Confesso: l’ho fatto ancora. Mi sono nuovamente lasciata affascinare da un documentario di “Geo & Geo”.
Questo, andato in onda oltre una settimana fa, riprendeva un’intervista al noto etologo Giorgio Celli in materia di api. I piccoli animaletti, da sempre compagni della storia dell’uomo, hanno rivelato capacità a dir poco impressionanti sia dal punto di vista dell’organizzazione sociale che della comunicazione, dando prova di autentica intelligenza.
E’ stato dimostrato, ad esempio, che quando un’ape trova del cibo immediatamente torna all’alveare ed inizia una danza; le compagne, dall’interpretazione di questa danza, riescono a capire dove si trova la fonte di cibo.
E’ stato dimostrato, ad esempio, che quando un’ape trova del cibo immediatamente torna all’alveare ed inizia una danza; le compagne, dall’interpretazione di questa danza, riescono a capire dove si trova la fonte di cibo.
Le api che escono in cerca di fiori sono dette bottinatrici e queste, di ritorno all'alveare, segnalano alle compagne la posizione del bottino con una danza. Se il cibo è stato trovato in un raggio di 80 metri dall'alveare, l'ape esegue una semplice danza circolare, che non fornisce alle compagne altra informazione se non la presenza di cibo nei dintorni; le altre api capiscono quale specie di fiori dovranno visitare per trovare anch'esse del nutrimento semplicemente analizzando l'odore che emana dall'ape che ha trovato cibo e che "danza". Se però i fiori che hanno fornito il nettare ed il polline si trovano a distanza maggiore, allora l'ape esegue una danza più complicata: descrive un doppio cerchio a forma di 8, ed ogni volta che ripassa dall'intersezione dell'8 agita rapidamente l'addome. Questa danza dà diverse informazioni: la distanza del bottino è espressa dalla frequenza della danza; la direzione in cui cercare il nutrimento è indicata con riferimento alla posizione del sole in quel momento (ma, poiché la danza si svolge sul favo che è verticale, mentre il bottino va ricercato in un piano orizzontale, le api trasferiscono, nel loro linguaggio, le direzioni di un piano verticale, secondo la regola che lo zenith simboleggia la posizione del sole. Perciò se l'ape, nel momento in cui giunta all'intersezione dell'8, scodinzola ed ha il capo rivolto verso l'alto, questo significa che il bottino va ricercato in direzione del sole; se quando scodinzola è rivolta verso il basso, il bottino sarà in direzione opposta al sole; se è diretta a 60° a sinistra dello zenith, la fonte del cibo si troverà 60° a sinistra del sole!). La durata e la vivacità della danza forniscono indicazioni sulla qualità del cibo trovato.
Una precisione sconvolgente, che ha consentito a questi preziosi insetti di prosperare ed accompagnare l’essere umano nel corso di una millenaria storia su questo pianeta. Il miele era infatti noto all'uomo già 35.000 anni fa. A quest'epoca risalgono alcuni graffiti rinvenuti a Valencia (Spagna) ed in Rhodesia (Africa), raffiguranti uomini intenti a raccogliere favi. E tremila anni prima di Cristo nelle terre dei Faraoni gli egizi già conoscevano l'apicoltura!
Giorgio Celli, poi, ha parlato di un esperimento effettuato da lui in prima persona in qualità di entomologo: aveva a disposizione quattro cassettine, ne riempiva la prima di cibo e le tre successive di semplice acqua ed attendeva l’arrivo dell’ape. Questa, trovato il cibo nella cassettina A, tornava all’alveare per comunicare alle compagne la fonte di nutrimento e, nel frattempo, Celli spostava il cibo nella quarta cassettina, la D, mettendo nella A la semplice acqua. Le api, giunte sul posto, andavano direttamente alla cassettina A e, trovandola priva di cibo, andavano in cerca della soluzione zuccherina adottando il metodo del "prima il più vicino", passando cioè prima alla cassetta B, poi alla C ed infine trovando il cibo in D.
Celli, allora, spostava nuovamente il cibo, mettendolo in A e le api, che subito sciamavano su D, ripetevano lo stesso procedimento ma all'inverso, cercando prima in C, poi in B e scovando alla fine il nettare in A. Già questo procedere con metodo è di per sè dimostrazione di capacità intellettiva, ma quanto avvenne dopo aver ripetuto per cinque o sei volte l'esperimento ha dell'incredibile. Le api, ora, passavano direttamente da A a D e viceversa, saltando i passaggi intermedi dove si era rivelato trovarsi sempre e soltanto acqua, dando così prova di aver capito ed assimilato le regole del giochetto!
(Trovate un approfondimento di Giorgio Celli sulle api cliccando qui).
Ora le api sono in pericolo. C’è chi afferma sia a causa dei mutamenti climatici, chi degli incroci che hanno indebolito determinati ceppi, chi dell’inquinamento, fatto sta che la moria di questi insetti è una realtà incontestabile e preoccupante. Perché, come ha asserito Albert Einstein, "Se le api sparissero dalla superficie del globo allora all'uomo resterebbero solo quattro anni di vita. Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomo".
Chi ama questi insetti desidera anche conoscerli meglio e contribuire affinchè un numero crescente di persone li comprenda ed apprezzi; a questo scopo è stato realizzato l'interessante itinerario fotografico di Luca Mazzocchi.

















