lunedì 5 maggio 2008

Miss Detective



Gracie Hart è un’agente dell’FBI estremamente intelligente, in gamba, preparata. L’azione non la spaventa ed ha rinunciato alla sua femminilità già prima di sapere che esistesse, quando, ancora bambina, faceva a pugni coi maschi per difendere i compagni più deboli.
Oggi, diventata adulta, sgomina bande criminali, risolve i casi ricorrendo ad acume e logica, spara come il giustiziere della notte, sfida i compagni alla lotta corpo a corpo e sfoga il nervosismo mangiando cibo cinese take away e prendendo a pugni il sacco da boxeur che ha montato direttamente nel suo appartamento.
Tutto ciò che odia prende corpo nelle miss dei concorsi di bellezza: giovani, eleganti oche capaci soltanto di truccarsi, abbinare scarpe e borsetta e desiderare la pace nel mondo.
Naturalmente, con tali presupposti, toccherà a lei lavorare sotto copertura direttamente nel concorso di Miss America!
"Miss Detective" è una commedia divertente e leggera, con una splendida Sandra Bullok ed un eccezionale Michael Caine (battute sagaci ma acide quanto e più di un limone!), che ricorda – se ce ne fosse bisogno – che nulla è sempre e soltanto come appare in superficie.

venerdì 2 maggio 2008

Il cammino della vita


Ho ricevuto questa mail da un caro amico, Maestro di arti marziali e squisita persona. Via mail circola tanta spazzatura, girano tante "catene di S. Antonio" insulse... per questo ho voluto dare spazio a questa mail, perchè riluce di gioia, infonde speranza, è tutt'altro che insulsa.
Buona lettura e buon cammino!

Molti sono convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo.
Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato questa età.
Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l'auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare.

Ma se non cominciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo? Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale accettare questa realtà e decidere di essere felici, qualunque cosa accada.

Alfred Souza* dice: "Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c'erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita."
Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c'e un mezzo per essere felici ma la felicita è il mezzo.
Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno. Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 kg, di prendere 5 kg, di avere dei figli, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova. Smettete di aspettare la primavera, l'estate, l'autunno o l'inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita e decidete che non c'è momento migliore per essere felici che il momento presente. La felicità e le gioie della vita non sono delle mete ma un viaggio. Un pensiero per oggi: lavorate, come se non aveste bisogno di soldi; amate come se non doveste soffrire; ballate, come se nessuno vi guardasse.

Ora rifletti bene e cerca di rispondere a queste domande:

1 - Nomina le 5 persone più ricche del mondo.
2 - Nomina le 5 ultime vincitrici del concorso Miss Universo.
3 - Nomina 10 vincitori del premio Nobel.
4 - Nomina i 5 ultimi vincitori del premio Oscar come miglior attore o attrice.

Come va? Male? Non preoccuparti. Nessuno di noi ricorda i migliori di ieri. E gli applausi se ne vanno! E i trofei si impolverano! I vincitori si dimenticano!
Adesso rispondi a queste altre:

1 - Nomina 3 professori che ti hanno aiutato nella tua formazione.
2 - Nomina 3 amici che ti hanno aiutato in tempi difficili.
3 - Pensa ad alcune persone che ti hanno fatto sentire speciale.
4 - Nomina 5 persone con cui passi il tuo tempo.

Come va? Meglio? Le persone che segnano la differenza nella tua vita non sono quelle con le migliori credenziali, con molti soldi, o i migliori premi... Sono quelle che si preoccupano per te, che si prendono cura di te, quelle che ad ogni modo stanno con te. Rifletti un momento. La vita è molto corta!

Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle**, nove atleti, tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri. Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo, ma con la voglia di arrivare e vincere. In tre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull'asfalto, fece un paio di capriole e cominciò a piangere. Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro. Si fermarono e tornarono indietro...ciascuno di loro. Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire: "Adesso stai meglio?" Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.
Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti. Persone che erano presenti raccontano ancora la storia. Perché? Perché dentro di noi sappiamo che la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi. La cosa importante in questa vita é aiutare gli altri a vincere, anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa.


* Ho cercato su Wikipedia: questo nome non trova alcuna corrispondenza. Non so se questo individuo sia reale o meno, tuttavia le parole attribuitegli trovo meritassero spazio.

** Non ho trovato nessuna conferma che questo fatto sia realmente avvenuto. Ho cercato sul sito antibufala di Paolo Attivissimo ma non vi è alcuna notizia in merito. Quindi non so dirvi se si tratti di un fatto reale o di una bufala ancora non recensita... Però spero tanto sia vero!

L'immagine a inizio post si intitola "Speranza", di Matteo Capone. Trovate info cliccando sull'immagine stessa oppure qui.

giovedì 1 maggio 2008

Coraggio e stupidità


C'è chi si stanca di pagare il pizzo e trova il coraggio di denuciare. E così riesce a far finire in manette persino un ex consigliere comunale.
E' questo quanto accaduto ad Agrigento, dove un imprenditore ha deciso di dire "basta" e si è rivolto alle forze dell'ordine, consentendo così l'arresto dell'ex politico - peraltro arrestato alla fine dello scorso ottobre per mafia.
C'è poi la stupidità. Perchè viene da domandarsi chi possa rimettere in libertà un mafioso, se non un perfetto stupido.

C'è chi riesce a sfuggire ad uno stupro e vede il proprio assalitore venir arrestato, come in questo recente caso di Milano, ma soltanto per apprendere che il quasi-violentatore ha un "curriculum" di tutto rispetto, punteggiato da violenze, aggressioni, stupri e droga e che, molto probabilmente, come già accaduto soltanto pochi mesi prima, verrà rimesso in libertà. Da un altro esimio stupido.

C'è chi trova il coraggio, a Firenze, di chiamare il 113 pur essendo minorenne per denunciare un reato e per questo corre il rischio di divenire vittima a sua volta. E c'è la stupidità di chi si adopererà affinchè questo individuo venga rimesso presto in libertà, così che possa tornare a nuocere.

I nostri giornali, sia cartacei che virtuali, sono pieni di notizie di arresti. Segno che le forze dell'ordine lavorano, talvolta anche molto bene! Ma quanti, di questi arresti, si trasformano poi in detenzione? Quanti di questi malviventi pagano poi il conto alla giustizia? Quanto, di questo coraggio, non viene vanificato dalla stupidità?

domenica 27 aprile 2008

Arti marziali, che scorpacciata! - EuroChina 2008 ed Oktagon

Ieri, alle tre del pomeriggio, una minuscola rappresentanza della Scuola Wo Chen di Saronno è arrivata al Palacandy di Monza per assistere agli incontri ed alle gare di forme di Eurochina 2008, di cui vi avevo già parlato in precedenza. Eccoci qui sotto, in… abiti civili.

E’ stata una piacevole sorpresa incontrare, pochi minuti dopo, gli allievi della Scuola di T’Ien Shu CSeA Tao Chen di Aosta Sidney Actis e Matteo Toma, accompagnati dal Maestro Dimitri Calcagnile, in trasferta per partecipare alla competizione di combattimento! Abbiamo così trascorso insieme il tempo che li separava dal salire sul tatami, osservando i combattimenti di “punto e stop” e le gare di forme. Ho scattato oltre 200 foto, ma vi grazio e ne pubblico qui di seguito soltanto una stringatissima selezione :-D.

Matteo Toma, il Maestro Carpanese, Sidney Actis e, in basso, il Maestro Calcagnile


Immagini dei combattimenti


Gare di forme con armi

Un po’ per ingannare l’attesa, un po’ per spezzare la tensione, il nostro Maestro ed i ragazzi di Aosta hanno trascorso insieme parte del tempo, facendo riscaldamento tecnico.


Eccoli qui: ore 17.19, pronti a salire sul tatami per uno scontro diretto. Vada come vada, l’importante è divertirsi e fare esperienza.


Al termine degli incontri, i nostri amici si aggiudicano un primo ed un secondo posto: risultato più che lusinghiero!

La premiazione
Qui trovate le foto ingrandite

Ma la mia scorpacciata di arti marziali era solo all’inizio! La sera stessa, infatti, a partire dalle 23 (orario sempre infelice, ahimè!), Italia Uno ha trasmesso Oktagon: appuntamento assolutamente imperdibile!
Il primo incontro, non valevole per la selezione di Oktagon, ha avuto per protagoniste due ragazze quanto mai toste ed agguerrite:
Alice Caliguri ed Eleonora Leprini; nota, la prima, per essere stata recentemente nella "casa" del "Grande Fratello" televisivo (proprio vero, allora, che nulla è cattivo in senso assoluto... spiace soltanto che una guerrira per ottenere un minimo di visibilità debba far ricorso a simili squallidi mezzi). Dopo tre round di due minuti ciascuno, Alice si è infine aggiudicata il combattutissimo e tecnico incontro ai punti. Bello, bello, bello! Complimenti ad entrambe le atlete, che non si sono certo risparmiate, ed hanno offerto uno spettacolo di alto livello.
E' stata poi la volta dell'italiano Giorgio Petrosyan contro lo svizzero Mikel Colaj: anche in questo caso, bello scontro e giusta vittoria ai punti per il guerriero di casa.
Arnaldo Silva e Halim Issaoui sono stati poi i successivi ad affrontarsi; Silva, gran favorito dal pubblico, è stato a tratti superiore, ha fatto a parer mio un po' lo sbruffone, sbeffeggiando il rivale. Ho quindi esultato per la vittoria di Issaoui, che non si è lasciato scomporre e ha anzi reagito colpo su colpo, mentre il pubblico in sala, molto poco sportivamente, fischiava il risultato. Bellissimo, poi, il comportamento a fine scontro: i due atleti sono usciti abbracciati, un gesto di vera sportività che ho pienamente gustato.
Il belga Yassin Boudrouz ha poi incontrato l'olandese Murthel Groenhart - idolatrato, soprattutto pare dal pubblico femminile, in seguito alla sua partecipazione ad un reality show marziale - in un combattimento purtroppo estremamente breve: Boudrouz, già ferito all'arcata sopraccigliare in un precedente incontro, ha subìto un attacco al volto da Groenhart ed ha dovuto abbandonare il ring al primo round.
Ed eccoci così giunti alla finale: Issaoui contro Groenhart, per un derby olandese. Groenhart, da autentico show man, si è presentato con il volto coperto da una maschera raffigurante un teschio...
Comunque: il primo round è stato quasi dominato da Issaoui (con mia grande gioia), che ha più volte costretto l'avversario alle corde, ma già il secondo round si è presentato molto più equilibrato, con un Groenhart in netta crescita. Al terzo round, una poderosa ginocchiata di Groenhart al volto dell'avversario ha segnato l'inizio della fine ed Issaoui è capitolato.
Anche se tecnicamente preferivo Issaoui (peraltro più sobrio, quindi per forza di cose prediletto da me che non amo le "pagliacciate"), ho molto apprezzato l'incontro e trovo che il risultato finale sia stato equo. Mi è piaciuto molto anche il "dopo incontro", quando i due avversari si sono sportivamente abbracciati, tra gli applausi del pubblico. Un'ennesima dimostrazione del fatto che ciò che accade sul ring non preclude assolutamente la possibilità di rispetto e stima reciproci tra avversari, anzi.
Al di là della cronaca degli incontri, vorrei sottolineare come la differenza tra uomini e donne sia stata ancora una volta evidenziata: mentre i round tra la Caliguri e la Leprini venivano staccati da una sola donna, peraltro vestita, che teneva tra le mani il cartellone indicante il numero del round, i tempi tra gli uomini venivano scanditi ciascuno da quattro discinte ed ancheggianti fanciulle che simulavano lap dance strusciandosi sulle corde di bordo ring. Nulla in contrario, per carità, ma prego gli organizzatori affinchè, per la prossima edizione di Oktagon, provvedano a trovare quattro discinti ed ancheggianti rugbysti che delizino il pubblico femminile.
O, in alternativa, che ci si sbarazzi una volta per tutte di queste tizie che non è che siano poi così indispensabili ai fini di un buono e sportivo combattimento... ;-)

giovedì 24 aprile 2008

Certe cose non le capisco...


Ed ecco che torno con un'altra serie di cose che non capisco... Alcuni argomenti sono serissimi, altri possono strappare un sorriso, ma comunque confido, anche questa volta, nel vostro aiuto per cercare di capirci qualcosa di più!
Come sempre, cliccando sul titolo trovate l'articolo corrispondente.

Ora: si lavora per vivere, giusto? Si lavora per poter guadagnare del denaro e, con esso, potersi garantire un tetto sopra la testa, un piatto caldo in tavola, un letto nel quale distendersi dopo una giornata di lavoro. Allora perchè cavolo di lavoro si muore?
Qui trovate un altro articolo... è un'ecatombe!
Anche se i dati INAIL sembrano confermare un calo degli infortuni mortali sul lavoro, si tratta di quasi 5 decessi ogni giorno (dato calcolato dalla stima totale delle "morti bianche" del 2007 diviso i 260 giorni lavorativi annui medi). Perchè? Perchè ogni giorno cinque famiglie devono perdere un loro caro a causa del lavoro?

E qui di domande ce ne sono un sacco... Perchè, nonostante decenni di studi, ricerche, pubblicazioni, il maschio è ancora fissato con le misure? Perchè gli insegnanti non possono (o non vogliono) più rifilare un solenne ceffone al discolo di turno? Perchè i genitori scusano sempre e comunque i comportamenti anche più idioti, deplorevoli o persino lesivi dell'altrui benessere (vedi stupri ed aggressioni in "branco") dei propri figli?
Dopo il caso dell'artista latinoamericano Guillermo Habacuc Vargas, che voleva lasciar morir di fame un cane randagio (trovate tutta la vicenda accuratamente documentata qui), tocca ora all'essere umano venir messo in mostra, da un altro "artista", nei suoi ultimi momenti di vita. Gregor Schneider, infatti, un noto artista tedesco, sta cercando un moribondo che sia disposto a trascorrere gli ultimi giorni - o attimi - della propria vita sotto lo sguardo della gente, magari in una galleria d'arte.
Spero ardentemente che anche questo articolo risulti in fine una "mezza bufala", ma intanto vien da chiedersi se sia giusto porre dei limiti all'arte, no?

Sono una donna ed ho anche la patente, ciò nonostante sono una convinta sostenitrice del fatto che le donne, in larga misura, non sappiano guidare. O subiscono l'auto, restando avvinghiate al volante e mantenendo una velocità di crociera di 30 all'ora anche in autostrada, oppure sono vittime di una drastica trasformazione e, appena le loro terga toccano il sedile, il testosterone s'impenna e diventano belve della strada, col piede incollato all'acceleratore ed una perfetta ignoranza di tutto quanto avevano appreso a scuola guida.
Ieri, mentre tornavo dal lavoro in bicicletta, a momenti venivo spalmata come un riccio sull'asfalto da una bionda in utilitaria per la quale la precedenza a destra è un'opinione.
La scorsa settimana, mentre attraversavo un incrocio con semaforo verde (per i pedoni), ho rischito di finire arrotata da un'arzilla vecchina alla guida di una Clio rosso fuoco...
Per non parlare, poi, delle leggiadre creature che ritengono che lo specchietto retrovisore serva solo per aggiustarsi il mascara e che gli "stop" siano delle decorazioni tribali lasciate sull'asfalto!
Personalmente, come avrete capito, cerco di guidare l'auto il meno possibile (e quando sono costretta a farlo sono conscia di essere potenzialmente letale!). Ma perchè certi pericoli pubblici si ostinano a guidare? Voglia di libertà? Carenza di mezzi pubblici? Desiderio di conquistare anche in questo campo la parità col "sesso forte"? Perchè? Scatenatevi coi commenti! :-D

mercoledì 23 aprile 2008

Il Clan della Nebbia


La scorsa settimana su Rai Tre, nel corso di Geo & Geo, è stato trasmesso questo bellissimo documentario sulla vita dei lupi iberici. Che ami gli animali non è un mistero, così come non lo è il fatto che mi piacciano infinitamente i lupi: una passione nata con Cappuccetto Rosso (fin da piccolissima mi era stato spiegato che i lupi non sono cattivi e non divorano i bambini, grazie mamma e papà!) e cresciuta anche per merito dell’opera di Farley Mowat.

Il lupo iberico (in spagnolo lobo iberico)– ho appreso dal filmato - è il più puro e diffuso d’Europa; è un animale poderoso, capace ad esempio di tenere il cosiddetto “trotto del lupo” (necessario per la caccia) persino per ore grazie all’ampia cassa toracica ed alle piccole unghie che garantiscono un’ottima presa sul terreno. Il maschio capoclan è padre e fratello della maggior parte degli altri membri del branco, che possono occupare un territorio esteso anche molti chilometri; soltanto la coppia dominante si riproduce – esattamente come avviene anche nei lupi artici di Mowat – e può avvenire che veterani e giovani emarginati abbandonino il clan, incapaci di sostenere le lotte per il cibo.
E’ proprio questo che avviene anche nel Clan della Nebbia: un esemplare anziano ed un giovane si alleano e, insieme, abbandonano il territorio del loro branco per avventurarsi nei boschi iberici. E’ una vita dura, fatta di fughe per non essere intercettati dai lupi di altri clan mentre ne attraversano i territori, fatta di fame e di lotte per la sopravvivenza. Ma è anche una storia che offre straordinarie riprese del lupo anziano che riesce persino a pescare delle trote, e di emozioni quasi umane. Perché il veterano muore dopo un’ultima battaglia ed il giovane lo scuote col muso, come a volerlo risvegliare, ed innalza poi il suo ululato al cielo, in modo che il lontano Clan sappia della perdita. E’ così che viaggiano le notizie nel mondo dei lupi: con ululati che fin dalla notte dei tempi incutono timore e confermano la presenza di un essere potente e coraggioso che domina incontrastato i boschi.

E la vita continua, anche per i lupi. E così il giovane esemplare solitario prosegue il suo peregrinare, facendo tesoro delle lezioni impartitigli dal compagno scomparso, sino a giungere a quello che gli pare un enorme fiume blu con una sola sponda: l’Oceano Atlantico. E’ proprio qui, a molti chilometri di distanza da quella che era stata la sua casa e la sua vita, che incontra una giovane femmina, anche lei emarginata dal proprio Clan, anche lei sola e coraggiosa e forte. E la vita un’altra volta riprende. Ed il prossimo ululato che si leverà verso la luna sarà per annunciare una nascita e la venuta alla luce di un nuovo Clan.

P.S. Cliccate qui per accedere al sito del centro per la conservazione del lupo iberico (in spagnolo, inglese e tedesco).

martedì 22 aprile 2008

La Principessa schiava



Lo confesso, quando ho iniziato a leggere questo libro l’ho fatto con qualche pregiudizio. Non mi capita spesso. Solitamente, apro la copertina e mi lancio a capofitto nel mondo che le pagine mi dischiudono mano a mano che proseguo nella lettura, ma con “La Principessa schiava” non è stato così; avevo da poco scritto de “La masai bianca”, la ridda di emozioni che quel libro aveva suscitato in me non si era ancora placata e la copertina di questo nuovo volume mi aveva subito fatto pensare a qualcosa del tipo: beh, parlerò di questo come della conferma del detto “donne e buoi dei paesi tuoi, parte seconda”. Perché anche Jacqueline Pascarl è un’occidentale che ha sposato un uomo ben diverso per tradizioni, proprio come diversi erano i protagonisti di “La masai bianca”.

Ma poi, la lettura mi ha portata a cambiare – se non addirittura stravolgere – il mio giudizio. Jacqueline ha vissuto un’infanzia difficile ed un’adolescenza a dir poco mostruosa, scandita da abusi e violenze, e quando, a soli diciassette anni, un principe l’ha chiesta in moglie non le è sembrato vero.
Bahrin, membro della famiglia reale malese, studiava architettura a Melbourne, dove Jacqueline era nata e cresciuta, lei lo amava e lui non sembrava molto legato ai dettami della sua religione, quando in Australia si frequentavano e facevano l’amore senza essere sposati. Ma appena giunti in Malesia il premuroso maritino si trasforma: la prima notte di nozze la violenta, le dice che è una sua proprietà, e da allora comincia un costante annientamento di ciò che Jacqueline è, della sua personalità, della sua volontà, persino del suo nome. Lei diventa Yasmin Tengku Bahrin, moglie del principe Yang Amat Mulia Raja Kamarul Bahrin Shah ibni Yang Amat Mulia Raja Ahmad Baharuddin Shah e madre delle loro altezze Raja Muhamad Baharuddin Ismail Shah bin Raja Kamarul Bahrin Shah (Iddin) e Raja Shahirah Aishah (Shahirah).
Il libro racconta la vita di Jacqueline dalla sua infanzia sino alla sua lotta per tornare ad essere Jacqueline, per tornare all’indipendenza ed alla libertà, per trovare la forza di affrontare il divorzio. E sino all’indomita battaglia per i suoi due figli. Un’autobiografia drammatica e toccante, sconvolgente, che in nessun modo potrei liquidare con un semplicistico “mogli e buoi dei paesi tuoi”.

Titolo:
La Principessa schiava
Autore: Jacqueline Pascarl (in inglese) Traduttore: Annalisa Carena
Editore:
Piemme
Data di pubblicazione: 2008

P.S. Ricordate di segnalare qui il vostro "libro scomparso"; l'autore che amate e che non è noto come meriterebbe, il libro che vi ha cambiato la vita o che cercate e non riuscite a trovare in nessuna libreria... C'è un premio che li aspetta!
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