoltre, nella ricostruzione del borgo non mancano ambienti come la casa contadina, con la cucina ed il focolare, dotato dell'indispensabile paiolo per la polenta (cibo povero per eccellenza, abbondava nelle dimore contadine fino all'inizio del 1900); l'osteria, dove, se non faceva troppo freddo e la nebbia non rendeva impossibile uscire di casa, gli uomini si incontravano dopo una giornata di lavoro nei campi per bere un bicchiere di vino e scambiare quattro chiacchiere; ol prestinee, ovvero sia il forno (sebbene il pane bianco, come lo conosciamo oggi, fosse un lusso riservato a pochi e le famiglie contadine fossero solite impastare da sole il pane che serviva, normalmente nero e ricavato con farine provenienti dai più diversi cereali, incluso il sorgo)...
I bambini di città incontrano gli animali della fattoria
Frumento e sorgo

Antichi attrezzi della vita contadina

La mucca... fa la linguaccia! 
La sciura del prestinee (la signora del
forno). Il pane bianco era un lusso.

Uomo col tabarro (il lungo mantello) e donna con lo scialle
(le donne stavano quasi sempre in casa...) vicini ad un aratro

La festa di Sant'Antonio abate a Saronno culmina il 17 gennaio, giorno in cui ricorre la festività del Santo. Il mio invito, naturalmente, è quello di partecipare a questo evento - che, quest'anno, dedica particolare attenzione all'alimentazione in vista di Expo 2015 - ma se non potete venire a Saronno potete comunque approfondire qui ed acquistare il DVD con le immagini dello spettacolare corteo storico che ha animato le vie della città.

P.S. Altre foto le trovate su Scattiliberi.

lunedì 29 dicembre 2014

Inverno: la medicina tradizionale cinese contro l'influenza

I princìpi della medicina tradizionale cinese raccomandano, in inverno, di nutrire lo Yin contrastando la disidratazione, così da prevenire l'irritazione e la secchezza dei polmoni e delle vie respiratorie in generale; è proprio in questa stazione, infatti, che è più facile incappare in raucedine, mal di gola, raffreddore e tosse, fastidiosi anche quando non si aggravano fino a sfociare, ad esempio, in laringiti o bronchiti.
Prevenire è certamente meglio e possiamo farlo non soltanto coprendoci per benino quando affrontiamo il freddo fuori casa, ma anche nutrendoci degli alimenti più indicati per questa stagione. In inverno la fanno da padrone le zuppe: liquide e calde, idratano il nostro organismo e gli forniscono il giusto tepore per contrastare le basse temperature del meteo. Particolarmente indicata è la zuppa di papaya, radice di loto, pomodori e germogli di bambù o, anche, quella più vicina alla nostra tradizione occidentale che consiste nel far bollire della carne di pollo (tutte le carni assicurano il calore Yang) in un brodo realizzato con yam (un tubero della famiglia delle Dioscoreaceae), rapa, alghe e radici di loto. In ogni caso è raccomandata una cottura lunga e a fuoco moderato, così da consentire che ogni ingrediente ceda gradualmente le proprie virtù all'acqua, senza che l'eccessivo calore le degradi.

Infusi e bevande calde, la tradizione ne raccomanda l'uso
Secondo la tradizione orientale, l'inverno è governato dall'Elemento Acqua, che è associato a reni, vescica e ghiandole surrenali; per questo è estremamente importante assicurarsi la corretta idratazione durante tutto l'arco della giornata e possiamo farlo non soltanto bevendo thè ed infusi caldi, ma anche mangiando frutti come le pere che, stando alla medicina tradizionale cinese, riducono l'eccessiva secchezza e prevengono l'accumulo di catarro, oltre ad alleviare l'eccessivo calore Yang e la sete.
Zuppa di pollo e mais
Un infuso che è possibile preparare con esse consiste nel far bollire due pere, due mele ed una manciata di mandorle in un litro d'acqua a fuoco medio per un'ora: pere e mele devono essere tagliate a pezzi ma non private della buccia, che avremo avuto l'accortezza di lavare per bene prima, mentre le mandorle vanno lasciate in acqua tiepida per una ventina di minuti prima di essere trasferite all'interno del bollitore con gli altri ingredienti. Anche noci, mandorle e frutta secca - incluse le bacche di Goji essiccate - sono raccomandate come alimento, così come pure i cereali integrali e, per insaporire, aglio e zenzero,  ma ogni pietanza va assunta con moderazione, in quanto in inverno si tende naturalmente a ridurre la propria attività fisica.

Dal momento che per la tradizione orientale l'inverno è Yin, consiglia di mantenere un atteggiamento introspettivo, di riposare quanto più possibile e di consolidare il nostro Qi per prepararlo all'esplosione di vitalità della primavera. Oltre ai cibi, dunque, la medicina cinese suggerisce di andare a dormire presto, di riposare bene, di stare al caldo e di spendere una quantità minima di energia.
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