sabato 10 dicembre 2011

Cous cous riciclone


Ricetta facile facile per far pulizia in dispensa e in frigorifero, mettendo insieme un piatto unico gustoso e velocissimo. Vi sembra troppo bello per essere vero? Niente affatto! Guardate qua.
Si mette un po' d'olio in un pentolino, con un trito per soffritto, e ci si fa tostare il cous cous, fino a quando alcuni grani scuriscono; si aggiunge un po' d'acqua e, mentre il cous cous cuoce, nel frattempo abbiamo messo in una pentola con un filo d'olio d'oliva carote, peperoni, cornetti e… tutta la verdura che abbiamo in frigorifero, tagliata a julienne non troppo sottile.

Quando la verdura inizia ad appassire, la si travasa nel pentolino con il cous cous, che nel mentre si sarà ormai bevuta tutta l'acqua, raggiungendo un buon punto di cottura, e ci si aggiunge una scatoletta di tonno ben sgocciolata.

Si mescola ben bene il tutto e dopo qualche istante, quando il nostro cous cous è ben caldo e amalgamato, si può servire. Io, normalmente, prendo il pentolino e lo travaso direttamente nel mio piatto, ma se sono in vena di far bella figura posso persino spingermi a copiare i trucchetti degli chef e impiattare un tortino di cous cous guarnito con alcune verdure, come quello fotografato qui sotto! Bon appetit!

P.S. Anche questa ricetta partecipa al contest di Cucchiaio e Pentolone "La cucina del riciclo"



mercoledì 7 dicembre 2011

Eccheccavolo!


Sono di parte? Certamente sì! Ma non venitemi a dire che un gioco simile è educativo. Prendere a martellate in testa delle mie simili (anche se di plastica)… dai, eccheccavolo!

(La foto fa un po' schifo, lo so, ma l'ho rubata col cellulare all'interno di un centro commerciale…)

martedì 6 dicembre 2011

L'estate in inverno

Ormai devo rassegnarmi: il freddo è arrivato e pare del tutto intenzionato a non andarsene tanto presto. Come se non bastasse, il cambio dell'ora fa sì che esca di casa col buio e ritorni… col buio! Una tristezza infinita - mi domando come possano degli esseri umani vivere nelle regioni polari, con sei mesi di oscurità all'anno - che mi fa sentire una specie di vampira fuori posto ed accende la nostalgia del sole e dell'estate.

Che fare, allora? Beh, sarà anche soltanto un palliativo, ma io l'estate me la metto nel piatto! Con una ricetta facile facile, come sempre in perfetto stile sopravvivenza, che costa poco, si realizza in fretta e soddisfa il palato.

Quando il sole splendeva alto nel cielo, nei campi e sui banchi dei fruttivendoli spopolavano dei magnifici peperoni


…Ne bastano un paio, uno rosso e uno giallo, ben lavati e puliti dai semini, poi tagliati a listarelle e congelati proprio in attesa del freddo invernale. Quando il freddo arriva, dal surgelatore riemerge la busta con all'interno i colori del sole. In una padella metto un po' d'olio d'oliva e della cipolla tagliata sottile, poi aggiungo i peperoni e faccio cuocere a fuoco moderato. Non aggiungo sale, perchè poi ci sarà il "trucco"…


Quando peperoni e cipolla sono adeguatamente appassiti (mamma mia, come mi piace usare la terminologia da chef! Sembra quasi che io sappia persino cucinare… He! He! He!) aggiungo cubetti di pancetta affumicata. Sono loro il trucchetto di cui parlavo qui sopra. Lascio cuocere ancora per qualche minuto, avendo cura di mescolare di tanto in tanto. E poi mi spazzolo tutto!

Basta, finito, tutto qui. Certo, ci sono infinite varianti della peperonata: c'è chi frigge i peperoni, chi li passa al forno e poi li priva della pelle, chi aggiunge del sugo di pomodoro… Io no. A me, per tornare a gustare un angolino d'estate, basta davvero poco!

E se non sapete come trascorrere la serata mentre vi gustate questa o un'altra ricetta, non dimenticatevi che tutti i martedì sera su Rai4 continua "Missione Estremo Oriente", la rassegna di film provenienti da Cina, Giappone, Corea, Thailandia… Imperdibili!

lunedì 5 dicembre 2011

Mimetismo autunnale


Ma chi l'ha detto che i maestri del mimetismo sono i camaleonti? Guardate di cosa è capace la mia lupona! :-)

sabato 3 dicembre 2011

Le tre S del giornalismo… più o meno


Ma ci sono ancora le buone notizie? Verrebbe da chiederselo, guardando i tg e leggendo i giornali. La storia è sempre la stessa: ad attrarre il pubblico pare che siano le famose “tre S del giornalismo”, ovvero sia “sesso”, “soldi” e “sangue”, quindi è su questo che punta molto spesso l’informazione.

Ma io, che delle tre S francamente me ne infischio (tanto mica devo vendere copie!), frugando qua e là riesco a scovare qualche buona notizia da condividere.

Iniziamo con quella dell’anziana coraggiosa che non solo ha sventato una rapina, ma è anche riuscita a far arrestare i due malviventi. Si tratta di una signora bresciana che, grazie ad un’astuzia – ma anche all’intervento tempestivo dei vicini e dei Carabinieri – è riuscita a salvare se stessa e la sua pensione (qui l’articolo).

La sostenibilità ambientale è un obiettivo da perseguire con costanza e fermezza e così ecco che Venezia, splendida città in cui vivono circa 6 mila gatti domestici, lancia la campagna “Gatti sostenibili. Impronte ecologiche leggere”, realizzata in collaborazione con Achab Group e Legambiente. In che cosa consiste? Nella distribuzione gratuita, ai proprietari dei mici, di lettiere vegetali, ecocompatibili. Si stima che ogni anno un gatto domestico produca oltre 200 chili di rifiuto secco, costituito quasi interamente da lettiera minerale: un rifiuto, che non è in alcun modo riciclabile e che deve essere così conferito all’inceneritore, che supera le 1.300 tonnellate all’anno. Un rifiuto che sarà possibile ridurre sensibilmente, se non eliminare, grazie a “Gatti sostenibili .

Ancora oltre, in termini di risparmio energetico e di sostenibilità ambientale, si sono spinti in Giappone, dove è stata realizzata una motocicletta che ha dell’incredibile. Si chiama Toilet Bike Neo, è nata dall’idea del maggior produttore di articoli sanitari del Sol Levante e funziona grazie al biogas prodotto dalle feci umane. In pratica, quando non è impegnato a guidare il biker può tranquillamente provvedere a… fare il pieno alla sua motocicletta, senza nemmeno aver bisogno di cercare un bagno pubblico! L’innovativo mezzo di trasporto è impegnato in un giro on the road del Giappone, per dimostrare la sua efficacia. E qui trovate l’articolo.

Per ora mi fermo qui e giusto ora mi accorgo di aver scritto anch’io secondo il principio delle tre S: ho parlato di una signora, di sostenibilità e di sterco. Non sono le stesse tre che va predicando la Bibbia del buon giornalista, ma va beh!

venerdì 2 dicembre 2011

La rinascenza dei Martinitt



Immaginate un museo interamente costruito attorno a fonti d'archivio. Cosa vi è venuto in mente? Penso di non allontanarmi troppo dal giusto se dico che avete pensato a un edificio pieno zeppo di carta: fogli, per la maggior parte (in fondo si tratta di un archivio), e magari qualche libro.

Niente di più lontano dal Museo Martinitt e Stelline di Milano! Martinitt e Stelline erano, rispettivamente, bambini milanesi orfani maschi e femmine accolti negli omonimi orfanotrofi; non si trattava di bambini abbandonati, dunque, ma di piccoli che, rimasti senza padre e spesso con molti fratelli e sorelle più piccoli, venivano mandati in orfanotrofio dalla madre, vedova e chiaramente senza lavoro nell'800.

Qui ai bambini venivano offerti una camera, pasti caldi, la possibilità - altrimenti impensabile - di studiare, fare sport e teatro e di apprendere un mestiere. Era una vita facile? No, per nulla. Quelli che entravano in orfanotrofio erano bambini che, nel migliore dei casi, avevano perso un genitore; qui imparavano, anche a suon di punizioni, la disciplina e il rispetto per maestri e Direttore. Ma qui apprendevano anche valori come l'onestà, l'impegno, l'intraprendenza e la serietà. Una rinascenza più ancora che semplice rinascita. Non a caso tra i Martinitt si annoverano giovani uomini che, usciti dall'orfanotrofio, hanno contribuito a far grande Milano nel mondo: Angelo Rizzoli, ad esempio, che con un diploma da tipografo e 850 lire in tasca nel 1905 gettò le basi dell'odierna RCS e che non rinnegò mai il suo passato facendone anzi motivo d'orgoglio, il leader della Luxottica Leonardo del Vecchio ed il meccanico Edoardo Bianchi, creatore della celeberrima bicicletta Bianchi.

Tutto questo, io, sono venuta a saperlo grazie a questo museo che, contrariamente a quanto temevo all'inizio, è tutt'altro che pieno zeppo di carta e polveroso. Anche qui, signori miei, c'è stata una vera e propria rinascenza, tanto artistica quanto pratica: i documenti sono stati digitalizzati e inseriti in stupefacenti supporti multimediali che rendono la visita molto coinvolgente e tutt'altro che noiosa.

(clicca sulla foto per approfondimenti)

Già all'ingresso si comprende subito di non trovarsi all'interno di un museo come viene tradizionalmente pensato: sulle scale vengono proiettate immagini di fotografie d'archivio, mentre ombre di bambini si muovono correndo lungo la scalinata e si sentono anche i loro passi, le loro voci… Ombre di bambini che non ci sono più (l'orfanotrofio è stato chiuso negli anni '70, anche se i Martinitt operano ancora oggi, attraverso le ben più moderne case-famiglia), ma che immediatamente catapultano il visitatore in un'atmosfera in cui reale e virtuale si fondono.

(clicca sulla foto per approfondimenti)

I documenti di archivio, poi, che alla maggioranza delle persone sembrerebbero noiosissimi se proposti nella loro cartacea concretezza e che potrebbero venir seriamente danneggiati se manipolati molte volte al giorno, sono così protetti da un lato e resi appetibili, curiosi e interessanti dall'altro.
La multimedialità, inoltre, consente tipologie di lettura diverse: si può visitare il museo una volta per scoprire il mondo del lavoro nella Milano dell'800, tornare dopo qualche giorno e concentrarsi soltanto sulle Cinque Giornate di Milano, ripassare dopo qualche tempo e sedersi in un'aula scolastica in cui un maestro (virtuale ma credibilissimo) tiene una lezione e vi interroga, congratulandosi con voi se rispondete nel modo giusto… Un risultato impensabile se soltanto l'archivio fosse stato semplicemente gestito nel modo tradizionale! Invece un Martinitt che, come suoi illustri predecessori, ha fatto fortuna, ha voluto che venisse realizzato questo museo, ad ingresso gratuito, elargendo una cifra consistente e desiderando rimanere anonimo. Segno tangibile che i valori insegnati in questo istituto non sono andati perduti col trascorrere del tempo: chi ha ricevuto del bene, deve fare del bene.


Tra un museo e l'altro, ci sto prendendo gusto ad andare a Milano

giovedì 1 dicembre 2011

Le M.M.A. di Saronno sulla tv web!



La web tv PieroDaSaronno ha dedicato un altro spazio alle attività svolte all'interno della palestra dell'ITIS "G. Riva" locale. Questa volta, a finire sotto i riflettori della tv saronnese sono state le M.M.A. (Mixed Martial Arts) insegnate dal mio Maestro di Kung Fu e istruttore quarto grado di questa disciplina.

Non serve, vero?, che vi dica che sono orgogliosissima di tutto ciò e che vi invito a cliccare come dei forsennati sul link, per vedere il filmato originale.

Io, intanto, qui sotto vi inserisco per comodità il video su YouTube.

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