sabato 17 marzo 2012

Gateau di patate vegetariano. Oppure no

Cosa si fa quando si hanno delle belle patate in casa e non si vuole fare le "solite" patate fritte? Una ricetta facile, veloce, leggera ed economica è quella del gateau di patate (o gattò, se italianizzato), che io ho provato sia nella versione vegetariana che in quella con la pancetta affumicata.

Ecco qui cosa serve per la preparazione:
  • 2 o 3 patate a testa (dipende dalle dimensioni)
  • scamorza affumicata e/o pancetta affumicata
  • parmigiano grattugiato (se vi va)
  • pepe nero q.b.
Fine. Tutto qui. Io, ad esempio, non utilizzo nemmeno il sale, che tanto il formaggio e la pancetta, uniti al pepe nero, sono già gustosi per conto proprio.
La preparazione è talmente facile che quasi mi vergogno a parlarne.
Si lessano le patate, si scolano e si schiacciano ben bene con una forchetta; si aggiungono i pezzetti di scamorza affumicata che avremo tagliato nel frattempo, mentre le patate si facevano il bagnetto nell'acqua bollente, e si amalgama il tutto per benino. A questo punto si può aggiungere sia il parmigiano grattugiato, sia la pancetta affumicata tagliata a cubetti, si dà una generosa spolverata di pepe e si mischia di nuovo il composto.

Si versa il tutto in una pirofila e si infila in forno a 180° per circa venti minuti, mezz'ora, fino a quando sulla superficie non compare una bella crosticina dorata, appena accennata.

Visto? Facile e velocissima. Ho impiegato dieci minuti a scrivere il post, a mangiare il gateau si impiega molto meno tempo!

giovedì 15 marzo 2012

Warrior, il trionfo dei buoni sentimenti dopo le mazzate


Io di certezze nella vita ne ho pochine, ma una di queste è che non potrei mai fare il critico cinematografico. Non lo faccio per amor di polemica, ma i film che piacciono a me vengono puntualmente stroncati dalla critica e viceversa.

Mymovies, sito che di film certo se ne intende, si esprime dicendo che "Warrior è un film dalle alte aspirazioni, tra i più straordinari, sorprendenti e commoventi dell'anno"; io direi che "Warrior è un film gradevole, a metà strada tra Rocky e Cenerentola o, se vogliamo attualizzarlo maggiormente, tra Rocky e The Millionaire". Di "straordinario", in tutta onestà, non ci ho trovato un fico secco, nemmeno la scelta di ambientare la vicenda nel mondo delle MMA: le Arti Marziali Miste stanno vivendo in questi ultimi anni una sorta di età dell'oro, vanno di moda (se di moda si può parlare) e Gavin O'Connor ha tutt'al più saputo cavalcare l'onda come un abile surfista. Di "sorprendente", invece, ammetto di aver trovato le tecniche di combattimento: molto curate e decisamente ben eseguite, sia quelle in piedi che quelle della lotta a terra, con una fisicità espressiva e mai esasperata e - fatto questo davvero sorprendente - realistiche.

I fratelli Conlon (interpretati da Joel Edgerton e Tom Hardy) non si vedono da molti anni, ciascuno impegnato a rimettere insieme i cocci della propria vita dopo la morte della madre e le botte del padre alcolizzato (Nick Nolte): Brendan, il maggiore, ha sposato il suo amore del liceo, è diventato papà ed insegnante di Fisica e cerca di sopravvivere alla crisi economica partecipando a incontri clandestini di MMA; Tommy, il minore, dopo la morte della mamma si è arruolato nei Marines facendo perdere le proprie tracce nei vari conflitti armati disseminati per il pianeta, l'ultimo dei quali in Afghanistan.

E' proprio Tommy a ricomparire per primo nella vita di papà Paddy Conlon, ormai da qualche anno lontano dalla bottiglia e desideroso di farsi perdonare per tutte le angherie alle quali aveva sottoposto la disastrata famiglia: un ricco uomo d'affari ha deciso di organizzare un torneo mondiale di Mixed Martial Arts, con un premio unico di 5 milioni di dollari per il vincitore, e Tommy vuole quei soldi. Paddy era un gran bastardo, un ubriacone e un pessimo padre, ma una cosa sapeva farla bene: allenare i figli alla lotta. Ora Tommy vuole riavere l'allenatore, anche se nulla gli importa del genitore.

A parecchi chilometri di distanza, Brendan corre il rischio di vedersi portar via la casa per morosità, ritrovandosi con moglie e figlie in mezzo a una strada. Evidentemente anche negli USA gli insegnanti della scuola pubblica non se la passano granchè bene, tanto che lo stipendio da professore di Fisica non basta a tirare a campare, ma ecco che provvidenziale arriva "Sparta", il super torneo di MMA con ghiottissimo montepremi al quale Brendan decide di partecipare nonostante il parere contrario della preoccupatissima moglie.

Termino qui il mio racconto per non guastarvi la sorpresa, nel caso vogliate vedere questo film in cui il lieto fine arriva dopo catartiche mazzate, tanto morali quanto fisiche. Ma mazzate - mi riferisco qui a quelle fisiche, date e ricevute nell'ottagono dei combattimenti - davvero degne di essere ammirate.

martedì 13 marzo 2012

Lo stress, la pillola e la lentezza


Adesso è arrivata anche la pillolina magica. Se ne sentiva il bisogno, eh? Ha fatto la sua comparsa alcuni giorni fa, quasi con noncuranza, in uno spot televisivo come tanti altri, tra un'automobile che viaggia lungo strade che ignorano cosa sia il traffico e una discinta signorina che ancheggia al chiar di luna reclamizzando un amaro: è la pillola contro lo stress.

E' un medicinale che promette di riportare la calma e la serenità nelle nostre tormentate vite occidentali. Io non amo le medicine, trovo che spessissimo curino i sintomi piuttosto che le cause e credo che questa ultima trovata faccia proprio parte della categoria: quali sono le cause dello stress? Proviamo a pensarci. Ritmi di vita frenetici? Traffico automobilistico? Impegni di lavoro pressanti? Rapporti interpersonali superficiali e deludenti? Impossibilità di trovare un parcheggio? Stiliamo la nostra personalissima classifica dei motivi di stress e poi domandiamoci se, prendendo una pastiglia al giorno, questi motivi possono scomparire.

Se la vostra risposta è "no", forse dovreste prendere in considerazione un'alternativa, un modo per ridurre i fattori di stress senza far ricorso alla scienza medica nè farmaceutica, semplicemente cambiando un pochino il vostro modo di vivere. Basta davvero poco poco. Lo dimostra Vivere con Lentezza, organizzazione di volontariato unita sotto il motto di "Rallentare quando possiamo, correre quando dobbiamo" che si ripropone di diffondere la cultura della lentezza. Lentezza che non è sinonimo di pigrizia nè indolenza ma che anzi stimola a fare, con calma, prendendosi i giusti tempi e scoprendo la bellezza del tempo veramente vissuto. E' la lentezza che fa riscoprire il valore di un sorriso, di un "grazie", di una passeggiata, di un caffè in compagnia… è la lentezza, come avevo già scritto in passato, che fa rima con gentilezza.

E se nella vita di tutti i giorni pensiamo di non poter applicare tutta questa lentezza/gentilezza, possiamo almeno iniziare con l'aderire alla Giornata Mondiale della Lentezza, nata quasi per scherzo e giunta alla sua sesta edizione, fissata per lunedì 26 marzo. Qui di seguito vi riporto i 14 Comandalenti, le regole da mettere in pratica, almeno per un giorno, per riscoprire com'è bello essere umani che seguono ritmi di vita umani. Con il sorriso.

I 14 Comandalenti:
1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
3) Se entrate in un bar per un caffè: ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell'uscita (questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in ascensore)
4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara...
5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer...se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall'altra parte della città
7) Non riempire l'agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli; impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
8) Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
9) Anche se potrebbe costare un po' di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
12) Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
13) Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
14)Smettiamo di continuare a ripetere:"non ho tempo". Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.

domenica 11 marzo 2012

Alle star piacciono le arti marziali



Di Jennifer Aniston e Lucy Liu avevo già avuto modo di parlare in passato, in un post dedicato proprio alle bellezze che scelgono di mantenersi in forma unendo i proverbiali "utile" e "dilettevole" ed imparando a difendere loro stesse, ma il novero delle star più o meno brillanti che decide di praticare arti marziali e sport da combattimento pare essere sterminato.

Da qualche tempo, ad esempio, è diventata di pubblico dominio la passione di Elisabetta Canalis per il Krav Maga, disciplina di origine medio orientale utilizzata dai guerrieri israeliani e pubblicizzata dalla Eli nazionale su Twitter a suon di cinguettii. Circa l'efficacia di questa disciplina in termini di autodifesa i pareri sono contrastanti (ne avevo parlato qui), tuttavia sembrano non esserci dubbi circa il fatto che contribuisca a mantenere i muscoli ben tonici e scattanti: le foto della Canalis parlano da sole!

Proprio per rimettersi in forma alla svelta dopo la gravidanza, la super top model Gisele Bundchen si era avvicinata al Kung Fu nel 2010 ma, come spesso accade con questo tipo di disciplina capace di coniugare benessere fisico e psicologico, non l'ha più abbandonato neppure dopo aver riconquistato un fisico da passerella. E, insieme alla supermodel Gisele, il Maestro Yao Li della Boston Kung Fu Tai Chi può annoverare tra i suoi studenti anche la leggenda dei Celtics Robert Parish e il cantante degli Aerosmith Steven Tyler.


Jennifer Lopez, dal canto suo, ha avuto modo di avvicinarsi alla Capoeira nel corso del
programma televisivo "Q' Viva", un reality show molto popolare in Uruguay, e pare che sia rimasta letteralmente folgorata da questa particolarissima arte marziale. J Lo, infatti, non ha mai fatto mistero della propria passione per la danza e la Capoeira deve quindi aver esercitato un indubbio fascino: questa arte marziale, narra infatti la leggenda, è stata ideata dagli schiavi neri deportati nelle piantagioni del Sud America, i quali avevano camuffato tecniche marziali e colpi potenzialmente letali con passi di danza, così da non destare sospetti nei proprietari terrieri e potersene avvalere in caso di bisogno.

giovedì 8 marzo 2012

8 marzo, Giornata della Donna?

Giovanni Porzio è un giornalista, inviato speciale di "Panorama", ed ha anche scritto un libro, "Un dollaro al giorno". Cosa c'entra questo con la Giornata della Donna è presto detto e a spiegarlo è lui stesso, con le parole scritte sul settimanale "Vanity Fair" che riporto qui di seguito, in corsivo.

Non hanno molto da festeggiare, l'8 marzo, le donne dei Paesi che chiamiamo "in via di sviluppo". Progressi ci sono stati, negli ultimi decenni, sul piano legislativo e nel costume. Ma in troppe zone del mondo i diritti elementari delle donne continuano a essere calpestati. Nei Paesi poveri due terzi delle donne occupate svolgono lavori precari o non retribuiti; più di mezzo milione di madri muoiono di parto o di complicazioni della gravidanza; 140 milioni di donne hanno subito mutilazioni genitali. In Pakistan ogni anno più di mille donne accusate di adulterio o di rapporti pre-matrimoniali (anche se stuprate) sono vittime di "delitti d'onore"; in Afghanistan, nonostante l'abolizione delle più odiose norme imposte dai talebani, una donna su tre subisce violenze domestiche o sessuali e solo il 30 per cento delle bambine ha accesso all'istruzione. Ecco qualche storia esemplare.

Messico

Lilia aveva 17 anni e lavorava in una fabbrica di plastica. Il suo cadavere fu scoperto per caso in un campo vicino a un centro commerciale il 21 febbraio 2001. Sua madre Norma è convinta che Lilia sia stata vittima di un rito iniziatico di una banda di spacciatori che agisce con la complicità di poliziotti corrotti. A Ciudad Juàrez, secondo la stampa locale, le vittime dei "femminicidi" sono state 878 tra il 1993 e il 2010. Norma sospetta che molte ragazze siano rapite su commissione dai sicari dei narcotrafficanti, e usate come bottino di guerra. Con la figlia Maria Luisa, Norma ha fondato l'associazione Neustras hijas de regreso a casa (Le nostre figlie di ritorno a casa), che si batte per i diritti delle donne.

India

A Khidirpur e a Sonagachi, i quartieri bordello di Calcutta, le ragazze sono più di 10 mila. Nilufar è a Khidirpur da quattro mesi: "Il mio ragazzo mi ha consegnata a un mercante, se cerco di scappare mi uccide". Sathi, del Bangladesh, lavora a Sonagachi da sette anni: "Sono sempre più indebitata. Devo pagare la luce, il cibo, le medicine, i vestiti. Il padrone si prende la metà dei miei guadagni. Ho tre figlie di 15, 13 e 11 anni: le più grandi hanno già cominciato".
Ruchira Gupta si batte contro i trafficanti di carne umana: la sua associazione, Apne Aap, gestisce centri di accoglienza, ha aperto asili nei quartieri a luci rosse e fondato 67 cooperative in cui lavorano 1.200 ragazze.

Guatemala

Maria, 17 anni, era sull'autobus che la portava a scuola quando una macchina ha bloccato la strada. "Sono saliti due uomini incappucciati. Mi hanno puntato una pistola alla testa, bendata e costretta a scendere. Mi hanno chiusa in una stanza e hanno cominciato a picchiarmi e a violentarmi. Quando mi hanno lasciata andare hanno detto che se li denunciavo avrebbero ucciso i miei genitori". A Città del Guatemala Medici senza frontiere lavora con le ragazze violentate. Maria è stata subito inserita in un programma terapeutico. Ora ha cominciato a parlare: il primo passo oltre il muro della paura.


Oltre a tutto questo, che chiaramente è soltanto un assaggio del libro appena uscito per Tropea Editore, ci sono altre storie da considerare. Storie, perchè si parla di donne, di persone, e non dati.

Ogni ora e mezza, novanta minuti, il tempo di una partita di calcio, una donna viene uccisa in India per la dote: questa è statistica, ma le ottomila vittime non sono dati, sono persone, sono donne con una propria storia, sogni, speranze, paure e desideri. Sono ottomila esseri viventi che ogni anno vengono cancellati dalla storia del mondo.

E nella "civile, evoluta Europa" come siamo messi? Male, secondo i dati raccolti e diffusi da Donnapedia che, alla voce "femminicidio" spiega come il triste primato delle donne morte all'interno della famiglia, uccise dal marito o dal compagno, spetti al Belgio, ma in Italia non va poi così tanto meglio: nel nostro Paese una donna muore "ammazzata per amore" ogni tre giorni.

A livello mondiale la violenza domestica è la prima causa di morte tra ragazze e donne tra i 16 e i 44 anni. Più del cancro e dell'infarto, più degli incidenti stradali e delle guerre, ad uccidere le donne sono gli uomini che dicono di amarle.

Per non parlare, poi, delle quotidiane mortificazioni cui vengono sottoposte le donne negli ambiti più disparati. Non è avvilente, ad esempio, che Belen desti clamore più per un tatuaggio e per l'incerta presenza di biancheria intima piuttosto che non per altro? Certo, non tutte abbiamo il cervello di Rita Levi Montalcini e di Margherita Hack, ma essere considerate soltanto per il nostro aspetto fisico non è riduttivo e mortificante, anche quando l'aspetto fisico è piacevole?

martedì 6 marzo 2012

Raddrizzare le cose storte: i finocchi affogati


Una sera avevo voglia di prepararmi i finocchi gratinati; avevo provveduto a comprare tutto l'occorrente (sempre low cost, che oltre che precaria devo pure scrivere di "Sopravvivenza", eh!): i finocchi (due, belli grossi, a neppure 80 centesimi), il latte (30 centesimi per 30 cl al distributore della fattoria), le mozzarelle (2 euro, sempre al distributore della fattoria). In casa, poi, avevo già la farina, il burro, il grana grattugiato e il pan grattato, ma, anche se non li avessi avuti, la spesa complessiva sarebbe stata inferiore ai dieci euro. Via, allora, si comincia!


Dopo aver lavato e puliti i finocchi li ho tagliati a spicchi piuttosto grossi, li ho messi a bollire per ammorbidirli e nel frattempo ho preparato la mia besciamelle. Ma… ta-daaa! Scopro che 30 cl di latte sono troppi. Maledetta abitudine di cucinare "a occhio"! E allora? Che fare?

Di buttare la besciamelle non se ne parla nemmeno. E' cibo, che diamine, e il cibo non si butta! Ecco l'idea: invece di gratinarli, i miei finocchi li affogo!


Quindi ho messo uno strato di besciamella nella pirofila, ci ho poggiato sopra i finocchi, sopra di questi ho dato una generosa spolverata di grana grattugiato, poi altro strato di besciamelle per affogare ben benino i miei finocchi, una delle due mozzarelle tagliata a tocchettini, un'altra spolverata di grana, gli ultimi rimasugli di besciamelle sopravvissuta e… via, in forno!


La temperatura? Io sono un'abbonata ai 180°. Cuocio praticamente qualunque cosa a questa temperatura. La tempistica? Fino a quando sulla superficie non si forma una crosticina dorata e appetitosa e un buon profumino non si spande per tutta la cucina. Lo so, sono la maledizione di ogni cuoco che si rispetti, l'incubo degli chef, ma intanto pasticcio dietro i fornelli e sopravvivo, quindi per me va bene così!


La pirofila l'abbiamo svuotata, facendo persino scarpetta sul bordo! Un affogamento perfetto!

venerdì 2 marzo 2012

Compri su Amazon? Ma lo sai che...


Una volta passati i diciott'anni, di norma, la lettura diviene un piacere: proprio come avviene per l'automobile e le votazioni, col raggiungimento della maggiore età spesso si passa dall'altra parte della barricata anche per quanto concerne la lettura, fino a quel momento vissuta come obbligo scolastico e noioso spreco di tempo.

Chi va all'Università ci va per propria scelta, chi compra un libro lo fa perchè brama leggerlo. Tra desiderio di conoscenza e piacere d'evasione, le pagine di un libro tengono compagnia e isolano dal mondo al tempo stesso, regalano emozioni e sedimentano saperi: un libro può sembrare un pezzetto d'Eden e poter conquistare questa fettina di paradiso in Terra grazie ad un acquisto di pochi spiccioli via web, risparmiando tempo e denaro, è una tentazione che attrae molti. E che spiega il successo planetario di Amazon.

Ma, come l'esperienza umana insegna fin dai tempi del frutto proibito di Adamo ed Eva, non c'è tentazione che non si paghi. Riporto qui di seguito un interessante articolo scritto dal collettivo Wu-Ming.

La multinazionale nascosta nel web - Il miracolo di Amazon si regge sullo sfrut-tamento della forza lavoro in condizioni dure e umilianti

The Morning Call, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley. Il reportage sta facendo il giro del mondo ed è stato ripreso dal New York Times e da altri grandi mezzi d'informazione. Il quadro è cupo: estrema precarietà del lavoro, clima di ricatto e assenza di diritti; ritmi inumani, con velocità raddoppiate da un giorno all'altro (da 250 a 500 colli, senza preavviso), con una temperatura che supera i 40 gradi e in almeno un'occasione ha toccato i 45; provvedimenti disciplinari per chi rallenta il ritmo o sviene; licenziamenti esemplari su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi. E non finisce qui. Leggetela, l'inchiesta. Ne vale la pena. La frase chiave la dice un ex magazziniere: "They're killing people mentally and phisically", uccidono i dipendenti psicologicamente e fisicamente.A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole scoprendo che Amazon è una megacorporation e Jeff Bezos un padrone che prima di tutto vuole realizzare profitti. Il miracolo Amazon (supersconti, spedizioni velocissime, offerta infinita) si regge sullo sfruttamento della forza lavoro in condizioni vessatorie, pericolose e umilianti. Proprio come il miracolo Walmart, il miracolo Marchionne e qualunque altro miracolo aziendale ci abbiano propinato i mezzi d'informazione negli anni. Dovrebbe essere ovvio, eppure non lo è. La notizia non riguarda un'azienda qualsiasi, ma Amazon, una sorta di gigante buono di cui, anche in Italia, si è sempre parlato in modo acritico, se non adorante e populista. The Morning Call ha rotto un incantesimo. Fino a qualche giorno fa, con poche eccezioni, i mezzi d'informazione e i consumatori accettavano la propaganda di Amazon come oro colato. D'ora in poi forse si cercheranno più spesso i riscontri, si faranno le verifiche, si andranno a vedere i bluff. Con il peggiorare della crisi, gli scettici sembrano aumentare.

Se vi interessa leggere la versione integrale di questo articolo, scritto dal collettivo Wu Ming, la trovate a questo indirizzo web: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241 .
Invece l'intera inchiesta di The Morning Call la trovate, chiaramente in lingua inglese, qui: http://www.mcall.com/news/local/amazon/

Potete obiettare che questo caso clamoroso è riferito alla sezione della Lehigh Valley, a una parte tutto sommato minuscola degli immensi Stati Uniti e pressochè insignificante del pianeta, ma, in tutta onestà, visti i casi dei call center italiani o considerata la realtà dell'Esselunga di Pioltello, giusto per fare qualche esempio, credete che le sezioni locali sparse nel mondo e in Italia di Amazon riservino ai propri dipendenti maggiore considerazione e rispetto, come esseri umani prima ancora che come lavoratori? Io, nel dubbio, evito Amazon e continuo a comprare dalla mia libreria di fiducia.
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