martedì 17 luglio 2012

Il clan degli Insubres a Celtica 2012

Qualche tempo fa avevo scritto un post circa Celtica, importantissima festa internazionale di musica, arte e cultura celtica che si svolge annualmente nella splendida cornice della Valle D'Aosta e che è giunta quest'anno alla sua sedicesima edizione. Vi avevo lasciato con un interrogativo: cosa caspita ci faranno mai due Maestri, una Marmotta e alcuni allievi in un simile contesto? 


Ebbene, ecco qui sotto la risposta!



Ci siamo allenati con le spade (vere!).
Le armi sono in metallo e legno, ricostruzioni realizzate sulla base delle spade rinvenute nel corso degli scavi archeologici e hanno peso variabile a seconda delle dimensioni (ne esistono anche a due mani, più lunghe e pesanti, che risultano chiaramente meno maneggevoli e che venivano usate prevalentemente per sferrare fendenti dall'alto verso il basso, sulla testa o sulle spalle dei nemici).


Sentire, nel silenzio del Bosco del Peuterey, il rumore delle lame che si scontravano tra loro ci ha procurato un certo numero di… pubblico, legittimamente incuriosito. Ma la loro curiosità durava soltanto pochi istanti: in fondo, in un contesto come Celtica, in cui è normale imbattersi in guerrieri e folletti, antiche dame e fate dei boschi, un manipolo di persone che si allenano con le spade non desta particolare clamore!













Foto di gruppo dei "Celtes Insubres" in abiti contemporanei.
La nostra denominazione deriva chiaramente dall'area geografica di provenienza, l'Insubria
Circa l'abbigliamento celtico, dobbiamo lavorarci… ma nei prossimi anni penso proprio che se ne vedranno delle belle!

giovedì 12 luglio 2012

Prevenzione e divertimento, accoppiata possibile?

E' possibile parlare di prevenzione dei rischi cardiovascolari e al tempo stesso divertirsi? Io credo di sì! Penso che l'informazione sulla salute e il benessere non debba per forza essere noiosa e per questo è nata "Pensa alla salute!", una serata di divertimento e benessere inserita nella Campagna Mondiale per la Lotta all'Obesità e ai problemi ad essa correlati. 

Quello che trovate qui sotto è il volantino dell'evento. L'uomo sorridente con la maglietta grigia è Chris Powell, specialista della trasformazione e notissimo personaggio tv grazie a "Extreme Makeover", reality nel quale aiuta persone obese a riconquistare salute e benessere oltre che fiducia in loro stesse (perchè, forse vale la pena ricordarlo, l'obesità non è tanto un problema estetico - che dell'estetica uno può benissimo fregarsene altamente! - ma un serio problema che comporta gravi rischi, a cominciare da ipertensione, rischi cardiovascolari, aumento della possibilità di ictus…).
Quello in guardia su fondo blu, invece, è niente meno che mio marito, il Maestro Davide Carpanese, che insieme ad altri grandi nomi del panorama marziale ha aderito con entusiasmo a questa importante iniziativa.

E' bene precisare che nè Davide, nè gli altri Maestri e Insegnanti che prenderanno parte all'iniziativa percepiranno alcun compenso: hanno sposato con gioia la filosofia etica di questa serata che vuole essere davvero un'occasione di informazione e di divertimento per tutti!
Quindi vi aspettiamo tutti a braccia aperte sabato 21 luglio in via Oldofredi e, se abitate troppo lontano e non avete modo di raggiungerci, vi prego di dare diffusione dell'iniziativa. 

mercoledì 11 luglio 2012

Celtica 2012: storia, leggenda, arte, musica e...

Qualche tempo fa vi avevo parlato di Budicca, la regina guerriera dei Celti che oppose fiera resistenza all'avanzata romana; ebbene, credo si possa dire che dalle parole ho deciso di passare ai fatti, immergendomi da capo a piedi nelle atmosfere di Celtica 2012, festa internazionale di musica, arte e cultura celtica giunta ormai alla sua sedicesima edizione nella splendida cornice dei boschi della Val Veny, in Valle d'Aosta.

La locandina di Celtica 2012
Anche quest'anno come già in passato il programma era estremamente vario e interessava, oltre al Bosco del Peutery (un magnifico bosco secolare di straordinaria bellezza, a circa 1500 metri di quota), anche la cittadina di Courmayeur, il forte di Bard e Pré-Saint-Didier.


Gioielli celtici ricostruiti fedelmente
grazie all'archeologia sperimentale
400 artisti, 300 eventi, 43 concerti e spettacoli dal vivo, 72 animazioni e oltre 100 diverse attività hanno animato questa tre giorni valdostana che ha preso il via nella mattinata di venerdì 6 luglio con una bella passeggiata fino al lago del Miage.

Sabato di buon mattino il bosco secolare è stato animato dalle voci e dai suoni del mercatino artigianale e delle diverse attività e conferenze che si sono avvicendate sotto le frasche di imponenti alberi. 

Proprio i diversi artigiani che hanno preso parte all'evento hanno raccontato la loro esperienza di vita, originata da una scelta ben precisa che nel ventunesimo secolo può persino sembrare folle: lavorare con le proprie mani, ideando, creando e producendo qualcosa. Che si tratti di monili, calzature, spade o borse, è affascinante assistere a come della materia informe si trasformi letteralmente grazie all'abilità e alla passione di queste persone, fuggite da una vita dietro il monitor di un pc e tramutatesi in ciabattini, forgiatori, falegnami, scultori, armaioli…

C'è anche chi, come Francesca R. D'Amato, dopo aver studiato Scienze Naturali ha pensato di fare della propria passione un mestiere: è grazie a lei se ora ne so infinitamente di più sui draghi che hanno infestato l'Italia! So che può sembrare una battuta di spirito, ma non lo è affatto: Francesca ha censito, raccolto, mappato e studiato le numerosissime leggende che parlano di draghi nel nostro Paese - un lavoro che l'ha tenuta impegnata per circa due anni! - e, avvalendosi anche della sua preparazione scientifica, spiega ad esempio come è possibile che questi giganteschi rettili riescano a sputare fuoco (come lo accendono? Da dove arriva il gas? Come mai non si bruciano il naso?) e perchè non possono esistere draghi con quattro zampe che volino. Nel corso della sua conferenza spiega anche come la casata dei Visconti riuscì in un'abilissima operazione di marketing autopromozionale, sfruttando proprio i draghi e la loro sinistra fama: se volete saperne di più date un'occhiata qui.

Ricostruzione di tessitura celtica
Nel contesto di Celtica ce n'è davvero per tutti i gusti: all'interno dei campi storici, ad esempio,  è possibile rivivere l'atmosfera che si doveva respirare tra i Celti grazie a diversi gruppi che studiano e ripropongono - sempre attraverso l'archeologia sperimentale - gli stili di vita di quelli che i Romani definivano "barbari".
Il gruppo Bibrax, ad esempio, per quest'anno ha proposto "L'antro dell'artigiano: lo scudo gallico. Realizzazione delle spine per gli scudi del III secolo a.C." e, sempre nel contesto de "L'antro dell'artigiano", anche "Realizzazione delle calzature di tipo lateniano e halstattiano" (la civiltà di La Tène - Età del Ferro - e di Halstatt - Età del Bronzo e del Ferro - si svilupparono tra le odierne Francia, Svizzera, Austria, nord Italia, Germania, Croazia, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Inghilterra e Irlanda). Sagitta Barbrica, dal canto suo, ha realizzato "Tessitura dei bordi con il metodo della diteggiatura", "Battitura della moneta celtica" e "Banco espositivo didattico di ferri chirurgici e medicine dei Celti".



Esempio di campo celtico
Ascoltare e osservare è interessante ma vorreste provare a "fare il celta" in prima persona? Nessun problema! Le attività proposte sono quasi incalcolabili e si passa dalla "Tessitura con il metodo delle tavolette" proposta da Sagitta Barbarica alla "Decorazione e pittura del viso e del corpo con motivi celtici di La Tène e war painting irlandese e gallese tradizionale" di Bibrax; si può apprendere la "Costruzione di una scarsella o di un portacorno in pelle" o, se preferite, vi potete cimentare con la "Fusione a conchiglia di piccoli monili celtici in stagno", entrambi proposti da Labarum Bagauda Teuta Laevi.
L'artigianato non fa per voi e pensate di celare un animo da antico guerriero? Perchè non cimentarsi con il "Lancio della scure" di Sagitta Barbarica, lo "Stage di spada celtica" di Bibrax o "Spada e sola mano. Filosofia/tecnica di spada e disarmo a mano nuda" del Clan Na Ulriocht Na Tine allora?

E i bambini? Cosa facevano i bambini nell'Età del Ferro? Di sicuro ascoltavano storie e giocavano e allora a Celtica non si può certo trascurare i più piccoli, che hanno modo di divertirsi e fare amicizia imparando a suonare il corno, avvicinandosi al tiro con l'arco o addestrandosi al lancio della trottola.
Poi, naturalmente, ampio spazio era lasciato anche alle visioni più new age e fantasy: camminando lungo i sentieri non era difficile imbattersi in fate, elfi e persino in San Patrizio!


A questo punto probabilmente vi stareste chiedendo cosa caspita ci facevamo due Maestri, una Marmotta e alcuni allievi in questo ambito. Beh, continuate a seguirmi e lo scoprirete presto!

lunedì 9 luglio 2012

Storie di mostri e di uomini

Grosse novità bollono in pentola, continuate a leggermi e ne vedrete delle belle! 
Nel frattempo, visto che abbiamo trascorso un fine settimana tra elfi, folletti, fate e draghi (che vi dicevo? Continuate a leggermi… He! He!), ecco qui una piccola chiacchierata di mostri e uomini


P.S. Naturalmente questa canzone ha un "video ufficiale", ma credo che questo video sia la dimostrazione lampante che chi ci sa davvero fare riesce ad emergere anche partendo da un ambiente "alla buona".

venerdì 6 luglio 2012

Melanzane piene di sè

La superbia non è certo una virtù, ma queste melanzane hanno tutte le ragioni per essere piene di sè: questa ricetta per le melanzane ripiene infatti è stracolma di pregi. Economica (ora che sia io che Davide siamo senza lavoro la faccenda "sopravvivenza" è quantomai di primaria importanza…), facilissima da preparare, veloce da cuocere, semplice di gusto e persino vegetariana, questa preparazione è nata da un mio desiderio di sperimentare in cucina ed è già entrata a buon diritto tra le mie top ten.

Ingredienti:
  • 2 melanzane piuttosto grandi 
  • 2 o 3 mozzarelle 
  • 2 o 3 pomodori 
  • un uovo
  • pan grattato
  • uno spicchio d'aglio (a piacere)
  • basilico fresco
  • olio evo
  • sale (a piacere)
Si lavano per bene le melanzane, si ripuliscono tagliando loro la parte alla sommità e si tagliano a metà nel senso della lunghezza; si svuotano, servendosi di un cucchiaio.
Con la mezzaluna si sminuzzano la polpa delle melanzane, le mozzarelle, i pomodori ed il basilico; si mette il tutto in una capiente terrina e si amalgama il composto, come per la preparazione del "normale" ripieno di carne, aggiungendo un uovo intero ed il pan grattato per dare consistenza. Se vi va, aggiungete l'aglio, anch'esso sminuzzato, e un po' di sale (io, come sempre, non ho usato il sale).



Usate questo composto per riempire le melanzane (che quindi sono davvero piene di sè, oltre che di un po' di mozzarella e pomodoro!), cospargete la superficie con del pan grattato, aggiungete un po' di olio evo e passate in forno a 180° per circa mezz'ora.

Questa è la versione base vegetariana, ma potete tranquillamente apportare delle modifiche secondo il vostro gusto personale, aggiungendo ad esempio tocchetti di prosciutto o di salsiccia al ripieno. Oppure potete amalgamare dei pezzetti di scamorza affumicata e un pizzico di pepe nero per renderla più saporita. Le varianti ve le suggeriranno la vostra fantasia ed il vostro frigorifero!

mercoledì 4 luglio 2012

Lotta biologica contro le zanzare

Forse c'è qualcosa che non va. Il Comune in cui vivo già da diversi anni si è attrezzato per la lotta biologica contro le zanzare, arrivando anche a distribuire casette per pipistrelli, ma il problema è che i pipistrelli non ci sono e, di conseguenza, le zanzare abbondano.

Ad essere del tutto onesti devo ammettere che qualche tempo fa abbiamo avuto l'onore di ospitare nella nostra bat box un simpatico serotino, prontamente battezzato Pippi (nome suggerito da un mio vecchio post): trovato a terra, è stato raccattato e avvicinato a quella che era destinata a divenire la sua casetta, della quale aveva prontamente preso possesso.

Piccolo, morbido e carino divoratore di zanzare

Primo piano di Pippi, un musino che ricorda una volpe

Purtroppo dopo qualche tempo il nostro caro e morbidissimo Pippi ha pensato di andarsene, lasciando nuovamente la "villetta vista parco" sfitta e priva di inquilini volanti. 

Il sole tramonta, Pippi esce di casa

E, se quando il gatto non c'è i topi ballano, vi assicuro che se a mancare è un chirottero sono le noiossime zanzare a gioire! 
Non so se i rondoni che volano in buon numero nel cielo serale sono inappetenti o se le zanzare sono talmente tante da riuscire comunque a scampare ai loro agguati, fatto sta che puntualmente mi ritrovo piena di bozzi pruriginosi e parzialmente dissanguata!

Vivendo in città, paghiamo lo scotto di non aver rondini come vicine di casa (rondoni, rondini e balestrucci non sono la stessa cosa, ricordate?) e chiaramente anche di rospi (altri grandi insettivori) nemmeno l'ombra. Possibile allora che ci si debba rassegnare agli zampironi chimici

Una rondine. Non è vero che se si posa non può più volare!


Non necessariamente: la lotta biologica è dura, ma possibile. Innanzi tutto ciascuno di noi può fare il possibile per agevolare il ritorno e la proliferazione di animali insettivori: informarci su come e dove sistemare una casetta per pipistrelli (io ho fatto tutto secondo disposizioni e aspetto fiduciosa un inquilino!), ad esempio, ma anche non distruggere i nidi dei balestrucci (cosa peraltro fuorilegge! Lo so, trovarsi il balcone tempestato di cacca non fa piacere a nessuno, ma è un piccolo prezzo da pagare e solo per pochi mesi all'anno e si può ovviare al problema semplicemente stendendo un telo di plastica sul pavimento sotto il nido). 
Senza troppa fatica, poi, possiamo cercare di rendere più difficile la vita delle zanzare evitando ristagni d'acqua: bastano pochi minuti al giorno, ad esempio, per controllare che nei sottovasi sui nostri balconi non sia rimasta acqua stagnante, dove le zanzare possano depositare le uova. E, se abbiamo delle taniche e dei bidoni in cui conserviamo l'acqua piovana, basta avere l'accortezza di sistemare una zanzariera sull'apertura del recipiente.
E' importante anche pulire periodicamente le grondaie, facendo così in modo che l'acqua piovana scorra via velocemente e non crei ristagni di materiale vegetale imputridito, che a noi fa schifo ma che costituisce un autentico paradiso per mamma zanzara tigre impaziente di deporre le proprie uova.

Per eliminare il "problema zanzara" alla radice c'è chi ha pensato di intervenire direttamente in acqua, dove le larve di questi insetti attendono la metamorfosi che le porterà a divenire adulte: fin dagli anni '20 del secolo scorso in stagni e corsi d'acqua italiani è stato immesso un piccolo pesce chiamato gambusia, grande divoratore di larve acquatiche. Originario del nord America, questo pesciolino era stato introdotto in Italia - e in gran parte dell'Europa - per tentare di contrastare in particolare le zanzare del genere Anopheles, che veicolano la malaria

Oggi sappiamo benissimo che introdurre specie estere in un habitat naturale causa gravissime ripercussioni sull'intero ecosistema (basta vedere il disastro causato dalle tartarughe "orecchie gialle" e "orecchie rosse" americane, abbandonate negli stagni e nei laghi italiani da proprietari irresponsabili, che stanno letteralmente causando l'estinzione delle nostre tartarughe di palude. O anche la decimazione del nostro scoiattolo rosso europeo, che sta scomparendo a causa della scellerata immissione in natura di esemplari di scoiattolo grigio americano), quindi la gambusia può essere allevata e immessa soltanto i stagni e laghetti artificiali e mai, in nessun caso, liberata in natura.

Sempre in acqua può venir sparso - ovviamente da personale esperto e qualificato - un batterio isolato da un team di ricercatori israeliani nell'ormai lontano 1976, il Bacillus Thuringiensis Israelensis: questo minuscolo bacillo viene ingerito dalle larve delle zanzare e ne causa la paralisi del sistema digerente, portendole alla morte prima che si trasformino in esemplari adulti in grado di pungere e riprodursi.

domenica 1 luglio 2012

Budicca, la regina guerriera dei Celti che fece tremare Roma


"Una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse": con queste parole Cassio Dione Cocceiano descrive, nella sua "Storia romana", la regina guerriera Budicca, la donna celta che guidò la più grande rivolta anti romana in quella che è l'odierna Gran Bretagna.

Di questa regina guerriera parla anche Tacito, grazie al quale ci sono pervenute le maggiori notizie circa la vita di questa combattente che osò contrastare la potenza di Roma. 
Pare che Boudica - questa sarebbe la forma corretta del nome, derivante dalla parola celtica "bouda" che significa "vittoria" - fosse di famiglia nobile e che venne data in moglie al re degli Iceni Prasutago; gli Iceni erano una tribù celta stanziata in quella che oggi è la contea di Norfolk ed il re Prasutago era filo-romano. Secondo consuetudine, alla morte del sovrano il regno avrebbe dovuto passare in eredità a Roma, ma Prasutago tentò invece di preservare la propria casata designando quali eredi le due figlie avute dal matrimonio con la regina Boudica, che avrebbero dovuto regnare insieme all'imperatore romano.

Nel 61 d.C., quando il re morì, i romani ignorarono le sue volontà testamentarie - anche perchè il diritto romano riconosceva validità all'eredità solo per linea maschile - e sotto la guida del procuratore Catone Deciano si impadronirono del territorio iceno: terre e proprietà vennero confiscate ed i nobili iceni furono trattati come se fossero stati conquistati, venendo di fatto equiparati agli schiavi. Quando la regina protestò, avanzando i propri diritti, per tutta risposta venne fatta prigioniera dai romani, che la umiliarono pubblicamente denudandola e frustandola, mentre entrambe le giovani figlie vennero più volte violentate dai soldati di Catone Deciano.

Furente ed umiliata, la regina non soltanto prese le redini dell'esercito del marito defunto, scendendo lei stessa in prima linea sul campo di battaglia, ma riuscì ad ottenere la fiducia e l'appoggio di Galli, Britanni, Trinovanti, Siluri ed altre tribù minori, sia sull'isola oggi nota come Gran Bretagna sia sulle coste oltremare. Il primo obiettivo dei Celti in rivolta fu la colonia romana di Camulodunum, oggi Colchester, nella quale i soldati imperiali avevano trattato con particolare durezza la popolazione sottomessa. 
Alla testa di 120.000 guerrieri - numero che includeva anche donne e ragazzini combattenti - Budicca mosse verso Camulodum, dove l'odiato Catone Deciano stava al riparo delle mura con un manipolo di 5.000 romani. Il procuratore sottovalutò enormemente l'avanzata della regina guerriera e dei suoi seguaci, tanto che iniziò ad edificare un tempio dedicato all'imperatore Claudio invece di rafforzare le difese cittadine: un errore strategico che si rivelò fatale e che fece infuriare ancora di più la sovrana, avvisata da un esploratore circa la costruzione del tempio imperiale.


Giunta alle porte di Colchester, Boudica rimase sconcertata: sulle mura uno sparuto gruppetto di soldati romani pareva voler arrestare l'orda scagliando qualche freccia. Possibile che quella fosse la difesa imperiale? 
Dopo un primo momento di disorientamento, nel corso del quale la regina si aspettava una qualche tattica difensiva a sorpresa che avrebbe visto soldati romani sbucare dai lati e da dietro, Boudica si rese invece conto che non accadeva nulla e diede l'ordine di attaccare: un decimo dei suoi uomini fu sufficiente per abbattere le difese romane, penetrare nella città e giungere fino al tempio, ancora in fase di costruzione, dove si trovavano i pochi soldati della VIIII Hispana a difesa della colonia.

Fermamente decisa a vendicare la morte del marito - causata dal procuratore Catone Deciano - e lo stupro delle figlie, ricolma del desiderio di lavare nel sangue nemico l'offesa subìta e la noncuranza romana, Budicca alla testa dei suoi combattenti compì una vera e propria strage. Secondo le cronache giunte fino a noi, pare che persino i ragazzini Celti si accanirono contro i Romani sconfitti e che fu proprio la regina combattente ad uccidere il nemico giurato Deciano, ignorando le sue richieste di pietà: impugnata la propria lancia, trafisse lo sconfitto procuratore romano e ne impalò poi la testa sulle mura, in modo che chiunque la potesse vedere. Stanchi dei torti subìti dai Romani, gli Iceni e le altre tribù celtiche rasero letteralmente al suolo Camulodunum e proseguirono poi la propria ribellione contro gli invasori, mettendo a ferro e fuoco Londinium - la Londra dei giorni nostri - abbandonata al proprio destino dal proconsole Gaio Svetonio Paolino, che era impegnato con il grosso delle truppe altrove, nel tentativo di sedare la rivolta dei druidi e non aveva lasciato in città soldati sufficienti per fronteggiare l'orda barbarica.

La vendicativa avanzata della regina guerriera proseguì così fino alla conquista di Verulanium (oggi St Albans, nell'Hertfordshire), lasciando sul campo di battaglia circa 70.000 Romani. Paolino, però, riorganizzate le truppe, si preparò allo scontro decisivo con la condottiera celta, che avvenne nei pressi delle sponde del fiume Anker: qui i Romani, sebbene fossero molto inferiori numericamente, seppero sfruttare al meglio la propria superiorità tattica ed inflissero una dura sconfitta ai ribelli in quella che passò alla storia con il nome di battaglia di Watling Street. Budicca preferì la morte al pensiero di una nuova pubblica umiliazione e si avvelenò.

I racconti delle gesta della regina guerriera superarono i confini delle terre degli Iceni e si diffusero nelle colonie dell'Impero Romano, la storia della sua ribellione divenne famosa come la più grande sollevazione anti romana della Gran Bretagna ed il nome di Boudica passò di bocca in bocca, tanto che se ne trovano diverse varianti nei manoscritti medioevali giunti fino a noi e in svariate iscrizioni: in Lusitania - corrispondente circa al Portogallo odierno - si parla di Boudica mentre a Bordeaux, in Francia, il suo nome appare come Boudiga e nella nativa Britannia compare la variante di Bodicca
La statua in onore di Boudica, a Westminster
Comunque venga scritto il suo nome, ad ogni modo, appare evidente che la radice celtica "bouda" abbia profondamente influenzato la storia di questa donna, che davvero fu "vittoriosa" e che viene ancora oggi celebrata da una statua, eretta a Westminster.
Delle sue gesta parla anche il libro, tra storia e fantasy, "La dea della guerra" di Marion Zimmer Bradley. 




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