venerdì 9 settembre 2016

Mare, burkini e libertà di costume

Estate 2016, il "caso burkini" infiamma le spiagge.
Francesi e non solo.
Perché in un mondo ormai globalizzato i confini sono diventati sempre più labili. 
E quando serpeggia la paura degli attacchi terroristici, dell'integralismo, dell'immigrato, del diverso, ecco che i confini paiono cessare d'esistere del tutto e quello che accade oltralpe interessa di colpo anche l'Italia. 
Dopo il divieto, sulle spiagge di Cannes e di Nizza, di indossare il burkini si è detto e scritto di tutto e il contrario di tutto.
Il divieto, poi, è stato sospeso, ma ancora non si placa l'eco della polemica.
Perché le possibili chiavi di lettura sono diverse: c'è quella religiosa, c'è quella della libertà delle donne e c'è anche quella del tutto personale. 

Io in questa polemica non ci voglio entrare e, avendo trattato la questione religiosa correlata all'abbigliamento già anni fa,  mi limito a ribadire quanto scritto su Twitter tempo addietro e cioè che, se è di libertà della donna che vogliamo parlare, dovremmo ricordarci che libertà non è un seno nudo (il primo ministro Manuel Valls aveva asserito che Marianne, simbolo della Rivoluzione Francese, aveva il seno nudo perché con esso nutriva il popolo e che non era velata in quanto libera - peraltro confondendo Marianne con l'allegoria della Libertà che guida il popolo, celebre dipinto di Eugène Delacroix... vabbè - qui).
La libertà è poter scegliere se e quanto e come (s)coprirsi.

Nel mio piccolo, quest'estate ho vissuto il disagio della ricerca di un costume intero. 
Perché, ci crediate o no, nei negozi di intimo e costumi da bagno pare vigere la regola non scritta che, se non sei cicciottella, devi mettere il bikini. Punto. 
"Ma vesti la 38, perché vuoi un costume intero?", mi ha persino chiesto una commessa.
Solo facendo appello a tutta la mia buona volontà mi sono trattenuta dal risponderle "ma saranno pure cavoli miei!".
Io il bikini non lo volevo. E non volevo neppure un triste ed anonimo costume olimpionico.
Presa dallo sconforto, a un certo punto ho persino iniziato a cercare tra i costumi per ragazzine di 12/14 anni, tanto la taglia è quella...
Volevo un costume che mi facesse sentire a mio agio e bene, che appagasse il mio senso estetico ed il mio bisogno di praticità ad un costo ragionevole (che non significa regalato, ma neppure da rapina a mano armata). 
E' chiedere troppo?
Alla fine sono riuscita a scovare sul web un meraviglioso monokini e, tra mille incertezze per la taglia, dal momento che ovviamente non potevo provarmelo prima di sganciare i quattrini, ho acquistato quello. Grazie al cielo, vestiva alla perfezione.
Ma se di libertà di scelta si parla, almeno nei negozi tradizionali italiani, siamo lontanucci eh!

Chiudo riportando una vignetta, purtroppo solo in lingua francese, che ho scovato in internet e che credo si adatti alla perfezione all'attuale situazione della donna (come sempre, clic sull'immagine per ingrandirla).

4 commenti:

  1. Sul caso del burkini ci ho pensato tanto anche io. Non so se le donne musulmane hanno davvero voglia di metterlo ma se così fosse, sai la violenza che dovrebbero subire a costringerle a non metterlo? Sarebbe come per noi costringerci ad andare in giro nude! Il risultato sarebbe solo costringerle a non frequentare più le spiagge e allora quella si che sarebbe una grave restrizione!
    Un bacio
    Francesca

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    1. Francesca, credo che tu abbia centrato in pieno la questione.
      Grazie per il commento, a presto.

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  2. Vedevo su twitter commenti a Tania Cagnotto al mare, commenti di "uomini" (tra virgolette e capirai perché) che la invitavano a "rifarsi le bocce" perché un corpo così - immagino intendessero magro e in forma - senza tette grosse è sprecato. Questi sono commenti di "uomini" italiani (magari che vanno in giro pure con la croce d'oro sul petto) ad una donna "libera" italiana che non dovrebbe avere problemi (religiosi o altro) a mostrare il suo corpo.
    Purtroppo è vera la vignetta che hai messo alla fine dell'articolo: noi donne, come facciamo sbagliamo. E la religione non centra una mazza!
    (Se vuoi vomitare i commenti li trovi qui https://twitter.com/dan11meancactus/status/773804462876008448)

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    1. Elena, la parola "uomini" tra virgolette è quanto mai giusta, perché questi individui sono omuncoli, mezze tacche, persone grette e che hanno il più importante organo del corpo umano davvero piccolo: il cervello.
      E' il giudizio, bacato, di gentaglia simile che spinge tante, troppe donne a plasmare il proprio corpo con diete scriteriate o persino con la chirurgia, per cercare di essere più magre, più prosperose, col sedere più sodo e chi più ne ha, più ne metta.
      Grazie al cielo Tania Cagnotto è un'atleta, una persona quindi temprata dai duri allenamenti, e sarei pronta a scommettere che ha un carattere forte quanto il suo fisico: di certo non si lascerà fuorviare dai commenti di certi personaggi.

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