domenica 3 gennaio 2010

Dio


Mi son tenuta dentro questa cosa per troppi giorni, incerta se parlarne o meno, ma visto che il silenzio non mi ha aiutata... beh, eccola qui.

Non sono mai stata una buona cristiana, nonostante m'impegni cado sempre nei medesimi inciampi (come ben sa il mio confessore, al quale ripeto praticamente sempre le stesse cose...), tuttavia recentemente è avvenuto un fatto che mi ha portata a dover confessare un inciampo tutto nuovo e, poichè, nonostante l'assoluzione, non mi sento ancora in pace con me stessa nè con Dio, ho pensato di rivolgermi a degli... "esperti del settore" e di chiedere anche a voi, se lo desiderate, il vostro parere.

Qualche tempo prima di Natale è morta una mia conoscente, quarantenne, moglie e madre di tre bimbi piccoli, l'ultimo dei quali di soli due anni. E' morta dopo oltre un anno di battaglia contro il cancro, che l'ha mangiata dentro, scavandola e consumandola tra dolori giorno dopo giorno.
Questo mi ha portato a pensare che o Dio è onnipotente ma se ne frega ampiamente di quanto accade ai suoi figli oppure non è onnipotente.
Come spiegare, altrimenti, non solo quanto accaduto a Sara ed alla sua famiglia (perchè, anche se ora lei è nella pace, di certo non lo sono suo marito ed i suoi piccoli...), ma anche il massacro degli ebrei durante la seconda Guerra mondiale, i morti nei campi di concentramento russi e nelle foibe, i morti odierni di Sud America ed Africa, le tante "Sara" che nonostante fede in Dio e chemioterapia ogni giorno lasciano mariti vedovi e figli orfani?

Spero possiate aiutarmi a trovare una risposta (che non sia quella del "misterioso disegno divino", che mi porta alla prima ipotesi, ovvero Dio onnipotente che, per i suoi insondabili scopi, se ne frega ampiamente di quanto accade ai suoi figli, come fossimo in realtà cavie da laboratorio...), chiedo ancora scusa per l'argomento, ben poco festaiolo, ed aspetto fiduciosa commenti.

(Ho parlato di fede anche qui, qui e qui)

20 commenti:

  1. Viviana carissima, intanto scusami di non esser passata prima a salutarti. Mi fa molto piacere il tuo ritorno!
    L'argomento che affronti mi tocca da vicino, ho perso da poco mio fratello e mia mamma, e non ho avuto neanche il conforto della fede in Dio. Seguo però la filosofia buddista, che ti assicuro mi ha comunque aiutato molto. Il buddha non è un'entità superiore, ma siamo noi, e la nostra vita è il risultato delle nostre azioni, gli effetti delle cause che poniamo. Questo non ci perserva dalla morte, ma ci permette di creare una vita di valore, e questo è quel che conta per poter andare incontro a una nuova vita. Accompagnare le persone che soffrono verso un passaggio sereno è stato il mio sforzo. Poi ognuno di noi trova il modo per trovare un senso alla vita e di conseguenza anche alla morte. So di non essere chiara, ma non è facile, specialmente se il dolore per la perdita è ancora così vivo.
    Tu hai una fede ed un cuore, ascoltali.
    ciao
    giuliana

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  2. Cara Viviana...
    ti ho letto...non sò...non sò ...cosa dire...è un argomento difficile per me...che sono una ignorante in materia...ma anche perchè...è un argomento che cerco sempre di affrontare con i "piedi per terra"...
    sai...nella mia vita...fino ad oggi ho visto molte cose..."tristi".
    Sono prove???...non lo sò...
    sò solo ...che se si ha un appiglio....si ha forza...e direi fede...tutto viene superato...anche se umanamente incomprensibile.
    Spero tanto...che i tuoi Amici...Tu...troviate quell'appiglio...quel qualcosa...umanamente incompresibile...ma ..che può dare...la direzione giusta...verso la Speranza...verso la Vita.
    Un caro abbraccio. Vania
    Credo che sia proprio il periodo giusto...per affrontare questi argomenti...verso un anno "diverso".

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  3. Cara Viviana, ho letto con molta attenzione il tuo post ed anche i commenti. Tocchi un argomento che nessuno può evitare nella vita, a meno che non resti sempre nel mondo dei sogni come un bambino e finga di non sentire, di non vedere. Prima o poi viene per tutti un momento cruciale, in cui questo problema si pone in modo più forte, direi travolgente, e come un vento impetuoso ci leva via le maschere. Le maschere del buonismo, della rassegnazione a ciò che succede (che in realtà cela l'indifferenza), dell'accontentarsi di risposte già date, del supporre di credere senza troppi conflitti... Parlo innanzi tutto della mia esperienza personale.
    Su questo problema io mi sono scontrata ed ho perso la fede, a suo tempo... qualche secolo fa. Sono stata atea per 12 anni, quindi, figurati se non capisco quello che scrivi! Lo sentivo esattamente non modo in cui ne scrivi tu.
    Sono tornata alla casa del Padre per altre vie, cioè, senza avere "quella" risposta.
    Però vivendo e invecchiando, qualcosa ho capito: non sono risposte esaustive, ma qualche spiraglio sì, qualcosa che possa, non dico far sentire ragionevole il dolore e il male nel mondo, ma ragionevole almeno accettare che ci sia qualcosa che va oltre il nostro modo di percepirlo (va oltre: non lo nega).
    Il libro di Giobbe (ma non solo) mi hanno aiutata.
    Te ne scriverò in un altro commento, perchè sono tante le cose da dire e voglio fare un po' di ordine in me prima di scriverle qui.
    Ti abbraccio forte. Ciao, a presto!

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  4. http://divano.ilcannocchiale.it3 gennaio 2010 23:23

    Sono stato invitato a passare di qui e a leggerti Viviana nella tua esperienza di vita, immagino a volte bella e gioisa a volte drammatica e segnata dalla sconfitta, dal lutto e dal mistero, quello che noi chiamiamo mistero non sono altro che i nostri interrogativi a cui non sappiamo dare risposta.
    Non c' è una risposta per tutto ne son certo, vero è che occorre vivere tutto ciò che ci accade, provare a darne un senso. AL morte sembra essere il non senso nel senso più assoluto eppure essa è aprte della vita. poi come essa avvenga, quando, per mano di chi... questo è accidentale.Non credo in un dio che a uno manda il cancro e a un altro l'infarto... o che tiri a sorte chi chiamare a se...
    La morte di ognie essere umano è sempre un distacco, una fine e per chi crede un nuovo inizio.
    Proprio in questi giorni mio fratello mi ha detto che diventerà padre e mia cognata madre... stanno donando la vita a una nuova creatura, un nuovo figlio, figlio dell'uomo e figlio di Dio. Parlando con lui e condividendone la gioia gli ho spiegato che dare la vita è anche dare la morte a quell'essere che va formandosi in sua moglie, frutto del loro incontro e del dono della vita che per quanto ci diamo da fare rimane un mistero...il suo inizio e la sua fine. Gli ho fatto toccare con mano che quel dono d'amore che sta per ricevere non è solo "suo" e di sua moglie, ma la vita è dono di Dio. Da lui veniamo e a lui torniamo. Dio? Non credo in un Dio che voglia la morte dell'uomo, ne tanto meno che un uomo alzi la mano contro altri uomini... neppure Caino deve essere toccato, a Dio è riservato il giudizio ultimo. L'onnipotenza di Dio sai dove si rivela? Quando viene meno la nostra tentazione di onnipotenza, di eternità di bastare a noi stessi.... ecco quando tocchiamo con mano la nostra fragilità c'è lui che ci salva. Un Dio, quello cristiano, che si è donato tutto fino alla morte e alla morte in croce per salvarci... non dalle malattie di questo mondo, non dalle mani libere di benedire o di uccidere altri uomini. Dio ci offre una salvezza eterna per sempre.
    Il dramma umanissimo di questo marito e questi figli orfani di madre va accompagnato, sostenuto dalla preghiera, dalla vicinanza e dalla consapevolezza che il lutto va vissuto, un distacco irragionevole, così giovane, così importante per il marito e per i suoi figli, perchè è stata tolta? Ripeto non è Dio che toglie la vita, semmai dona la vita e ci invita a vivere protesi all'eternità.
    Un pensiero, nel silenzio del mio vivere.

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  5. Buongiorno Viviana cara.
    Non scrivo nulla da giorni e commento pochissimo da ancora più tempo.
    Il 1° dell'anno ho litigato con tutti e il 2 non mi sono alzata dal letto perchè si è riaffacciata la depressione e io ho voglia solo di piangere... o sparire.
    Devo forzarmi per pensare a Dio... e l'ultimo pensiero che gli ho rivolto non era dolce perchè mi pare di aver notato che mio figlio cammina un po' peggio del solito. Forse è solo la stanchezza dei bagordi, però ancora non ho digerito che dobbiamo portarci questa pena e pensare che venga da chi è (per definizione) Amore.
    E tu ci racconti questa storia... e io mi sento affogare dai dubbi.
    Dubbi che non mi sono mai mancati e non so se questo significa che sono una cattiva Cristiana o, invece, che cerco di essere una Cristiana consapevole.
    In questi giorni la parola che ritorna nella mia esperienza è "tradimento" e anche il male e la morte lo sono.
    Perchè colpiscono a tradimento e tradiscono il nostro anelito di eternità e di eprfezione.
    Ma se non credessimo che queste cose esistono e daranno risposta a ogni nostro dolore, saremmo immensamente poveri e terribilmente infelici.
    Io "discuto" con il Signore ma almeno non mi sento sola, nemmeno quando lo respingo.
    La risposta probabilmente più corretta è che il male sia conseguenza del peccato entrato nella nostra storia... IO NON LO SO.
    Però so che quando il male ti scava più a fondo, lascia il posto per qualcosa di buono e ci rende migliori.
    Non consolerà questi bimbi e nemmeno il loro papà che è rimasto solo.
    La spero almeno che interroghi chi è loro vicino e li porti a stringerli più stretti.
    Mi immagino (l'ho visto) che le sofferenze della mamma siano come semi che i cuorti di questi bimbi hanno accolto talvolta anche inconsapevolmente. E spero che la fioritura sia ricca per loro.
    Non so cos'altro dire... e mi pare di nuovo di soffocare...

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  6. Cara Viviana.
    Io non credo nè nel Dio cristiano nè in nessun altro dio, come non credo che esista un disegno, una mano che ci guida o qualcosa da cercare o da aspettare oltre la nostra vita. Non conosco il bisogno di ricevere una spiegazione o una consolazione di tipo spirituale di fronte alla morte, pure se atroce e "ingiusta" come questa che hai voluto raccontarci.
    Il senso che leggo nella pena che tutti patiamo quando combattiamo per capire, accettare e superare un evento di grande dolore non è religioso, divino, ultraterreno. Non nutro nè speranze nè preoccupazioni in una qualche ragione superiore che comprenda, metta ordine e ci accompagni in ciò che ci accade. La risposta che trovo è naturale, umana.

    Quello che vedo, quello che sento e in cui ho fiducia è qui sulla terra. Siamo noi. E' l'uomo. Così imperfetto, così sbagliato e così vero.
    Il sostegno e il conforto necessario a non farci distruggere dalla perdita, dalla malattia, dalla sofferenza che ci spacca a metà, a differenza di quanto hanno espresso alcuni tuoi lettori prima di me, ritengo che possa arrivare esclusivamente dai contenuti che vogliamo dare a questo mondo, da noi stessi e dalle persone che amiamo e con le quali condividiamo i nostri giorni. Per natura possiamo contare "solo" su di noi e su chi ci sta vicino per riempire di significato e di valore i nostri gesti e dirigere la nostra vita verso un obiettivo che al momento della fine non ci lasci l'amarezza dei rimpianti o lo strazio dei rimorsi, ma solo la fierezza e la serenità di aver agito come meglio siamo riusciti per ciò che abbiamo creduto meritevole e buono. Non è un limite, o un atto d'arroganza. E' la nostra opportunità.

    So che probabilmente questa opinione non sarà d'aiuto per alleviare i dubbi che ti poni. Però te la lascio lo stesso, come segno di affetto, di onestà e di stima nei tuoi confronti. Spero che quanto mi sono sentita di dire, a partire da un modo di percepire le cose molto lontano dalla tua sensibilità ed estraneo alla tua fede, non ti abbia provocato dispiacere.
    Un abbraccio forte.

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  7. Proprio oggi ci sono stati i funerali del figlio (10 anni) di un mio amico che è mencato il 30 dicembre durante un incidente stradale. Perchè è successo? Semplicemente perchè la vita è fatta così... Alcune volte, noi uomini, vogliamo capire DIO ma se lo capiremmo non sarebbe più DIO. La vita finisce, la sofferenza esiste e non può non essere così perchè siamo creature limitate. Forse per questo il dono della fede permette di vedere anche la sofferenza in un altra luce perchè Dio comprende la sofferenza dell'uomo (ha visto morire suo figlio!).

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  8. * Gaz, mi spiace molto per le tue perdite. Personalmente credo che ai funerali piangiamo per egoismo, perchè siamo noi che restiamo a non saper rinunciare all'amore di chi ci lascia... E' forse questo che mi ha tanto scombussolato nella vicenda di Sara: non tanto che lei se ne sia andata nella pace, nel qui-e-sempre, quanto che siano rimasti un giovane uomo e tre bimbi piccoli privati del suo amore, del suo sorriso, del suo sostegno e guida, del piacere di camminare insieme lungo il sentiero della vita.
    Grazie della visita, mi fa piacere che tu sia passata a lasciarmi il tuo pensiero ed il tuo sentire!

    * Vania, non mi fraintendere, grazie a Dio ho la fede e, quindi, quell'appiglio di cui tu parli. Spero in tutta sincerità che la fede sia salda anche nel marito di Sara, nonostante questa terribile prova. Ciò che metto in discussione non è l'esistenza di Dio - della quale sono certissima - bensì la Sua bontà di padre nei nostri confronti, in certi frangenti. Non riesco a capire come possano avvenire cose simili. Però forse sono io che mi pongo troppe domande; forse dovrei, da un lato, fidarmi di Dio e, dall'altro, fregarmene un po' di più di ciò che mi circonda...

    * Rosaspina, anch'io mi ero allontanata da Dio in passato: avevo 13 anni ed è morta, sempre di cancro, mi nonna, la persona dalla fede più ardente e costante che si potesse immaginare. Se ripenso a lei, la rivedo con in mano il Rosario... e, naturalmente, anche divorata dal tumore, quando pesava una cinquantina di chili. Beh, vuoi l'adolescenza, vuoi la ribellione, vuoi che proprio non capivo perchè lei e soprattutto perchè così, in chiesa non ho più messo piedi per anni. Però sentivo che non potevo essere solo un mucchietto di molecole piazzate lì a casaccio dal caso, sapevo che il mio corpo era ed è un guscio, di cui aver cura e rispetto certo, ma che il mio ESSERE era ben altro che non muscoli e neuroni e ossa e pelle. Così ho letto il Corano, ho parlato coi Testimoni di Geova, mi sono avvicinata alla filosofia buddista e... alla fine ho trovato, stavolta davvero, Dio e Gesù. Ora la mia fede è matura e non "regalatami" dai genitori col battesimo.
    Però non riesco a non pormi domande. Forse, come quando si è innamorati, si desidera conoscere tutto della persona amata, così io, allo stesso modo, vorrei conoscere con esattezza qual è il piano di Dio per me, vorrei comprendere come agisce e perchè agisce così... Ma forse, come non si conosce mai abbastanza chi amiamo, probabilmente allo stesso modo, per quante domande io mi ponga, non riuscirò mai a comprendere Dio ed il Suo volere.
    Ti abbraccio forte!

    * Divano (ma un nome ce l'hai? He! He! He!), innanzi tutto congratulazioni per la bellissima notizia! E' vero, la vita e la morte sono un mistero... ma, come dicevo a Rosaspina qui sopra, non riesco a non pormi domande. Proprio perchè credo in Dio! Come a lei, faccio anche a te l'esempio dell'innamoramento: quando si è innamorati, si desidera conoscere tutto della persona che si ama; io, allo stesso modo, vorrei conoscere per filo e per segno Dio, sapere con esattezza cosa si aspetta da me, comprendere perchè lascia che avvengano certe cose... Mi rendo conto che non è possibile, proprio come non è possibile conoscere completamente chi si ama (sia il marito, la moglie, i genitori o i figli... possono sempre riservarci sorprese!), ma ciò nonostante non riesco a non interrogarmi.
    Grazie della visita e delle belle parole!

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  9. * Kai, mi spiace che tu abbia passato queste feste tra arrabbiature ed angoscia per tuo figlio. Anzi, a dirla tutta mi sento anche un po' in colpa, per aver parlato di questo...
    Sai - e non lo dico per autoassolvermi - credo che la distanza tra cristiana non buona e cristiana consapevole sia davvero poca: basta che tu ponga una domanda e... zac! Allora non hai fede, non credi. Non è così, secondo me. Per come la vedo io è un po' come quando si è innamorati, che si desidera conoscere tutto ma proprio tutto della persona amata. Allo stesso modo, io vorrei conoscere a fondo i disegni di Dio, vorrei capirlo veramente, vorrei sapere ciò che vuole da me così da poter soddisfare le sue aspettative. Per questo faccio domande!
    Mi piace il tuo pensiero, che più a fondo ci scava il dolore e più gioia potremo contenere: non dubito che Sara abbia piantato i suoi semi nei piccoli e che questi avranno una ricca e rigogliosa messe!
    Ti abbraccio forte, con la speranza che presto torni il sorriso e che il sole torni a splendere dietro le nubi!

    * Ross, no, in questo proprio non siamo per nulla simili! Io mi rifiuto di credere che tutto finirà con la mia corporalità perchè, lo sento già ora, che sono viva, che il mio essere è ben più di un agglomerato di molecole. Io non sono le mie ossa, la mia carne, i miei muscoli, i miei neuroni... certo, sono anche quello, ma Viviana è ben di più! Io amo, mi arrabbio, mi indigno, provo compassione e affetto, sento amicizia e sdegno, allegria e tensione, gioia e paura... tutte cose che non si vedono, non sono tangibili nè spiegabili scientificamente o riproducibili in laboratorio, ma ci sono eccome!
    Io agisco non in previsione di un "premio" o di una "punizione" futuri, ma secondo ciò che credo essere il mio e l'altrui bene; per questo mi impegno, mi batto e, sì, mi pongo anche domande. Certo, credo in Dio ed in Gesù Cristo, ma non penso di essere una fedele "miope" e certamente non accetto supinamente qualunque cosa venga dal clero: la mia fede è frutto di ricerca e la ricerca rafforza la mia fede.
    Ti sono grata per aver voluto condividere con me il tuo pensiero, il tuo sentire; ti assicuro che non mi hai arrecato alcun dispiacere: alcune delle persone migliori che conosco sono agnostiche, altre si definiscono atee, e questo non crea alcun dissapore tra noi. Trovo anzi costruttivo confrontarmi con loro, così come con musulmani e credenti di altre fedi. Credo che il rispetto reciproco sia il primo passo verso quella tolleranza e fratellanza che farebbero un gran bene all'essere umano. Essere umano in quanto tale, a prescindere dal credo di ciascuno. Ti abbraccio e ti ringrazio ancora, mia carissima Ross!

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  10. * Paolo, mi spiace moltissimo per il tuo amico. Certo, la sofferenza fa parte della vita, questo è certo, ma ciò che non riesco a capire è perchè. Se Dio ha creato tutto, allora ha creato lui anche la sofferenza? Se sì, perchè l'ha fatto? Per metterci alla prova (tipo topini di laboratorio: vediamo da ce parte va nel labirinto... vediamo se prende la scossa o raggiunge il formaggio...)? O è stato un errore? Ma allora Dio non sarebbe infallibile...
    Se invece non è stato lui a crearla, allora chi l'ha creata? Il diavolo? Beh, ma Lucifero era stato creato da Dio ed era il più splendente dei suoi cherubini, prima della ribellione.
    Forse mi faccio troppe domande, forse dovrei accettare e basta, senza chiedermi il perchè. Forse hai ragione tu: siamo troppo limitati per avere certe risposte: magari Sara ora ha compreso tutto. Spero che un po' di comprensione e pace raggiungano anche i cuori di suo marito e dei suoi piccoli.
    Ciao e grazie.

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  11. Viviana, si mi chiamo Ivano.
    Scusami, non ho dimestichezza con blogger... Se passi a trovarmi farà piacere. Sul fatto di porsi domande credo ceh sia normale. umanissimo chiedersi il perchè. Grazie della risposta.
    Ivano.

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  12. * Ivano, grazie a te d'essere passato. Verrei volentieri a visitare il tuo blog, ma non mi hai lasciato l'indirizzo...

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  13. Come no? Nel primo commento: http://divano.ilcannocchiale.it
    Passa pure.

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  14. Cara Viviana, grazie per la bella risposta che mi hai dato, che mi fa sentire tanto vicina a te e alla tua sensibilità; e grazie a tutti, per tutti i commenti che ho letto e che sono stati davvero commoventi ed arricchenti.
    Un po' ieri sera e un po' stamattina ho scritto ciò che avevo in animo di dirti. Te lo copio-incollo in un commento successivo a questo.
    A Ivano, che non conoscevi, avevo chiesto io di intervenire, perchè ha appena passato un periodo di grande sofferenza e quindi lo ritenevo il più adatto a rispondere. Il perchè del suo nick lo capirai se leggerai qualcuno degli ultimi suoi post... è una persona meravigliosa, sempre alla ricerca dell'autentico.
    Eccomi dunque: al commento successivo.

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  15. Eccomi, cara Viviana.
    Le varie risposte che ti sono state date mi hanno commossa, mi hanno lasciato qualcosa di vero, il senso di una grande umanità. Il richiamo di Ross ad essere attaccata alla terra e ai valori umani è quanto mai importante: a mio avviso il credente che rinneghi o mutili la sua umanità non è uno “spirituale”, è solo un pigro. Ma poi tutti… è stato commovente leggere tante testimonianze personali!
    E tocca a me. Cose da dire ne avrei tante ma si possono riassumere così: al dolore non c’è risposta se restiamo solo nel piano umano. Dire sbrigativamente “la sofferenza è un mistero” è proprio un comodo lavarsi le mani sul patire altrui (o anche sul proprio), è un non voler pensare. Invece la sofferenza è innanzi tutto uno scandalo, un grido contro Dio. Così l’ha sentita anche Giobbe. Giobbe che i cristiani considerano “figura” di Cristo: il primo scalino per comprendere che cos’è la sofferenza in Cristo.
    Quel libro biblico è formidabile. Altro che “pazienza di Giobbe” come a volte si dice! Giobbe si ribella, bestemmia, maledice il giorno in cui è nato, chiama Dio in giudizio… Invece gli amici “teologi dogmatici” (li potremmo definire così con linguaggio d’oggi), che dovrebbero sostenerlo nella prova, asseriscono che Dio è giusto e quindi Giobbe si merita i castighi di Dio. Lo affermano contro l’evidenza, contro la realtà (in quanto Giobbe si è sempre comportato rettamente). Ma, alla fine, Dio dà ragione proprio a lui ed anzi gli dice che perdonerà anche agli amici, solo se lui offrirà per loro un sacrificio di espiazione: per la colpa di aver difeso Dio andando contro l’uomo e contro il principio di realtà.
    Prima di arrivare a questa conclusione c’è un passaggio che va al cuore del problema. Dopo che Giobbe, al culmine della protesta, ha chiamato Dio in giudizio (che si discolpi se ne è capace!), Dio finalmente risponde in prima persona. Lo invita a considerare l’universo e tutte le cose create, una per una, le leggi fisiche che le regolano, gli innumerevoli misteri che il cosmo rinchiude in sé, quasi orma o rimando al Mistero grande che tutto regola e conduce. E qui avviene forse una teofania, sicuramente una grande esperienza interiore che Giobbe vive, proprio quando è al colmo della sofferenza (quando al dolore fisico e all’abbandono della moglie si è aggiunta l’incomprensione degli amici). -segue-

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  16. -seguito-
    Lo scritto non dice molto di questa esperienza interiore, ma dice che Giobbe, dopo che Dio ha parlato, afferma “Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono”. L’esperienza del dolore lo ha fatto misteriosamente entrare in contatto con Dio, in modo non dogmatico-teologico ma esperienziale. Non secondo i principi ma secondo la vita, non partendo da ciò che “dovrebbe essere” ma da ciò che c’è: il dolore fa parte del vivere. Solo nell’esperienza intima con Dio il dolore può avere risposta. Una risposta personale.
    Giobbe prende coscienza proprio di questa cosa enorme: se ha accettato la vita, ha fatto esperienza di Dio.
    Come è avvenuto il salto? Giobbe accetta di essere creatura, quindi di non capire tutto. Al contrario di Eva e Adamo, che non accettano ci sia un principio metafisico ed etico a loro superiore (mangiano quel frutto, cioè si fanno dio di se stessi), Giobbe sì, dapprima protesta, ma, dopo che si è adeguatamente sfogato ed ha smaltito (gli psicologi direbbero: dopo che ha fatto lutto) è capace di riconoscere che lui è solo una creatura. Quindi non sa tutto, non sa i perché di tutto. Ritorna il famoso “mistero” di cui sopra, ma in un’altra chiave: è l’accettazione della propria creaturalità, quindi di una dipendenza, che è già scritta nell’ordine delle cose. Se dopo aver gridato e protestato riusciamo a rientrare in noi stessi, a “fare silenzio”, a richiamare un rapporto di “alleanza” con Dio e di fiducia amicale, solo allora questa accettazione può esservi, e non essere disumana. Anche per il buddista: al posto di Dio ci sarà per lui l’ordine delle cose, la speranza in una vita migliore… ma sempre bisogna entrare in se stessi e riconoscersi non onniscienti, non onnipotenti. Parte di un Tutto che è più grande di noi.

    Potremmo quindi invertire la domanda “perché il dolore” e porla così: il dolore fa parte del vivere; tu vuoi viverlo rimanendo nel tuo orizzonte solo umano, o fare esperienza del Trascendente?
    Vuoi vivere l’esperienza del dolore come un brutto accidente, inevitabile (con la sua enorme dignità, che ha in ogni caso) o vuoi oltrepassarti, in quel cammino che è la vita, fare un passo in avanti in sapienza e maturità umana e cristiana?
    Altro non ci è dato per ora, come creature.

    (A conti fatti, strano a dire, ma la sofferenza assume un aspetto più umano se c’è un Dio. Con cui lottare, arrabbiarsi, comunque avere un tu con cui condividerla. Tanto più che Lui, non potendocela spiegare, ha voluto condividerla con noi).

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  17. La consapevolezza, l'intelligenza e lo spirito critico e sveglio con cui vivi la tua fede ti fanno onore. Poche fra le persone che tengono a definirsi credenti sono capaci di mantenere intatte queste qualità quando sono chiamate a confrontarsi su temi delicati come questo che ci hai proposto (o almeno così ho avuto modo di constatare nella mia esperienza). Anche per questo motivo è piacevole e costruttivo parlare con te. Ne è venuta fuori una discussione sana ed educativa.

    Rinnovo il mio abbraccio.

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  18. * Ivano, bestia che sono! Mica l'avevo capito che tu e Divano eravate le due facce di una medaglia, il reale ed il virtuale! Sono passata a trovarti con vero piacere e... tornerò di certo!

    * Rosaspina, mia carissima! Sei Franca di nome e di fatto. Che bello leggere le tue parole! In effetti Giobbe ha avuto una pazienza... e ti credo che alla lunga se l'è pure presa col Padre Eterno, accipicchia! Io però sono molto ma molto più umana e molto ma molto meno santa e con Dio mi ci accapiglio anche per molto meno... Eh, lo so, il cammino è lungo e tortuoso. Ma intanto cammino. Passettin passettino, poco per volta, tra un inciampo e l'altro, ma cammino...
    Un bacione!

    * Ross, così mi fai arrossire! Non merito tanti elogi, credimi. Faccio solo ciò che sento. E se mi capita di farlo bene, cavandone fuori uno spunto di crescita per me e/o per gli altri, beh, ne son contenta!
    A ri-abbraccio! :-)

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  19. sai Vivib, penso che tu faccia benissimo a farti domande e a chiederti perché. ognuno dà delle risposte diverse, ma l'importante è continuare a ragionare con la tua testa. non farti mai condizionare da chi ti dice che una cosa è "così e basta, perchè lo dice qualcuno che è più importante". Se veramente esiste un Dio, se veramente c'è, è certamente anche dentro di te. Cercalo, e non stare ad ascoltare chi vuole solo manovrare le persone per meri scopi politici.
    Un abbraccio.

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  20. * Heilà, che bello, ci sei ancora! Il fatto che non mi accontenti mai di un "E' così e basta" mi ha portata ad avere 4 in matematica per tutto il corso delle superiori... Io sono curiosa, ma non nel senso di pettegola, sono curiosa nel senso che voglio capire come funzionano le cose e se 1 + 1 fa 2 mi sta bene, ma voglio che mi si spieghi il come ed il perchè.
    Anche il mio essere cristiana lo interpreto così: sono una cristiana perchè credo in Gesù Cristo e nel suo messaggio, ma sono una cristiana in cammino, che non si ferma, che si pone domande e cerca risposte, che lungo il cammino inciampa e sbaglia strada e picchia il naso e torna indietro e ci riprova. Mi sa che tentare di manovrarmi non gioverebbe ad alcun politico: sono troppo piccola, insignificante e... curiosa e rompiballe! Una spina nel fianco!

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