venerdì 6 gennaio 2012

Indovinello della Befana...

Facciamo un giochino? Io vi fornisco un paio di indizi, voi cercate di capire di quale oggetto si tratta.
Pronti? Via!


Intreccio intrigante, ma non molto rivelatore forse… Non fate i furbi, non vale guardare subito in fondo al post! Ecco qui di seguito il secondo indizio.


Questo è un indizione in piena regola! La scritta incisa la dice già mooooolto lunga sulla possibile natura dell'oggetto misterioso e di certo si comincia ad intuire anche il materiale di cui è composto.
Hei, non sbirciate! Prima provate a indovinare! Fatto?
Sicuri sicuri?
Signore e signori, ecco a voi l'oggetto misterioso in tutta la sua metallica, lunga, glaciale e temibile magnificenza!
Si tratta di un coltello da allenamento di Kali, arte marziale che utilizza appunto coltelli e bastoni, e il secondo indizione la diceva lunga perchè Dan Inosanto, allievo di Bruce Lee per quanto riguarda il Jeet Kune Do, è un Maestro di quest'arte.


La monetina da 20 centesimi dovrebbe rendere l'idea delle dimensioni del coltello.
Chi aveva indovinato?


Un bastone, un coltello e il consorte è felice. Oddio, ho sposato un'arma letale! :-)

martedì 3 gennaio 2012

Stage di M.M.A. a Crema




Cosa si fa in un fine settimana di dicembre? Shopping selvaggio alla ricerca dei regali di Natale? Forse, in molti, fanno proprio questo. Personalmente ho preferito seguire marito e amici a Offanengo, in provincia di Crema, per assistere ad uno stage di M.M.A. (Mixed Martial Arts, o, se preferite, arti marziali miste).

Il video, realizzato con riprese e fotografie della giornata (fatte da me e da un'altra appassionata marzialista), lo trovate qui.
Ma cosa sono, in concreto, le M.M.A.? In molti pensano che si tratti di una sorta di "miscuglio" di varie arti marziali e sport da ring, ma in realtà non si tratta affatto di una disciplina improvvisata: le Mixed Martial Arts sono, invece, il risultato di un'accurata selezione di tecniche di combattimento, sia in piedi che a terra, sia sulla media che corta distanza.

Ad essere del tutto onesti, io e la fidanzata di uno dei "picchiatori" avevamo anche pensato di poter unire l'utile al dilettevole: andiamo a Crema, stiamo un paio d'ore a vedere i nostri che se le danno di santa ragione e poi ci dedichiamo un po' al turismo, magari scovando qualche inatteso dono da poter portare a casa per Natale. Ma un terrificante nebbione ci ha ben presto convinte che sarebbe stato infinitamente meglio evitare di avventurarci lungo strade sconosciute.


Lo stage, sotto la guida del Maestro Mario Rama, è stato interessante: sono state analizzate svariate tecniche e si è posta l'attenzione anche sui punti di pressione, ai ragazzi è stata data l'opportunità di confrontarsi in scontri reali per testare "sul campo" quanto appreso… Insomma: un'esperienza davvero positiva!

giovedì 29 dicembre 2011

I biscotti delle feste



Questa fotografia è l'unica che mostra il vaso di biscotti ancora quasi pieno, ma è bastato il tempo di un click della macchina fotografica per vedere rimanere soltanto le briciole. I biscotti sono semplicissimi, di frolla, e accompagnano da anni i miei giorni di Avvento: li preparo prima che comincino le vacanze invernali, da condividere con amici e colleghi. Il loro costante successo, che si rinnova di anno in anno, mi convince sempre più di come sia vero il detto che le cose più buone sono anche le più semplici.

La pasta frolla è forse la preparazione di base più conosciuta e utilizzata non solo perchè davvero buona, ma anche facile facile da realizzare. Per preparare la vostra base per i biscotti potete seguire la ricetta proposta da Giallozafferano o da Viviana, o scovarne qualche altra versione su numerosi foodblogs; io uso la stessa della base per la crostata:
- 300 gr. di farina 00
- 100 gr. di zucchero
- 150 gr. di burro
- 1/2 bustina di lievito
- 3 uova (2 tuorli e uno intero)
e, in più, procuratevi della cannella in polvere e un agrume bio non trattato.

Lavoro rigorosamente a mano, nel modo più veloce possibile, lo zucchero con il burro e aggiungo poi la farina e le uova. Il lievito lo metto se mi ricordo, ma tanto i biscotti non devono diventare alti e quindi anche se non lo aggiungete non fà molta differenza…
Quando l'impasto ha una bella consistenza omogenea, dividetelo in tre parti più o meno uguali.
Mettete la prima parte sulla spianatoia e portatela ad uno spessore di uno o due centimetri, poi con una formina ricavate i diversi biscotti e metteteli in forno a 180° fino a quando diventano dorati. Estraeteli facendo molta attenzione, perchè la frolla calda si rompe con grande facilità, e posateli su un piatto per farli raffreddare.

Quando abbiamo utilizzato tutta la prima parte dell'impasto, prendiamo la seconda e aggiungiamo la cannella. A me piace molto, quindi ci metto una generosa spolverata. Impasto ben bene, fino a quando le screziature della cannella scompaiono e il colore diventa omogeneo. A questo punto spiano la pasta, ritaglio i biscotti con una forma diversa (così, chi non ama la cannella, starà alla larga da quella forma) e inforno.

Terza e ultima parte dell'impasto. Lavo ben bene il mio arancio (o mandarino, o limone, ciò che più vi piace) biologico e ne grattugio un po' di scorza nell'impasto, poi aggiungo un po' di succo - l'impasto inizia ad appiccicarsi alle mani e a disfarsi - e ancora un po' di farina - fino a quando l'impasto torna bello sodo e non si appiccica più - e lavoro velocemente. Stendo poi la pasta, ritaglio con una terza formina i biscotti e inforno.

Et voilà, un modo facile facile per avere tre tipi di biscotto. Un modo che farebbe inorridire moltissimi chef, pasticceri e convinti sostenitori della scienza tra i fornelli, basata su pesature infinitesimali e ingredienti calcolati come elementi chimici, ma che fa godere le papille gustative e che, quindi, per me va benissimo!

mercoledì 21 dicembre 2011

Arte marziale o sport da combattimento?




Che differenza c'è tra arte marziale e sport da combattimento? Forse la più nota consiste nell'approccio filosofico: le arti marziali sono tradizionalmente permeate di ricerca filosofica, introspettiva, contemplano lo studio di sè e del mondo circostante in modo da poter interagire con esso. Gli sport da combattimento sono, appunto, sport: hanno una spiccata finalità agonistica, al termine di un incontro deve esserci un vincitore proprio come avviene nelle gare di sci e nei tornei di calcio.

Sono meglio le arti marziali o gli sport da combattimento? Impossibile rispondere, perchè dipende da ciò che ciascuno di noi ricerca. Se l'obiettivo è l'acquisizione di un maggior equilibrio interiore, allora sono senza dubbio consigliabili le arti marziali; se cerchiamo una via di sfogo che potenzi il corpo e allontani i pensieri, se amiamo la competizione e ci piace metterci alla prova, allora ben vengano gli sport da ring! In termini di difesa personale, entrambe le vie sono percorribili e possono rivelarsi utilissime.


E' proprio la differenza ideologica che sta alle fondamenta di arti marziali e sport da combattimento a far sì che ci siano persone ultraottantenni che praticano Kung Fu o Judo (come in questi casi e, soprattutto, in quello della straordinaria Keiko Fukuda) mentre non ci sono pugililottatori di MMA attivi nella terza età. La ricerca di sè, dell'equilibrio, della consapevolezza non ha data di scadenza e dura quanto una vita intera, avvalendosi del movimento e delle tecniche marziali, ma non limitandosi ad esse.
Voi che ne pensate?

domenica 18 dicembre 2011

Terremoto de L'Aquila: dalle macerie è nata Eva



Li vedi, sorridenti sotto lo scheletro di una casa, e il primo pensiero che salta alla mente, sapendo che quella fotografia è stata scattata nel cratere sismico de L'Aquila, è: ma cosa mai avranno per sorridere? Perchè tutti abbiamo ancora in testa le immagini della devastazione, dei crolli, della disperazione e dei funerali. Molti, poi, conservano anche i ricordi delle promesse mai mantenute, della politica buonista e sotto i riflettori, delle polemiche e delle battaglie verbali sfociate poi nel consueto quanto inutile bla, bla, bla.
Ma cosa c'è che fa sorridere a L'Aquila? Ci sono persone che hanno creduto in un sogno, in loro stessi, nella solidarietà che diventa condivisione (di lavoro, di fatica, di ideali, di vita), nel futuro.

E' così, dalle macerie di Pescomaggiore, che è nata E.V.A.
Pescomaggiore è un borgo a una decina di chilometri da L'Aquila, uno dei molti preziosi quanto fragili borghi altomedievali che costellano i nostri Appennini, e quella terribile notte del 6 aprile anche qui i muri sono crollati, anche qui le persone sono rimaste senza casa, anche qui gran parte del patrimonio storico-culturale si è tramutato in un mucchio di macerie. Nella sciagura, gli abitanti di Pescomaggiore avrebbero potuto fare come moltissimi loro vicini, rassegnandosi ai lunghissimi tempi dell'emergenza e della ricostruzione, magari abbandonando il loro paese, ma invece hanno deciso di affrontare la sorte in modo diverso. Qui era già attivo il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, che operava per migliorare la qualità della vita e recuperare l'abitato storico, attivando anche microprogetti in ambito agricolo, turistico e artistico; in seguito alla catastrofe il Comitato ha deciso di realizzare un villaggio autocostruito e autofinanziato, che consentisse di ospitare le famiglie rimaste senza casa.

Ma questi oculati residenti hanno anche pensato che abitare non significa soltanto avere una casa, quale che sia, e hanno così puntato con decisione sulla bioarchitettura. Su terreni messi a disposizione da alcuni compaesani, a poche centinaia di metri dall'antico borgo di Pescomaggiore, è così nato un villaggio di bilocali e trilocali low cost e a minimo impatto ambientale, nel pieno rispetto delle norme anti-sismiche ed edilizie.
E.V.A. altro non è che Eco Villaggio Autocostruito, dove la vita non si è fermata alle 3 e 32 di quel terribile 6 aprile ma è anzi andata avanti ed E.V.A. stessa non è l'obiettivo, ma un passo di un progetto molto più lungo ed articolato: l'ecovillaggio è un primo passo verso la ricostruzione del borgo originario, dove il 50% delle case è ancora inagibile, è uno stimolo per i residenti e una sfida per i forestieri, è un esempio per chi si rifiuta di starsene semplicemente a guardare.
Ci sono le case, ma c'è anche la terra, ci sono le ricchezze storiche e architettoniche del borgo antico… c'è tanto da scoprire e da fare. Volete saperne di più? Basta un click qui.

domenica 11 dicembre 2011

Brrr, che freddo! Buone notizie sottozero


Brrr, che freddo! Cosa c’è di meglio, per scaldarsi il cuore, di una manciata di buone notizie sottozero, magari lette mentre si gusta una buona cioccolata calda?

E allora partiamo subito, con la notizia della collaborazione tra WWF e Coca Cola a favore degli orsi polari. Il famosissimo marchio di bibite ha utilizzato per decenni gli orsi bianchi come testimonial inconsapevoli ed ora ha pensato bene di provare a restituire il favore, almeno in parte; è nata così la collaborazione con il WWF, volta a raccogliere fondi da destinare alla preservazione e tutela dell’ambiente artico (qui l’articolo). La lattina più conosciuta e venduta al mondo è così diventata bianca, nei mercati statunitensi e canadesi, rinunciando al suo classicissimo ed inconfondibile packaging, per veicolare questo messaggio di sostegno alla causa dell’orso polare: dal 1 novembre 2011 e sino al febbraio 2012 oltre un miliardo e quattrocento milioni di lattine riporteranno, su fondo bianco, l’immagine di una mamma orsa con i suoi due piccoli e, inoltre, la Coca Cola ha già versato la somma di 2 milioni di dollari e punta anche sul sostegno dei propri clienti, che potranno donare un dollaro inviando un sms solidale o fare la propria offerta accedendo al sito Arctic Home. Per quanto riguarda l'Italia, poi, niente lattine con gli orsetti, ma questo non significa niente impegno per gli orsi polari: sono diversi i progetti realizzati da WWF sul campo, dalla creazione di nuove aree protette alla raccolta fondi per aiutare le squadre antibracconaggio con l'acquisto di guanti termici. E' possibile fare una donazione, ma anche adottare un orso polare e ricevere un delizioso peluche in rappresentanza del nostro "figlioccio" del grande Nord: trovate tutte le info su www.wwf.it/artico.

Buone notizie glaciali arrivano anche sul fronte dello sport, dove diverse associazioni sono impegnate per rendere godibili le specialità invernali anche dai disabili. Al Sestriere, ad esempio, è attiva la Freewhite Ski Team, fondata e presieduta dall’olimpionico di sci Gianfranco Martin: questa associazione è nata per far conoscere ai ragazzi con disabilità, dai 3 ai 18 anni, gli sport invernali e, avvalendosi della professionalità dei maestri di sci e di attrezzature all’avanguardia, propone corsi gratuiti per i principianti che si avvicinano per la prima volta alla pratica dello sci alpino. In Val di Fiemme è invece l’associazione Sportabili Onlus che organizza passeggiate, escursioni con le ciaspole e pattinaggio sul ghiaccio, oltre naturalmente a lezioni di sci alpino e sci nordico, per persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive. La sezione torinese dell’Unione Italiana Ciechi, poi, propone due nuove discipline sportive, con corsi di pattinaggio sul ghiaccio e di Karate (qui l’articolo).

In ambito sociale, sono sempre più numerose le città che adottano il “Piano antifreddo” per aiutare i senzatetto con azioni mirate. A Milano, ad esempio, è entrato in azione il 15 novembre e proseguirà sino al 31 marzo 2012: sette unità mobili, gestite da Croce Rossa Italiana, Fondazione Fratelli di San Francesco, City Angels e Ronda della Carità, saranno impegnate sulle strade e, al contempo, è stata aumentata del 10% la disponibilità di posti letto per i clochard rispetto allo scorso anno. A Ravenna i volontari della Protezione Civile hanno approntato due tende riscaldate in grado di accogliere una ventina di senzatetto e si discute di aprire le stazioni per garantire loro un rifugio, mentre a Firenze il Comune ha incrementato di 158 unità i posti letto disponibili, superando quota mille, e garantisce giornalmente – grazie ad uno sponsor privato – dai 150 ai 200 pasti caldi ogni giorno (qui l’articolo) e il Comune di Trieste ha attivato una collaborazione con forze dell’ordine, Caritas, Azienda sanitaria locale, Croce Rossa e Protezione Civile per potenziare l’aiuto offerto ai clochard, contando anche sull’aiuto di un insolito partner: l’Ikea, che ha donato al dormitorio di via Udine 64 coperte.
Si può fare di più? Certamente sì, ma questo è pur sempre un buon inizio. Che scalda il cuore.

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