giovedì 23 settembre 2010

Molto rumore per... burqa



Periodicamente torna alla ribalta delle cronache quello che si potrebbe definire “il caso burqa”, ovvero sia se è lecito o meno che una donna di fede islamica giri per le strade italiane e frequenti locali pubblici con il volto completamente coperto.
Di volta in volta la vicenda viene abilmente amplificata dai media e, a seconda del colore politico di appartenenza, i nostri governanti cavalcano l’onda xenofoba ed intollerante piuttosto che quella permissiva e zerbina.

Dal mio punto di vista la questione non è tanto complicata: bisogna innanzi tutto capire se si tratta di una problematica di carattere religioso o civile. Ora: il fatto stesso che donne di fede islamica indossino il chador, l’hijab e l’abaya, capi che lasciano il viso scoperto, ricoprendo capelli, collo e spalle, significa chiaramente che non è il loro credo ad imporre di non mostrare il volto. A questo punto, dunque, non si tratta di un problema di fede religiosa, la cui libertà è giustamente garantita dalla nostra Costituzione, bensì solo ed esclusivamente di un problema di carattere civile e, poichè la legge n. 152 del 22 maggio 1975 vieta, all'articolo 5, "l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo" e, come detto, non si può considerare "giustificato motivo" la fede islamica (nel senso che si potrebbe benissimo optare per chador, abaya o hijab), l'utilizzo di burqa e niqab è incompatibile con le leggi italiane.

La difficoltà vera, dunque, non è tanto “burqa sì, burqa no”, bensì “Shari’a sì, Shari’a no”: la Shari’a è la “strada” che trae origine dal Corano e dagli Hadith e regola non soltanto la vita religiosa e gli atti di culto, ma anche materie legali e giudiziarie tanto amministrative quanto penali, andando a toccare ogni aspetto della vita. I fedeli musulmani che vengono in Italia devono essere consapevoli del fatto che nel nostro Paese credo religioso e sistema giuridico sono due realtà distinte e devono accettare questa realtà, così come il fatto che la Shari’a è stata definita dalla Corte Suprema dell’UE incompatibile con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. 


In Italia, dunque, non si può circolare indossando il niqab, non si può essere sposati contemporaneamente con più donne, non si può condannare alla lapidazione chi si macchi di adulterio, non si può dare in sposa una bambina ad un adulto (le spose bambine sono stimate essere oltre 60 milioni, nel mondo – qui l’articolo di ICRW, International Center for Research on Women), tanto per fare qualche esempio.
Questa, a parer mio, è la questione. Questi sono i punti oggettivi cui, al di là di colore politico e di beghe da pollaio, i nostri governanti dovrebbero guardare per garantire il rispetto delle leggi e favorire una vera convivenza pacifica tra chi in Italia vive, sia esso italiano o immigrato.

Se vi va di approfondire:

7 commenti:

  1. Approvo incondizionatamente questa tua posizione.

    Liberta' per tutti ma entro certe regole che sono ben chiare. Se vuoi venire in Italia devi adeguarti, altrimenti ci sono tanti altri paesi disponibili.

    Anzi...

    Io starei su posizioni leggermente piu' restrittive, tipo Canada: se vuoi la cittadinanza devi dimostrare di sapere la lingua e di poterti mantenere autonomamente. In caso contrario e' chiaro che non potra' esserci vera integrazione e sarai solo un problema per la societa'. Ma qui il discorso si allarga troppo...

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  2. mi piace questa tua idea.. ma i nostri governanti preferiscono le "Beghe da pollaio" forse perchè ormai non sono più governanti.

    Basterebbe anche parlare un po' di più, insegnare spiegare... e non lasciarli al loro destino.
    Che volete, sarà per la mia giovine età, ma credo ancora nell'uso della parola.

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  3. Bell'articolo! Condivido al 100%!
    Purtroppo in questi tempi di concetti ultrasemplificati e di ragionamenti per slogan è sempre più difficile trovare qualcuno che spieghi che non è tutto bianco e non è tutto nero!

    PS = vista la tua attenzione per l'ambiente, se fai un salto sul mio blog c'è un articolo che forse può interessarti... ^__^

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  4. condivido sei perfettamente in linea con quello che penso io! :)

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  5. vivib, sei stata chiarissima e approvo in pieno! il giustificato motivo è un altro, come per esempio le bende per un intervento medico o cose così.
    La legge prevede già tutto, è sufficiente applicarla!

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  6. * Nutella, non allarghiamoci troppo: iniziamo dalle regole base. Che già, se si applicassero quelle, saremo un bel pezzo avanti...

    * Nuvoleblu, io non son forse tanto giovine, ma credo fermamente nel potere della parola. Spiegare le proprie idee, confrontarsi, mettersi in gioco anzichè sbraitare, stare a sentire il parere altrui: credo sarebbe il primo passo per costruire una società davvero civile.

    * Luca, lieta che anche tu condivida il mio pensiero. Purtroppo è vero che oggi si parla a slogan: sintesi, sintesi, e alla fine non si comunica nulla. Ci prendessimo il tempo per parlarci!

    * Cincia, grazie.

    * Elena, ne sono lieta.

    * Zion, accade spesso, purtroppo, che la legge ci sia ma non viene applicata. Forse perchè non è abbastanza nota, forse perchè fa comodo ignorarla...
    Ciao!

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