mercoledì 31 agosto 2016

Fiera del Libro a Como

E' arrivato un bastimento carico carico di... libri!
Che poi un bastimento non è, perché è un treno. 
O, meglio, una tizia che viaggia in treno.
Io!
Che sono partita alla volta di Como a mani vuote e sono tornata carica di meravigliosi libri che non vedo l'ora di leggere!

Perché a Como - che in questi giorni ha visto la presenza di Mark Zuckerberg, "papà" di Facebook, e di Steve Scott, "Mr Google" - c'è pure la Fiera del Libro.

Forse, una delle più belle fiere del libro d'Italia per quanto riguarda la posizione geografica: in piazza Cavour, nel cuore della città, a due passi dal Duomo ed affacciata sul Lario. 
Piccola, certo, ma non devo essere certo io a ricordarvi che in molti casi le dimensioni non contano.
E qui, davanti alla qualità dei titoli e degli editori presenti, di fronte agli autori che si susseguono per presentare le proprie opere ed incontrare i lettori, c'è davvero da perdersi!
Io ero felice come un bambino in un negozio di dolci!

Ma, da brava adulta responsabile quale sono, sono andata dritta dritta allo spazio espositivo che più mi interessava - quello degli Editori del Lago di Como e Associati - ed ho acquistato un paio di libri, chiacchierando con un simpatico signore che ho scoperto essere niente meno che un Editore.

L'ho salutato, ho ringraziato l'uomo che mi ha porto il sacchetto coi miei acquisti e mi sono allontanata.
Poi ci ho ripensato.
Sono tornata, ho comprato un altro paio di titoli.
E me ne sono andata.
Al bancomat più vicino. A ritirare un po' di banconote.
Perché quegli altri due libri visti sempre lì, allo stand degli editori "di casa mia", proprio non potevo non acquistarli!
Così sono tornata ancora...
E se non avesse squillato il cellulare, richiamandomi alla realtà, probabilmente avrei continuato a dilapidare allegramente una piccola fortuna in libri che parlano del "mio" Lago. E che recensirò appena avrò terminato di leggerli.

Nel frattempo voi, se volete fare una sana scorpacciata di libri - che non fa ingrassare, non alza la glicemia e non ha altro effetto collaterale se non quello di nutrire la mente e l'anima - potete andare alla 64^ Fiera del Libro fino a domenica. Qui trovate gli orari e tutti gli eventi in programma.
Che altro dire? Buona lettura! 

martedì 30 agosto 2016

La gatta che ama viaggiare (da sola)

Ah, Parigi

Animali colti come noi, che da sempre hanno un legame del tutto speciale con libri e biblioteche, non possono rimanere indifferenti al fascino che esercita una città come Parigi, così spesso al centro di racconti emozionanti. Anche il cinema, poi, ci ha messo lo zampino: da "Gli Aristogatti", ambientato nella capitale francese d'inzio del 1900, a "Un gatto a Parigi" non mancano certo i richiami per noi che ci attraggono verso questa città.

E il richiamo deve essere diventato irresistibile per Moon Unit, una gatta inglese che un bel giorno ha deciso di andarsene a Parigi. 
Raccolta per strada quando era una cucciola, Moon Unit - chiamata così in onore dell'attrice e figlia di Frank Zappa - ha vissuto per tre anni a Londra con i suoi fedeli bipedi, Marna Gilligan e Sean Purdy, ma la notte di capodanno del 2008 ha deciso di cambiare vita ed è scomparsa.

Voi bipedi che avete a che fare con noi, che spesso siete nostri coinquilini, sapete bene quanto siamo bravi a far perdere le nostre tracce. Spesso per strada si vedono volantini che annunciano la scomparsa di qualcuno di noi, con tanto di modo per contattare i bipedi di riferimento e magari offrendo anche ricompense...
Lo stesso avevano fatto i due bravi bipedi londinesi, che però, dopo diverso tempo, si erano convinti del fatto che non avrebbero mai più rivisto la "loro" micia.

In realtà così non è stato, perché nell'estate del 2016 l'ADAD, un'associazione francese per la protezione degli animali, si è messa in contatto con Marna e Sean: avevano trovato una gatta bianca e nera a Parigi ed il suo microchip era britannico, così erano risaliti a loro.
Che subito si sono attivati per riportare a casa l'amata - e vagabonda - Moon Unit. Anche dotandola dell'indispensabile passaporto per gli animali da compagnia.
Non è dato sapere se la signora fosse subito arrivata a Parigi e lì si sia fermata o se piuttosto non abbia girovagato un po' per l'Europa, prima, ma certo è che ora è tornata a casa nel Regno Unito, dove è già diventata una piccola star grazie a questo suo viaggio durato ben otto anni del quale già parlano i giornali.

Felinamente vostro, 
Puxi il Gatto.

Arti marziali e fede cristiana, si può fare?

Lutte de Jacob avec l'Ange, particolare.
Eugène Lacroix (1858 ca.)
Già in passato mi ero trovata a cercare di dare spiegazioni su come fosse possibile coniugare l'essere cristiano con il praticare arti marziali, soprattutto se si intende l'essere cristiano come una autentica adesione alla fede in Cristo ed al suo messaggio e non soltanto come una tradizione di famiglia o un'abitudine che spinge ad entrare in chiesa la domenica o almeno a Natale.
Ebbene, credo sia importante innanzi tutto dire che per me essere cristiana implica ricercare la pace, evitare lo scontro, tentare la via della mediazione, ma questo non significa l'essere pavidi, timorosi o candidati a divenire vittime sacrificali. 

La vita è il dono più grande che Dio ci concede ed è mio dovere cercare di preservarla.

E nelle sacre scritture non mancano riferimenti, anche molto espliciti, alla lotta.
L'Arcangelo Michele è il "principe delle milizie celesti", ad esempio, colui che precipitò il ribelle Lucifero agli inferi. Ed è lui a comparire, indossando un'armatura, al centro del trittico del Giudizio Universale realizzato da Hans Memling attorno al 1470.
Trittico del Giudizio Universale, Hans Memling (1470 ca.)
Scendendo dal cielo e venendo alla praticità terrestre, Giacobbe combatté contro un angelo di Dio affinché questo lo benedicesse e facesse di lui una nazione (Gen 32, 24-34); anzi, dalla ferita riportata dall'umano si potrebbe presumere che il messaggero celeste gli avesse rifilato una bella tibiata.
Restando nella Bibbia, nell'Ecclesiaste: "Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e uno tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire [...] Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace [...]" (Ecc 3, 1-8).
E ancora, nel libro dei Salmi troviamo le parole più che esplicite pronunciate da Davide: "Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia. Mia grazia e mia fortezza, mio rifugio e mia liberazione, il mio scudo in cui confido [...]" (Sal 143, 1-2).
Certo, queste parole fanno tutte parte dell'Antico Testamento.
Gesù, venuto a perfezionare la legge, nel Vangelo secondo Matteo dice: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello" (Mt 5, 38-39). E per questo vi rimando a Lo schiaffo e l'altra guancia.

lunedì 29 agosto 2016

Lunedì antidepressivo in musica

Lunedì, si torna al lavoro...
E per molti sarà persino il primo rientro dopo le vacanze...
Forza, basta affrontarlo con lo spirito giusto!

domenica 28 agosto 2016

Col Palio del Baradello rivive la Como medievale

Como, anno 1159.

La città cerca a fatica di rinascere dopo la guerra decennale contro Milano, che la rase al suolo nel 1127, dopo aver violato gli accordi di pace e con la quale permangono pessimi rapporti sia per motivi commerciali sia per via del mai perdonato tradimento. 
I comaschi salutano dunque come un prezioso alleato l'Imperatore Federico I Hohenstaufen, più conosciuto come Federico Barbarossa, che giunge nuovamente a calcare il suolo italico per ristabilire in modo definitivo il potere imperiale sulle città comunali anche perché questi, rimasto in precedenza colpito da come la città fosse stata ridotta dai milanesi, aveva ordinato che ne venissero ricostruite le mura difensive e le torri di guardia.
Accolto dunque in tripudio, gli vengono simbolicamente consegnate le chiavi della città ed in suo onore sono organizzati tornei e festeggiamenti; la città gli fornisce inoltre militari, armi e viveri, ben lieta di poter contribuire a lavare l'onta subita da Milano. 
La campagna militare imperiale inizia con lo sconfiggere l'Isola Comacina, alleata dei milanesi nella guerra contro Como, e prosegue poi contro le città di Crema (che viene rasa al suolo nello stesso 1159) e di Milano, che oppone una strenua resistenza ma capitola infine nel 1162. 

I festeggiamenti che accolsero l'Imperatore del Sacro Romano Impero rivivono ancora oggi a Como, quando le diverse contrade cittadine si scontrano nei giochi del Palio del Baradello.
Inaugurata domenica 28 agosto con visite guidate al Castel Baradello (per la sua storia, vedi qui), l'edizione 2016 del Palio prevede numerosi eventi: martedì 30 agosto, festa del patrono di Como Sant'Abbondio, alle ore 20.30 ci sarà l'offerta del cero all'interno della basilica a lui dedicata, mentre sabato 3 settembre si entrerà nel vivo della manifestazione, con lo sbarco del Barbarossa in piazza Cavour ed il giuramento dei capitani delle squadre partecipanti al palio. In serata, poi, sarà possibile prendere parte alla cena medievale allietata da giullari con le loro altezze imperiali Federico I e Beatrice di Borgogna (presenza riservata a quanti indossano costume d'epoca). 
Domenica 4 settembre, gare e giochi per i più piccoli, ma anche la prima delle gare che vedrà affrontarsi le dieci contrade: la spettacolare regata delle Lucie sulle acque del lago di Como.
Martedì 6 settembre, alle ore 21, il concerto di arpe celtiche della Celtic Harp Orchestra; giovedì 8 tornano le visite guidate della Società Archeologica Comense che questa volta verteranno sulla basilica di Sant'Abbondio; venerdì 9 si terrà, in serata, la festa del borgo di San Martino mentre sabato 10 alle 21 si terrà la seconda gara del Palio, con la cariolana in piazza Duomo.
Domenica 11, infine, ultima gara tra i borghi con il tradizionale tiro alla fune, che avrà luogo al termine del grade corteo storico che attraverserà la città e per il quale si conta la presenza di circa mille figuranti in abiti d'epoca.

sabato 27 agosto 2016

Il mestiere delle armi

Nel freddo inverno lombardo del 1526 il condottiero pontificio Giovanni De' Medici tenta di contrastare l'avanzata dei lanzichenecchi tedeschi sul suolo italico, ma, oltre all'inferiorità numerica dei suoi cavalieri ed archibugieri a cavallo, deve fronteggiare anche le scelte di schieramento operate dai signori locali: il marchese Federico Gonzaga, da un lato, desideroso di impedire lo scoppio di una guerra nel territorio di Mantova, dà ordine di lasciare aperta la porta di Curtatone consentendo il passaggio delle truppe alemanne luterane e di richiuderla poi sino al mattino, rallentando così l'inseguimento da parte dei cavalleggeri papali; Alfonso d'Este, duca di Ferrara, dal canto suo dona ai tedeschi quattro innovativi e letali falconetti, piccoli cannoni i cui colpi sono in grado di sfondare qualsiasi armatura medioevale e rinascimentale, in cambio del matrimonio di suo figlio con una principessa imperiale. 

Giovanni, però, non è un politico: è un uomo d'azione, che fin da ragazzo conosce la brutalità della spada e a cui la vita ha riservato il mestiere delle armi. Per questo alla calata degli Alemanni in Italia sono andati a sbarrare loro il passo il generale Della Rovere, duca di Urbino, comandante dell'esercito pontificio, con ottomila fanti e seicento lance, preceduti dal signor Giovanni de' Medici con seicento uomini d'arme, cavalleggeri e archibugi di pari numero, avendo egli disposto d'incomodare la marcia degli Alemanni con incursioni improvvise di giorno e di notte, tanto che all'uopo il capitano de' Medici ha fatto brunire tutte le armature per sorprendere il nemico anche col buio
Ecco così spiegato il perché del soprannome di "Giovanni dalle bande nere" ed ecco spiegate, anche, le scelte operate da questo nobile condottiero, coerente fino alla morte - avvenuta proprio in seguito ad un'imboscata dei lanzichenecchi - con ciò che la vita gli aveva riservato. 

Giovanni è un uomo del suo tempo (il Medioevo è ormai alle spalle), che fa il suo mestiere (il mestiere delle armi), che rimane vittima di un cambio epocale (l'avvento delle nuove armi da fuoco) e della disonestà degli uomini (gli intrighi della politica). Ma è anche un uomo che non sa sottrarsi alla debolezza della sensualità e che subisce come tutti le brutture della guerra: il freddo, la fame,  la lontananza dagli affetti, l'incertezza.
E' un uomo che ha vissuto la vita che gli si è aperta dinnanzi: In questi anni nella mia vita sono sempre vissuto come un soldato, allo stesso modo sarei vissuto secondo il costume dei religiosi se avessi vestito l'abito che voi portate, dice sul letto di morte al prete che lo benedice. E chiede il proprio lettuccio da campo, per morire da soldato.
E' un uomo che ha fatto il suo dovere. Il suo mestiere. 
Ed in seguito alla sua morte nulla più saprà contrastare con efficacia l'avanzata dei lanzichenecchi, che saccheggeranno Roma.

Film straordinario in ogni suo aspetto, per la cui ricostruzione storica sono stati impiegati diversi anni di studi approfonditi, fino a giungere a riportare in vita sullo schermo la lingua dell'epoca.
Le ambientazioni, gli abiti , gli arredi e le stoviglie e, naturalmente, anche le armi e le battaglie sono ricostruite con un realismo sublime. 
Ermanno Olmi si riconferma regista e sceneggiatore di livello eccelso; Hristo Jivkov (Giovanni dalle bande nere), Sandra Ceccarelli (nobildonna di Mantova), Sasa Vulicevic (Pietro Aretino), Sergio Grammatico (Federico Gonzaga), Aldo Toscano (Aloisio Gonzaga) e tutti gli altri interpreti sono straordinari e non stupiscono i nove David di Donatello né i tre Nastri d'Argento conquistati da questo film (oltre alle numerose nomination). 

(Se desiderate approfondire, non accontentatevi delle scialbe ed improvvisate recensioni dei soliti siti, leggete qui)

martedì 23 agosto 2016

Ristorante pizzeria La Terrazza di Dante

Al ristorante pizzeria La Terrazza di Dante, nel cuore di Santa Teresa di Gallura, il cliente viene accolto in un ambiente piacevolissimo, non soltanto per merito della terrazza affacciata sulla magnificenza della Costa Smeralda, ma anche - se non soprattutto - grazie alla titolare ed ai suoi figli. 

Giunti alla quinta generazione di ristoratori, i titolari mettono il cliente a proprio agio miscelando alla perfezione cortesia e professionalità, e, anche grazie alla collaborazione dell'ottimo personale di sala, lo fanno sentire coccolato ma senza ruffianeria, al centro di quello che da semplice pasto diviene un evento.

Le pietanze, semplici ed al contempo estremamente curate nella preparazione e nella presentazione, sono il perfetto coronamento di un'esperienza da ricordare. Qui si può gustare una perfetta pizza napoletana, cotta nel forno a legna, che non ha niente da invidiare a quelle preparate all'ombra del Vesuvio.
Assolutamente raccomandate la focaccia alla bottarga, la pizza margherita e la sublime pastiera, così come pure il meraviglioso babbà.
E' anche per merito di questo ristorante se le nostre vacanze sono state così memorabili.
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