venerdì 31 ottobre 2014

Riciclo jeans, una borsa... particolare

Ci sono capi d'abbigliamento che si amano particolarmente e che non ci si rassegna a buttare. Per me è stato così con i miei jeans preferiti, incredibilmente comodi, che mi hanno accompagnata a lungo e che alla fine hanno alzato bandiera bianca sotto gli assalti del tempo e dell'usura. 
Non si tratta di un paio di pantaloni di particolar pregio nè di grande valore economico, ma proprio non ce la facevo a liberarmi di loro semplicemente gettandoli nel sacco dell'immondizia. E allora ho pensato di dar loro nuova vita, facendo in modo che potessero accompagnarmi ancora per molto, molto tempo. In internet si trovano moltissimi tutorial che consentono di riutilizzare vecchi jeans, alcuni sono davvero ben fatti e ricchi di illustrazioni e di spiegazioni passo a passo; molti mostrano come realizzare vezzose borsette, alcuni, come GreenMe, raccolgono diverse idee in un unico post, ma io ero alla ricerca di qualcosa che davvero mi potesse essere utile e, onestamente, per quanto frugassi, non sono riuscita a trovare nessun tutorial per realizzare ciò che avevo in mente.
Così ho proceduto un po' a tentoni, ma il risultato è più che soddisfacente: ho realizzato la mia prima sacca porta bastoni e coltelli da Kali.

E a questo punto avrete capito come mai in rete non abbia trovato nessun tutorial in merito! 
Certo non si tratta di qualcosa di uso comune come una borsetta o un sottopentola, ma ho pensato di scrivere questo post nel caso a qualcuno possa servire l'idea: le arti marziali sono molte, tante utilizzano bastoni e non è raro imbattersi in discipline che contemplino anche l'uso di coltelli, quindi... ecco a voi come ho realizzato la mia sacca.
Ho cominciato tagliando una gamba dei jeans e raddrizzandola in modo tale che avesse la stessa larghezza in ogni suo punto. Dall'altra gamba ho ritagliato una striscia di stoffa lunga circa i 2/3 della gamba, l'ho cucita lungo i lati in modo che non si sfilacciasse e l'ho poi applicata con dei bottoni ad un lato della gamba-sacca. Sempre dalla gamba "di scarto" ho ritagliato un pezzo di stoffa di altezza di poco inferiore rispetto a quella dei coltelli e l'ho cucito all'interno della gamba-sacca in concomitanza con quella che era la tasca anteriore dei jeans: questa tasca interna serve a contenere i coltelli, evitando che scivolino in fondo alla sacca rendendone più difficoltosa l'estrazione.
A questo punto ho potuto cucire il lato basso della sacca (da dove un tempo sbucava il piede) e la parte alta in cui prima si trovava la cerniera per la chiusura, realizzando una sorta di cilindro aperto solo alla sommità. Ho applicato del velcro all'interno delle tasche, così che si possano chiudere e contenere ad esempio le chiavi di casa o delle monete, ed ho decorato tasche e tracolla con dei bottoni per "impreziosire" un po' la sacca, che rimane comunque estremamente spartana ed essenziale. Da combattente, manco a dirlo.

giovedì 30 ottobre 2014

L'Oriente si trasferisce in Italia, al Festival di Carrara

Torna il Festival dell'Oriente a Carrara, appuntamento ormai tradizionale nel calendario degli amanti di arti marziali e discipline da combattimento, ma anche di tutti quanti sono affascinati dalla cultura e dalle tradizioni orientali.

Negli ampi padiglioni della fiera sarà possibile assistere e sperimentare diverse discipline marziali, mentre sul palco centrale si avvicenderanno spettacoli tradizionali, dimostrazioni di arti marziali, combattimenti e competizioni di levatura internazionale, mentre tutt'attorno sarà possibile, come di consueto, assaggiare piatti delle tradizioni orientali ed immergersi in atmosfere magiche grazie ai numerosi espositori presenti, provenienti da mezzo mondo.

Noi della Scuola Wo Chen di Saronno quest'anno non prenderemo parte all'evento di Carrara, ma se volete curiosare tra le nostre precedenti esperienze potete sbirciare qui , qui , qui e qui.

mercoledì 29 ottobre 2014

L'autunno e la medicina tradizionale cinese

Con i primi freddi è facile incappare in qualche malanno: le mattinate, ancora calde e soleggiate, invogliano a vestire con abiti leggeri ma le prime raffiche di vento autunnali possono sorprenderci con l'antipatico dono di un'infreddatura. L'autunno è infatti una stagione caratterizzata da un clima fresco e questo, nella medicina tradizionale cinese, corrisponde ad un'energia che dallo Yang si sposta progressivamente verso lo Yin; cosa significa questo? Che per assicurarci salute e benessere anche in questa stagione possiamo far ricorso all'alimentazione, orientandola verso alimenti con la giusta energia, per nutrirci in modo ottimale e scansare gli acciacchi che l'autunno porta con sè.

La tradizione orientale, che collega l'autunno con l'Elemento metallo, è la stagione della raccolta, il momento in cui si accumulano le risorse per affrontare i rigori dell'inverno; una stagione che, sebbene alcuni trovino triste e deprimente, è in realtà un periodo di transizione importante per raccogliere le proprie energie. Anatomicamente, secondo la medicina tradizionale cinese, l'autunno è collegato ai polmoni ed all'intestino crasso, parti del corpo che richiamano questa tendenza al raccolto: attraverso i polmoni, infatti, si incamera l'aria e si espellono le sostanze di rifiuto tramite la respirazione, mentre spetta all'intestino crasso il compito di accumulare le ultime sostanze nutritive necessarie all'organismo e di espellere ciò che non serve.
Raccogliendo dunque gli elementi nutritivi più idonei si ha modo di contrastare raffreddore, tosse e malanni stagionali: meglio evitare i cibi crudi e freddi, preferendo invece quelli tonificanti e riscaldanti, e ridurre cereali e zuccheri raffinati preferendo cereali integrali, ortaggi di stagione cotti, legumi e frutta secca. Altamente consigliate sono le zuppe con cereali come l'avena e il riso integrali, così come pure frutti e verdure di stagione: la zucca, che è un vero tesoro di elementi nutritivi; l'uva, ricca di vitamine, sali minerali ed antiossidanti; i fichi, le castagne e la frutta secca in genere. Una pianta molto utilizzata dalla fitoterapia cinese è poi lo zenzero, dal potere riscaldante.

martedì 28 ottobre 2014

Il benessere è... scontato con l'Accademia Marziale Saronno!

Una buona notizia per tutti i soci dell'Accademia Marziale Saronno: anche per quest'anno scolastico, infatti, è stata rinnovata la collaborazione con i partner che da tempo ci sostengono, assicurando sconti ed agevolazioni ai nostri iscritti.

L'Erboristeria Raggio di Luce di Saronno garantisce, a quanti si presenteranno con il tesserino dell'Accademia Marziale, uno sconto del 10% su moltissimi prodotti: thè, infusi, il fantastico "Decotto dello Sportivo" che apporta una sferzata d'energia e le meravigliose tisane drenanti che aiutano a contrastare l'antipatica cellulite, ma anche la fornita linea bimbi, e poi naturalmente doccia schiuma, deodoranti, eau de toilette... Senza dimenticare miele, propoli, sciroppi per contrastare raucedine, mal di gola ed i malanni che spesso la stagione fredda porta con sé.

Confermata anche la partnership con il negozio di abbigliamento per sport da ring ed integratori alimentari Gymshop di Limbiate, che torna ad offrire a tutti i soci dell'Accademia Marziale Saronno ribassi del 30% sui loro acquisti, sempre mostrando alla cassa il tesserino di affiliazione. Pantaloncini di MMA, K1, Thai Boxe, magliette tecniche per allenamenti e competizioni, un buon assortimento di guantoni delle migliori case produttrici e tanto altro ancora vi aspettano con sconti interessanti presso il negozio di via Matteotti.

Se dovete fare (o farvi) un regalo non esitate ad approfittare di questa opportunità di risparmio offertavi anche per quest'anno dall'Accademia Marziale Saronno.

sabato 25 ottobre 2014

Boxe: mai sottovalutare il nonno!

Un giovane boxeur accetta di incrociare i guantoni con un uomo molto più anziano, che si presenta sul ring indossando un maglioncino e con l'aspetto del tranquillo pensionato; il ragazzo probabilmente pensa di essere gentile con l'avversario, di non infierire, ma il "vecchietto" mette subito ben in chiaro come stanno veramente le cose e lo manda al tappeto senza troppi complimenti. 
Un video incredibile, di cui si sa ben poco salvo il fatto che è stato girato in Italia (si capisce dal parlato): non si conoscono i nomi dei contendenti, ad esempio, nè la loro età e men che meno la località esatta in cui si è svolto questo sparring, ma un video che, pur nel mistero che lo circonda, ha fatto registrare centinaia di migliaia di visualizzazioni in una manciata di giorni dalla sua pubblicazione su YouTube e che insegna un'importante lezione: sul ring come nella vita, mai sottovalutare i "vecchietti"!

venerdì 24 ottobre 2014

Como: arte, storia, architettura e cretini

Monumento ai Caduti (1933)
Ci risiamo. A dimostrazione del fatto che la madre dei cretini è sempre incinta e che anche il padre si da parecchio da fare, arriva la notizia di un nuovo vandalismo ai danni del Monumento ai Caduti di Como (qui l'articolo). La mia "ricetta" per porre rimedio a tali scempi è tanto semplice da sembrare incredibile: condannare i vandali a pulire personalmente il danno arrecato - ovviamente in questo caso, trattandosi di un bene culturale di pregio internazionale, sotto la supervisione di restauratori qualificati e non affidandosi al "fai da te" - nonchè a frequentare un corso di storia dell'arte con esamino finale. E pare ovvio che le spese per restauratori ed insegnante andrebbero affrontate non dal Comune - e quindi dalla popolazione intera - ma dai vandali stessi o, se minorenni, dai loro genitori. Peraltro, essendo purtroppo molti i vandali, la spesa a carico dei condannati non sarebbe neppure troppo esosa, venendo ripartita tra di loro.

Si può perdonare la giovane età, si può soprassedere sull'esuberanza adolescenziale, si può fingere di non vedere il dilagante disprezzo per la cosa pubblica, ma non si può in alcun modo tollerare che giovinastri ignoranti come capre (senza offesa per i caprini) facciano scempio delle opere d'arte disseminate lungo tutta la Penisola, una ricchezza che ciascun italiano dovrebbe sentire propria.

E di ignoranza parlo perchè è evidente che per questi cretini, generati dai lombi della summenzionata madre sempre incinta, non esiste la minima differenza tra un monumento di pregio ed un muro di una casa diroccata. Ebbene: che la imparino, allora, la differenza (ammesso e non concesso che si possano insozzare le mura di case abbandonate). A spese loro.
Il Tempio Voltiano (1928) visto dal Monumento ai Caduti
Il Monumento ai Caduti di Como, progettato dai fratelli Giuseppe ed Attilio Terragni, è uno dei più fulgidi esempi del Razionalismo Lariano, che influenzò il movimento razionalista di gran parte d'Europa; sorge a poca distanza dal Tempio Voltiano, edificio praticamente coevo ma ancora rigorosamente neoclassico (anche questo più volte vandalizzato da idioti muniti di pennarello) e testimonia la grande potenza innovatrice dei Terragni, che rimaneggiarono un progetto precedente per la realizzazione del Monumento ed autori di altre grandi opere razionaliste studiate a tutt'oggi da architetti, ingegneri e storici dell'arte di mezzo mondo. 
Quattro stili architettonici in un'occhiata
(cliccare sull'immagine per ingrandirla)
Como è una città ricca di storia e di fascino, tanto che in una sola inquadratura è possibile racchiudere edifici di grande pregio appartenenti ad epoche e stili architettonici diversi: un esempio è la vista dalla Diga Foranea, che permette di abbracciare in un'unica occhiata Tempio Voltiano, Monumento ai Caduti e la neoclassica Villa Olmo più lontana sullo sfondo; meglio ancora, percorrendo Via Per Cernobbio e voltandosi a guardare verso la città, è possibile scorgere in un sol colpo il Duomo - che fonde in sè elementi gotici e rinascimentali - il Tempio Voltiano, il vicino Monumento ai Caduti e, sulla sommità di un'altura della Spina Verde, la monumentale torre del Castel Baradello, che fu dimora di Federico Barbarossa. Un simile tesoro, contraddistinto da una tale pregiata varietà, va custodito, preservato e fatto conoscere. Perchè è solo attraverso la conoscenza che può nascere il rispetto.

mercoledì 22 ottobre 2014

Castagne e latte, ricetta dolce a modo mio

Piatto montanaro e povero per eccellenza (tanto che in alcune zone d'Italia si dice ancora oggi "mangiare castagne e latte" invece che "mangiare pane e cipolla" per indicare la necessità di tirare la cinghia e risparmiare), castagne e latte hanno sostentato intere popolazioni per decenni. 
Fatte seccare su dei graticci, le castagne venivano poi conservate per tutto l'inverno e consumate poco alla volta, spesso cotte nel latte ed accompagnate dal riso, dando vita ad una minestra particolare e molto nutriente grazie soprattutto all'elevato contenuto di carboidrati.
La ricetta tradizionale prevede di utilizzare delle castagne secche: fatte rinvenire per una notte in acqua, vengono poi fatte bollire in acqua e, una volta ammorbidite, si sostituisce all'acqua il latte al quale, una volta giuto a bollore, si aggiunge il riso fino ad ultimare la cottura. Dosata di sale ed arricchita da una noce di burro, questa minestra piuttosto densa viene poi servita in tavola.
Ma, come preannunciato dal titolo, questa che vi propongo è una variante della tradizionale ricetta di castagne e latte: una ricetta per un dolce al cucchiaio autunnale.
Le castagne devono essere perfettamente pulite
Cominciamo dalle castagne, che io non ho fatto seccare - non disponendo di un locale idoneo - ma ho semplicemente raccolto, bollito e pulito. La parte più laboriosa consiste proprio nella pelatura dei frutti, che devono essere completamente privati anche della cuticola così da non risultare amari.
Si sminuzzano e schiacciano i frutti, così come già fatto per la preparazione della confettura di castagne, e si fanno cuocere in poco latte, aggiungendolo al bisogno, fino ad ottenere una sorta di crema piuttosto morbida. 
In un altro pentolino metto a bollire del latte e, una volta prossimo al bollore, aggiungo il riso (io ho usato quello integrale, più ricco di fibre e cromaticamente più autunnale, ma potete usare tranquillamente anche il riso bianco raffinato) ed un cucchiaio di zucchero, mescolando di continuo affinchè non si crei la pellicola sul latte e perchè lo zucchero si sciolga completamente. Utilizzo il latte come farei con il brodo, aggiungendolo cioè poco alla volta mano a mano che il riso lo assorbe durante la cottura.
Quando il riso è quasi cotto se ne preleva circa 1/4 e lo si pone ad ultimare la cottura nella crema di castagne preparata in precedenza, su fuoco basso e mescolando di continuo, mentre nei restanti 3/4 si aggiunge una spolverata di cannella, sempre mescolando bene. 
A cottura ultimata si versano i 3/4 del riso all'interno di coppette e si ricopre poi con il restante 1/4 cotto con la crema di castagne; si lascia raffreddare e si ripongono poi le coppette in frigo per almeno un paio d'ore prima di servire il dolce, accompagnato da confettura di castagne o da un marron glacè.
Il tortino riso e latte nella versione col cacao
Questa ricetta a base di riso e latte si presta anche ad una variante più semplice, in cui al posto delle castagne si utilizza del cacao amaro in polvere sciolto nel latte di cottura del riso: un dessert bicolore più veloce da realizzare e ancora più low cost.
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