domenica 17 luglio 2016

McShrimp, ho provato il panino ai gamberetti di McDonald's

Non nuovo alle iniziative delle "edizioni limitate", il colosso dei panini imbottiti propone ora il McShrimp, un panino il cui "gusto delicato dei gamberi esaltati da una deliziosa salsa rosa agli agrumi" dovrebbe accompagnarci, secondo le intenzioni dei pubblicitari, sino alle soglie dell'esotico estremo Oriente. 

In seguito alle mie piuttosto deludenti esperienze con McVeggie e McLobster non vi nascondo di essere stata abbastanza prevenuta nei confronti di questo nuovo nato in casa McDonald's
Ma mi sbagliavo.
Tanto per cominciare, aprendo la confezione mi sono imbattuta - una volta tanto! - in un panino dall'aspetto dignitoso, non collassato di lato, il cui condimento stava giudiziosamente all'interno del pane impreziosito da semi di papavero. Non dissimile dall'immagine pubblicitaria.
E se è vero che anche l'occhio vuole la sua parte, in questo frangente almeno la vista è stata appagata.

Nutrivo non pochi timori circa la "cotoletta" di gamberetti impanati e la relativa frittura, ma con mia sorpresa ciò che ho addentato non era per nulla pesante né intriso d'olio. 
Come se non bastasse, il gusto dei gamberi era ben percepibile - sebbene la "cotoletta" paia contenere anche altro oltre ai molluschi, presumibilmente patate a giudicare dalla consistenza e dal gusto "neutro" - e le verdure fresche e ben dosate, così come pure la salsa rosa, presente in quantità tale da non rendere stoppaccioso il panino e al contempo non preponderante, nella quale, però, non ho percepito l'acidulo che mi aspettavo dovesse derivare dagli agrumi. 
Nel complesso, comunque, un panino gustoso, esteticamente soddisfacente e dal costo accettabile con i suoi 5,30 euro.

sabato 16 luglio 2016

Merenda d'estate

Una merenda (o anche un dessert o, perché no?, una colazione) dolce e gustosa, piena di energia per chi si appresta a fare sport e allo stesso tempo leggera e senza rimorsi, adatta a chi vuole stare attento alla linea. 

Troppe pretese per un'unica pietanza? Assolutamente no! 
Ed è persino economica e veloce da preparare.
Signore e signori, ecco a voi lo yogurt col muesli!

Ingredienti:
  • 1 vasetto di yogurt (se potete farlo voi in casa tanto meglio, se no va benissimo uno yogurt greco o magro)
  • 1 cucchiaio della vostra marmellata o confettura preferita
  • 2 cucchiai abbondanti di muesli
Si mescolano yogurt e confettura fino ad ottenere un composto omogeneo e lo si versa in un profondo bicchiere, alternandolo a strati di muesli.
Si lascia riposare per qualche minuto, così che il muesli inizi ad ammorbidirsi un po' (senza però diventare una pappetta!) e... si mangia. Buon appetito! 

venerdì 15 luglio 2016

Insetti d'estate

Come forse sapete, a me gli insetti piacciono. Certo, non ne terrei in casa come animali da compagnia, però non mi spaventano né mi fanno ribrezzo e, anzi, trovo quel loro aspetto così particolare molto interessante.
In estate la vita dei campi, dei boschi, dei giardini e dei prati si riempie dei ronzii di bombi golosi, di voli di api indaffarate, di minuscoli passi silenziosi sulle corolle dei fiori e allora... eccovi alcuni scatti.
Per scelta non troverete qui farfalle: con tutti quei colori, per forza che sembrano belle! :-)
(Altre immagini potrete trovarle su Scattiliberi




giovedì 14 luglio 2016

Arte a Como: The life electric

Nel 2015 la storica diga foranea di Como ha mutato il proprio profilo grazie a The life electric, scultura disegnata da Daniel Libeskind e dedicata ad Alessandro Volta
Come spesso accade con le nuove installazioni artistiche, sostenitori e detrattori non hanno risparmiato commenti anche perché, con un'altezza di 16,5 metri, non corre certo il rischio di passare inosservata.

Io, nata e cresciuta a Como, ho spesso passeggiato lungo la diga foranea e non ho alcuna difficoltà ad ammettere di trovarla straordinariamente più bella ora, proprio grazie a quest'opera d'arte.

Sono tornata più volte a fotografarla, con diverse condizioni meteorologiche, e sempre sono rimasta affascinata dai giochi di riflessi e di luce che questa struttura dona al visitatore.

(Come sempre, per ingrandire le foto cliccateci sopra. Altre immagini le trovate su Scattiliberi)
Monumento ai Caduti, Tempio Voltiano
e Duomo vicini: magia dei riflessi
Contorsionismo metallico
Turisti reali o riflessi?

domenica 10 luglio 2016

Celtes Insubres: chi siamo e cosa facciamo

La nostra partecipazione a Celtica 2016 in qualità di Celtes Insubres mi porta ora a scrivere qualche riga a spiegazione di chi siamo e cosa facciamo ed il miglior punto di partenza mi pare essere proprio quello del nome.
Un nome, quello di Celtes Insubres, motivato dalla nostra provenienza geografica: tutti gli appartenenti del nostro gruppo, infatti, risiedono nell'odierna Lombardia, terra che sia Polibio (Storie, II, 17) sia Tito Livio (Historiae, V, 34 - in cui si indica anche l'origine della città di Milano, allora Mediolanium, ndr) sia Strabone (Geografia, V, 6 - in cui richiama la metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio [...]; oggi invece è una città importante, al di là del Po, quasi ai piedi delle Alpi, ndr) affermano essere abitata dai Celti Insubri.

Quando siamo Celtes Insubres indossiamo un abbigliamento storicamente più o meno verosimile, ricavato dalle descrizioni di Giovanni Banfi (L'armamento dei celti, ed. Il Cerchio) e dalle purtroppo mai sufficientemente esaustive evidenze archeologiche. Io stessa ho provveduto a tingere naturalmente i tessuti utilizzati per la realizzazione delle camisie (equiparabili per lunghezza e foggia alle tuniche romane), che ho cucito - ovviamente a mano, seppur utilizzando un ago contemporaneo e non certo d'osso.
Poiché i tessuti sono facilmente degradabili è molto raro rinvenirne frammenti nelle tombe - è dalle necropoli che si ricavano la maggior parte delle testimonianze circa i nostri antichi avi - pertanto per l'abbigliamento ci si rifà soprattuto a descrizioni, come quella di Diodoro Siculo: "Le vesti che indossano sono sgargianti, tuniche tinte e ricamate di diversi colori e calzoni che chiamano bracae nella loro lingua; e portano un mantello a strisce, legato da una fibbia sulla spalla, pesante per l'inverno e leggero per l'estate, intessuto di fitti tasselli policromi" (Biblioteca storica) o dal già citato Strabone: "I Galli indossano il sagus (mantello), si fanno crescere i capelli e portano pantaloni stretti; invece del chitone usano tuniche con le maniche, spaccate ai lati e lunghe fino al pube e al sedere". La stessa verosimiglianza cerchiamo di proporla nei monili e nei gioielli che indossiamo, senza pretesa di attendibilità storica ma semplicemente per meglio "calarci nella parte".

Noi Celti Insubri non siamo un gruppo storico e non facciamo rievocazioni storiche (anche per questo andiamo a Celtica, che è una festa e non una rievocazione): siamo un gruppo di appassionati di arti marziali che per uno o due giorni all'anno vogliono divertirsi all'aria aperta, in un luogo incantevole e circondati da tante altre persone che pensano a divertirsi, chi arrostendo maiale sul fuoco da campo, chi indossando orecchie a punta da elfo!
La veridicità storica non è certo una priorità per chi si incontra nel bosco della Val Veny e Celtica non è un simposio di archeologi (tempo fa incontrai persino un'esperta di draghi!).

Per quanto riguarda le arti marziali, il Maestro ed io usiamo spade da combattimento realizzate secondo i criteri dell'archeologia sperimentale e quindi verosimili a quelle utilizzate dagli antichi abitanti della Insubria, mentre i più giovani appartenenti al clan degli Insubres utilizzano gli stessi machete e coltelli che usano nel corso degli allenamenti di Kali Escrima: è questa la disciplina che pratichiamo anche a Celtica, è da qui che vengono estrapolati gli angoli ed il sistema di combattimento che è sicuramente diverso dal modo di combattere dei Celti tramandatoci dalle fonti storiche.
Non usiamo il gaesum, ad esempio, tanto diffuso nella casta mercenaria dei Galli da motivarne la definizione di Gaesati, ma neppure il mataris o gaballacos (se vi interessa un approfondimento in merito vi segnalo l'interessante libro del dott. Gioal Canestrelli) ed evitiamo tutto l'articolato e spesso estremamente prolungato preambolo fatto da insulti sulla lunga distanza e lanci di giavellotti, passando senza troppi complimenti direttamente allo scontro corpo a corpo sulla media e corta distanza.
A chi, incuriosito, si avvicina chiedendoci informazioni o persino di provare, è questo ciò che offriamo, mettendo ben in chiaro che non si tratta di combattimento celtico.

Per approfondire:
- L'armamento dei Celti
- La necropoli lateniana dei Celti Vertamocori a Dormelletto
- Rievocazione storica della battaglia tra Celti e Romani di Flamulasca a Chiusa Pesio (video)

mercoledì 6 luglio 2016

Le MMA in intimo, l'ultima follia dello "sport" made in USA

Una simile boiata poteva arrivare solo dagli Stati Uniti. 
Un Paese che non si crea difficoltà a sbattere bambini in una gabbia a picchiarsi di santa ragione certo deve essere stato ben lieto di accogliere la nascita della Lingerie Fighting Championship, in cui bambolone rifatte fingono di fare a botte.

Non abbastanza belle per poter sfilare coi costumi e l'intimo di Victoria's Secret, non abbastanza brave per poter combattere nelle autentiche leghe di MMA che accolgono campionesse come Ronda Rousey e socie, le gonfiate bonone si azzuffano all'interno della gabbia ottagonale.
Per finta.
Stando ben attente a non sconvolgere troppo trucco e parrucco.
Una gioia per gli occhi dei figli di quanti, negli anni '90, strepitavano al vedere procaci fanciullotte sguazzare nelle farsesche lotte nel fango. Il più becero sessismo ha solo cambiato location.
Uno squallore per le vere donne e le vere praticanti di arti marziali.

lunedì 4 luglio 2016

Preparandosi per Celtica: come tingere naturalmente i tessuti

I Celti e l'arte di tingere i tessuti
(archeologia sperimentale a Casa delle
Grotte di Ara - Piemonte)
Chissà quante volte ci siamo incavolati per quella macchia di vino rosso o di caffè che proprio non ne voleva sapere di venir lavata via dalla tovaglia. E che dire poi di quei mirtilli che hanno rovinato per sempre la nostra bella camicetta? In effetti sono molti gli alimenti che macchiano, ma, in certe occasioni, è interessante osservare l'altra faccia della medaglia e scoprire così dei sistemi completamente naturali per tingere i tessuti. 

Si tratta di metodi ecologici, rispettosi dell'ambiente, economici, divertenti e, nel caso abbiate intenzione di partecipare a Celtica o a qualche rievocazione storica, pienamente accettati dall'archeologia sperimentale.
Perché il mondo antico era molto più colorato di quanto si credesse sino a non molto tempo fa ed i ritrovamenti archeologici lo hanno dimostrato con chiarezza: i tessuti naturali spesso venivano tinti, ad esempio già nell'antico Egitto, nel 2000 a. C., si utilizzava l'indaco, ricavato dall'indigofera tinctoria (pianta non a caso chiamata in questo modo), così come pure il rosso ottenuto dalla lavorazione di piante del genere Rubia, oltre a diverse tonalità di ocra. Se da un lato è vero che alcuni pigmenti erano molto difficili da reperire in passato e per questo estremamente pregiati, altrettanto vero è che l'essere umano è sempre stato abile nel ricavare dalla natura ciò che desiderava e si ingegnava per ottenere il risultato migliore. 

Dalla tisana alla tinozza, il tessuto prende colore
Così anche i Celti non vivevano in un mondo di grigetti e marroncini tipici dei filamenti naturali ottenuti dalla lavorazione della lana, ma tingevano i propri capi d'abbigliamento con colori anche molto sgargianti, in un tripudio di rossi, gialli, ocra...
E allora, in vista di Celtica, ecco che mi sono messa a tingere anch'io le ampie camicie che noi Celtes Insubres indosseremo.

La "ricetta" è piuttosto semplice: basta avere a disposizione una pentola molto capiente, acqua in abbondanza, sale grosso da cucina e naturalmente il nostro colorante o pigmento: vino rosso inacidito o marsalato (comunque non più bevibile), bustine di tè o di tisane scadute, rimasugli di caffè (in questo caso compiremmo un inganno storico, dal momento che i Celti di cui parliamo si attestano attorno al III secolo a. C. ed il caffè venne utilizzato come bevanda ben dopo l'anno 1000... ma potremmo ad esempio realizzare così delle magnifiche casacche medievali e rinascimentali).
Il tessuto prima (sx) e dopo la tintura (dx) con diversi
coloranti di recupero (tisana e vino rosso)
Insomma: si può dare libero sfogo alla propria fantasia e riutilizzare materiali che altrimenti verrebbero gettati come rifiuti.
Si versano 5 litri d'acqua nella pentola e si fanno scaldare; un attimo prima che l'acqua bolla, si aggiungono 5 cucchiai di sale grosso e, non appena questo si è sciolto, si versa il colorante o pigmento. Che deve essere in quantità congrua. Una bustina di tè avanzata servirebbe a ben poco... In via generale, diciamo che ne serve lo stesso peso del tessuto da tingere; due etti di stoffa? Due etti di bustine di tè.
Si lascia bollire e, quando l'acqua si è ben colorata, vi si immerge il tessuto da tingere, rimestando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno e badando che tutte le parti del tessuto vengano intrise. Si lascia cuocere per almeno un paio d'ore e, nel dubbio, si solleva il tessuto fuori dall'acqua per verificare che abbia raggiunto la tonalità che desideriamo. Poi si spegne il fuoco e si attende pazientemente che il tutto raffreddi. Soltanto allora potremo estrarre il nostro tessuto, strizzarlo per bene e provvedere a stenderlo, facendo attenzione a non esporlo alla luce diretta del sole che ne potrebbe modificare la colorazione. 
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