giovedì 18 giugno 2015

Yulin: amici o cibo?

La mia bipede aveva già scritto, tempo fa, circa il fatto che mangiare animali fosse un fatto culturale. Io non entro nel merito della cultura, perchè di voi umani ne capisco davvero poco e comunque a quanto ne so anche quello che riempie le mie ciotole arriva da animali: scatolette con tonno, sgombro, pollo... E poi, appena ne ho l'occasione, mi dedico alle battute di caccia, ma, che diamine!, sono un gatto, che altro dovrei fare?!

Non sto a contestare cosa mangino il 21 giugno nella Foresta di Giada, Yulin, anche se ho capito che nella stessa Cina ci sono sempre più attivisti contrari a questo Festival, ma mentre ero acciambellato sulle gambe della mia umana davanti al computer ho visto immagini di come vengono trattati i cani prima di diventare cibo, delle scatole di metallo dove sono chiusi uno sopra l'altro, di come vengono legate le loro zampe... Tanti umani chiamano questo sistema "tortura". Possibile che non ci sia un modo più umano per procurarsi il cibo? E magari anche più sicuro, visto che sembra manchino i controlli sanitari e che molte persone abbiano contratto la rabbia. E comunque mi pare di aver capito che la cultura si cambia, se no voi umani girereste ancora in mezzo ai leoni armati con un bastone o vivreste insieme a noi solo perchè ci trovate utili per cacciare i topi nei granai mentre costruite piramidi. Ma forse non è così. In fondo l'ho detto all'inizio che di voi ci capisco poco...

Oggi, dalle 11 e fino all'ora di pranzo, davanti all'ambasciata cinese di Roma ci sarà una manifestazione degli umani contrari al Festival di Yulin; io resto qui, bello comodo sul divano, ma mi sembrava giusto darvi l'informazione.
Felinamente vostro, Puxi il gatto.

Nota di Viviana B.: Oggi è stata resa nota ufficialmente anche la lunga, profonda ed articolata enciclica di Papa Francesco "Laudato sì, sulla cura della casa comune". Io non credo alle coincidenze e penso che questa giornata ci offra un'eccezionale occasione di riflessione sul nostro comportamento come esseri umani abitanti della Terra.

martedì 16 giugno 2015

Simona Galassi: pugni, passioni e libri

Vita, pugni e passioni dell'indiscussa "Regina di Romagna" sono raccolte in un libro, scritto da Flavio Dell'Amore e Dario Torromeo, dal titolo "A modo mio", nel quale Simona Galassi si racconta come mai in passato (sebbene si tratti di un romanzo e non di una biografia).

Quando ha cominciato a combattere, in molti storcevano il naso. E quando le conquiste hanno cominciato ad arrivare, la sua accettazione nel mondo della boxe è stata sancita da una frase poco lusinghiera: "Combatte come un uomo". Ma Simona uomo non è; è una donna, felice ed orgogliosa della propria femminilità, una donna che quando sale sul ring sa picchiare forte e con tecnica, fino ad arrivare ad essere tre volte campionessa del mondo tra le dilettanti, due volte tra le professioniste. In mezzo, un numero infinito di vittorie, titoli europei, successi internazionali.

L'attuale campionessa europea dei pesi mosca calcherà nuovamente il ring il 26 giugno: in palio, il titolo mondiale IBF dei supermosca. Nel frattempo, attraverso le pagine del libro c'è modo di conoscerla meglio come persona, perchè in quelle righe c'è il racconto della sua vita.
Ecco come si presenta nell'introduzione:
"Sono una pugile. Il mio lavoro è combattere. Contro le avversarie, le insicurezze, gli infortuni, i rinvii, i manager, le diete, le angosce e le attese. 
Lottare mi fa sentire felice, è quando devo affrontare un nemico invisibile che comincio a preoccuparmi. E la boxe è piena di nemici invisibili, di frasi non dette, telefonate che non arrivano, promesse mai rispettate. Muoversi in un mondo di uomini non è stato semplice, ma ci sono riuscita. 
Non sono stati i titoli mondiali a farmi capire che ce l'avevo fatta. Il momento in cui ho realizzato di aver raggiunto l'obiettivo è stato quando non hanno fatto più distinzioni. Ero una pugile e basta".

Titolo: A modo mio - Simona Galassi: storia di pugni e di passioni
Autore: Flavio Dell'Amore, Dario Torromeo
Editore: Edizioni InMagazine
Anno di edizione: 2015

domenica 14 giugno 2015

Essere cristiani: il rapporto tra uomo e donna e tra esseri umani ed animali

Una domenica dalle tematiche difficili, questa, per don Armando che, nell'omelia del mattino a Saronno, ha affrontato tre letture delle sacre scritture inerenti il rapporto tra uomo e donna e tra l'essere umano e le altre creature.

La prima, in particolare, era tratta dal libro della Genesi (Gen 2, 18-25): "All'inizio dei tempi Dio ha dato all'uomo un bue, perchè lo aiutasse ad arare i campi: "Grazie Dio, questo bue è proprio bello ed utile - gli ha detto l'uomo - ma non è un aiuto che mi corrisponde" e allora Dio da all'uomo l'asino, per aiutarlo a muoversi e a trasportare pesi, ma l'uomo ancora una volta gli dice che è molto bello questo animale, che è utile e ne avrà cura, ma non è proprio quello di cui ha bisogno. Dio, continua a fare finta di non capire i reali bisogni dell'uomo e gli da una pecora, da cui ricavare cibo e con cui ripararsi dal freddo, ma l'uomo ancora una volta non è soddisfatto: "Grazie Dio, adesso posso bere il latte e coprirmi con la lana, questa pecora è proprio utile e bella e ne avrò cura, ma non è proprio l'aiuto che mi corrisponde"... Alla fine Dio forma, plasmandola da una costola dell'uomo, la donna. Dalla costola perchè, come racconta una scrittura ebraica, non la ricavò dalla testa, affinchè lei non si sentisse superiore all'uomo, nè la ricavò dai piedi, affinchè non si sentisse inferiore, ma dalla costola, dal fianco, perchè gli fosse pari e compagna di eguale dignità.
Gli esseri umani hanno dignità, hanno un valore che non è equiparabile a quello degli animali. E se è giusto che gli animali abbiano diritti, vengano rispettati e custoditi come un bene prezioso, non bisogna cadere nell'errore di metterli allo stesso livello dell'uomo".

Errore che spesso viene fatto, umanizzando i nostri amici pelosi. Trattandoli come veri e propri membri della famiglia, come dei figli e non come ciò che in effetti sono: animali. Creature che vanno protette, rispettate, ma non umanizzate. Perchè umani non sono. E, in fondo, è proprio per questo che ci piacciono.
Talvolta, come rilevava don Armando, anche troppo: perchè gli animali non danno i problemi che possono dare un figlio o un parente anziano.
Amare chi ci accoglie scodinzolando è più facile che confrontarsi con chi contesta le tue decisioni perchè è adolescente, amare chi ci si acciambella in grembo facendo le fusa è più facile che avere a che fare con un genitore anziano magari affetto da demenza senile. Gli animali ci consentono "scarichi di responsabilità" che il confronto con i nostri simili non ci permette, ha detto il sacerdote.

"E intanto che barconi carichi di disperati attraversano il Mediterraneo c'è gente che si dice cristiana che compra le scatolette per cani e per gatti 100% carne italiana o biologica, mentre nel mondo quasi 800 milioni di persone patiscono la fame. E se si arriva a dire che un animale è meglio di un essere umano siamo a un passo dal dire che è meglio salvare un cane che una persona, dal consentire l'eutanasia perchè un nostro parente è anziano e malato o dal tollerare l'aborto; questi sono tutti temi collegati".
Temi difficili da trattare, come dicevo all'inizio, ma temi che meritano di essere affrontati, conosciuti ed approfonditi, perchè nessuno ha mai detto che essere cristiani sia facile, ma se si sceglie di esserlo bisogna cercare di esserlo fino in fondo, senza scorciatoie.

venerdì 12 giugno 2015

Bruce Lee a 5 anni

I bambini imitano gli adulti. Soprattutto quando sono piccoli e non hanno ancora molte esperienze dirette del mondo circostante, imparano per imitazione; è, questo, un processo evolutivo che accomuna l'essere umano agli animali: i cuccioli imparano dai genitori i comportamenti utili per la sopravvivenza.
Il piccolo di ghepardo impara dalla madre a cacciare, il cucciolo di foca apprende i segreti dell'apnea, il giovane scimpanzè impara a riconoscere i frutti più prelibati e, allo stesso modo, il piccolo di essere umano impara "ciò che è giusto e ciò che è sbagliato" osservando ed imitando i genitori.

In Giappone, però, un bambino di soli 5 anni imita in modo impressionante Bruce Lee nel suo celebre combattimento con i nunchaku del film "Game of Death". Il tutto sotto lo sguardo attento di papà che, orgoglioso, l'ha già reso una piccola star del web postando i video su Youtube ed aprendogli un account Facebook. Il video in cui interpreta Bruce Lee in "Game of Death" lo trovate qui
Qui di seguito, invece, un video di quando aveva soltanto 4 anni.


Incredibile, vero? Ma, dopo l'incredulità, qualche osservazione: questo bambino, così come la piccola JJ "Golden Dragon" McParland, sembra divertirsi, eppure viene da chiedersi quanto di ciò che fanno sia per loro desiderio e non per compiacere mamma e papà.
Il discorso per questi "bambini prodigio" è simile a quello fatto circa i piccoli combattenti di MMA americani: quanto, di ciò che fanno, è fatto per gioco, per loro divertimento, e quanto invece è per piacere a mamma e papà? Non bisogna dimenticare, infatti, che i bambini ricercano l'approvazione dei genitori (è, anche questo, un processo evolutivo caratteristico dell'uomo in quanto animale sociale: l'essere umano agisce in modo tale da non essere escluso dal gruppo parentale prima e sociale poi) e che si comportano in modo tale da ottenerla, almeno fino a quando non raggiungono il "periodo della contestazione" della pubertà ed adolescenza.
Ben vengano, dunque, imitazioni di miti delle arti marziali ed esibizioni pubbliche, ma solo se questo viene vissuto dai piccoli come un gioco divertente e non imposto loro come via per placare le frustrazioni genitoriali. 

giovedì 11 giugno 2015

Sono cose da ragazza...

Penso che una persona abbia un compito fondamentale nella vita: cercare di essere felice. Cercare di realizzarsi e di portare a compimento i propri sogni, raggiungendo gli obiettivi che si prefissa lungo il cammino. Usando i mezzi che ha a disposizione e superando le difficoltà (ovviamente, ma forse è superfluo scriverlo, senza mai nuocere agli altri). 
Questo, naturalmente, include anche la scelta degli sport da praticare: così come il famoso Billy Elliot doveva essere libero di fare il ballerino, allo stesso modo le mille Claudia, Francesca, Martina, Simona, Rebecca devono sentirsi libere di fare boxe, o Judo, o T'Ienshu o rugby o motociclismo. Non sto parlando della teoria gender, che secondo molti forza ad essere ciò che non si è, ingenerando confusione nei bambini, spingendo ad esempio i maschietti ad indossare gonne; sto parlando di libertà personale.

E sarebbe bello che l'Italia uscisse dal Medioevo e mettesse uomini e donne di sport sullo stesso piano, consentendo a tutti, senza distinzione di sesso, di accedere agli sport professionistici: infatti il CONI ancora oggi prevede che le donne possano gareggiare solo come dilettanti, non importa quante medaglie e quanti titoli abbiano vinto; dilettante è, ad esempio, il mito del nuoto Federica Pellegrini ed altrettanto dilettante è la pluri campionessa di scherma Valentina Vezzali.

Il sessismo è ancora lontano dall'essere sconfitto e spesso nasce già in famiglia, dove alla bambina viene magari ripetuto che è carina, che deve stare attenta a non sporcarsi il vestito, che non deve spettinarsi, che certi sport è meglio li faccia suo fratello... Avete idea di quante bambine abbiano frequentato quest'anno il mio corso di T'Ienshu? Zero. E nella Scuola Tao Chen di Aosta, dove la Maestra Tatiana Roveyaz insegnava* a numerosissimi piccini, le bambine sono in netta minoranza (circa il 37%, comunque un risultato straordinario rispetto ad altre realtà).
E' solo più tardi, da grandi, che ragazze e donne si avvicinano alle arti marziali, agli sport da combattimento ed alle discipline di autodifesa, ma spesso lo fanno perchè hanno paura di essere aggredite più che perchè veramente amanti della disciplina. Oppure perchè, finalmente, sono abbastanza grandi da non sentirsi più dire che certe attività sono "cose da uomini".

Tutto questo non avviene soltanto in ambito sportivo: fino a qualche decennio fa, una donna chirurgo faceva sensazione; ancora oggi donne autiste d'autobus, camioniste o allevatrici di bestiame vengono intervistate in occasione della Festa della Donna, rarità che fanno vendere copie, per non parlare poi del clamore suscitato dalla nostra astronauta italiana Samantha Cristoforetti, autentica pioniera dello spazio. E, tradizionalmente, seppur interessate alle materie scientifiche e molto brave in termini scolastici, le ragazze non scelgono facoltà come Ingegneria (20,2% nel 2008) o Scienze (30,6%, dati ISTAT).
All'estero non va meglio e due spot, realizzati da Verizon e da Always (entrambi in lingua inglese), mostrano bene quale sia la situazione. Eccoli




* NOTA BENE: la Scuola Tao Chen di Aosta non pratica nè insegna più T'Ienshu ed è fuori organizzazione dall'estate 2015.

mercoledì 10 giugno 2015

Una bibita, che male può fare?

Il corpo umano è composto per circa il 70% da acqua e mantenere la corretta idratazione è molto importante, non solo per contrastare la comparsa delle rughe - come ricordano periodicamente gli spot di creme viso - ma anche e soprattutto per assicurare il benessere del nostro organismo. 
Con l'arrivo della bella stagione e del caldo, bere molto diventa ancora più importante e spesso non ci si "accontenta" della comune acqua naturale: se si pratica attività sportiva, per reintegrare i sali minerali persi durante le competizioni o l'allenamento, infatti, spesso si fa ricorso ad appositi integratori, mentre anche i più sedentari cedono alla tentazione di una bibita rinfrescante. Persino chi segue un regime alimentare dietetico spesso si lascia tentare da un bicchiere ricolmo di un liquido colorato, dolce e fresco: "In fondo, che male può fare?", è il pensiero più diffuso.

Eppure basterebbe dare un'occhiata alle etichette dei diversi prodotti per rimanere di stucco: persino i tanto "salutari" succhi di frutta* spesso annoverano lo zucchero come terzo ingrediente, subito dopo acqua e polpa di frutta, il che significa che questo alimento è presente in grande quantità (la normativa, infatti, impone di elencare gli ingredienti in ordine percentuale, dal maggiore al minore), ed è seguito da fruttosio o saccarosio, altri "parenti" del comune zucchero naturalmente presenti nella frutta e pertanto elencati. Anche se venissero indicati i gr di zucchero presenti nella bevanda, però, forse farebbe poca differenza: il concetto di gr non è immediatamente identificabile come quantità... Così c'è stato chi ha pensato di "estrarre" lo zucchero dai prodotti, per mostrarlo visivamente, creando un pannello molto utilizzato per dimostrazioni di educazione alimentare.

In media un italiano consuma dai 50 ai 70 Kg di zucchero all'anno e, dal momento che i rosicchiatori di zollette non sono molto comuni, è evidente che queste quantità si trovino nei dolci, ma non solo: moltissimo, infatti, è lo zucchero nascosto. Una bibita gassata dolce ne contiene circa 5 cucchiaini, 3 cucchiaini sono contenuti in uno yogurt magro, un cucchiaio di ketchup ha al suo interno un cucchiaino di zucchero ed altrettanto ne troviamo nei cereali per la colazione, mentre in una merendina media ne sono nascosti due, ma se ne trova anche nei sughi, negli insaccati e persino nelle zuppe e minestre pronte.
Se non riuscite a perdere peso come vorreste, dunque, può essere anche colpa di quello che bevete. Questo non significa che dovete rinunciare a gustarvi una bella bibita rinfrescante, ma almeno fatelo consapevolmente.

Per approfondire:
Altroconsumo - Trova lo zucchero nascosto


*Secondo la normativa europea, "succo di frutta" è costituito al 100% da frutta (quindi sono davvero pochi i gusti disponibili sugli scaffali dei supermercati, per lo più agrumi ed ananas), mentre il "nettare di frutta" - decisamente più comune - contiene il 50% di frutta, è costituito anche da acqua e zucchero e può contenere altri ingredienti, come fruttosio, saccarosio, edulcoranti e conservanti. Esistono poi le "bevande analcoliche alla frutta", in cui questa è presente soltanto per il 12% e, ad una percentuale persino minore, troviamo le "bevande al gusto frutta".

martedì 9 giugno 2015

Viaggio in Oriente... sulle sponde del lago di Como

Il giro del mondo, in molto meno che 80 giorni. Nel magnifico parco di Villa Carlotta, splendida residenza fatta edificare dal marchese Giorgio Clerici alla fine del 1600 e resa ancor più magnificente dal successivo proprietario, Gian Battista Sommariva, si trova infatti uno straordinario giardino botanico che raccoglie meravigliose piante provenienti da ogni angolo del pianeta.

Celeberrima in tutto il pianeta per la sua straordinaria fioritura di azalee e rododendri, Villa Carlotta offre in realtà magnifici scorci in ogni periodo dell'anno; io, ad esempio, sono andata a visitarla proprio quando le piante per le quali è tanto famosa avevano già terminato la fioritura e... mi sono persa tra colori e profumi. 
Ho scattato un numero indecente di fotografie (che pubblicherò in parte qui, in parte sul mio album fotografico web, in diverse "puntate" vista la quantità); inizio con alcuni scatti della bellissima collezione di bambù, per me davvero suggestiva. Mi sarei fermata a meditare in quell'ampio angolo di parco per ore, perdendomi tra i profumi, il canto degli uccelli, il gorgoglìo dei ruscelli... ed il vociare dei numerosi turisti sempre presenti, sebbene fosse un giorno infrasettimanale.

Ringrazio la mia mamma ed il mio papà per aver condiviso con me questa "spedizione fotografica", rendendo ancora più speciale una magnifica giornata, ed invito chiunque ne abbia l'occasione a visitare Villa Carlotta.


Spiraea Japonica

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