martedì 31 maggio 2016

Inevitabile destino: il gatto cacciatore ed il rondone

Doveva succedere prima o poi. 
Forse lo sospettavano persino i miei bipedi, sebbene non siano sempre sveglissimi. Di certo, lo sapevo io.
Perché, alla faccia di quello che va ripetendo il bipede maschio, so benissimo di essere un cacciatore di gran classe, degno discendente dei miei progenitori. 
E non importa se passo le mie giornate tra casa e terrazzo, sonnecchiando per la maggior parte del tempo: se mi si presenta l'occasione, io caccio.
Così, lo scorso venerdì, quando il bipede maschio è tornato a casa ha trovato il cadavere di un rondone in cucina (che si trattava di un rondone l'hanno detto loro, perché per me era solo un cosino piumato come gli altri). 

A questo punto, nonostante tutte le storie del "mangia tonno a tradimento" e via dicendo, ha iniziato ad insultarmi in malo modo, accusandomi di essere un assassino.
La bipede femmina ha cercato di difendermi, dicendo che sono progettato così, che la caccia fa parte della mia natura, ma lui niente, continuava a trovare ingiusto che cacciassi per divertimento e non per fame (dal momento che, nonostante l'infamia del mangiatore di scatolette a sbafo, devo ammettere che la mia ciotolina è davvero sempre ben rifornita).
In effetti la fame è un'altra cosa - e io che l'ho vissuta me la ricordo bene - mentre in questo caso ho del tutto perso interesse verso il cosino piumato appena questo ha smesso di muoversi.

La bipede femmina cerca di ridimensionare le mie abilità di cacciatore dicendo che ho avuto vita facile: probabilmente si trattava di un rondone anziano o malato e, comunque, quando questi animali toccano terra non riescono più a riprendere il volo, quindi con me non aveva scampo. Ma intanto io la mia preda l'ho avuta. Loro dicano pure quel che vogliono. 

Felinamente vostro, 
Puxi il Gatto.

lunedì 30 maggio 2016

T'ienshu al Festival dell'Oriente

Domenica 29 maggio, con il Maestro Carpanese ed una piccola rappresentativa della Scuola Wo Chen di Saronno, sono stata al Festival dell'Oriente di Novegro.
Devo confessare che, diversamente da quanto accaduto in passato, questa volta non ero accompagnata dal gioioso clima di festa che di solito mi scorta sino al padiglione, sul tatami e per l'intera durata della manifestazione: un po' di vicende personali non esattamente piacevoli impediscono che mi goda appieno le arti marziali, in questo periodo.
Non che ne sia fiera, ma ammetto di esserci andata più che altro "per far numero" e non lasciare la Scuola alla quale appartengo ed il T'ienshu al quale mi sento profondamente legata privati di un altro elemento. 

Nonostante le premesse non proprio esaltanti, però, la nostra partecipazione è stata più che soddisfacente: abbiamo dato una breve dimostrazione di ciò che il T'ienshu può essere - certo, anni di studio di una disciplina non possono essere riassunti in un'ora di dimostrazione - ci siamo divertiti e, per quanto mi riguarda, ho riassaporato il piacere di allenarmi con compagni coi quali raramente mi trovo a fare sparring, il che è per me sempre una bella esperienza (a proposito: grazie Francesco!).
Poi, naturalmente, c'è tutto il pantagruelico contorno. Perché, se le arti marziali e le discipline da combattimento sono il "piatto principale", spettacoli, cibi, bevande, musiche, colori, profumi, sapori, luci sono il "contorno" al quale proprio non si può rinunciare.
E, infatti, non ci abbiamo rinunciato.

Come ben sa chi segue me o @accmarziale su Twitter, ci siamo concessi un bel pranzo thailandese, con tanto di birretta locale che non guasta di certo (tanto ormai la dimostrazione l'avevamo fatta e anche se avessi camminato storta, mezza sbronza, ci sarebbero stati i miei compagni a riportarmi sulla retta via... Scherzo ovviamente!). Poi, tanto per non smentire un'ormai consolidata tradizione, dessert da passeggio a base di waffel ricoperto di cioccolato fondente e scaglie di cocco.
Che con tutto il peso che ho perso posso ben permettermelo!
Il tutto mentre si gironzolava alla scoperta del padiglione, curiosando tra i vari espositori e fermandoci ad assistere ad alcuni degli spettacoli presentati sul palco.
Gli spaghetti ubriachi della cucina
thai. Così chiamati non perché
cucinati con qualcosa di alcolico,
ma perché - ho scoperto troppo tardi -
sono talmente piccanti da farti bere
come se non ci fosse un domani.
Insomma: vuoi che il Medita ha il suo bel perché e, se applicato, funziona non soltanto sul tatami ma nei più diversi ambiti della vita quotidiana; vuoi che sia perché il T'ienshu - almeno per come lo vivo io con i miei Maestri ed i miei compagni - ha davvero la capacità di riequilibrarmi con il mondo circostante, tornando a farmi centrare su me stessa; fatto sta che quella che era partita come una mattinata da "cheppalle, come vorrei stare a casa a dormire che piove pure!" si è trasformata in una bella esperienza. Che sono felice di aver vissuto. E che condivido con piacere con voi che mi leggete. 
Esotica frutta essiccata

Colori delle lampade d'Oriente... da mille e una notte!
Tisane, infusi, thé dai colori e dai profumi inebrianti
Copie dei celebri guerrieri di terracotta cinesi vigilano
all'ingresso del padiglione

sabato 28 maggio 2016

Il pianeta verde

Ci sono stati gli uomini di Neanderthal, poi i Sapiens, poi noi - i Sapiens Sapiens - e poi... e poi ci sono gli abitanti del Pianeta Verde, esteriormente identici a noi esseri umani, ma avanti di 3000 anni sul piano evolutivo. 
La loro Storia è stata molto simile alla nostra: hanno avuto gerarchie, rivoluzioni politiche, sociali ed industriali... tutte cose che ora studiano durante le lezioni di archeologia.
Ogni anno alcuni di loro fanno dei viaggi su altri pianeti, per apprendere ed insegnare qualcosa, in un reciproco scambio tra loro ed i nativi, ma da duecento anni nessuno visita più la Terra: dai tempi di Napoleone, nessun abitante del Pianeta Verde ha più voluto venire a visitare questo pianeta arretrato, dai cui abitanti non c'è modo di apprendere alcunché. 

Ma... possibile che nel volgere di otto generazioni nulla sia cambiato? Mila non può crederci e, coraggiosamente, decide di offrirsi volontaria per visitare la Terra.

Film francese del 1996 sceneggiato e diretto da Coline Serreau - che interpreta anche il ruolo principale di Mila - "Il Pianeta Verde" porta a riflettere, attraverso espedienti comici e talvolta esilaranti, sulle contraddizioni e sui problemi della cosiddetta "civiltà" occidentale, dall'inquinamento atmosferico all'insalubrità del cibo, dal "mito" dei cosmetici indispensabili per essere piacenti ed amati al problema della disoccupazione...
Personalmente non sono una grande estimatrice dei film francesi, ma se ce n'è uno che davvero merita di essere visto è questo.
E potete vederlo integralmente qui.

venerdì 27 maggio 2016

L'arte della guerra

Se si vuole la vittoria, non si dia battaglia. 

Non è, questo, l'insegnamento di un pacifista né di un monaco dedito alla meditazione; è, al contrario, l'ammonimento di Sun-tzu, grande generale dell'epoca delle "Primavere e autunni" (722-481 a. C.) e stratega autore di quello che è il più antico trattato cinese di arte militare.

Sebbene riporti insegnamenti e prescrizioni applicabili al campo di battaglia, "L'arte della guerra" è un trattato di più ampio respiro, colmo di suggerimenti che possono rivelarsi utili nei più svariati ambiti della vita quotidiana e, non a caso, questo libro continua a tutt'oggi ad essere uno dei più letti non soltanto dai combattenti - professionisti o sportivi, amatoriali o meno - ma anche, ad esempio, da esponenti politici e da quanti non trascurino l'importanza della strategia.

L'influsso taoista è ben evidente in queste pagine, nelle quali vengono esaltate le virtù della legge dello sforzo inverso: "La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile, si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile". 
Il che non significa mentire, ma non svelarsi all'avversario.
Chi di noi ha affrontato combattimenti sa quanto sia importante non lasciar trasparire il proprio stato d'animo, così come sa che, spesso, chi si presenta sul tatami o sul ring con sguardo truce e fare deciso si rivela spesso avversario di poco conto, molto più facile da battere di chi appare calmo, modesto, quasi insignificante. E' il principio dello Yin e dello Yang, dell'equilibrio tanto spesso citato (e ricercato) anche nel T'ienshu. 
E lo Yin e lo Yang permeano l'intero scritto con loro perpetua alternanza; Sun-tzu ci ricorda che nulla è duraturo in assoluto, tutto è mutevole e, pertanto, un apparente svantaggio può rivelarsi un bene se soltanto sappiamo guardarlo da una diversa prospettiva, sfruttandone i pregi. 

Letto durante un periodo di forzata immobilità, ripreso in seguito e riletto più di recente nel corso di un altro periodo di forzata immobilità (del quale forse scriverò in futuro), questo libro merita davvero più e più letture, perché ciò che ha da insegnare varia a seconda di ciò che abbiamo bisogno di apprendere. E, questo, credo sia un'ulteriore caratteristica che fa sì che sia, a distanza di 2.500 anni, ancora tanto attuale. Ed utile.

Autore: Sun-tzu - A cura di Leonardo Vittorio Arena
Editore: BUR
Anno di edizione: 2004

mercoledì 25 maggio 2016

Yulin, cani e gatti mangiati in Cina

Cari (a)mici, manca meno di un mese al Festival di Yulin, grande festa della Cina nel corso della quale vengono mangiati cani.
Lo so, lo so, tanti di voi a questo punto staranno pensando che dovremmo far festa pure noi: esiste un luogo in cui i bipedi mangiano quei grossi cosi puzzolenti e invadenti, che appena ci vedono nel migliore dei casi si lanciano ad annusarci il portacoda e nel peggiore attaccano ad abbaiare e ci corrono contro a tutta velocità.

Vi invito però ad analizzare con attenzione la situazione, perché anche noi gatti abbiamo poco per cui gioire. Se vi fate recuperare dal vostro bipede questo articolo del Sole 24 Ore, infatti, vi accorgerete che, anche se i cani sono il  piatto forte, in Cina vengono mangiati anche i gatti. In gran quantità.
Sì, i nostri nobili e affascinanti parenti vengono scuoiati, non di rado ancora vivi, e poi bolliti.

Foto: Humans Society International
E se in Italia si parla di Yulin riferito quasi solo ai cani, all'estero va meglio e i bipedi protestano anche contro la mattanza dei gatti; il Daily Mail, ad esempio, nel titolo cita persino prima noi gatti che i cani. 

Come già l'anno scorso mi sembra giusto metterci il muso per parlare della questione, fermo restando che non voglio criticare la cultura e le abitudini di nessuno. Però riflettere sulla situazione mi pare importante. E, visto che spesso in casa siamo noi a comandare, vi invito a far riflettere anche i vostri bipedi. Che poi, se vogliono, possono guardare questo servizio del TG2 e firmare la petizione.
Felinamente vostro, Puxi il gatto. 

martedì 24 maggio 2016

Esami di T'ienshu: bambini, fasce e "superpoteri"

Un momento della consegna di fasce e diplomi
Sono rientrata pochi minuti fa dall'allenamento degli Allievi di T'ienshu. La prima lezione dopo gli esami e "I Giochi del Dragone" che si sono svolti sabato 21. 

Se pensate che ad avere i superpoteri siano gli X-Men, allora non avete mai visto il primo allenamento di bambini che abbiano appena conquistato la loro nuova fascia di T'ienshu!
Sono dei concentrati di 15, 20, 30 Kg di endorfine. Buonumore con le braccia e le gambe! E, in cima, un viso sorridente e super soddisfatto.
Gasatissimi.
Motivatissimi.
A tratti, si ha l'impressione che potrebbero davvero mettersi a levitare, trattenuti a mezz'aria dalla forza della loro accresciuta autostima.

Un terzo della prima lezione dopo gli esami viene speso a risistemare fasce legate in malo modo a cingere i fianchi di orgogliosissimi bambini, che schizzano di corsa fuori dagli spogliatoi fiduciosi che, poi, il Maestro o l'Istruttrice sistemerà quel pasticcio da loro annodato in fretta e furia, svolgendolo ed allacciandolo per bene davanti agli occhi di tutti. 

Concentrati e decisi, i bambini eseguono le tecniche richieste
Chi, conquistata una fascia colorata, non ha la scusa di non saperla allacciare, sfoggia comunque un sorrisone che va da un orecchio all'altro, consapevole che quel colore è lì a segnalare a tutti gli obiettivi raggiunti, le cose che prima non si sapevano fare ed ora sì.

E', questo, l'orgoglio sano che deriva dalla fatica ripagata.
Perché, almeno nel T'ienshu, "meritocrazia" non è solo una parola. A nessuna età. E, forse, è anche per questo che amo tanto questa disciplina. 

P. S. Quelle che trovate qui sono alcune delle fotografie scattate sabato 21 maggio in occasione di esami e giochi. 

Attenti e concentrati, gli allievi devono rispondere anche a
domande di teoria per conquistare il passaggio di fascia

Un momento dei "Giochi del Dragone"
Velocità e precisione nei "Giochi del Dragone"

Competizione e sportività ai "Giochi del Dragone"

sabato 21 maggio 2016

Siamo tutti malati? O modaioli?

Qualche giorno fa, passeggiando per le vie di una cittadina, mi sono imbattuta nell'inaugurazione di una gelateria. Su una delle vetrate campeggiavano le scritte: gelato senza glutine, gelato senza lattosio, gelato vegan. Ciascuna con il suo bel punto esclamativo in fondo, ciascuna in colore diverso per essere meglio notata.
Passando accanto a queste scritte, la prima domanda che mi è venuta in mente è stata: ma che differenza c'è tra una coppetta di panna e fragola glutenfree ed una "normale"? E poi, ma quanta gente lo sa che moltissimi gelati (o meglio, sorbetti) alla frutta vengono fatti con acqua invece che col latte e, quindi, sono tutti per forza di cose senza lattosio? 
Possibile che ci siano davvero così tante persone celiache, che quindi non possono assumere glutine con la loro alimentazione, ed intolleranti al lattosio in Italia? 

Secondo i dati raccolti, elaborati e diffusi dall'AIC - Associazione Italiana Celiachia - relativi all'anno 2013 e pubblicati nel dicembre 2014 (i più recenti ad oggi), i celiaci rappresenterebbero circa l'1% della popolazione italiana, ovvero sia circa 600.000 individui, ma la patologia sarebbe stata diagnosticata soltanto a 164.492.
Dei celiaci effettivi, la maggior parte risiede in Lombardia (17,4% pari a 28.611 malati), seguita poi da Lazio (10,1% ovvero 16.576 malati) ed infine Campania (9,4% con 15.509 celiaci): regioni che, vuoi per l'elevato inquinamento atmosferico dovuto al traffico di autoveicoli ed al riscaldamento domestico, vuoi per la Terra dei Fuochi od altre simili amenità presentano livelli d'inquinamento ambientale allarmanti.
Ipotizzare una correlazione tra inquinamento e celiachia potrebbe essere azzardato, non lo è stabilire un nesso tra inquinamento ed insorgenza dei tumori: l'ha fatto nel 2015 il Ministero della Salute, con la Valutazione Integrata dell'Impatto Ambientale e Sanitario, da cui ho estrapolato il grafico che trovate qui e che evidenzia come Lombardia, Lazio e Campania siano le regioni con il maggior numero di decessi attribuibili all'inquinamento atmosferico rispettivamente al Nord, al Centro e al Sud Italia.

Dietro a questa apparente impennata dei casi di celiachia, con relativa apertura di negozi d'alimentazione priva di glutine, però, potrebbe esserci dell'altro: la convinzione, del tutto errata e priva di fondamento scientifico, ma veicolata da diverse star e quindi tanto glamour, che mangiare senza glutine possa far dimagrire. Insomma: più che malati, dietro al boom di negozi gluten free ci sarebbe la moda.
Ed un decisamente cospicuo giro d'affari
Stando ai dati raccolti da Nielsen e pubblicati di Wired, tra il 2004 ed il 2007 il settore del "senza glutine" non solo non avrebbe conosciuto la crisi, ma sarebbe invece aumentato del 5,9%; una crescita comunque irrisoria se paragonata a quella registrata tra il 2007 ed il 2011, che ha fatto registrare un'impennata del +57% (sì, avete letto bene, 57% non 5,7%).
Una moda che pare inarrestabile, quella del mangiare in stile celiaco, ma che può rivelarsi anche molto dannosa per la salute, tanto che diversi studiosi hanno pensato bene di chiarire alcuni punti fondamentali.
Il glutine non è un veleno, non è dannoso, non fa ingrassare (se assunto nelle giuste quantità); il senza glutine non è garanzia di salubrità, di benessere, di dimagrimento.  
Norelle Reilly della Columbia University ha pubblicato un'analisi sfatando tutti i falsi miti della dieta senza glutine, a cominciare dal suo presunto effetto dimagrante: "I prodotti senza glutine contengono spesso più zuccheri e grassi di quelli tradizionali, per renderli più appetibili. I rischi ai quali si va incontro sono quindi aumento di peso, obesità, sindrome metabolica ed insulino-resistenza se non si è seguiti da un dietologo. Inoltre non vanno dimenticate importanti carenze alimentari che potrebbero manifestarsi, come quella di vitamina B, folati e ferro".
Senza glutine sì, dunque, ma solo per chi celiaco lo è davvero. Per gli altri... ben vengano i gelati (e non solo) tradizionali.

Per approfondire:
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