lunedì 20 settembre 2010

Lezioni di spiritualità ed ecostile


Poi non dite che non vi avevo avvertito, eh! Dal 22 al 26 settembre si terrà il Festival Torino Spiritualità, un evento che già dalla definizione promette grandi cose: "Gratis. Il fascino delle nostre mani vuote". Scorrendo il programma, poi, ci si imbatte in appuntamenti che trattano tematiche come "La necessità dell'altruismo" e "Immigrazione. Esistono limiti all'accoglienza?", passando per "I peccati capitali dell'economia" e "Sprechi. Ripensare il mondo del cibo", tanto per fare qualche esempio.

Proprio la parola "sprechi" mi ha richiamato alla mente una "vecchia conoscenza" - soltanto di lettura, purtroppo, nel senso che non ho mai incontrato dal vero l'autore - e, infatti, rieccolo lì che compare, Andrea Segrè, dei cui libri avevo già parlato qui e qui.
Sabato prossimo, 25 settembre, il Professor Segrè sarà a Torino in piazza Carignano con una cena collettiva per 1000 persone organizzata secondo i principi del Last Minute Market e, in quell'occasione, ritengo probabile che si riesca anche a metter le mani sulla sua più recente opera: "Lezioni di ecostile"



Un libro che presenta tre lezioni, con esempi concreti, dedicate al consumo critico e responsabile, alla riduzione di imballaggi e rifiuti e contro l'imperativo della crescita ad ogni costo proposto - ed imposto - dalla nostra economia. Quest'opera offre invece la luminosa possibilità di una riduzione dei consumi, che corrisponde ad una riduzione degli sprechi sino a riuscire a tramutarli in risorsa, in un cammino verso una solidarietà reale e concreta.
"Se un chilo di pomodori che arrivano dalla Cina costa 1 euro e un chilo di Pachino, Sicilia, costa 2 euro, non devo prendere quelli di Pechino per risparmiare, ma mezzo chilo da Pachino". Semplice, no?


Titolo: Lezioni di ecostile
Autore: Andrea Segrè
Editore: Bruno Mondadori
Anno di edizione: 2010

7 commenti:

  1. Scorrendo il programma mi illumino ogni riga di più. Troppo interessante questo festival!
    Sarei davvero entusiasta di partecipare a qualcuno degli incontri e dei dibattiti. Peccato solo che si sovrappongano alle giornate milanesi di mobilitazione antirazzista alle quali ho già dato la mia adesione, e il 25 anche alla manifestazione in ricordo di Peppino Impastato e contro le mafie che si terrà a Ponteranica, vicino a casa.
    Sarebbe un peccato mancare. Vedrò cosa riuscirò a combinare gli altri giorni, università e casini vari permettendo.

    Intanto ti ringrazio di aver segnalato l'evento. Al tuo occhio vigile di marmotta non sfugge proprio niente! :)

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  2. Sì sì, semplicissimo O_____o

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  3. Infatti... mi fa una rabbia non averci pensato io.
    A parte le batture sui pomodorini, interessante che certi argomenti vengano trattati.
    Mi frega la distanza geografica e la malsana abitudine ad avere quasi sempre i fine settimana impegnati.

    Cia Viviana!!!
    Sono poco presente, è vero.
    Crisi di ispirazione, direi.
    Rimugino su molte cose che vorrei scrivere, sul blog e anche in altre sedi. Ma poi non riesco a tradurre in parole i pensieri.

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  4. Di estremo interesse questo festival e di estrema attualità, per una presa di coscienza reale e per passare ad azioni concrete e cambiare le abitudini della nostra vita tante volte insensata.

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  5. * Ross, eh, le marmotte stanno all'erta! ;-)

    * Baol, che c'è di complicato? Ti mangi forse un chilo di pomodori alla volta? Ammappate!!! :-)

    * Ciao Kai, io aspetto buona buona che ti torni l'ispirazione...

    * Alberto, al di là delle chiacchiere serve concretizzare, io ne sono convinta. Così come sono convinta che sia proprio con eventi come questo che si possa realizzare una piccola rivoluzione di abitudini e stili di vita. Ciao! :-)

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  6. Il problema che il conto di quanto si è speso si fa a fine mese, la gente può anche non comprarne un chilo ma mezzo sempre di quelli e spendere la metà...ahimè il gusto è una delle prime cose che viene sacrificata al risparmio

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  7. Beh, sono d'accordo con te a metà. Nel senso che credo sì che, in tempi di ristrettezze economiche, si tenda a spendere meno anche per il cibo - e in questo concordo con te - ma francamente non credo proprio che, nella fattispecie, i pomodori di Pachino siano meno gustosi di quelli di Pechino. Anzi!
    Ciao.

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