domenica 10 luglio 2016

Celtes Insubres: chi siamo e cosa facciamo

La nostra partecipazione a Celtica 2016 in qualità di Celtes Insubres mi porta ora a scrivere qualche riga a spiegazione di chi siamo e cosa facciamo ed il miglior punto di partenza mi pare essere proprio quello del nome.
Un nome, quello di Celtes Insubres, motivato dalla nostra provenienza geografica: tutti gli appartenenti del nostro gruppo, infatti, risiedono nell'odierna Lombardia, terra che sia Polibio (Storie, II, 17) sia Tito Livio (Historiae, V, 34 - in cui si indica anche l'origine della città di Milano, allora Mediolanium, ndr) sia Strabone (Geografia, V, 6 - in cui richiama la metropoli Mediolanum, che anticamente era un villaggio [...]; oggi invece è una città importante, al di là del Po, quasi ai piedi delle Alpi, ndr) affermano essere abitata dai Celti Insubri.

Quando siamo Celtes Insubres indossiamo un abbigliamento storicamente più o meno verosimile, ricavato dalle descrizioni di Giovanni Banfi (L'armamento dei celti, ed. Il Cerchio) e dalle purtroppo mai sufficientemente esaustive evidenze archeologiche. Io stessa ho provveduto a tingere naturalmente i tessuti utilizzati per la realizzazione delle camisie (equiparabili per lunghezza e foggia alle tuniche romane), che ho cucito - ovviamente a mano, seppur utilizzando un ago contemporaneo e non certo d'osso.
Poiché i tessuti sono facilmente degradabili è molto raro rinvenirne frammenti nelle tombe - è dalle necropoli che si ricavano la maggior parte delle testimonianze circa i nostri antichi avi - pertanto per l'abbigliamento ci si rifà soprattuto a descrizioni, come quella di Diodoro Siculo: "Le vesti che indossano sono sgargianti, tuniche tinte e ricamate di diversi colori e calzoni che chiamano bracae nella loro lingua; e portano un mantello a strisce, legato da una fibbia sulla spalla, pesante per l'inverno e leggero per l'estate, intessuto di fitti tasselli policromi" (Biblioteca storica) o dal già citato Strabone: "I Galli indossano il sagus (mantello), si fanno crescere i capelli e portano pantaloni stretti; invece del chitone usano tuniche con le maniche, spaccate ai lati e lunghe fino al pube e al sedere". La stessa verosimiglianza cerchiamo di proporla nei monili e nei gioielli che indossiamo, senza pretesa di attendibilità storica ma semplicemente per meglio "calarci nella parte".

Noi Celti Insubri non siamo un gruppo storico e non facciamo rievocazioni storiche (anche per questo andiamo a Celtica, che è una festa e non una rievocazione): siamo un gruppo di appassionati di arti marziali che per uno o due giorni all'anno vogliono divertirsi all'aria aperta, in un luogo incantevole e circondati da tante altre persone che pensano a divertirsi, chi arrostendo maiale sul fuoco da campo, chi indossando orecchie a punta da elfo!
La veridicità storica non è certo una priorità per chi si incontra nel bosco della Val Veny e Celtica non è un simposio di archeologi (tempo fa incontrai persino un'esperta di draghi!).

Per quanto riguarda le arti marziali, il Maestro ed io usiamo spade da combattimento realizzate secondo i criteri dell'archeologia sperimentale e quindi verosimili a quelle utilizzate dagli antichi abitanti della Insubria, mentre i più giovani appartenenti al clan degli Insubres utilizzano gli stessi machete e coltelli che usano nel corso degli allenamenti di Kali Escrima: è questa la disciplina che pratichiamo anche a Celtica, è da qui che vengono estrapolati gli angoli ed il sistema di combattimento che è sicuramente diverso dal modo di combattere dei Celti tramandatoci dalle fonti storiche.
Non usiamo il gaesum, ad esempio, tanto diffuso nella casta mercenaria dei Galli da motivarne la definizione di Gaesati, ma neppure il mataris o gaballacos (se vi interessa un approfondimento in merito vi segnalo l'interessante libro del dott. Gioal Canestrelli) ed evitiamo tutto l'articolato e spesso estremamente prolungato preambolo fatto da insulti sulla lunga distanza e lanci di giavellotti, passando senza troppi complimenti direttamente allo scontro corpo a corpo sulla media e corta distanza.
A chi, incuriosito, si avvicina chiedendoci informazioni o persino di provare, è questo ciò che offriamo, mettendo ben in chiaro che non si tratta di combattimento celtico.

Per approfondire:
- L'armamento dei Celti
- La necropoli lateniana dei Celti Vertamocori a Dormelletto
- Rievocazione storica della battaglia tra Celti e Romani di Flamulasca a Chiusa Pesio (video)

4 commenti:

  1. Viviana, che dire? Hai fatto bene a mettere in chiaro le cose. Comunque resta il fatto che penso che quello che fate a Celtica sia una figata epica!!!

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    1. Ha! Ha! Ha! Grazie Elena! In effetti a Celtica ci divertiamo sempre molto.

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  2. mi fa piacere constatare che il mio lavoro (da appassionato) sia servito a qualcosa ... bravi ... Un abbraccio celtico ...Giovanni Banfi

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    1. Grazie a lei per il lavoro svolto. Non avrei citato il suo libro se non l'avessi trovato interessante e ben documentato.
      Contraccambio l'abbraccio... celtico.
      Buona giornata!

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