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venerdì 23 agosto 2019

La Principessa e l'Orso, gli imprevedibili sentieri dell'amore

Stando ritto davanti a lei la sovrasto di due
spanne. È una cosetta piccola e leggera, una
specie di passerotto, anzi, no: un pettirosso,
cocciuto e combattivo.
(p. 33)
Terzo ed ultimo libro delle mie letture montanare 2019, "La Principessa e l'Orso" di Lucrezia Monti è un romanzo che mantiene le promosse (e le premesse): un romance contemporaneo raccontato a due voci - quella di lei e quella di lui, protagonisti principali della narrazione - fedele allo stile dell'autrice che, in questo modo, riesce a comunicare efficacemente punti di vista talvolta opposti (emblematica in tal senso la scena del primo bacio tra i due). Un romanzo leggero, ma non frivolo né vacuo: entrambi i protagonisti hanno un vissuto meno semplice e lineare di come potrebbe apparire ad una prima occhiata e che sveleranno - e si sveleranno reciprocamente - poco per volta.

Sebbene la scelta dell'ordine di lettura sia stata casuale, ed in parte dettata dai colori delle copertine, devo dire che alla fine questa ha rispecchiato in maniera quasi prodigiosa la salita sulle pendici di una montagna: dalle cupe ed oscure valli evocate da Murakami, su, salendo ai prati del duro lavoro contadino di Cognetti e poi, ecco, oltre ancora, dove tutto è leggero ed alla soglia del sogno, col romanticismo della Monti. Una lettura che, lo confesso, ci voleva per riportare un po' di spensieratezza dopo i suicidi del primo libro e le difficoltà del secondo.
Ora siamo qui, in vetta: rilassiamoci e godiamoci lo spettacolo!

E se fosse questo l'inferno? Una costante,
eterna privazione. Avere l'acqua, ma non la
doccia. Avere il cellulare, ma non la linea
telefonica. Avere qualcuno al tuo fianco, ma
distante. Avere il desiderio, ma non la sua
realizzazione.
(p. 79)
Reb e Ber sono opposti fisicamente, eticamente, economicamente: ricca e viziata lei, essenziale al limite dell'eremitaggio lui; spregiudicata e disinibita lei, di solidi principi, granitici, lui; piccola e raffinata milanese lei, gigantesco orso montanaro lui. Niente pare accomunarli, fuorché la chimica dell'attrazione fisica, ma lentamente, passo dopo passo, lungo un cammino faticoso ed accidentato proprio come un sentiero di montagna, Rebecca e Berowalt scopriranno di avere molto di più in comune di quanto loro stessi potessero sospettare. 

Mi piace lo stile narrativo della Monti e questo libro non ha fatto eccezione: ironia e profondità che si bilanciano, credibilità delle descrizioni che testimoniano quanto l'autrice si sia documentata, ad esempio, in fatto di flora e fauna boschiva; inoltre le scene di sesso, che di solito non apprezzo, sono risultate piacevolmente diverse rispetto a quelle di Murakami in "Norwegian Wood", tanto sensuali ed emotivamente coinvolgenti queste quanto mi erano parse meccaniche ed apatiche quelle del maestro giapponese. 

Titolo: La Principessa e l'Orso
Autore: Lucrezia Monti
Editore: StreetLib
Anno di edizione: 2019
Codice ISBN: 9788834126936

Scusate, ma la cavalletta lettrice meritava
di essere menzionata! È lei la "macchia"
sul mio ginocchio che vedete nella foto
qui sopra.
Le altre mie "letture montanare" le trovate qui.

giovedì 22 agosto 2019

Le otto montagne

Facciamo finta che l'acqua sia il tempo
che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente,
da quale parte pensi che sia il futuro?
(p. 17)
Essendo stato vincitore del Premio Strega 2017, mi sono tenuta ben alla larga da questo romanzo per due anni: ora, quando il clamore si è placato, quando l'autore non viene intervistato in tv, quando blogger, youtuber, influencer ed un sacco di altri tizi le cui professioni o passioni terminano col suffisso -er hanno smesso di dire la loro pro o contro questo libro, ecco, ora è arrivato per me il momento buono per leggere "Le otto montagne". Con la testa sgombra da giudizi e pregiudizi altrui.

Che io ami la montagna penso non sia un mistero per nessuno (il mio nome di battaglia sul tatami e l'immagine del mio profilo non sono casuali...), ma proprio per questo non è affatto scontato che apprezzi tutto ciò che ha a che vedere coi monti. L'aver percorso sentieri a caccia di funghi e castagne fin dalla più tenera età e l'essere stata in forze al settore forestale per anni, anzi, hanno fatto di me una lettrice abbastanza difficile da accontentare perché, mio caro autore, se scrivi di montagne hai davanti a te qualcuno che sa di cosa si tratta. Una tizia che distingue il trillo di una cinciallegra da quello di un cardellino e sa a quale quota prosperano il faggio o il cirmolo, ad esempio. 
Da un romanzo non mi aspetto certo un trattato scientifico sulla conformazione e vegetazione alpina, sia ben chiaro, ma se trovo attendibilità narrativa questo costituisce di certo un pregio non trascurabile ai miei occhi: così come non basta infilare una cuffietta in testa ed un ventaglio in mano alle protagoniste per rendere credibile un romance storico, allo stesso modo non è sufficiente scrivere di boschi e valloni e laghi alpini e quota di fusione per abbindolare chi la montagna la vive e la conosce. 
E diceva: siete voi di città che la chiamate natura.
È così astratta che è astratto pure il nome.
Noi qui diciamo: bosco, pascolo, torrente,
roccia, cose che uno può indicare con il dito.
(p. 140)
Iniziamo allora col dire che questo romanzo di Cognetti è, se non vissuto, certamente ben documentato. Non so se l'autore si sia fisicamente arrampicato sulle cime, se abbia percorso sentieri fino ad avere i polpacci indolenziti e credere che le caviglie potessero frantumarsi da un momento all'altro, se abbia sentito il proprio respiro mutare con l'intensità della salita, ma certo ha scritto e descritto la montagna in modo credibile, tanto da rendere spontaneo chiedersi quanto ci sia, in lui, di Pietro Guasti e quanto Paolo faccia parte di Berio.

"Le otto montagne" è la storia di un'amicizia, una di quelle vere, che esistono e resistono senza bisogno di social network, di quelle che basta una telefonata per farti prendere il primo aereo e dal Nepal precipitarti a Grana, anche se non ci si vede quasi mai e son già passati trent'anni da quando si giocava insieme in riva al fiume. È storia di lotta e di rinuncia, di cose che cambiano e che restano sempre le stesse; è storia di chi va e di chi resta, di chi percorre le vie di otto montagne e di chi si ferma sulla cima innevata del Sumeru. È storia di ghiacciai e di fiumi, di bambini e di uomini, di partenze e percorsi, di alpeggi e di boschi, di vita e di morte. 
Ed è una gran bella storia. 

Titolo: Le otto montagne
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Anno di edizione: 2016
Codice ISBN: 9788806239831

Le altre mie "letture montanare" di quest'anno le trovate qui.



mercoledì 21 agosto 2019

Norwegian Wood, l'adolescenza tra musica e dolore

Sono un tipo così. È un po' come essere
quella superficie ruvida su una scatola di
fiammiferi. Il che mi sta benissimo, inten-
diamoci. Meglio essere una scatola di pri-
ma qualità che un fiammifero scadente.
(p. 197)
Primo libro delle mie "letture montanare 2019", quest'opera di Murakami è stata scritta a partire dal 1986, quando l'autore viveva in una piccola isola della Grecia, e la sua stesura è proseguita seguendolo nel trasloco che l'ha visto venire ad abitare a Roma; è lo stesso Murakami a scrivere che, nel marzo romano del 1987, il clima era così strano, denso di pioggia e fitto di vento, da aver suscitato in lui l'ispirazione per le atmosfere di "Norwegian Wood".
Certo il meteo doveva essere stato davvero pazzerello, come vuole che sia marzo nel detto popolare, perché io, dopo aver letto "Norwegian Wood", ancora mi chiedo come una trama tanto cupa e drammatica, come simili oscure suggestioni potessero mai accordarsi con la solarità e la spensieratezza che solitamente si accomunano alla vita mediterranea.

"Norwegian Wood" è un libro complesso, doloroso, a tratti angoscioso: il disagio giovanile, il difficoltoso cammino di crescita, la fatica dell'adolescenza che ciascuno di noi si trova - o si è trovato - a vivere sfociano in queste pagine in malattia mentale, suicidio, mal di vita, desiderio di rinuncia, voglia di annientamento. 
"Norwegian Wood" è la canzone dei Beatles che fa in qualche modo da colonna sonora alle esistenze di Watanabe, Naoko, Kizuki, Reiko, Midori, ma foreste e montagne sono anche quelle che delimitano il piccolo mondo riparato che accoglie Naoko, separandolo e custodendolo al riparo dal grande mondo caotico e complicato del vivere quotidiano. 

Ragazzi, ragazze e torte di fragola scagliate
fuori dalla finestra. L'amore perfetto.
(p. 103)
Mi piace lo stile narrativo di Murakami e questo libro non ha fatto eccezione, ad esclusione delle scene di sesso che sono descritte con la stessa empatia e partecipazione emotiva che si potrebbero trovare in un manuale di meccanica. La tematica trattata non è certamente quella che raccomanderei per una lettura da ombrellone e certo non si adatta alla spensieratezza vacanziera, tuttavia "Norwegian Wood" mi è piaciuto, forse anche perché permette di accostarsi ad un Murakami diverso dal solito, ad una lettura più intimistica e sofferta dell'autore. D'altro canto, già la quarta di copertina chiarisce senza mezzi termini che con questo romanzo Murakami si stacca decisamente dalle atmosfere oniriche e surreali che hanno contraddistinto sue altre opere, quindi il lettore accorto sa benissimo a cosa va incontro.

Nota a margine, che forse a molti di voi non dirà nulla ma che per me è molto importante: è da questo libro che vengono due delle frasi che prediligo riguardo la letteratura, sorta di fari che da anni orientano le mie scelte e che sento di condivide appieno: "[...] Non voglio dire che non mi fido della letteratura contemporanea in assoluto. È solo che non vorrei sciupare del tempo prezioso leggendo opere che non hanno ricevuto il battesimo del tempo" e "Se uno legge quello che leggono gli altri, finisce col pensare allo stesso modo".

Titolo: Norwegian Wood (Noruwei no mori)
Autore: Murakami Haruki
Traduttore: Giorgio Amitrano
Editore: Einaudi
Anno di edizione: 2013
Codice ISBN: 9788806216467

martedì 20 agosto 2019

Estate tra i monti, reali e da romanzo

Breve ma intensa, la vacanza di questa estate 2019 mi ha regalato momenti bellissimi: il sole che sbuca inatteso tra i nuvoloni, la compagnia di chi amo lungo sentieri che non avevo mai percorso prima, la vista di angoli dalla bellezza mozzafiato, l'incontro con persone uniche, l'assaggio di piatti squisiti, la lettura di buoni libri...
Se alzi un braccio, carezzi le nuvole.
Non troverei parole adatte per descrivere appieno le meravigliose sensazioni che questi sei giorni tra prati, vette e vallate mi hanno suscitato e neppure le foto, lo so, sono in grado di rendere giustizia all'incanto assoluto di questi luoghi, quindi non ci provo neppure e posto qui soltanto una manciata di immagini e qualche parola.
Dal Trentino Alto Adige me ne sono tornata in città col magone, ma anche con la mente ed il cuore pieni di ricordi meravigliosi e preziosi. 

Come già fatto lo scorso anno, anche in occasione di queste vacanze ho voluto portare con me dei "libri a tema" e così ho infilato nello zaino tre romanzi che fossero in qualche modo collegati a montagne, boschi, sentieri di terra e percorsi di vita: "Norwegian Wood" di Murakami Haruki, "Le otto montagne" di Paolo Cognetti e "La Principessa e l'Orso" di Lucrezia Monti.
Le recensioni le scriverò seguendo l'ordine di lettura, che è questo indicato qui sopra nonché quello illustrato dalla foto, quindi si partirà con l'opera dell'autore giapponese per concludere con quella dell'indie di casa nostra.
Aggiungerò, anche, qui al termine del post, dei link, così che sia possibile andare alla recensione di ciascun libro partendo da questo mio articolo di introduzione.
In occasione di queste vacanze ho anche aperto un account su Goodreads, così da poter segnare brevemente i passaggi che trovavo più significativi di questi libri e, magari, mettere anche un po' d'ordine nella mia libreria abbastanza caotica. Se volete sbirciare, mi trovate qui.
Di questi tre romanzi, invece, scriverò le recensioni nei prossimi giorni, quindi, se volete sapere che ne penso, tenete d'occhio il blog...

* Aggiornamento *

Recensione di "Norwegian Wood"
Recensione de "Le otto montagne"
Recensione de "La Principessa e l'Orso"

martedì 2 ottobre 2018

Il libro del mare, tra epica ed ecologia

Gli squali non potranno mai vincere nessuna
gara di popolarità. Orsi panda, gatti, delfini e
scimpanzé si trovano a un estremo della scala.
Gli squali all'altro.
(p. 290)
Tra l'epica romanzesca e l'ecologia contemporanea, Strøksnses non viene meno alla propria vocazione di scrittore e giornalista e miscela sapientemente gli ingredienti del racconto con quelli della cronaca, accompagnandoci tra le gelide acque che lambiscono le isole Lofoten, a caccia del misterioso quanto affascinante squalo della Groenlandia.
Un predatore ancestrale, un animale in grado di vivere solcando le onde e cacciando per oltre 400 anni: una creatura rarissima, quasi mitologica, lunga anche sette metri e pesante forse fino ad una tonnellata, dal nuoto lento e dalla vita lunghissima (esseri umani permettendo).

Strøksnses ci porta in un mondo affascinante ed ancora in larga misura sconosciuto, popolato da animali fantastici e capaci di accendere la nostra fantasia così come, in tempi lontani, lo facevano unicorni, grifoni e draghi. Solo che questi sono veri. Documentati da rari avvistamenti. Come il calamaro vampiro che, vivendo nella completa oscurità degli abissi a -1500 metri, non può ricorrere al trucchetto della macchia d'inchiostro quando viene attaccato e così si stacca con un morso uno degli otto tentacoli, che si allontana emettendo una flebile bioluminescenza ed attirando a sé il predatore, consentendo al calamaro di salvarsi la vita. Molti pesci, come i ceratidi abissali, hanno una specie di asticella che si inarca partendo dalla testa con all'estremità un faretto che pende davanti ai loro occhi.
Alcune specie sono trasparenti, come il vetro: a che servirebbero mai i colori, negli abissi, dove la luce non riesce a filtrare? Al posto dei colori, nelle profondità gli animali ricorrono alla luce, come nel caso del calamaro gigante dana, che, cito testualmente, ha grandi organi luminosi su tutti gli otto tentacoli e quando caccia, normalmente in branco, tutte le luci possono lampeggiare contemporaneamente, tanto che la preda potrebbe credere di essere attaccata da un gigantesco addobbo natalizio.

Gli squali sono gli animali
di grandi dimensioni più
resistenti e adattabili che
l'evoluzione abbia mai creato.
(p. 274)
Strøksnses ha un amico di vecchia data, Hugo, il quale, pur non avendo mai mangiato un solo pezzo di pesce in vita sua, è un amante del mare e della pesca e, sulla scia di racconti sentiti durante l'infanzia, si è messo in testa di catturare uno squalo della Groenlandia ed ha trascinato nell'impresa il compare: è così che prende l'avvio questa avventura apparentemente insensata, dalla decisione - forse maturata in una serata più alcolica di altre - che costi quel che costi, cattureremo quel mostro vorace che ha centinaia di milioni di anni di evoluzione sulle spalle, una tossina potenzialmente letale nel sangue, i parassiti negli occhi, e i denti come quelli di una smisurata tagliola, solo molti di più.
Chiaramente, per imbarcarsi in una simile impresa è indispensabile un'imbarcazione (eh! Eh! Eh!) e... cosa può esserci di meglio di un piccolo gommone, quasi senza chiglia e gonfiato con una pompa a pedale?

Non vi svelo nulla di questa avventura né men che meno della sua conclusione, ma, se amate il mare ed i suoi abitanti, vi invito a leggere questo romanzo che, come già preannuncia il titolo, è ben più che il solo racconto di una caccia un po' sconclusionata.

Titolo: Il libro del mare
Autore: Morten A. Strøksnses
Traduttore: Francesco Felici
Editore: Iperborea
Anno di edizione: 2017
Codice ISBN: 9788870914795

mercoledì 19 settembre 2018

La vera storia del pirata Long John Silver

Quando ero piccola, proprio tanto tanto piccola, i miei genitori mi leggevano storie e fiabe. Appena sono stata un pochino più grande, ho voluto imparare a leggere da sola per poter scoprire quei mondi fantastici nascosti dietro alle parole. Il primo romanzo che lessi da sola fu "Piccole donne", il secondo "Il Corsaro Nero": i miei genitori mi hanno sempre lasciata libera di fare le mie scelte, non mi hanno mai rinchiusa negli stretti steccati delle "cose da femmina" o "cose da maschio" e così sono cresciuta giocando con bambole e macchinine, leggendo romanzi per ragazze e quelli per ragazzi, assecondando semplicemente i miei interessi. 
Ebbene, io del Corsaro Nero mi ero anche un pochino innamorata: amavo la sua libertà, il senso di giustizia e dell'onore, il suo coraggio e la possibilità di gironzolare per isole misteriose e porti affascinanti.
Quello che ho provato questa estate, leggendo "La vera storia del pirata Long John Silver", mi ha riportato alla mente le sensazioni vissute tra le pagine di quei primi romanzi "da ragazzo".
Il libro ha del pazzesco già di per sé, a ben pensarci: Long John Silver non è un personaggio storico, è uno dei pirati inventati da Robert Louis Stevenson per scrivere "L'Isola del Tesoro"; che qualcuno, centocinquant'anni dopo (anno più, anno meno) avanzi la pretesa di scriverne la vera storia è quantomeno bizzarro.
Eppure eccolo qui il nostro Silver, che si racconta a Larsson così come aveva fatto anni addietro con Defoe, seduto all'Angel Pub, ingollando rumfustian capace di incendiare le budella. 
Non tace niente, quel pendaglio da forca di Silver: scrive le sue memorie, il racconto di un uomo divenuto ormai più vecchio e più ricco di quanto avesse potuto immaginare, più vecchio e più ricco di tutti i suoi compagni ed avversari, passati a fil di spada o finiti impiccati dopo aver dilapidato autentiche fortune tra taverne e baldracche. 
Forse non ci credeva neppure lui fino in fondo, eppure eccolo qui, in un'isoletta del Madagascar, ancora ricco e vivo, seppur pieno d'acciacchi, ma ancora libero. Già, perché questo, soltanto questo aveva voluto ed inseguito per tutta la sua esistenza: la libertà. Pronto a pagare qualunque prezzo per non essere schiavo di niente e di nessuno. Libero e vivo.
Ora, vecchio e malandato nella sua isola, si concede anche un istante di riflessione: "Vivere. A qualunque prezzo. È stato questo il mio scopo, lo riconosco volentieri. Ma a chi è toccato pagare, mi chiedo, ora che posso farlo a mente fredda? A spese di chi e di quanti ho vissuto?".
Un libro meraviglioso, secondo me, nel senso più vero del termine: stupefacente, il racconto scorre via per oltre cinquecento pagine senza mai annoiare, avvincendo come le migliori storie di pirati sanno fare. 

Titolo: La vera storia del pirata Long John Silver
Autore: Björn Larsson
Traduttore: Katia De Marco
Editore: Iperborea
Anno d'edizione: 2017
ISBN: 9788870910759

(Anche questa è una delle mie letture d'agosto, uno dei quattro libri letti nel corso degli otto giorni di mare. Se volete leggere le mie recensioni degli altri le trovate a partire da qui).

mercoledì 12 settembre 2018

Come lampo

Quella di Come lampo è stata una rilettura, a distanza di tempo, di un romanzo scritto da Lucrezia Monti, un'autrice emergente italiana. 

Letto la prima volta in veste di consulente, ho voluto prendere le distanze dal lavoro ed assaporare il romanzo per ciò che è: un racconto. Per meglio riuscire nell'impresa, ho deciso di leggerlo mentre mi trovavo in vacanza in Sardegna, così da "staccare" anche geograficamente. 
Marina e Luca sono due giovani che hanno appena iniziato a vivere la loro storia d'amore - coi dubbi e le paure che caratterizzano le prime esperienze sentimentali - quando un'aggressione sconvolge tutti i fragili equilibri.
Il romanzo, narrato a due voci, dà la possibilità di comprendere al meglio i diversi punti di vista dei due protagonisti e le strategie che ciascuno mette in atto per riemergere dalla violenza del passato, trovando la forza di creare nuovi equilibri personali e di coppia.
Sebbene il romance non sia esattamente il genere letterario che preferisco, ho molto apprezzato l'approfondimento psicologico dei personaggi messo in atto dall'autrice, che non si è limitata a raccontare una storia d'amore, ma ha voluto indagarne e svelarne i meccanismi, sentimentali e psicologici. 
Ben scritto e ben sviluppato, Come lampo è innegabilmente una storia d'amore e proprio nella descrizione di alcune scene di coppia ha, secondo me, il suo tallone d'Achille: personalmente non amo molto le scene di passione e di sesso raccontate troppo esplicitamente. 
Comunque una buona lettura, soprattutto se si considera che si tratta dell'opera di esordio di un'autrice emergente capace di entrare, con le sue sole forze, tra i cinquanta Bestseller di IBS. 

Titolo: Come lampo
Autore: Lucrezia Monti
Editore: Streetlib
Anno d'edizione: 2016
ISBN: 9788826416540

Questo è il secondo libro delle mie letture delle vacanze 2018, se vi incuriosiscono gli altri titoli, non perdetemi di vista.

mercoledì 5 settembre 2018

Il canto delle orche

Un amore ed una sparizione misteriosa in una piccola cittadina del Maine, alla vigilia delle elezioni che decideranno le sorti della comunità, divisa tra il desiderio di mantenere le proprie radici di pescatori e la tentazione di puntare sul turismo di massa. 
La narrazione delle vicende umane si intreccia con quella di un gruppo di orche, parte integrante dell'ambiente e le cui esistenze entrano in contatto - talvolta in conflitto - con gli esseri umani che vivono sulle coste. 
L'amore per il mare e le creature che lo abitano traspare con chiarezza dalle pagine di questo romanzo che miscela giallo e rosa senza addentrarsi appieno in nessuno dei due generi letterari.
Una buona lettura estiva i cui personaggi sono però un po' troppo stereotipati, secondo me: Ella, la protagonista, ad esempio è tanto perfetta da risultare o inverosimile o insopportabile.
È bella, è onesta, è intelligente, è leale, ama la natura, rispetta l'ambiente, è tosta, sopporta le asperità di un lavoro "da uomini" e riesce a farsi rispettare, tenendo testa anche ai più beceri attaccabrighe grossi il doppio di lei. E, ovviamente, fa perdere la testa al sexy avvocato arguto, affascinante, indomito ed appassionato difensore dei giusti e degli oppressi che, guarda caso, è pure il rampollo di una ricca famiglia.
Ben scritto, con una narrazione che scivola via liscia come una pilotina su un mare calmo, Il canto delle orche è certamente meglio di molti altri romanzi che si trovano in circolazione, ma non offre particolari guizzi che lo rendano un libro memorabile: una buona lettura da relax, da vacanza, leggera. 

Titolo: Il canto delle orche
Autore: Stuart Harrison
Traduttore: Gianna Lonza
Editore: Piemme
Anno d'edizione: 2004 (seconda edizione)
ISBN: 9771592825029

Questa è la prima recensione delle mie letture d'agosto, continuate a seguirmi per non perdervi le altre. 

mercoledì 29 agosto 2018

Letture d'agosto

Come una bambina negligente, eccomi qui negli ultimi giorni d'agosto a "fare i compiti delle vacanze", aggiornando il blog tanto a lungo trascurato. 
Il mese d'agosto è stato ricco di letture, per me, che ho battuto il mio personale record nel corso della vacanza in Sardegna: otto giorni di permanenza, quattro libri letti. Non male, direi. 
Qui accanto trovate i quattro libri le cui copertine, neanche a farlo apposta, si intonavano magnificamente alle tinte della stanza d'albergo.
Comunque: bando alle ciance, veniamo al sodo.
Scriverò la recensione di ciascun libro letto, a cominciare da questi quattro (eh già, non ho letto solo questi quattro!), quindi, se siete incuriositi dai titoli, non perdetemi di vista:
- Il canto delle orche, di Stuart Harrison (la recensione qui)
- Come lampo, di Lucrezia Monti (qui la recensione)
- La vera storia del pirata Long John Silver, di Björn Larsson (la recensione qui)
- Il libro del mare, di Morten A. Stroksnes

Oltre a questi quattro libri, nel mese di agosto ho letto anche La misura eroica di Andrea Marcolongo ed Accabadora di Michela Murgia in cartaceo, mentre su smartphone Emma di Jane Austen; anche di tutto questo scriverò prossimamente.
E voi? Avete letto qualcosa di interessante durante le vacanze? 
Aspetto di leggere i vostri commenti, a presto. 

venerdì 9 settembre 2016

Mare, burkini e libertà di costume

Estate 2016, il "caso burkini" infiamma le spiagge.
Francesi e non solo.
Perché in un mondo ormai globalizzato i confini sono diventati sempre più labili. 
E quando serpeggia la paura degli attacchi terroristici, dell'integralismo, dell'immigrato, del diverso, ecco che i confini paiono cessare d'esistere del tutto e quello che accade oltralpe interessa di colpo anche l'Italia. 
Dopo il divieto, sulle spiagge di Cannes e di Nizza, di indossare il burkini si è detto e scritto di tutto e il contrario di tutto.
Il divieto, poi, è stato sospeso, ma ancora non si placa l'eco della polemica.
Perché le possibili chiavi di lettura sono diverse: c'è quella religiosa, c'è quella della libertà delle donne e c'è anche quella del tutto personale. 

Io in questa polemica non ci voglio entrare e, avendo trattato la questione religiosa correlata all'abbigliamento già anni fa,  mi limito a ribadire quanto scritto su Twitter tempo addietro e cioè che, se è di libertà della donna che vogliamo parlare, dovremmo ricordarci che libertà non è un seno nudo (il primo ministro Manuel Valls aveva asserito che Marianne, simbolo della Rivoluzione Francese, aveva il seno nudo perché con esso nutriva il popolo e che non era velata in quanto libera - peraltro confondendo Marianne con l'allegoria della Libertà che guida il popolo, celebre dipinto di Eugène Delacroix... vabbè - qui).
La libertà è poter scegliere se e quanto e come (s)coprirsi.

Nel mio piccolo, quest'estate ho vissuto il disagio della ricerca di un costume intero. 
Perché, ci crediate o no, nei negozi di intimo e costumi da bagno pare vigere la regola non scritta che, se non sei cicciottella, devi mettere il bikini. Punto. 
"Ma vesti la 38, perché vuoi un costume intero?", mi ha persino chiesto una commessa.
Solo facendo appello a tutta la mia buona volontà mi sono trattenuta dal risponderle "ma saranno pure cavoli miei!".
Io il bikini non lo volevo. E non volevo neppure un triste ed anonimo costume olimpionico.
Presa dallo sconforto, a un certo punto ho persino iniziato a cercare tra i costumi per ragazzine di 12/14 anni, tanto la taglia è quella...
Volevo un costume che mi facesse sentire a mio agio e bene, che appagasse il mio senso estetico ed il mio bisogno di praticità ad un costo ragionevole (che non significa regalato, ma neppure da rapina a mano armata). 
E' chiedere troppo?
Alla fine sono riuscita a scovare sul web un meraviglioso monokini e, tra mille incertezze per la taglia, dal momento che ovviamente non potevo provarmelo prima di sganciare i quattrini, ho acquistato quello. Grazie al cielo, vestiva alla perfezione.
Ma se di libertà di scelta si parla, almeno nei negozi tradizionali italiani, siamo lontanucci eh!

Chiudo riportando una vignetta, purtroppo solo in lingua francese, che ho scovato in internet e che credo si adatti alla perfezione all'attuale situazione della donna (come sempre, clic sull'immagine per ingrandirla).

martedì 23 agosto 2016

Ristorante pizzeria La Terrazza di Dante

Al ristorante pizzeria La Terrazza di Dante, nel cuore di Santa Teresa di Gallura, il cliente viene accolto in un ambiente piacevolissimo, non soltanto per merito della terrazza affacciata sulla magnificenza della Costa Smeralda, ma anche - se non soprattutto - grazie alla titolare ed ai suoi figli. 

Giunti alla quinta generazione di ristoratori, i titolari mettono il cliente a proprio agio miscelando alla perfezione cortesia e professionalità, e, anche grazie alla collaborazione dell'ottimo personale di sala, lo fanno sentire coccolato ma senza ruffianeria, al centro di quello che da semplice pasto diviene un evento.

Le pietanze, semplici ed al contempo estremamente curate nella preparazione e nella presentazione, sono il perfetto coronamento di un'esperienza da ricordare. Qui si può gustare una perfetta pizza napoletana, cotta nel forno a legna, che non ha niente da invidiare a quelle preparate all'ombra del Vesuvio.
Assolutamente raccomandate la focaccia alla bottarga, la pizza margherita e la sublime pastiera, così come pure il meraviglioso babbà.
E' anche per merito di questo ristorante se le nostre vacanze sono state così memorabili.

sabato 20 agosto 2016

Vacanze in punta di piedi

L'alba sorge dietro la Corsica, vista dal giardino della
nostra stanza.
Poche, ma buone. 

Così sono state, quest'anno, le mie vacanze.
Anzi: ottime.
Giornate trascorse in un luogo da sogno, dove la natura è di una bellezza sconvolgente, in cui le giornate cominciavano con la vista del sole che faceva capolino al di là del mare, alle spalle della Corsica, per proseguire poi tra le coccole di un resort in cui non mancava proprio nulla.

Giornate scandite da colazioni luculliane (sapete bene come la pensi la sottoscritta circa il ben-essere ed alimentazione salutare...) e proseguite poi in spiaggia, rilassandosi sulla sdraio con un buon libro o dedicandosi agli esercizi di risveglio muscolare (grazie Marco!) tanto per non perdere del tutto le sane abitudini.

Non mi sono fatta mancare neppure un allenamento "vero": che volete farci, sono i privilegi dell'essere sposata con un Maestro di arti marziali... 

Se in passato avevo vissuto delle vacanze presenti, quelle appena trascorse credo di poterle definire vacanze in punta di piedi. In questi giorni ho fatto tutto ciò che desideravo, ma con un atteggiamento di pieno rispetto e di grande gratitudine per tutto ciò che mi circondava. Rispetto e gratitudine per la natura, splendida ovunque volgessi lo sguardo, naturalmente; rispetto e gratitudine per tutte le persone che, con la loro fatica ed il loro lavoro, hanno fatto sì che vivessi qualcosa di molto simile ad un sogno; rispetto e gratitudine per il bagaglio di meraviglie che ogni giorno recava con sé e che non a caso ho scelto e voluto accogliere fin dall'alba, inserendomi non come un predone all'assalto, ma come un piccolo tassello del tutto, in punta di piedi, senza clamore, assaporando ogni istante.

giovedì 23 giugno 2016

Celtica 2016

Foto dal sito ufficiale di Celtica
Sta per tornare anche quest'anno il tradizionale appuntamento con Celtica, la festa di arte, cultura e musica celtica più alta d'Europa, come la definisce il sito ufficiale, e gli oltre 1500 metri sul livello del mare del Bosco del Peuterey ne giustificano appieno la nomea.

Da sempre punto d'incontro di popoli diversi - qui, infatti, si mescolano le genti di Italia, Francia e Svizzera - questo bosco della Val d'Aosta si appresta a vivere il suo ventesimo appuntamento tornando ad essere luogo d'incontro tra i popoli, in cui convergeranno gli eredi dei Celti di tutta Europa.

Come ho avuto già modo di dire in passato, la denominazione di celta va interpretata nel suo significato storico ed antropologico, scevro da significati politici che in tempi più o meno recenti gli sono stati attribuiti soprattutto in nord Italia.
Un guerriero celta.
Foto dal sito ufficiale di Celtica
Qui, infatti, non vi sono connotazioni politiche ma soltanto persone che per qualche giorno si muovono in un'atmosfera unica, a cavallo tra rievocazione storica e fantasy, curiosando tra le bancarelle del mercatino degli artigiani o lasciandosi tentare dai diversi laboratori come, ad esempio, quello di tiro con l'arco o di tessitura.

Quest'anno una piccola rappresentativa dell'Accademia Marziale Saronno, nelle vesti di celtes Insubres, tornerà tra i boschi montani con l'intento di... spadazzare e divertirsi in compagnia.

Nel nostro caso le spade sono vere, in metallo, forgiate in epoca contemporanea sulla base di quanto ricostruito tramite l'archeologia sperimentale, ma, ovviamente, sono private del filo così da non poter essere pericolose.
Celtes Insubres allo studio di tecniche di spada
Per chi, come me, viene dalla pratica del Kali (e dal T'ienshu, che nei suoi livelli più avanzati prevede l'uso dei bastoni) è comunque significativo scoprire di volta in volta come la modalità di combattimento vari adattandosi al peso dell'arma che si impugna: una spada, per quanto leggera, ha una massa ben differente da quella di un bastone di rattan e, di conseguenza, il sistema di combattimento deve farsi estremamente flessibile, così da adattarsi e risultare efficace dal punto di vista marziale.

Come tessevano i Celti? Una
(probabile) risposta dall'archeologia
sperimentale.
Gli iscritti all'Accademia Marziale Saronno che desiderano prendere parte a Celtica nei panni di Celtes Insubres possono contattarmi, così da conoscere le modalità di partecipazione.
(Ho a disposizione alcuni costumi che potrei prestare in occasione della manifestazione)

lunedì 31 agosto 2015

Vacanze 2015. Mancanza... presente

L'avete seguito il mio consiglio per le vacanze? Spero per voi che questo tempo sia stato ricco di gioie.
Per quanto mi riguarda, il periodo di lontananza dalla città e dalla "solita vita" è stato davvero poco, ma ho fatto del mio meglio perchè fosse di gran qualità: tempo trascorso con chi è davvero importante per me e concentrandomi su di me. 
Non in senso egoistico, ma cercando di mettere a fuoco quel vero io che nel quotidiano viene sommerso da ritmi incalzanti, incombenze, vita varia ed eventuale. E' stata, insomma, una mancanza molto... presente. 
In questo mi ha indubbiamente aiutata la meta: un piccolo, delizioso paese della Val di Non in Trentino Alto Adige. Un luogo in cui i ritmi possono ancora essere rilassati, dove le auto non sono incolonnate in file interminabili nè contengono individui rabbiosi, dove è possibile svegliarsi al sorgere del sole e coricarsi al calare del buio. Un luogo dove i meleti si alternano a boschi nei quali è possibile camminare per ore ascoltando soltanto il proprio respiro che si fonde con il canto degli uccelli e la melodia gorgogliante dei ruscelli. 
Ho sempre pensato che una passeggiata nei boschi fosse una preghiera silenziosa. Un'ode che il tuo cuore di essere umano eleva al divino - con qualunque nome lo si voglia chiamare - unendosi al resto del creato. Nel corso di queste vacanze ho rafforzato la mia convinzione. 




martedì 25 agosto 2015

L'estate sta finendo...

♪ ♫ L'estate sta finendo e un anno se ne va ♪ ♫  cantavano I Righeira nell'ormai lontano 1985. Altro secolo, letteralmente. Ma è vero che l'estate sta finendo ed è vero che quando settembre si profila all'orizzonte si comincia a respirare aria di cambiamento: si pensa a tornare ai banchi di scuola o al lavoro, minigonne e costumi da bagno cedono il passo a jeans e maglioncini, si guarda già con nostalgia la foto di ♪ ♫  quella storia d'amore passeggera nata sopra il bagnasciuga e già finita la sera ♪ ♫   (questa è di Lorenzo Jovanotti, "Estate 1992", ndr)...
Per certi versi, l'inizio di settembre segna davvero un nuovo inizio. "Comincio la dieta" e "mi iscrivo in palestra" sono due delle frasi più ricorrenti in questo periodo dell'anno, proprio come all'indomani dei bagordi per festeggiare il primo gennaio, ad esempio.

Ed un nuovo anno inizia davvero per me, che già dal 1 settembre tornerò ad allenare i bambini del corso di T'Ienshu all'Area KSD: confermati gli orari delle lezioni come lo scorso anno, il martedì e giovedì sera dalle 18.30 alle 19.30, per bambini dai 4 ai 12 anni. Con la ripresa delle scuole, poi, ricomincerà anche il corso per gli adulti presso la palestra dell'ITIS Riva di Saronno. Istruttrice da una parte, allieva dall'altra, insomma, perchè non si finisce mai d'imparare.

martedì 11 agosto 2015

Buone vacanze!

Almeno nella settimana di Ferragosto lo vogliamo fare un attimo di pausa? E allora niente notizie di arti marziali nè di allenamenti, niente suggerimenti per mantenersi (o ritornare) in forma, niente di tutto questo. Solo un augurio di buone vacanze, e che siano davvero vacanze secondo il significato latino del termine: mancanza! Allontanatevi da tutto ciò che vi da noia, che vi infastidisce, che vi causa stress. Godetevi il vostro tempo, facendo ciò che più vi piace. E se ciò che più vi piace è  stare in panciolle, gozzovigliando tra fritti, dolci ed insaccati beh... per una settimana fatelo!

Godetevi la vita appieno, almeno per una settimana, ricaricando le batterie per tutto quello che arriverà dopo. Fate in modo che questa vacanza sia una mancanza molto ricca, da ricordare!

martedì 4 agosto 2015

La salute passa dal percorso vita

Quando d'estate le palestre sono chiuse o, almeno, non ci sono molti corsi attivi, le persone si dividono in due categorie ben distinte e separate: da un lato, quelle che intendono passare un paio di mesi in completo relax, godendosi anche il lato più godereccio delle ferie e dedicandosi anima e corpo alle gioie della tavola e della pennichella; dall'altro, quelle che proprio non ce la fanno a stare fermi e si "inventano" allenamenti, partendo dalla semplice corsetta mattutina fino ad arrivare veri e propri tour de force del fitness. Gli appartenenti alla seconda categoria conoscono forse già le meraviglie del percorso vita.

Si tratta di un fantastico sistema d'allenamento all'aria aperta, che permette di coniugare il desiderio di fare attività fisica al piacere di godersi la natura durante la bella stagione: i percorsi vita sono circuiti situati all'interno di parchi pubblici, normalmente lungo sentieri di pochi chilometri, che prevedono tappe distanziate tra loro circa un centinaio di metri.
Nati nel cuore dell'Europa e diffusissimi in Svizzera e Germania, i percorsi vita hanno preso piede anche in Italia e sono diversi i Comuni che ne sono ormai dotati; il "segreto" del loro successo è di essere adatti a tutti, dai bambini agli anziani, dagli atleti ai più sedentari: i pannelli, infatti, illustrano ad ogni stazione gli esercizi da eseguire, a corpo libero o utilizzando gli attrezzi disposti lungo il percorso, ma il numero di ripetizioni può essere aumentato o diminuito a seconda della propria condizione fisica e del risultato che si desidera ottenere. Non c'è poi nessun obbligo di eseguire tutti gli esercizi del percorso, quindi l'allenamento può essere eseguito in totale libertà, privilegiando ad esempio un gruppo muscolare piuttosto di un altro o preferendo una tipologia di esercizi ad altri.

Le tappe normalmente si raggiungono ad un leggero passo di corsa, per sfruttare appieno la componente aerobica del percorso, ma nulla vieta a principianti, anziani e persone in pesante sovrappeso di camminare. Un altro indiscutibile pregio di questi percorsi è la totale libertà di scelta di giorni, orari e frequenza, che lo rende ideale anche per chi ha poco tempo libero a disposizione. La combinazione di attività aerobica con esercizi di tonificazione rende i percorsi vita estremamente adatti anche a chi vuole perdere peso, perchè si tratta di un tipo di allenamento che fa salire e scendere continuamente le pulsazioni, pur mantenendole sempre nella fase aerobica, ovvero sia quella che consente di smaltire le riserve di grasso.
Quella effettuata lungo il percorso vita, così come qualsiasi attività sportiva, consente di ottenere dei risultati se praticata con costanza; l'ideale sarebbe una frequenza di due/tre volte a settimana, con un intervallo di due o tre giorni tra un allenamento e l'altro.
Insomma, tanti pregi, zero difetti: Dio benedica il percorso vita!

martedì 19 maggio 2015

Vacanze, anche per i nostri amici animali

L'estate si avvicina, tempo di iniziare a pensare alle vacanze. E se in famiglia abbiamo un amico a quattro zampe (o anche a due, piumato) è meglio darsi da fare per trovare una sistemazione che faccia trascorrere anche a lui delle belle ferie. 
Normalmente per uccelli, pesci, roditori, rettili ed anfibi ci si affida a parenti, amici o persone di fiducia e dall'esperienza consolidata che possano venire nelle nostre case ad occuparsi dei nostri piccoli amici in nostra assenza (secondo una statistica Eurispes nel 2013 i pesci erano nel 4,9% delle abitazioni italiane, le tartarughe - senza distinzione tra acquatiche e di terra - nel 4,7%,  i volatili nel 4,1%, i conigli nel 2,1% seguiti dai criceti che vivono nell' 1,6% delle case italiane e terminano l'elenco i rettili, presenti nello 0,8% delle abitazioni). 

Spesso anche i gatti, amanti del quieto vivere e poco inclini ai cambiamenti, vengono lasciati a casa dopo aver incaricato qualcuno di famiglia o comunque ben conosciuto sia da noi che da Micio di prendersene cura, mentre i più avventurosi possono andare in vacanza in una pensione per animali. Già vi vedo storcere il naso al pensiero di abbandonare Micio in una gabbietta 24 ore al giorno per l'intera durata delle vostre ferie, ma sappiate che siete ancorati ad una vecchia idea di pensione per animali, molto in stile lager: nulla a che vedere, ad esempio, con la pensione a cinque stelle "La Casa degli Animali" in provincia di Roma. 
Un gatto gironzola, al sicuro, nello strolling cat
lungo il parco de "La Casa degli Animali"
Qui i gatti hanno a disposizione, nelle ore diurne, giardini di varia grandezza nei quali muoversi liberamente e (su prenotazione) ci sono persino gli strolling cat, percorsi protetti lungo diversi itinerari all'interno della tenuta. In estate questa pensione per animali accoglie, oltre a cani e gatti che sono i benvenuti tutto l'anno, pure conigli nani, cavie e pappagalli. Un'eccellenza che ha suscitato l'interesse anche televisivo, che ha dedicato a questa pensione diversi servizi (in fondo all'articolo trovate un video).

Chi non vuole rinunciare al piacere di una vacanza in compagnia del proprio cane, però, può cogliere al volo l'occasione proposta dalla LAV, "LAVacanza": una settimana all'interno dello splendido Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi cadenzata da escursioni, visite guidate, relax ed attività ludiche da fare tutti insieme, padroni e quattrozampe.
Un'escursione durante la scorsa LAVacanza
Quest'anno la settimana sarà dal 29 agosto al 5 settembre presso il Passo Croce d'Aune ed è ancora possibile prenotarsi contattando direttamente il sito della LAV, scrivendo una mail a lavacanza@lav.it o telefonando al numero 3480407565.

Il riposo, la tranquilla gioia del ritrovare il tempo per stare insieme, uomini e cani, la meravigliosa natura delle Dolomiti assicureranno una vacanza da ricordare, resa ancora più piacevole dalla degustazione dei piatti, tutti della cucina vegana e rispettosa degli animali, basata su prodotti di stagione ed equilibrata per il benessere delle persone e dell'ambiente. 

Secondo la ricerca statistica Eurispes citata in precedenza, oltre il 60% di chi decide di dividere la propria vita e la propria abitazione con un animale domestico (il 41,7% per il piacere di avere compagnia, il 18,5% perchè desidera avere qualcuno di cui prendersi cura) arriva a considerarlo un vero e proprio membro della famiglia; non stupisce, dunque, che anche in vacanza cerchiamo per i nostri amici la migliore sistemazione possibile. Quelle riportate in questo articolo sono soltanto due delle numerose possibilità di vacanza piacevole sia per noi che per i nostri amici animali; l'ENPA, dal canto suo, è già attiva con le sue vacanze bestiali, per aiutarvi ad organizzare delle ferie con i cuccioli di casa o trovare delle soluzioni per far passare anche a loro un periodo sereno in vostra assenza. Sono molti, ormai, in Italia e all'estero, gli alberghi, gli hotel ed i Bed and Breakfast che accettano animali domestici insieme ai loro ospiti, consentendoci di organizzare una vacanza... a prova di quattrozampe.  Ed anche le spiagge diventano sempre più amiche degli animali: qui trovate le migliori quindici spiagge per i nostri cani.  

Qui di seguito, il video, ripreso in tv, della Casa degli Animali

sabato 23 agosto 2014

San Romedio, l'orso e Daniza

Il santuario di San Romedio
Daniza è diventata, suo malgrado, una star nell'estate 2014; un'estate atipica non soltanto a causa di un meteo impazzito, con piogge persistenti su tutto il nord Italia, temperature in picchiata e trombe d'aria sulla riviera ligure, ma atipica anche perchè, più che soubrette e stelline, a catalizzare l'attenzione dei social network è stata lei, Daniza, un'orsa.

Tutto ha avuto inizio nella mattinata di Ferragosto, quando il quotidiano locale L'Adige ha dato notizia di un fungaiolo aggredito da un orso nei boschi di Pinzolo; l'uomo, un marcantonio dal sangue freddo, è riuscito a salvarsi sferrando calci e pugni all'animale che, si è poi appreso, era un'esemplare femmina ed aveva aggredito il cercatore di funghi convinta che questo potesse rappresentare una minaccia per i suoi cuccioli. In Trentino uomini ed orsi hanno intrecciato le loro storie fin dal più remoto passato; in questa terra, tenacemente aggrappato alla roccia e svettante verso il cielo, sorge anche il santuario di San Romedio: meno noto di San Francesco,  si narra che Romedio di Thaur fece con un vorace orso ciò che il poverello d'Assisi fece con il temibile lupo, tramutandolo in creatura mansueta.

Il Santo eremita e l'amico orso
Secondo la tradizione, Romedio, nobile discendente di una famiglia cristiana, nel corso di un pellegrinaggio verso Roma conobbe il vescovo di Trento e, di ritorno a Innsbruck dopo aver incontrato il Papa, decise di rinunciare a tutti i propri possedimenti, facendone dono al vescovado trentino ed alla chiesa di Baviera, e di ritirarsi in eremitaggio e preghiera in una grotta laddove oggi sorge il santuario. Il suo incontro con l'orso fu tutt'altro che amichevole: mentre, insieme al compagno di preghiera Davide, stava per recarsi in visita al vescovo di Trento, l'animale assalì e sbranò il cavallo che avrebbe dovuto accompagnarli nel viaggio. Per nulla intimorito e forte nella fede, Romedio disse a Davide di mettere all'orso la sella e i finimenti che avrebbero dovuto essere destinati al cavallo; Davide, altrettanto confidente nella potenza del Signore, ubbidì e sorprendentemente l'orso si lasciò catturare, mansueto come un agnellino, divenendo inseparabile compagno del Santo.
Da quell'incontro sono trascorsi secoli ed il rapporto tra esseri umani e plantigradi è mutato con lo scorrere del tempo, tanto che l'orso si era estinto in Trentino ed è successivamente stato reintrodotto dall'uomo: Daniza stessa non è un'orsa trentina, bensì un animale proveniente dalla vicina Slovenia, liberata sui monti del gruppo del Brenta nell'ambito del Progetto Life Ursus, nato nel 1996 e co-finanziato con 4 milioni di euro dall'Unione Europea. 
Panchina-orso lungo il sentiero verso San Romedio
A differenza di altri suoi compagni, che hanno sconfinato in Austria e Germania e che sono stati impallinati senza troppi complimenti (entrambi gli Stati erano stati chiari circa il fatto di non voler plantigradi sul loro territorio), Daniza non solo è rimasta sul suolo italiano ma ha anche pensato bene di riprodursi: un successo per gli amanti della natura e per chi auspica il ritorno dell'orso bruno sulle vette trentine, una catastrofe per quanti - pastori ed allevatori in testa - non smaniano dal desiderio di imbattersi in un bestione di 200 chili o nei suoi misfatti perchè, se è vero, come scrive il WWF, che "la dieta dell'orso varia nel corso dell'anno", altrettanto vero è che, come riportano le cronache dei quotidiani locali laddove gli orsi sono presenti, questi animali non disdegnano di far visita ad alpeggi, allevamenti di ovini e bovini, arnie e frutteti.

L'orso, in fin dei conti, è un mammifero intelligente e non ci vuol molto a capire che è più facile abbattere una placida vacca in un recinto o saccheggiare frutteti ed arnie ricolme di miele piuttosto che inseguire cervi nei boschi. Varrebbe dunque, forse, la pena di interrogarsi sulle dinamiche e sull'opportunità delle reintroduzioni "forzate", quelle cioè pianificate a tavolino e realizzate dall'essere umano e non frutto del naturale girovagare degli animali - orsi, certo, ma anche lupi così come pure delle loro prede - che non tengono conto dei confini. Certo, di norma l'orso preferisce evitare di avvicinarsi troppo all'uomo, ma non va dimenticato che quelli che in passato erano terreni di caccia sono diventanti ambienti fortemente antropizzati: là dove gli orsi trentini inseguivano le prede oggi sorgono piste da sci ed agriturismi, la radura nel bosco in cui l'orso bruno si mangiava con gusto una carcassa è diventata una piantagione di mele della Val di Non. E anche laddove il bosco esiste ancora, fitto e rigoglioso, può capitare che un'orsa si imbatta in un cercatore di funghi e creda possa rappresentare un pericolo per i propri cuccioli.

Per approfondire:
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