giovedì 8 marzo 2012

8 marzo, Giornata della Donna?

Giovanni Porzio è un giornalista, inviato speciale di "Panorama", ed ha anche scritto un libro, "Un dollaro al giorno". Cosa c'entra questo con la Giornata della Donna è presto detto e a spiegarlo è lui stesso, con le parole scritte sul settimanale "Vanity Fair" che riporto qui di seguito, in corsivo.

Non hanno molto da festeggiare, l'8 marzo, le donne dei Paesi che chiamiamo "in via di sviluppo". Progressi ci sono stati, negli ultimi decenni, sul piano legislativo e nel costume. Ma in troppe zone del mondo i diritti elementari delle donne continuano a essere calpestati. Nei Paesi poveri due terzi delle donne occupate svolgono lavori precari o non retribuiti; più di mezzo milione di madri muoiono di parto o di complicazioni della gravidanza; 140 milioni di donne hanno subito mutilazioni genitali. In Pakistan ogni anno più di mille donne accusate di adulterio o di rapporti pre-matrimoniali (anche se stuprate) sono vittime di "delitti d'onore"; in Afghanistan, nonostante l'abolizione delle più odiose norme imposte dai talebani, una donna su tre subisce violenze domestiche o sessuali e solo il 30 per cento delle bambine ha accesso all'istruzione. Ecco qualche storia esemplare.

Messico

Lilia aveva 17 anni e lavorava in una fabbrica di plastica. Il suo cadavere fu scoperto per caso in un campo vicino a un centro commerciale il 21 febbraio 2001. Sua madre Norma è convinta che Lilia sia stata vittima di un rito iniziatico di una banda di spacciatori che agisce con la complicità di poliziotti corrotti. A Ciudad Juàrez, secondo la stampa locale, le vittime dei "femminicidi" sono state 878 tra il 1993 e il 2010. Norma sospetta che molte ragazze siano rapite su commissione dai sicari dei narcotrafficanti, e usate come bottino di guerra. Con la figlia Maria Luisa, Norma ha fondato l'associazione Neustras hijas de regreso a casa (Le nostre figlie di ritorno a casa), che si batte per i diritti delle donne.

India

A Khidirpur e a Sonagachi, i quartieri bordello di Calcutta, le ragazze sono più di 10 mila. Nilufar è a Khidirpur da quattro mesi: "Il mio ragazzo mi ha consegnata a un mercante, se cerco di scappare mi uccide". Sathi, del Bangladesh, lavora a Sonagachi da sette anni: "Sono sempre più indebitata. Devo pagare la luce, il cibo, le medicine, i vestiti. Il padrone si prende la metà dei miei guadagni. Ho tre figlie di 15, 13 e 11 anni: le più grandi hanno già cominciato".
Ruchira Gupta si batte contro i trafficanti di carne umana: la sua associazione, Apne Aap, gestisce centri di accoglienza, ha aperto asili nei quartieri a luci rosse e fondato 67 cooperative in cui lavorano 1.200 ragazze.

Guatemala

Maria, 17 anni, era sull'autobus che la portava a scuola quando una macchina ha bloccato la strada. "Sono saliti due uomini incappucciati. Mi hanno puntato una pistola alla testa, bendata e costretta a scendere. Mi hanno chiusa in una stanza e hanno cominciato a picchiarmi e a violentarmi. Quando mi hanno lasciata andare hanno detto che se li denunciavo avrebbero ucciso i miei genitori". A Città del Guatemala Medici senza frontiere lavora con le ragazze violentate. Maria è stata subito inserita in un programma terapeutico. Ora ha cominciato a parlare: il primo passo oltre il muro della paura.


Oltre a tutto questo, che chiaramente è soltanto un assaggio del libro appena uscito per Tropea Editore, ci sono altre storie da considerare. Storie, perchè si parla di donne, di persone, e non dati.

Ogni ora e mezza, novanta minuti, il tempo di una partita di calcio, una donna viene uccisa in India per la dote: questa è statistica, ma le ottomila vittime non sono dati, sono persone, sono donne con una propria storia, sogni, speranze, paure e desideri. Sono ottomila esseri viventi che ogni anno vengono cancellati dalla storia del mondo.

E nella "civile, evoluta Europa" come siamo messi? Male, secondo i dati raccolti e diffusi da Donnapedia che, alla voce "femminicidio" spiega come il triste primato delle donne morte all'interno della famiglia, uccise dal marito o dal compagno, spetti al Belgio, ma in Italia non va poi così tanto meglio: nel nostro Paese una donna muore "ammazzata per amore" ogni tre giorni.

A livello mondiale la violenza domestica è la prima causa di morte tra ragazze e donne tra i 16 e i 44 anni. Più del cancro e dell'infarto, più degli incidenti stradali e delle guerre, ad uccidere le donne sono gli uomini che dicono di amarle.

Per non parlare, poi, delle quotidiane mortificazioni cui vengono sottoposte le donne negli ambiti più disparati. Non è avvilente, ad esempio, che Belen desti clamore più per un tatuaggio e per l'incerta presenza di biancheria intima piuttosto che non per altro? Certo, non tutte abbiamo il cervello di Rita Levi Montalcini e di Margherita Hack, ma essere considerate soltanto per il nostro aspetto fisico non è riduttivo e mortificante, anche quando l'aspetto fisico è piacevole?

7 commenti:

  1. Non sono una donna, ma ti do' ragione in tutto e per tutto, e ritengo vergognoso che in una società come la nostra ci siano ancora cose del genere, e orribile che ci siano e ci siano sempre state cose del genere. Comunque, auguri!

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  2. Altro che Festa delle Donne! Mi pare che ci sia proprio poco da festeggiare. Su Focus.it poi ho visto le condizioni disumane in cui lavoraro i coltivatori di mimosa... Al peggio non c'è fine! Bellissimo post, complimenti, l'ho condiviso coi miei lettori. Ciao!

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. Non chiamiamoli, nemmeno tra virgolette, "ammazzamenti per amore" perchè finchè saranno descritti come delitti passionali troveranno una giustificazione morale in una società intrisa del peggior cattolicesimo e impari come la nostra (dove, ricordando solo un esempio, fino al 1969 è stata in vigore una legge che su querela del marito puniva la moglie adultera con il carcere e l'emarginazione dalla comunità). E' opportuno parlare di femminicidi e di violenza di genere: il problema è prima di tutto culturale, e parte della soluzione sta nell'uso corretto dei termini che comunemente e attraverso la stampa e le tv usiamo per definirlo.

    Detto questo, un pensiero speciale da parte mia oggi è rivolto alle donne No Tav, che in Val di Susa si ribellano alla violenza compiuta dalla polizia e dallo stato sui loro corpi e sulla loro terra, e a Rossella Urru, donna piena di coraggio che sta rischiando la vita per il suo altrusimo.

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  5. Bel post condivisibile in toto, anche se davvero sarebbe da dire "orribile" per il contenuto, per l'orrore delle condizioni di vita di tante donne, per l'arretratezza culturale che anche da noi domina....

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  6. @ Dqu, grazie per la comprensione, la condivisione di idee e la comunione di pensiero innanzi tutto. E anche per gli auguri. :-)

    @ Elena, hai ragione: se ci si guarda un pochino attorno si scopre che da festeggiare forse non c'è granchè… Sono andata anch'io a leggermi l'articolo di cui parli: allucinante!

    @ Ross, la mia è stata una scelta meditata: credo, come te, che chi ama non può far del male all'amato e che sia assurdo parlare di "ammazzamenti per amore": è una contraddizione in termini! Ciò nonostante è così che ancora oggi, troppo spesso, vengono chiamati e in parte giustificati i femminicidi: per questo ho voluto porre l'accento proprio su questi termini. Mi associo al tuo pensiero, rivolto a tutte le donne speciali e che rischiano in proprio per altruismo.

    @ Serena, grazie.

    @ Hottanta… sì: orribile. Ma chiudere gli occhi davanti all'orrore e fingere di non vedere non ha mai portato a nulla di buono.

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