mercoledì 25 febbraio 2009

The warriors armed


Cologno Monzese ospiterà, domenica 1 marzo, "The warriors armed", gara di combattimenti armati in quattro categorie:
- bastone lungo
- bastone corto
- nunchaku
- coltello
La competizione prenderà il via alle ore 10.00 e sarà intervallata da esibizioni marziali.
Per informazioni è possibile contattare i due promotori dell'incontro: Jama e Tigrenera.

martedì 24 febbraio 2009

Carnevale!

Semel in anno licet insanire. Una volta all'anno è lecito impazzire. Va bene, lo dicevano i latini e se lo si dice ancora oggi dopo millenni un motivo dovrà pur esserci... Ma che la mia insania vada a discapito di altri proprio non mi sta bene.
Da che mi ricordo, mi è sempre stato calorosamente sul piloro il Carnevale. Scavando nella memoria mi rivedo bimbetta vestita da Cappuccetto Rosso... senza cappuccio: quel cappuccio malefico, infatti, aveva attaccate all'interno due treccione di finti capelli giallo oro che non solo facevano comprensibilmente a pugni con la mia frangetta castana, ma davano anche un prurito atroce. Quindi sono andata a vedere la sfilata dei carri col cappuccetto e relative trecce posticce lasciati ricadere sulle spalle.
E poi il caos, le grida, il baccano... Insopportabili!

E crescendo non è che le cose siano granché migliorate: da brava secchiona ero comprensibilmente terrorizzata al pensiero di imbattermi in qualche mio compagno armato di bomboletta spray e clava.

Poi, adulta, ho avuto la ventura di imbattermi in visioni di siffatto genere (cliccando su ciascuna foto accedete al sito da cui è stata tratta). Io credo che "amare" significhi innanzi tutto "rispettare" e trovo che conciare in questo modo degli animali - cani o gatti che siano - cercando di "umanizzarli" coincida innanzi tutto ad una mancanza di rispetto di ciò che realmente essi sono. Non sono bambini, non sono esseri umani: sono cani e gatti ed è per questo, per la loro natura, per la loro "caninità" o la loro "felinità" che noi dovremmo amarli. 






A terminare l'opera, poi, ecco la lettura di notizie edificanti come questa e questa che ha fatto sì che il mio disgusto toccasse l'apice! Fortuna che il Carnevale, anche per quest'anno, sta per terminare...

lunedì 23 febbraio 2009

The Millionaire


Apprendo stamani che "The Millionaire" ha fatto incetta di Oscar.
Questo film, di cui già si era parlato molto ben prima della notte dei fatidici premi al Kodak Theater di Los Angeles, l'ho visto con Davide e coi Cinghiali nella serata di sabato scorso: narra la vicenda di Jamal, concorrente del quiz televisivo "The Millionaire" (il nostro "Chi vuol esser milionario?"). Cresciuto tra le baracche fatiscenti di Mumbai, di professione ragazzo del thè in un call center, il giovane riesce inspiegabilmente a rispondere in modo corretto a domande sulle quali sono capitolati medici, avvocati, ingegneri... e per questo viene accusato di imbrogliare, arrestato e torturato.

Jamal ripercorre così la sua intera esistenza, spiegando ai polizitti perchè sa chi sia raffigurato su una banconota da 100 dollari ma non chi vi sia su quella da 20 rupie, come mai conosce l'autore di un testo sacro e cosa stringe nella mano destra una divinità indù e via di seguito.

Bel film, bella vicenda e bella storia d'amore. Bella, per me sopra tutto, la lezione che tutto può servire nella vita, che anche dai più grandi dolori si può trarre un insegnamento e che la felicità può essere a portata di mano, se si è disposti a giocarsi il tutto per tutto per agguantarla. Bello, nulla da dire. Anche se, secondo me, otto Oscar sono un pochino troppi. Anche perchè, diciamocelo, il copione l'avevano già scritto per Cenerentola un bel po' di decenni fa.

martedì 17 febbraio 2009

La pasta al calcio e il sushi marziale


Credo che se una persona affamata viene abituata a mangiare soltanto pasta al sugo, quasi certamente amerà la pasta al sugo. Perché è l’unica alternativa che ha alla fame. Ma se a quella persona si offrisse la possibilità di assaggiare il riso alla cantonese, lo strudel, il sushi, i bignè allo zabaione ed un’infinità di altri piatti, forse scoprirebbe che la pasta al sugo è sì buona, ma il suo cibo preferito sono, che so?, i ravioli di gamberi al vapore.

Nel nostro Paese il calcio viene propinato come la pasta al sugo ad un affamato. Ogni santo giorno, la tua bella razione di “pasta al calcio”. Fin dalle elementari ti propongono di entrare in una squadra di calcio, ogni paese - anche il più minuscolo – ha almeno un campetto da calcio (magari non regolamentare, magari oratoriale, ma c’è), alle medie ed alle superiori si organizzano tornei interscolastici di calcio, alla tv ogni sera o quasi c’è una partita di calcio, ci sono le moviole ed i processi e gli anticipi e i posticipi e, tanto per andare sul sicuro, anche sulla “Gazzetta dello sport” si parla al 90% di calcio e al 10% di “altri sport”. Digitando in Google la parola "calcio" si ottengono circa 36.900.000 risultati... e non è che il calcio elemento chimico spopoli... Quotidianamente rimpinzati di “pasta al calcio”.

Magari, un giorno, a scuola il tuo amichetto un giorno ti dice che lui va in piscina… o, più grandicello, ti imbatti in un professore di educazione fisica “strampalato” che vi porta a fare una lezione su un campo di atletica… oppure un giorno ti imbatti in un collega che ti dice di aver visto in tv, in tarda serata, un incontro di pugilato… E ti si apre un mondo! Scopri che non esiste soltanto la “pasta al calcio”, ma ci sono pure la “zuppa di pesce nuoto”, il “panino al salame trekking”, il “riso alla cantonese Tai Chi”, il “filetto al pepe verde ginnastica artistica”, le “verdure miste grigliate 100 metri piani”, lo “strudel pattinaggio artistico”, il “sushi Aikido”… Forse alla fine il tuo piatto preferito resterà comunque la “pasta al calcio”, ma almeno avrai avuto la possibilità di assaggiare altro.

In Italia, è cosa nota, il calcio è lo sport nazionale. Ma la sensazione è che lo sia per mancanza di alternative più che per vero convincimento. Chi di voi vive in un Comune con almeno un campo da calcio? E, nello stesso Comune, quante piste di pattinaggio o squadre di pallavolo o piscine o scuole di arti marziali ci sono?

Per la cronaca: digitando in Google "Tai Chi" si ottengono circa 305.000 risultati in italiano, 195.000 sono quelli per "Aikido" (sempre restringendo la ricerca ai soli siti in italiano), mentre per "pattinaggio su ghiaccio" ce ne sono circa 320.000 e "spopolano" i "100 metri piani" con i loro 2.770.000 (comunque con un rapporto di 13/1 rispetto al calcio).

Italia e lavoro, qualcosa non mi torna


Domani scadrò. Come una mozzarella od uno yogurt. Come è già accaduto numerose volte in passato e, probabilmente, accadrà in futuro.
Quindi qualche giorno fa mi sono presentata al Centro per l’Impiego della città per valutare se vi fossero offerte di lavoro.

Dopo esser stata in fila per qualche minuto, raggiungo la signorina allo sportello (S):
(S) “Lei è già iscritta?”
(Io) “Sì”
(S) “Allora deve rivolgersi al collega”
… E via, cambio sportello e nuova fila. Va beh. Qui trovo un signore (S).
(Io) “Buongiorno, vorrei sapere se ci sono offerte di impiego”
(S) “Vediamo come è messa in graduatoria… lei è sposata?”
(Io) “No”
(S) “Ha figli?”
(Io) “… beh… no…” (lo so che non è indispensabile essere sposati, conosco la storia delle api e dei fiori, però ‘sta domanda mi ha un pochino spiazzata)
(S) “Peccato, perché avrebbe avuto più punti in graduatoria”.
Mi mordo la lingua per non lasciarmi sfuggire un “Aspetti che esco e mi faccio ingravidare dal primo che passa…” mentre lui digita qualcosa sulla tastiera, alza lo sguardo al soffitto, pensieroso, e
(S) “E’ mai stata in carcere?”
(Io) “Cielo, no!”
(S) “No, perché sa, ci sono agenzie e cooperative che si fanno carico di trovare impiego per i detenuti e persone scarcerate di recente… è stato anche approvato un
progetto di sgravi fiscali per chi assume così, pochi giorni fa a Milano”.

Ringrazio, saluto e me ne vado. Se non mi rinnovano il contratto, molto probabilmente organizzerò una rapina a Milano: se mi va bene non avrò più bisogno di lavorare, se mi va male avrò il lavoro garantito già in galera o appena mi scarcerano!

sabato 14 febbraio 2009

La prima cenetta per Lui



Dalla Vivi-tesoraaaaa leggo di questa bellissima idea che unisce cucina ed amore. E quale giorno più appropriato di San Valentino per aderire a mia volta?


Davide ed io siamo fidanzati ufficialmente (cioè con anello diamantoso e data di nozze fissata) dal giorno di Natale del 2007, ma la nostra storia d'amore inizia mooooooolto tempo prima, la bellezza di undici anni e spiccioli fa.


A quel tempo io ero poco più che ventenne e completamente dipendente, per il mio sostentamento, da mamma. Quando lei e papà andavano in vacanza, o cucinava mia sorella o mi riducevo a panini e tramezzini per un paio di settimane...
Non che non sapessi cucinare, semplicemente non volevo farlo. Troppo faticoso star lì a controllare gli ingredienti, pesare tutto, seguire ricette, cercare padelle (e poi, quando ci voleva una padella e quando un tegame? Che differenza c'è tra pentola e teglia?... Uff, troooopo complicata la faccenda!) e terrine e sbattitori e mestoli e mescolare e amalgamare e incorporare... Un panino, tre foglie di lattuga, un cucchiaio di maionese e due fette di prosciutto cotto e il pranzo era servito!


Poi è arrivato Davide e... mi sono accorta di essere davvero innamorata quando ho deciso di preparare una torta per lui. Cioè non per me, notoriamente golosa senza ritegno alcuno, ma per lui.
La torta era una crostata con la confettura di albicocche.

Il fatto che fossi alle primissime armi in cucina mi ha portato a seguire alla lettere una vecchia ricetta, rubata per l'occasione dal quaderno di mamma, e così è nata

La crostata facile facile:
300 gr. di farina 00
100 gr. di zucchero
150 gr. di burro
3 uova (2 tuorli ed uno intero)
1/2 bustina di lievito
confettura di albicocche

Mettere la farina, lo zucchero, il burro a temperatura ambiente, il lievito e le uova in una ciotola e lavorare il tutto con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo (nelle ricette si scrive sempre così! He! He! He!).
Dovete sapere che io ho sempre odiato impiastricciarmi le mani. Immaginate che razza di prova d'amore è stata per me questa di impastare...
Ma non divaghiamo: Dividere l'impasto in due parti, circa 2/3 ed 1/3.
Imburrare e infarinare la tortiera.
Mettere i 2/3 dell'impasto nella tortiera, stendendolo ben bene fino allo spessore di qualche millimetro e risalendo lungo i bordi della tortiera; bucherellarlo con una forchetta e poi ricoprirlo con la confettura d'albicocche. Se la confettura è troppo "solida" è possibile stemperarla con un po' d'acqua (per i bimbi) o con acqua e liquore d'arancia in parti uguali (per adulti), così da renderla più facilmente spalmabile. Ma mi raccomando: non rendetela troppo liquida, se no penetra nei buchini e, cuocendo, si attacca sul fondo e non riuscirete più a staccare la torta! Era un'annotazione segnata sul quaderno e per fortuna ne ho fatto tesoro...


A questo punto, stendere sulla spianatoia il restante 1/3 d'impasto e ritagliarne fuori le tipiche listarelle-da-crostata, con le quali decorare la torta prima di infornarla, per almeno mezz'ora, a 180°.

Mi rendo conto che questa non è una "cenetta", ma il fatto è che Davide ed io... non abbiamo ancora mai avuto una "cenetta" vera e propria, tutta nostra. Anche quando cucino io, o ceniamo a casa con i miei genitori, oppure con qualche amico, o si tratta di piatti-da-corsa che divoriamo dopo il rientro dagli allenamenti.
Questa torta è la prima cosa che ho cucinato per lui. E sarà il mio regalo per il giorno di San Valentino. Che tra poco inizia la Quaresima e... niente più dolci per un pezzo!

Ah, questa qui è la mia torta, in ricordo di quella "prima volta ai fornelli per Lui", ma in versione San Valentino 2009.

venerdì 13 febbraio 2009

Con Caterpillar e i libri contro lo spreco energetico


Questa sera, a partire dalle 18, ricordatevi di spegnere la luce e tutti gli elettrodomestici non indispensabili (certo, magari non staccate il freezer, ad esempio...)!

Torna "M'illumino di meno", iniziativa giunta alla quinta edizione contro lo spreco energetico e per la sensibilizzazione sui consumi consapevoli.

Io non mi limiterò a spegnere le lampadine, ma accenderò anche una candela e mi dedicherò ad una piacevole lettura, come suggerisce questo progetto della Provincia di Como al quale sono lieta di aderire.



Illuminiamoci di meno e diamo spazio alla lettura ed al piacere di stare insieme!
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