martedì 4 ottobre 2016

La memoria muscolare non esiste

E' come andare in bicicletta: quante volte abbiamo sentito o detto questa frase, sottintendendo che una volta appreso un movimento specifico il nostro corpo non lo dimentica più? Tutto merito della memoria muscolare, quella che fa sì che movimenti ripetuti a lungo nel tempo diventino "automatici" e non richiedano di dover pensare a come eseguirli: so come lavarmi la faccia, come prepararmi un caffè, come chiudere a chiave la porta di casa... Perché sono movimenti che, seppur non istintivi - un individuo non nasce sapendo come prepararsi una moka - vengono interiorizzati e "fatti propri". E, proprio perché li eseguiamo meccanicamente e senza bisogno di pensarci, tanto spesso ci assalgono poi quei dubbi del tipo: "Ma l'avrò chiusa a chiave la porta di casa?".

Chi pratica arti marziali, sport da ring e discipline da combattimento sa perfettamente a cosa mi riferisco e quanto la ripetizione sia basilare nell'apprendimento: "Su la guardia!", "Sposta il piede!", "Distendi il gomito!", "Ruota la spalla!", "Piega le ginocchia!"... movimenti indicati e sollecitati da Istruttori e Maestri, provati e riprovati, ripetuti fino a quando non diventano parte di noi. Fino a quando i muscoli non si ricordano da soli come fare e, quasi incredibilmente, scatto in guardia ad un comando, pronta a deviare un attacco, senza neppure doverci pensare. E' lo stesso principio che fa scattare il pugile al suono della campanella. Memoria muscolare.

Una memoria che, a quanto pare, non esisterebbe.
Secondo un articolo pubblicato dall'Huffington Post, un'equipe di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma capitanata da Malene Lindholm avrebbe sottoposto ad un'indagine 23 soggetti, rilevando al termine dello studio l'inesistenza della memoria muscolare.
Pur partendo dall'assunto che la pratica costante di attività fisica abbia benefici effetti sulla salute in generale e sui muscoli, aiutando a contrastare l'insorgere di patologie come i disturbi cardiovascolari, il diabete II e l'obesità, la studiosa ed il suo gruppo di ricerca hanno rilevato che i soggetti presi in esame, sottoposti ad un prolungato periodo di inattività, perdevano le capacità ed i benefici acquisiti durante l'allenamento.
Ecco come si è svolto lo studio, più nel dettaglio.
23 soggetti hanno allenato una loro gamba per tre mesi. Nove mesi più tardi, 12 di loro hanno allenato entrambe le loro gambe. Le biopsie effettuate prima e dopo i periodi di allenamento hanno evidenziato alterazioni in oltre 3000 geni, dovute principalmente alla produzione di ATP ossidativo. Dopo nove mesi di inattività non sono state rilevate differenze tra le analisi effettuate sulla gamba che era stata allenata e sull'altra e, negli individui che avevano allenato entrambe le gambe, in seguito all'inattività erano scomparse le alterazioni registrate in precedenza.
"Sebbene ci siano state svariate differenze nelle risposte fisiologiche e trascrizionali all'allenamento ripetuto - scrive la Lindholm - non è stata rilevata alcuna evidenza coerente con una memoria muscolare indotta dall'allenamento".

Dunque gli allenamenti ripetitivi, tesi a "fare propria" una determinata tecnica sarebbero inutili? No.
Come ha spiegato la stessa ricercatrice su Live Science, infatti, "Quando ci si sottrae per lungo periodo ad un'attività fisica, specialmente dopo un trauma come, ad esempio, in seguito alla rottura di una gamba, si perde massa muscolare e con essa gli effetti del precedente allenamento. E tutto ciò in modo molto rapido", tuttavia questo non esclude affatto che i nervi presenti all'interno della muscolatura ed il cervello continuino a svolgere egregiamente il proprio dovere, portando a recuperare i movimenti eseguiti in passato.
Dopo l'inattività prolungata, insomma, il mio calcio non avrà la potenza acquisita grazie all'allenamento continuativo, a causa della perdita di tono muscolare, tuttavia saprò ancora come tirare un calcio, perché il cervello avrà incamerato e fatto propria l'informazione, grazie alle  passate ripetizioni, e la trasmetterà ai nervi, che faranno nuovamente muovere i muscoli.
Insomma, resta valido l'antico detto latino repetita iuvant (le cose ripetute aiutano, ndt).

Per approfondire:
- The impact of endurance training on human skeletal muscle memory, global isoform expression and novel transcripts - di Malene Lindholm

lunedì 3 ottobre 2016

Dara Torres, dalla piscina al ring. Contro il cancro

Dara Torres durante un allenamento. Foto di John Blanding
Passare dalla vasca al ring, dal nuoto ai pugni. 

E' questa la scommessa della campionessa Dara Torres, 12 medaglie olimpioniche nel nuoto, 4 di ciascun metallo, conquistate nel corso di cinque differenti eventi olimpici, che indosserà i guantoni il 5 ottobre nella House of Blues di Boston per la Belles of the Brawl 2016.
Ma cosa può spingere un'ex atleta che, a 49 anni, ha chiuso la propria carriera agonistica a cimentarsi in una simile impresa? Nostalgia per la passata fama, voglia di far parlare ancora di sé? No, per quello c'è il Grande Fratello...
Dara sul ring ci sale per un nobile intento: raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro.

Edward Torres, il padre di Dara, è morto a causa di un tumore al colon ed anche alcuni dei suoi nonni hanno avuto il cancro. Lei è emotivamente coinvolta nella faccenda. Per questo Dara, così come molte delle partecipanti alla Belles of the Brawl, ha deciso di agire in prima persona a favore della ricerca. E se per farlo occorre indossare i guantoni e cimentarsi in un incontro di pugilato, allora ok, che sia!

"Mi sto concentrando sulla causa, sebbene ogni volta che mi alleno mi venga da pensare che io odio gli sport da contatto - ha dichiarato Dara in un'intervista al The Boston Globe - La prima volta che ho pensato di farlo mi sono chiesta: quanto sono duri i guantoni? Poi: quanto duramente può colpire una donna? E adesso, dopo essermi registrata per l'incontro, penso: ma chi me l'ha fatto fare?", ma ormai è fatta e Dara, che non si è mai tirata indietro, non intende certo farlo ora. 
La Haymakers for Hope, organizzazione che in questi anni ha già raccolto oltre 5 milioni di dollari, ha scelto di raccogliere fondi attraverso il pugilato perché vede in questo sport una metafora della vita e fa proprie le parole pronunciate dal grande campione Sugar Ray Leonard: "La boxe è la sfida suprema. Non c'è niente che si possa paragonare a come metti alla prova te stesso ogni volta che sali sul ring".

domenica 2 ottobre 2016

Come lampo, non solo una storia d'amore

Un romanzo. Di più: un romanzo d'amore.
Un libro di cui, in altre circostanze, avrei forse guardato distrattamente la copertina, perché i romanzi rosa non sono esattamente il genere letterario che prediligo (e chi curiosa nella sezione Cose che leggo lo può verificare facilmente). 
Invece "Come lampo" l'ho letto eccome. Letto, riletto e letto nuovamente. 
Sono arrivata al punto da voler bene ai protagonisti come se fossero miei parenti, persone che ami ma che talvolta prenderesti volentieri a sberle. Mi sono affezionata a Marina e Luca, perché li ho frequentati parecchio negli ultimi mesi. 
Li conosco, loro, e conosco la loro storia, il loro amore ed il loro dramma, perché ho collaborato alla nascita di questo libro. 

Contattata inizialmente, a fine luglio, come consulente per le scene di boxe (uno dei protagonisti pratica questo sport), mi è stato poi richiesto dall'autrice un impegno più consistente ed così cominciato il mio #GhostWritingProject.
Un'avventura del tutto nuova, per me, coinvolta per la prima volta in quello che è il processo che porta alla nascita di un libro.
Un'esperienza elettrizzante, ma in cui non sono mancate difficoltà e momenti di sconforto: "correggere" un manoscritto non è impresa facile, soprattutto se - come in questo caso - ciò che stringi tra le mani è "un romanzo, ma dalla forte componente autobiografica", una storia, cioè, in cui l'autrice ha messo molto di sé, della sua vita e dei suoi sentimenti. 
Chi sono io, che Lucrezia quasi non la conosco neppure, per dirle che quella frase sarebbe meglio scriverla così invece che cosà? O che un determinato periodo andrebbe tranciato di netto, così da rendere più scorrevole e piacevole la lettura? 
Il libro deve rimanere suo, suo deve essere lo stile narrativo così come sua è l'idea originale che ne ha ispirato la stesura. E proprio per questo motivo, una volta resole il manoscritto, lei me lo ha nuovamente consegnato affermando che si notava troppo il mio stile di scrittura e chiedendomi di limare gli eccessi, di lasciare emergere più di sé. 
Richiesta legittima, ma che mi ha messa in difficoltà. 
E' stata una bella sfida riprendere in mano il romanzo, lavorare di cesello, limando via le parti eccessive di me.
Disponibile come ebook, "Come lampo" si trova, oltre che su Streetlib, su LaFeltrinelli, GooglePlay, iTunes, Bookrepublic, ed Amazon. E figura già tra i best sellers di narrativa di Feedbooks.
Se lo leggete, fatemi sapere che ve ne pare. Aspetto commenti, anche critici. 

Titolo: Come lampo
Autore: Lucrezia Monti
Editore: Streetlib
Anno d'edizione: 2016
ISBN: 9788826416540

sabato 1 ottobre 2016

Captain America Civil War

Epico. Grandioso, titanico. O, per dirla alla Barney Stinson, leggen... non ti muovere... dario! "Captain America Civil War" è il fumettone Marvel elevato alla n.
E, per chi è nerd come me, un film simile è un invito a nozze.
Perché l'azione va a braccetto con gli effetti speciali e poco importa se la trama risulta a tratti un po' confusionaria e soltanto alla fine si riescono a mettere insieme tutti i pezzi, come in un colossale puzzle di cui si sia smarrita l'immagine originaria.
I "vecchi" supereroi ai quali ci siamo ormai abituati sia sul grande che sul piccolo schermo - Captain America (Chris Evans) ed Iron Man (Robert Downey Jr) in primis - vengono qui affiancati da Visione (Paul Bettany), Ant Man (Paul Rudd), un giovane - in modo imbarazzante! - Spiderman (Tom Holland)...

Una catastrofe in Africa, originata per errore da Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), conduce gli Stati Uniti prima e le Nazioni Unite poi a chiedere che gli Avengers sottoscrivano un accordo internazionale che ne limiti e regolamenti gli interventi. Da qui la spaccatura tra Captain America, che ritiene che un simile vincolo possa limitare troppo pesantemente la libertà d'azione del gruppo, e Tony Stark, favorevole alla sottoscrizione del trattato. 
Il gruppo, prima coeso, si trova così a dividersi, complice anche la comparsa sulla scena del Soldato d'Inverno (Sebastian Stan) e di un pericoloso terrorista.
I superpoteri tecnologici si mischiano e si scontrano con le grandiose capacità di combattimento dei protagonisti e, a proposito, dal punto di vista marziale tutto è elevato all'ennesima potenza: velocità, forza d'impatto, precisione dei colpi. Si parte da una base realistica (ad esempio un pugno, o un calcio a sfondamento) per arrivare a vedere il colpito volare a metri di distanza o sollevare polveroni epici.
Heidi Moneymaker nei panni di
Vedova Nera in "Avengers: age of Ultron"
(foto dal suo profilo Facebook)
Ma non sto a dilungarmi oltre nella narrazione della trama, preferendo dedicare spazio e tempo a Heidi Moneymaker.
E chi è costei?, vi sento già mormorare. E' la "vera" Vedova Nera, la controfigura dell'attrice Scarlett Johansson. E', per intenderci, colei che - seppur supportata da consistenti effetti speciali e da un sapiente montaggio - mena come un fabbro già all'inizio della pellicola.
Approdata nel mondo del cinema grazie alle sue doti di ginnasta - sport che ha praticato fin dai tempi della scuola - ha poi integrato la propria preparazione atletica dedicandosi allo studio di arti marziali e discipline da combattimento, oltre a frequentare corsi di guida "speciali" per auto e moto ed ancora oggi, stunt double affermata e più volte confermata nel ruolo di Vedova Nera, continua la sua preparazione: "Lavoro costantemente per la realizzazione di questi film e proseguo nella mia preparazione, cercando sempre di migliorare il mio livello e mantenendomi in forma - ha dichiarato in un'intervista - Capita spesso che per la realizzazione di questi film venga richiesto il tuo intero corredo di abilità e, se c'è qualcosa che ti è un po' oscura, qualche tecnica che non padroneggi, sicuramente salterà fuori e ti verrà chiesto di lavorarci su".
Già controfigura della Charlie's Angel Drew Barrymore, nei panni di Vedova Nera ha recitato con Scarlett Johannson, che si è rivelata una vera "dura": "Abbiamo lavorato piuttosto a stretto contatto, perché lei voleva davvero essere coinvolta nelle scene d'azione. Così abbiamo provato e riprovato le coreografie per settimane, per perfezionarle. Io le facevo, lei le faceva ed alla fine abbiamo ottenuto quello che volevamo". 

venerdì 30 settembre 2016

Nuova vita per Bart, il "gatto zombie"

C'è chi lo ha definito gatto zombie, chi invece lo vede come la dimostrazione che i gatti hanno davvero nove vite, di certo Bart ha una storia davvero insolita. Una storia di forza e di tenacia che può essere esempio per tutti noi, cari (a)mici.
Di questo micio bianco e nero si parla infatti non solo a Tampa Bay, nel Golfo del Messico, ma ormai in tutto il mondo.
Investito da uno di quegli odiosi scatoloni rumorosi e puzzolenti che corrono lungo le strade, Bart era stato raccolto sull'asfalto dai suoi bipedi e seppellito in giardino.
Cinque giorni dopo, però, ha fatto la sua comparsa come se niente fosse nel giardino dei vicini.
Era molto debole e stanchissimo, ma, dopo essersi scavato una via di fuga dalla tomba, ha provato a trascinarsi verso quella che era la sua casa, la sua famiglia.
I bipedi, appena l'hanno visto, non riuscivano a credere ai loro occhi e l'hanno subito portato dai veterinari della Humane Society, dove Bart ha dimostrato di avere una gran voglia di vivere, cominciando a mangiare quasi subito e riprendendosi lentamente dalla brutta avventura. Già dopo pochi giorni accoglieva i veterinari e i volontari del centro facendo le fusa e miagolando.
Ha dovuto essere operato alla mandibola e ha perso l'occhio sinistro, ma si sta riprendendo e la Humane Society che si è presa cura di lui dice che è coraggioso, affettuoso e pieno di entusiasmo, tanto da avergli trovato - dopo una lunga battaglia legale durata 20 mesi - una nuova famiglia che si prenda cura di lui. E, si spera, non lo seppellisca prima che sia davvero morto.

Felinamente vostro, 
Puxi il Gatto.

giovedì 29 settembre 2016

Aggredita, prende a pugni il violentatore armato e lo fa arrestare

14 settembre 2016. Dopo il lavoro, una donna s'infila pantaloncini, maglietta e scarpe da jogging e va a correre. Un tardo pomeriggio come molti altri, lungo il canale Bisatto che scorre nel territorio di Monselice; un tardo pomeriggio come nessun altro, perché la giovane viene aggredita da un uomo.
Un mostro che, armato di coltello, comincia a palpeggiarla.

Ma la donna, invece di rimanere paralizzata dal terrore, sferra due pugni all'aggressore, che si dà alla fuga.
E, non contenta, va subito a denunciare l'accaduto, consentendo così agli investigatori di arrestare in poco tempo un moldavo di 35 anni, già noto alle forze dell'ordine, fermato con l'accusa di violenza sessuale.
Una storia di grande coraggio e dal meritato lieto fine per questa giovane sportiva che ha deciso di reagire con forza alla violenza, la cui vicenda è stata riportata su Il Mattino di Padova.

Soltanto pochi giorni dopo, il 23 settembre, un'altra donna aveva reagito con decisione ad un attacco. La famosissima top model Gigi Hadid era stata aggredita a Milano da un fan un po' troppo invadente e, senza neppure aspettare l'intervento della guardia del corpo, aveva prontamente reagito sferrando una gomitata in faccia al molestatore.
Brave ragazze, così si fa! 

mercoledì 28 settembre 2016

Zona d'ombra, una scomoda verità per il football

Mi piacciono gli sport "duri".
Da adolescente, frequentavo lo stadio del ghiaccio di Casate - quello dove è nata, sportivamente parlando, la super campionessa Anna Cappellini per intenderci - ed impazzivo per gli incontri di hockey. Conoscevo diversi giocatori della (allora) Promolinea, la squadra locale, oltre ovviamente arbitri ed appassionati di questo bellissimo sport.
Con un simile background, credo non stupisca nessuno il fatto che trovi lento, noioso e "molliccio" il calcio, preferendo di gran lunga altre discipline: non solo gli sport da ring, dove ovviamente il contatto fisico è ben presente, ma anche, ad esempio, il football americano. 
Ecco, se mi chiedeste di scegliere se guardare la finale di Champions League o il Super Bowl, di certo non avrei dubbi.

E lo so, per averli visti anche da molto vicino (o persino praticati, nel caso delle discipline da combattimento) che questi sport - hockey, football, boxe, MMA e via di seguito - possono essere davvero pericolosi. Soprattutto a livello professionistico, quando il gioco si fa duro e... smette di essere un gioco. 

Non mi ha stupita, dunque, la scoperta del dottor Bennet Omalu, anatomopatologo nigeriano emigrato a Pittsburgh, che ha rilevato seri danni cerebrali nei defunti ex giocatori di football. A stupirmi è stata la frequenza con la quale questi danni vengono riportati.

Il film, magistralmente interpretato da un ottimo Will Smith, ormai da tempo spogliatosi delle comiche vesti di Principe di Bel Air ed in grado di ricoprire qualsiasi ruolo, è basato sulla vera storia del dottor Bennet Omalu, medico poco incline ai facili compromessi e scopritore della CTE, l'encefalopatia cronica traumatica, e sui suoi contrasti con la NFL, la National Football League statunitense.
Un po' Erin Brockovich nella sua lotta contro speculazione edilizia ed inquinamento delle falde acquifere, Omalu pare destinato a soccombere, lui, "signor nessuno", contro il gigante dello sport e dell'intrattenimento a stelle e strisce.
Eppure la fede in Dio e nella scienza - no, le due cose non sono in antitesi - sorreggono quest'uomo nella sua battaglia e, quando vacilla colpito da mille difficoltà, ecco al suo fianco una donna forte ed altrettanto fiduciosa, capace di sorreggerlo e di spronarlo nella ricerca della giustizia, affinché la verità venga rivelata.
Gran film.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...