martedì 30 settembre 2008

Quasi quasi mi faccio un arrosto...



Quello che dovrebbe finire in padella è Snippy, il cosino nero dalle lunghe orecchie che qui vedete ingabbiato.
Puxi, forse presagendo l'avvento di un piattino prelibato, già si... "lava le mani", pronto per mettersi a tavola.
Ma com'è possibile che, dopo quello da me scritto qui (e, per la verità, anche qui), di colpo io senta il desiderio di un arrosto?

Semplice: fa freddo, arriva l'autunno, gli animali - anche quelli che stanno in casa - mutano il pelo e... io sono dannatamente allergica al pelo di coniglio!
Da giorni starnutisco, tossisco, rantolo come Darth Vader (il cattivone di Guerre Stellari), ho occhi gonfi perennemente arrossati e lacrimo come una fontana... Uno spettacolo pietoso, vi assicuro!
E non importa quanto spesso si passi l'aspirapolvere: c'è sempre un "puffolo" di pelo che di colpo compare da sotto il divano, o tra le gambe di una sedia, o viene sospinto in casa dal balcone...
Visto che passare Snippy col Silkepil mi pare pratica crudele, sto considerando la possibilità di dargli degna sepoltura tra un comodo giaciglio di patatine arrosto.

Naturalmente sto scherzando: ormai convivo con il Ventolin e me ne son fatta una ragione! Chi non scherza, invece, è il Veneto che ha deciso di legalizzare la caccia a cani e gatti. Si tratta di una pratica orribile, che personalmente ritengo essere barbara ed inaccettabile, indipendentemente dalla motivazione che viene fornita dalle sedi istituzionali.
Trovate link ed approfondimenti qui a destra, nella sezione "In primo piano". Come già avvenuto per le marmotte del Trentino... facciamoci sentire!!!
Io intanto ho inviato la segnalazione alla LAV e all'ENPA, nonchè, è ovvio, alla LAC nazionale (che già dovrebbe essere al corrente della faccenda, essendo la notizia proveniente dalla LAC Veneto... ma non si sa mai!). E' anche possibile far sapere come la si pensa al Consiglio Regionale Veneto (grazie Blog Gattaro!). Cliccando sui nomi accedete direttamente agli indirizzi mail di ciascun ente.

lunedì 29 settembre 2008

Amare, capire, educare il proprio gatto



Premetto che, giunta alla fine della lettura, il mio commento è stato: “Per l’amare, nessun problema perché adoro Pulce; per il capire, ci si può lavorare; per l’educare… temo sia lui che sta cercando di educare me!”. Risate di mamma e papà. E lui che, senza scomporsi, mi guarda stando stravaccato sul divano, dondolando pigramente la coda.

Una volta che mi era stato tolto il gesso e avevo ripreso, seppur timidamente, a tornare alla vita “normale” avevo un’autentica fame arretrata di lettura; questa, unita al fatto che le giornate lontane dal lavoro mi avevano portata a vivere maggiormente la mia “storia d’amore” con Pulce, dedicandogli più tempo e scoprendo maggiormente la sua personalità, mi avevano fatto avvicinare all’opera di Joël Dehasse.

Ciò che ho maggiormente apprezzato in questo libro sono state la chiarezza espositiva, ben lontana dai paroloni medico-scientifici che ci si potrebbe aspettare da un veterinario specializzato in comportamento degli animali domestici, ed il rispetto che traspare per il gatto. Dehasse spiega ad esempio che è inutile pretendere dal micio sudditanza: non è nella sua natura concederla. Ci insegna a rendere più confortevole la vita del nostro amico peloso, riconoscendone la natura, gli istinti, i rituali, per consentirgli di vivere una vita da gatto in un ambiente di esseri umani. Illustra la via per l’instaurarsi di un rispetto reciproco.

Ciò che più mi ha impensierita, invece, è stato il richiamo piuttosto frequente all’importanza del legame che si viene ad instaurare tra le sette/nove settimane di vita del gattino: Pulce è stato trovato a inizio agosto e me lo sono portata a casa al rientro dalle vacanze, mentre febbre e malanni vari lo rendevano – se così si può dire – quasi “incapace d’intendere e di volere”. La veterinaria che l’ha subito visitato ha stimato la sua età attorno alle sei/sette settimane e le tre settimane successive sono trascorse al ritmo scandito dai più disparati medicinali che io e Davide somministravamo al cucciolo. Mentre, stando al libro, erano indispensabili tranquillità e coccole, noi gli sparavamo anti-acari nelle orecchie, e lo forzavamo ad ingoiare antibiotici… Per usare un eufemismo, direi che si è trattato di un approccio tutt’altro che delicato!

Titolo: Amare, capire, educare il proprio gatto
Autore: Joël Dehasse
Editore: Età dell'Acquario Edizioni
Data di pubblicazione: 2007

venerdì 26 settembre 2008

Noi!! Viviamo



Ecco, questo è un libro difficile. Difficile, perché mi è stato donato da una “webbamica” che, ho scoperto, in questo libro – e nelle vicende che in esso sono narrate – ha messo letteralmente anima e corpo. Difficile, perché tratta un argomento per me spinoso e doloroso. Difficile, perché mi ha posta davanti a me stessa, a me che talvolta mi ritengo tanto aperta e magnanima e che invece ho spettri e luoghi bui nell’anima che non mi piace andare a visitare.
Ho letto pagina dopo pagina quasi in modo febbrile, per poi fermarmi settimane e settimane dibattendomi nell’incertezza: scrivere o non scrivere di questo libro nel blog?
“Noi!! Viviamo” parla di droga e di drogati. Ed io, onestamente, non ho mai tollerato né l’una né gli altri. La malattia capita, ho sempre pensato, ma la droga non “succede” semplicemente, la droga uno se la va a cercare, la compra, la baratta, arriva persino a mentire, rubare o a prostituirsi pur di potersela procurare… La droga non è una disgrazia che semplicemente avviene, la droga è un male che volontariamente trasciniamo nella nostra vita.
Eccolo qui, il mio angolo buio dell’anima, il mio spettro di cattiveria e rancore. Io odio la droga, non la comprendo e non l’accetto.
Eppure, leggendo questo libro, ho incontrato Agile, che nella droga c’era finito per un dolore che non riusciva a tollerare con le sue sole forze, e Sandro, alcolista figlio di un alcolista che pestava moglie e figli (lui incluso, ovviamente); ho fatto la conoscenza di Giuliana, che aveva sacrificato l’intera vita all’eroina, che avrebbe potuto vivere di una piccola rendita ed invece era finita col fare la prostituta; mi sono imbattuta in Red, in Castagna, in Marta e Luciano (uniti dalla droga, divisi dalla morte), in Stefano e nella colta e benestante Nausicaä (nata in famiglia colta e benestante, di professionisti seri, finita lei prostituta e la sorella morta di AIDS)… Leggendo questo libro ho incontrato persone. Alcune con famiglie devastate alle spalle, altre provenienti dalla cosiddetta “gente bene”, tutte però devastate dalla comune esperienza della droga. Persone. Che, passando oltre la droga, hanno tentato di ricostruirsi una vita. Andando al SERT, facendosi ricoverare ed andando poi nelle scuole, a parlare ai ragazzi, a spiegare che di droga si muore. Perché, anche quando non ti infila in una bara, ti porta lungo un percorso buio in cui lei sembra essere l’unica luce raggiungibile. E ti porta a far male, a te stesso e a chi ti ama. Genitori, fratelli e sorelle, amici, compagni di scuola e di scorribande... tutti i legami si sciolgono e rimane solo quella catena, pesante e soffocante, che ti stringe alla gola e ti riconduce alla droga.
Chiudo qui, perché scrivere di questo libro è davvero difficile per me. Ma chiudo con le parole di Franca. Eccole:
“Ciao Gianluca!
Mi hanno detto che sei morto, ma io non riesco a salutarti in maniera conveniente per un defunto. Mi rivolgo a te come quando ci siamo visti alle riunioni, o per strada, e c’era la gioia dell’incontro. Ho vivida in mente la tua bella persona, la tua faccia pulita, da bravo ragazzo. (…)
Ti interessavi al nostro progetto, alle nostre attese, alle nostre battaglie, dicendo sempre la tua in modo calmo ed equilibrato. Sei entrato in simpatia a tutti. Quando a febbraio siamo andati a Roma per la presentazione del “nostro” libro, è stato ovvio che tu venissi con noi. Abbiamo condiviso, così, quel momento importante di amicizia e coesione; abbiamo condiviso camminate per Roma, chiacchierate, avventura. Subito dopo il lavoro ti ha portato via, ma eravamo contenti per te. In fondo, è questo il destino del nostro gruppo: quasi tutti i migliori se ne vanno, appunto perché sono migliori e stanno bene. La salute interiore a cui miriamo, ce li porta via.
L’amicizia, però, non ce la porta via nessuno.
Perché, Gianluca, perché?
Sapevi che ti avremmo accolto ancora, che potevi contare su di noi. Pensavi che avremmo potuto disprezzarti? O ti sei disprezzato tu? Non ricordavi più quanto andavamo dicendo sul valore della persona, che, anche quando fa delle esperienze negative, non è mai negativa ed ha sempre tanto da dare a sé ed agli altri?
O forse hai solo calcolato male il rischio che correvi?
Certamente un domani, dal luogo che ci rivedrà tutti assieme, ti porremo tutte queste domande ed anche un sottile, inevitabile rimprovero per la poca fiducia. Non te l’avrai a male, ci siamo sempre parlati da persone libere e veritiere.
Ma ora, Gianluca caro, solo un grande abbraccio, col cuore in lacrime.
“Ciao Gianluca”, altro non riesco a dirti.”

Titolo: Noi!! Viviamo – La nuova strada dei Ragazzi della Panchina
Autore: Francesca Merlo
Editore: Edizioni RDP

Chiedo scusa a Franca se non ho reso giustizia a questo libro. E se involontariamente le mie parole l’hanno urtata o ferita. La stima e l’affetto che provavo per Rosaspina sono persino cresciuti ora che mi sono imbattuta in Franca.

mercoledì 24 settembre 2008

Hancock


Una premessa è doverosa: io, da brava Marmotta, non amo i posti affollati nè i rumori forti. Andare al cinema, per me, è più un sacrificio che un piacere. Le gare di rutti durante l'intervallo non mi attraggono granchè e non amo che i miei vicini si tolgano le scarpe per mettersi "in libertà", mi danno noia i bimbi che commentano ogni scena e più ancora i genitori che commentano i commenti dei figli... Ciò nonostante, a distanza di pochissimi giorni, ho messo piede in due diverse sale cinematografiche e, come se questo non bastasse, mi sono pure divertita!

Sabato scorso Davide ed io ce ne stavamo a casa, dopo una giornatina piuttosto impegnativa, e stavamo guardando Alberto Angela in tv che ripercorreva la storia dell'arte funeraria dai primordi della civiltà... Ad un certo punto, sopraffatti da tutta questa allegria, abbiamo pensato di andare al cinema a vederci "Hancock", film di recente uscita con Will Smith quale interprete principale.

Hancock è un supereroe alcolizzato: non accetta la sua eccezionalità, non la comprende, non ha memoria del suo passato. Si ricorda soltanto di essersi svegliato, un'ottantina di anni addietro, in un ospedale in seguito ad un'aggressione... quindi sa anche di essere immortale, perchè non soltanto i proiettili rimbalzano sul suo corpo, ma non invecchia neppure di un giorno! Vive tristemente la sua condizione di "unico della specie", contribuendo sì ad arrestare i criminali ma spesso causando più danni di quanti non ne eviti e suscitando così le ire tanto della gente comune quanto di Polizia, procuratore distrettuale e politici locali.
Un giorno gli capita di salvare la vita ad un tizio che, pur occupandosi di pubbliche relazioni, ha un progetto piuttosto ambiziosetto: migliorare il mondo!

Questo individuo, Ray, consiglia ad Hancock di costituirsi: il procuratore distrettuale lo vuole dietro le sbarre a causa dei danni da lui provocati mentre contrastava il crimine di Los Angeles? Benissimo! Che si costituisca, dimostrando così la propria assoluta buona fede, il desiderio di migliorare e, al contempo, la sua indiscutibile utilità nel prevenire e limitare i crimini. Un mese dopo, come previsto, è lo stesso capo della polizia a chiedere che Hancock venga rilasciato: è in corso una rapina, ci sono numerosi ostaggi, una donna poliziotto è rimasta intrappolata ed i malviventi tengono in scacco le forze dell'ordine...

E adesso non vi racconto più niente! Vi dico soltanto che questo film mi ha fatto riflettere. E' incredibile quanto una sola persona che creda in noi può darci forza. E' incredibile come l'amore possa portare a compiere anche i gesti più folli, come si possa ferire qualcuno nella perfetta convinzione di agire "per il suo bene", come si possa arrivare a cambiare il mondo partendo da un sogno. E' incredibile quanto ciascuno di noi possa fare, anche senza essere un supereroe...
Altamente raccomandato, questo film! Ve lo dice una Marmotta che, dopo averlo visto, è ben felice di aver tollerato gente, rumori forti, vicini di posto cafoni... un cinema, insomma.

martedì 23 settembre 2008

L'alfabeto del T'Ien Shu



Chi non l'ha mai provato, non può sapere cosa significhi...
Noi alla sera ci prepariamo a scendere sul tatami e sappiamo che faremo una lezione di T'Ien Shu, ma non abbiamo la più pallida idea di cosa il Maestro abbia intenzione di farci fare; dire che si "fa una lezione di T'Ien Shu" è un po' come dire che si "fa una lezione d'italiano": grammatica? Sintassi? Analisi logica? Scrittura creativa? Le possibilità sono molteplici.

La fascia bianca è come chi inizia ad apprendere le lettere dell'alfabeto: sain, shenzin, pien, yu kun sono come a, b, c, d. Poi con queste "lettere" si cominciano a costruire parole, poi frasi, e si inizia a comprendere perchè una frase si costruisce con quel tempo verbale e non con un altro, che differenza c'è tra un soggetto ed un complemento oggetto, e così le "lettere" si articolano in deviazioni, reazioni, chui, leve articolari.

E arriva poi il momento in cui si svolge il primo tema. Elettrizzante! Si può esprimere ciò che si sente con proprie parole, fondendo la tecnica appresa, l'italiano, con l'essenza del sè.
Ieri sera è questo che è avvenuto quando il Maestro d'un tratto ha ordinato di andare a prendere focus e pao. Un tema. In cui a scrivere è il tuo corpo. Pugni, calci, deviazioni e leve... Espressione in movimento!

Quello che penso io circa focus, pao, guantini e paratibie lo trovate in questo vecchio post: da allora per me non è cambiato nulla, eccezion fatta per il piacere del... fare temi, che aumenta man a mano che migliora la tecnica, che si approfondisce la conoscenza dell' "italiano".

Insomma: ieri sera è stato semplicemente FAN-TA-STI-CO! Il nervosismo del lavoro, le tensioni della giornata, le arrabbiature causa traffico... tutto sciolto e spazzato via da un'ora di sano pestaggio!
Stamani andrò in ufficio con un sorrisone stampato sul viso...

lunedì 22 settembre 2008

Raggio di luce


Quattro vertebre schiacciate non sono propriamente un'inezia. E, visto che ho sempre voluto fare le cose per benino, oltre a queste quattro simpaticone ho a che fare anche con i postumi di lordosi, scoliosi e cifosi (nella vita non mi son fatta mancare nulla, in termini medici...) che mi sono fedeli compagne sin dalla più tenera età.
Capirete che, con la schiena in siffatte condizioni, non sempre è facile scendere sul tatami.
Ma, oltre alla forza di volontà, ad aiutarmi e sorreggermi c'è il "Raggio di luce". Nome profetico ed azzeccatissimo, perchè in questa erboristeria Giulio, Massimo e Francesco risolvono i miei guai: micro iniezioni di arnica - del tutto naturale, adattissima a me che ho una spiccata antipatia per i medicinali - e il dolore passa subito. E per settimane intere!

Come se non bastasse, qui posso scovare anche gli "intrugli" più saporiti e gustosi per infusi e tisane (non me ne voglia Ishin se "tradisco" i suoi thè...), cosmetici e prodotti per l'igiene naturali, articoli di bellezza e confezioni regalo, persino gioielli ed incensi.
Inoltre qui è possibile ritrovare quella dimensione umana che si è ormai persa in molti negozi, fagocitati dai centri commerciali. Il semplice acquisto di un regalino o di una tisaniera può evolversi in una chiacchierata con persone che, oltre ad essere competenti e capaci, sanno anche stare ad ascoltarti...

Giulio, poi, è anche iridologo e, agli albori della nostra amicizia, mi ha rivelato cose che mi hanno lasciata letteralmente scioccata. Aspetti della mia vita che neppure i miei famigliari conoscono, lui li ha tirati fuori con semplicità, soltanto osservandomi gli occhi.
Da allora non ho avuto più dubbi ed ho smesso di girovagare alla ricerca di qualcuno che potesse alleviare i miei mal di schiena: la cura è il "Raggio di luce", che unisce medicina ad umanità, legando insieme il tutto con una sensibilità fuori dall'ordinario.

Non so se sia adatta l'etichetta "Le grandi invenzioni", perchè Giulio, Francesco e Massimo di certo non sono oggetti... ma altrettanto certamente se non ci fossero bisognerebbe inventarli!

E stasera, con tanta gratitudine nei loro confronti, con la schiena (quasi) come nuova, scenderò bella grintosa sul tatami!

venerdì 19 settembre 2008

Tripudio di girasoli, zucche e patate


La cara Ross mi ha donato un girasole, fornendomi così - ignara creatura! :-D - lo spunto per parlare di un delizioso locale di recentissima inaugurazione a Caronno Pertusella che, guarda caso, si chiama proprio "Il Girasole - Gastronomia & Caffetteria".

Questo locale ha il pregio di essere... multitasking. Mi spiego meglio: siete la Sciura Maria che deve comprare solo tre panini e mezzo litro di latte e non ha voglia di spararsi mezz'ora di fila alla cassa di un mega supermercato? Nessun problema, andate al "Girasole" e vi fate la spesa minuta, proprio come avveniva qualche decennio fa quando ancora le piccole botteghe non erano scomparse. Ed è persino possibile scambiare quattro chiacchiere con Michela o le altre clienti! Roba d'altri tempi... :-)

Si avvicina l'ora di pranzo, avete fame e il vostro ufficio non ha un servizio mensa? No problem! Il "Girasole" propone piatti prelibati sia da asporto sia da gustare nel locale, ed anche menù fissi a 10 euro.
Volete gustarvi un cappuccino in santa pace con un'amica, dopo il lavoro, o un bell'aperitivo? Il "Girasole" fà al caso vostro... E, alla sera, è possibile ritrovarsi qui per una birra in compagnia.
A questo punto, non mi rimane altro da fare che fornirvi il biglietto da visita!


Ma, in tutto questo, vi chiederete, cosa c'entrano zucche e patate?
Oltre che per il piacevole accostamento cromatico, c'entrano con il "Gnam" dell'etichetta!

La zucca è la protagonista della mia prima vellutata targata 2008: complice il repentino abbassamento delle temperature, qualche sera fa ho sentito l'impellente bisogno di mangiare qualcosa di caldo e gustoso, che scaldasse palato e cuore. La vellutata di zucca fa al caso mio: è di un colore che fa subito "caldo", il gusto mi piace un sacco e, valore aggiunto non trascurabile, persino una "bestiaccia" come me dietro ai fornelli la prepara in un battibaleno!
Così ho tolto dal frigor la zucca che avevo già pulito e tagliato a cubotti e l'ho fatta soffriggere per qualche istante insieme ad una patata tagliata anch'essa a cubotti, un po' di trito di carota, sedano e cipolla.
(Le foto le inserirò appena riuscirò a ricondurre alla ragione la chiavetta USB...)
Fatto questo, ho aggiunto dell'acqua lasciando cuocere a fuoco vivo per circa una ventina di minuti e regolando di sale.
Quando i pezzetti di patata hanno iniziato a diventare morbidi, ho frullato il tutto e, tanto per dare un po' di colore (la zucca era pallidina...), ho aggiunto una cucchiaiata di sugo di pomodoro, miscelando bene il tutto. Intanto, ho scaldato nel tostapane due belle fette di pane ai cereali (son Marmotta mica per nulla, eh!).

Poi ho piazzato il tutto in un bel piatto fondo, sul quale mi sono avventata di gusto!

Questa ricettina la dedico alla mia Vivi-tesoraaaaa, che continua a nutrire speranze circa il fatto che io prima o poi impari davvero a cucinare e che ci ha deliziato con tante ricette, alcune delle quali a base di patate (la patata, avrete notato, è uno degli ingredienti base di questa vellutata...).

Ed eccoci dunque a parlare di Sua Maestà La Patata!
Questo tubero, giunto dalle Americhe ed inizialmente guardato con sospetto poichè cresceva sotto terra, divenne in seguito l'alimento fondamentale nella nutrizione dalle classi meno abbienti.
Sono praticamente infinite le pietanze che si possono preparare utilizzando le patate: dalle "classiche" patatine fritte al rösti, dagli gnocchi alla Mbriolata (ma per questo, credetemi, è meglio se fate un salto dall'altra Vivi... He! He! He!).
E, proprio questa sera, a Rovello Porro (CO) si inaugura la Quarta Fiera de Pomm da Tera.
Danze, esibizioni, tanta musica, giochi per bambini, spettacoli equestri e naturalmente tante, tante patate!

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