giovedì 30 giugno 2016

Buone vacanze!

E così ci siamo.

Giovedì 30 giugno, ultimo allenamento dei piccoli allievi di T'ienshu all'Area KSD.
E' stato, quello che si conclude oggi, un anno scolastico intenso per molti di noi, non soltanto dal punto di vista puramente marziale.
Siete cresciuti, alcuni di voi davvero a vista d'occhio, e mi aspetto di trovarvi ancora più alti al rientro dalle vacanze.

Insieme a voi sono cresciuta anch'io. Perché forse voi bambini non lo sapete, ma anche "i grandi" continuano a crescere, sebbene non diventino più alti né più robusti; anche noi abbiamo delle prove da superare, alcune che fanno davvero paura, ma che fanno maturare.
E io, alcune di queste prove, le ho superate insieme a voi, anche grazie a voi.

Dunque: buone vacanze! 
Divertitevi, riposatevi, ogni tanto ripensate a quanto fatto sul tappeto, a com'è la posizione di guardia e come la Rosa dei Venti, ma soprattutto godetevi appieno questi mesi che vi aspettano.
Lasciatevi anche qualche momento per annoiarvi, per non far niente. Credetemi, da grandi ricorderete queste vacanze come tra le più belle della vostra vita.
Ci rivediamo giovedì 1 settembre, pronti a ricominciare e a crescere insieme!

martedì 28 giugno 2016

Ciao Bud, buon viaggio. E grazie

Buon viaggio Bud. E grazie
Forse basterebbe il nome del blog, "Nonsolobotte", a giustificare un articolo su Bud Spencer
Lui, di botte, era un vero esperto. 
Ma non è questo il punto.
Nella serata del 27 giugno 2016 Carlo Pedersoli è morto, terminando una vita lunga e ricchissima, nel corso della quale ha studiato, fatto i lavori più disparati, viaggiato, è stato campione di nuoto... ma, soprattutto, è stato Bud Spencer. 

In coppia con Terence Hill (pure lui italianissimo, il suo vero nome è Mario Girotti) ha realizzato la bellezza di 16 film, che sono loro valsi nel 2010 il David di Donatello alla carriera ma che soprattutto sono entrati nella vita e nel cuore di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, attraversando intere generazioni.
Perché nonni, genitori e bambini restano incollati ancora oggi alla tv, davanti alle avventure di Trinità e Bambino o alle indagini dei due superpiedi quasi piatti: una tv divertente e pulita, scanzonata e dalla comicità mai volgare, in cui le parolacce erano sconosciute e le molte scazzottate avevano sempre un lieto fine e non moriva mai nessuno. 
Che fosse un missionario impegnato contro le ingiustizie in Sud America, un poliziotto arruolato per errore, un ladro di cavalli nel selvaggio West o un meccanico a cui avevano distrutto una dune buggy, Bud Spencer era comunque un gigante buono, forse un po' burbero ma dal cuore d'oro.

E in mezzo a tutte queste persone incollate alla tv ci sono pure io. Che so a memoria le battute dei film, che ogni tanto ne riporto qualche frase a mo' di citazione; io che, quando ho saputo che il ragazzo con cui uscivo adorava Bud Spencer e Terence Hill, ho pensato "mh, stà a vedere che questo è quello giusto" ed anni dopo me lo sono sposato; io che ancora oggi, quando c'è "Trinità", faccio cucinare il marito...

Mi mancherà Carlo Pedersoli, ma so che sarà già impegnato ad insegnare agli angeli a fare a cazzotti. In fondo, Bambino e Trinità erano riusciti a convertire ai calci e pugni persino i pacifici mormoni...
Grazie al cielo non mi mancherà Bud Spencer, perché le persone invecchiano e muoiono, ma i miti resistono all'usura implacabile del tempo. E Bud era e resta un mito. 

venerdì 24 giugno 2016

Estate e T'ienshu

L'estate è ufficialmente iniziata, dal punto di vista astronomico, ed anche il meteo pare averne preso atto, facendo schizzare sempre più in alto le temperature ed il livello di umidità che - almeno qui in quest'angolo di Lombardia - hanno originato una miscela devastante. 
Potendo, in questi giorni mi nutrirei soltanto di yogurt, gelati e ghiaccioli...
Con l'estate, si sa, si assiste alla chiusura delle scuole e la Scuola Wo Chen di Saronno non fa certo eccezione, quindi l'appuntamento con le lezioni di T'ienshu è rimandato a settembre, alla ripresa del nuovo anno scolastico.

Un lato positivo in tutto questo caldo, però, c'è: proprio grazie al sole che finalmente ha soppiantato i quotidiani acquazzoni, venerdì 24 giugno hanno preso il via gli allenamenti al parco, pensati per chi - come la qui presente - sente la necessità di muoversi e ripassare anche in estate.
Gli allenamenti di T'ienshu al Parco si tengono ogni venerdì mattina alle 9.00 presso il Parco Lura di Saronno. 
Eventuali cambi di programma verranno comunicati sul gruppo Telegram.
Per ulteriori informazioni potete contattare me o il M. Davide.

giovedì 23 giugno 2016

Celtica 2016

Foto dal sito ufficiale di Celtica
Sta per tornare anche quest'anno il tradizionale appuntamento con Celtica, la festa di arte, cultura e musica celtica più alta d'Europa, come la definisce il sito ufficiale, e gli oltre 1500 metri sul livello del mare del Bosco del Peuterey ne giustificano appieno la nomea.

Da sempre punto d'incontro di popoli diversi - qui, infatti, si mescolano le genti di Italia, Francia e Svizzera - questo bosco della Val d'Aosta si appresta a vivere il suo ventesimo appuntamento tornando ad essere luogo d'incontro tra i popoli, in cui convergeranno gli eredi dei Celti di tutta Europa.

Come ho avuto già modo di dire in passato, la denominazione di celta va interpretata nel suo significato storico ed antropologico, scevro da significati politici che in tempi più o meno recenti gli sono stati attribuiti soprattutto in nord Italia.
Un guerriero celta.
Foto dal sito ufficiale di Celtica
Qui, infatti, non vi sono connotazioni politiche ma soltanto persone che per qualche giorno si muovono in un'atmosfera unica, a cavallo tra rievocazione storica e fantasy, curiosando tra le bancarelle del mercatino degli artigiani o lasciandosi tentare dai diversi laboratori come, ad esempio, quello di tiro con l'arco o di tessitura.

Quest'anno una piccola rappresentativa dell'Accademia Marziale Saronno, nelle vesti di celtes Insubres, tornerà tra i boschi montani con l'intento di... spadazzare e divertirsi in compagnia.

Nel nostro caso le spade sono vere, in metallo, forgiate in epoca contemporanea sulla base di quanto ricostruito tramite l'archeologia sperimentale, ma, ovviamente, sono private del filo così da non poter essere pericolose.
Celtes Insubres allo studio di tecniche di spada
Per chi, come me, viene dalla pratica del Kali (e dal T'ienshu, che nei suoi livelli più avanzati prevede l'uso dei bastoni) è comunque significativo scoprire di volta in volta come la modalità di combattimento vari adattandosi al peso dell'arma che si impugna: una spada, per quanto leggera, ha una massa ben differente da quella di un bastone di rattan e, di conseguenza, il sistema di combattimento deve farsi estremamente flessibile, così da adattarsi e risultare efficace dal punto di vista marziale.

Come tessevano i Celti? Una
(probabile) risposta dall'archeologia
sperimentale.
Gli iscritti all'Accademia Marziale Saronno che desiderano prendere parte a Celtica nei panni di Celtes Insubres possono contattarmi, così da conoscere le modalità di partecipazione.
(Ho a disposizione alcuni costumi che potrei prestare in occasione della manifestazione)

martedì 21 giugno 2016

E' finita la scuola!

E con essa sono terminate anche le lezioni di T'ienshu presso la Scuola Wo Chen di Saronno

Quest'anno, contravvenendo ad una tradizione consolidatasi nel corso degli anni, l'ultima lezione di allenamento ha coinciso con gli esami per il passaggio di grado degli Allievi.
Mentre non è mancata la tradizionale cena di chiusura dei corsi, un modo piacevole per darci l'arrivederci a settembre e, al contempo, per premiare coloro che maggiormente si sono distinti nel volgere dell'anno scolastico appena conclusosi.
Che altro dire? Beh, chi ci segue su Twitter o è nel gruppo Telegram del T'ienshu Saronno sa bene che non ce ne staremo in panciolle fino a settembre e che, anzi, alcune novità già bollono in pentola, quindi... arrivederci a presto!

sabato 18 giugno 2016

Un panino... davvero buono

Garantire un panino al giorno ad almeno 600 bambini di Shisong, in Camerun. 

E' questo l'obiettivo dietro al progetto "Un panino per l'Africa" che nei giorni di sabato 18 e domenica 19 giugno, a partire dalle 19.00, animerà il piazzale del Cimitero Maggiore a Milano.
Organizzata dalla Caritas parrocchiale di Shisong e da fra Angelo, parroco dei frati cappuccini, la sfida è quella di raccogliere l'adesione di almeno 52 gruppi (quante sono le settimane di un anno) che, a fronte di un'offerta di 100 euro, riceveranno un superpanino lungo un metro per 40 centimetri, in parte farcito con salumi ed in parte con crema spalmabile, da consumare in compagnia.
Una condivisione che lega non soltanto i membri di ciascun gruppo, impegnati a "sbranare" il maxi panino farcito, ma che unisce idealmente Italia ed Africa con un progetto di solidarietà i cui proventi saranno indirizzati principalmente ai bambini dall'asilo nido sino alle scuole elementari di Shisong.

Se verranno raccolti 10.000 euro, almeno 600 bambini avranno pane garantito per un intero anno, potendo in tal modo integrare la propria alimentazione e sperare in uno sviluppo più equilibrato e sano. Qualora la cifra raccolta dovesse superare questa soglia, il progetto si protrarrebbe oltre i 12 mesi.
Molte, poi, le iniziative collaterali che consentiranno di "raccogliere" panini in più. Per tutte le info ed adesioni, ecco il link

lunedì 13 giugno 2016

Il killer arlecchino

Mi salva la salvia?
Resiste strenuamente, ma la lotta è impari e l'assedio prolungato la sta consumando in modo lento quanto, temo, inesorabile.
Non sto parlando di una cittadella in battaglia, ma della mia povera salvia che, sul terrazzo, è oggetto di attacchi impietosi da parte di minuscole mini-cicale verdi.
Riuscirà a sopravvivere? 
Forse. Grazie all'aiuto di provvidenziali quanto inaspettati alleati: le coccinelle.

Come potete vedere dalle immagini, però, non si tratta delle nostre "classiche" coccinelle europee - quelle rosse con i sette puntini neri - bensì delle coccinelle arlecchino, così chiamate proprio per la grande variabilità di colore delle elitre (le ali "dure" che ricoprono le ali vere e proprie).
Queste colorate coccinelle sono originarie dell'Asia e, proprio come molti altri animali d'importazione, rappresentano un grosso guaio per le popolazioni autoctone.
Nello specifico, la coccinella arlecchino è più grossa e più vorace della coccinella comune europea (la quale, a dispetto del nome, tanto comune non è più) e, fin dal suo stadio di larva, mangia tutto ciò che le capita a tiro: afidi e cocciniglie, naturalmente, ma anche moltissimi altri insetti e coleotteri, incluse le "cucine" europee.
Le quali, non a caso, sono divenute sempre più rare.
Una larva, a sinistra, ed un esemplare adulto, a destra
C'è chi, proprio come è avvenuto per le tartarughe orecchie gialle o lo scoiattolo grigio, è arrivato a proporre di eliminare questi animali, così da consentire il ritorno della coccinella nostrana, ma io, che mi creo problemi persino per ammazzare le zanzare, di certo non mi metto a dare la caccia alle coccinelle, men che meno se queste possono rappresentare una via di salvezza per le mie povere piantine aromatiche.
Così attendo, incuriosita ed anche un po' speranzosa, l'esito delle loro scorpacciate sulle piante del terrazzo e del giardino.
Si può parlare in questo caso di lotta biologica? Il dubbio, non vi nascondo, ce l'ho, perché questi animali non sono arrivati in Occidente di loro iniziativa, per così dire, ma importati negli USA a inizio '900 proprio per combattere in modo efficace e "naturale" gli afidi e lo stesso avvenne in Europa, quando negli anni '60 l'Ucraina iniziò a far ricorso alle coccinelle arcobaleno nelle proprie piantagioni e giardini. La loro diffusione, poi, non ha conosciuto ostacoli. 
E forse, oggi, non avrebbe neppure senso mettersi ad uccidere una ad una queste bestiole.
Io, di certo, non intendo farlo. 
Anzi, vi saluto con l'immagine di una nascita: quella di una coccinella arcobaleno che esce, finalmente esemplare adulto, dall'involucro di pupa.

venerdì 10 giugno 2016

Come dire basta alla violenza sulle donne?

Twitter è un social network, sebbene in realtà svariati utenti socializzino ben poco: molti si limitano a digitare ciò che passa loro per la testa o a postare immagini - spesso autoscatti autocelebrativi autoprodotti autotwittati - alla spasmodica ricerca di cuoricini o condivisioni.
Poi c'è chi invece interpreta alla lettera quel "social" e tende a relazionarsi con gli altri utenti, interagendo con loro con domande, risposte, chiacchierate, suggerimenti.
Da uno di questi utenti è partita la proposta di una discussione circa la violenza sulle donne. Argomento "caldo" in questi giorni, che sta occupando tg e giornali. Problema cui evidentemente non si pone rimedio sventolando drappi rossi alle finestre né disseminando scarpe rosse nelle piazze italiane. Tematica difficilmente esauribile nei 140 caratteri di un tweet...

Così, dopo avergli chiesto se davvero riteneva che quello fosse il "luogo" più idoneo ad una simile discussione, ho tentato di analizzare la problematica partendo dalla desolante consapevolezza che il 90% circa delle violenze sulle donne avviene ad opera di famigliari o conoscenti. Inoltre, spesso i cosiddetti femminicidi altro non sono che il terribile, ultimo atto di un'escalation di violenza.
Le vittime, infatti, risultano sovente essere state oggetto di stalking, pedinate o controllate ossessivamente, sottoposte a maltrattamenti psicologici o fisici prima di giungere al drammatico epilogo. 
Queste donne, insomma, SANNO con chi hanno a che fare, ma spesso giustificano il comportamento del partner (o dell'ex) o sottovalutano il problema.

Nel PAD (Programma Autodifesa Donna) c'è un ampissimo studio della psicologia femminile, teso proprio alla comprensione e prevenzione del fenomeno della violenza. Perché credo sia chiaro a chiunque che non si può liquidare il tutto asserendo che le donne vittime di violenza sono preda della sindrome della crocerossina
Molte, ad esempio, sottovalutano o ignorano i segnali che il violento invia loro perché la violenza avviene in modo molto graduale, quasi impercettibile: magari si parte da una risposta sgarbata, poi si passa all'insulto, giorni o persino settimane dopo ecco le grida e forse uno spintone, passano ancora giorni di apparente tranquillità nel corso del quale il violento sembra del tutto rinsavito, magari si dimostra anche romantico e molto dolce, ma poi al primo dissapore ecco che parte uno schiaffo, spesso seguito da mille scuse ed atti di contrizione... E così, come la proverbiale rana che non salta fuori dalla pentola colma d'acqua se la si fa scaldare gradualmente, fino a morire lessata, lo stesso avviene tanto, troppo spesso per le donne vittime di violenza. 
Perché capire quando dire "basta" non è semplice come potrebbe sembrare. 
Quando si è innamorati, quanto è giusto tollerare dall'altro? Se ci si lasciasse al primo dissapore, ben poche coppie resisterebbero più a lungo di due mesi; a chi non è mai capitato di bisticciare con il proprio fidanzato o marito o ex? 

E' proprio dalla domanda "quanto è giusto tollerare?" che, a parer mio, occorrerebbe partire. Perché è lì che si trova il punto, fissato come con uno spillo su di una cartina geografica, della nostra dignità personale. Ed è lì che vanno stabiliti i confini.
Dalla battutina al cyberbullismo: quanto è giusto tollerare?
Una dignità che può essere scalfita tanto nella realtà quanto sul web e, come faceva notare giustamente il mio interlocutore su Twitter, si potrebbe cominciare dalla "cultura della battutina" (così l'ha definita), segnalando agli amministratori quegli utenti che manifestano comportamenti volgari, aggressivi o violenti. Perché, nel virtuale come nel reale, il diretto interessato (o la diretta interessata, se vogliamo restare nella tematica di violenza sulle donne) può spesso non aver consapevolezza di quando sia giusto dire basta. E passare dalla battutina al cyberbullismo può essere questione di attimi.
Personalmente, come ho anche avuto modo di twittare al mio pacato e rispettoso interlocutore, ritengo che nessuno possa insegnare a qualcuno a rispettare se stesso scoprendo - o riscoprendo - la propria dignità: gli utenti di Twitter o di qualunque social network possono intervenire, segnalando comportamenti non appropriati ed utenti molesti, volgari o violenti, ma alla fine, nel web come nella vita reale, sta alla vittima scegliere di non essere più tale, adottando i giusti atteggiamenti per tutelare la propria dignità di persona. E', in ultima analisi, la vittima stessa a dover comprendere quale valore da a se stessa, ponendo dei paletti invalicabili.
Questo per quanto riguarda il versante Yin, il fronte femminile che, in quanto donna, sono stata invitata ad indagare. Sul versante Yang, ritengo abbia già espresso efficacemente il proprio parere il mio interlocutore, evidenziando come sia essenziale che gli uomini vengano educati sin da piccoli al rispetto dell'altro ed alla comprensione che "amore" e "possesso" sono due cose estremamente differenti. 

giovedì 9 giugno 2016

Lo sfruttamento dietro la cronaca

Il sorgere della Terra visto dalla Luna
La Terra è una. E a volte credo che è così che dovremmo vederla, come nelle immagini di Samantha Cristoforetti e di chi, come lei, è stato nello spazio ed ha descritto il nostro pianeta come qualcosa di bellissimo e fragile. E di unico. Perché su questo grumo di terra immerso nel buio del cosmo noi tutti siamo collegati. Siamo, come ha scritto Papa Francesco, tutti abitanti di una casa comune e l'esistenza di ciascuno di noi è legata a quella di tutti gli altri.

A Rosarno un carabiniere, intervenuto con un collega per sedare una rissa tra immigrati, ha sparato ed ucciso un giovane che lo aveva aggredito armato di coltello (qui un articolo della cronaca). Ora le indagini faranno il loro corso, la legge alla fine dirà la sua, ma nel frattempo la cronaca ha riacceso i riflettori sulla Piana di Gioia Tauro e sulle vergognose tendopoli che offrono riparo a migliaia di disperati occupati nel lavoro dei campi. Lavoro spesso nero, privo di ogni tutela e regola, sottopagato.

Perché se fosse lavoro regolare, giustamente retribuito, a farlo ci andrebbero - anche solo stagionalmente - pure gli italiani. Ma se mi dai 4, 5 euro al giorno per spaccarmi la schiena sotto il sole, allora no, io italiano quel lavoro non lo faccio e che arrivino pure i disperati dall'altra parte del Mediterraneo. E, d'altro canto, se io devo vendere le mie arance o i miei pomodori alla grande distribuzione per 1 euro al chilo, come faccio a mettere in regola i miei dipendenti?
E lo stesso, a quanto pare, avviene in molte altre zone d'Italia, anche ben lontano dalle tendopoli di Rosarno, come denuncia ad esempio questo articolo sugli "schiavi del vino doc" nell'Astigiano.

E allora via, di sfruttamento in sfruttamento, in una corsa al ribasso che arricchisce sempre gli stessi e perde di vista il punto focale: ciò che fai, in un modo o nell'altro torna. Perché questo pianeta è uno e tutti siamo uniti.
Un'immagine della tendopoli di Rosarno

Se ammassi dei poveracci in squallide tendopoli, privandoli di ogni dignità di esseri umani, non è prevedibile che, presto o tardi, la loro dignità cerchino di riprendersela? E se inculchi in loro il pensiero che la dignità va pagata in contanti, non è prevedibile che questi individui - ed altri, come i numerosi migranti - facciano di tutto (scippi, furti, prostituzione, rapine) pur di riuscire ad ottenerli, i contanti?

E' dallo sfruttamento indiscriminato e scriteriato che partono i mali che affliggono il nostro bellissimo e fragile pianeta. 
Ed in questo sfruttamento rientrano naturalmente non solo gli esseri umani ma, come scrivevo prima, tutte le creature che abitano la Terra. 
Basta dare uno sguardo a cosa avviene negli allevamenti di animali ad uso alimentare per rendersi conto che il sistema non funziona. 
Non si possono trattare creature viventi come oggetti, da produrre, usare e smaltire. 
Non è per questo che la natura ci ha progettati tutti, uomini ed animali. 
E se nella mente di molti sono ancora chiare le immagini dello scioccante servizio di Report sui suini Amadori, forse val bene la pena ricordare altri casi, come quello dei vitelli lasciati morire nel fango nei luoghi di produzione della mozzarella di bufala o quello dei 50mila tacchini uccisi per un caso di aviaria, a maggio 2016, oppure quello dei sequestri degli "allevamenti bovini lager in Abruzzo", o i bovini affetti da tubercolosi pronti per essere macellati clandestinamente e finire sulle nostre tavole, o le galline allevate in condizioni raccapriccianti o i 40 milioni di pulcini maschi uccisi ogni anno in Italia perché... non producono uova.

E' da questo modello, ormai chiaramente sbagliato ed insostenibile sia in termini ambientali che morali, che dovremmo affrancarci, riscoprendo e rispettando innanzi tutto il valore della vita in ogni sua forma. Perché la Terra è una e tutti siamo coinquilini di questa grande casa nel buio del cosmo. 

mercoledì 8 giugno 2016

La prevenzione dei tumori cutanei in uno spot... bestiale

Pare che il 90% dei tumori cutanei potrebbe essere guarito, se diagnosticato in tempo. E così, ecco che i bipedi ci reclutano per una campagna di sensibilizzazione firmata La Roche - Posay.
Noi, che ai nostri bipedi ci teniamo, ci siamo prestati ben volentieri a spargere la voce e, quando miagolii e latrati non bastano...

domenica 5 giugno 2016

T'ienshu, aggiornamento continuo

"Sono Maestro di T'ienshu!", "Sono fascia nera di T'ienshu!": a chiunque dicesse una frase simile con intonazione da "Lei non sa chi sono io" andrebbe rivolta una domanda, con fare casuale e manifestando vivo interessamento: "Ah sì, e da quando?".
Il tempo, infatti, gioca un ruolo fondamentale nella disciplina del T'ienshu: dal momento che questa disciplina è "attenta all'uomo e non alla tecnica", infatti, deve necessariamente essere attenta all'essere umano contemporaneo e, non a caso, i suoi programmi vengono rivisti ed aggiornati dallo stesso Maestro Caposcuola con cadenza quinquennale.

Cosa significa questo? Sostanzialmente, che un Maestro che sia diventato tale nel 2000 e non abbia più partecipato agli Stage Nazionali che si tengono annualmente sotto la diretta guida del Maestro Fernando Tronnolone si è perso la bellezza di tre nuove codifiche quinquennali. 
E, di conseguenza, ciò che insegna non è aggiornato. 
Per fare un esempio concreto, forse antipatico ma calzante, sarebbe come utilizzare un telefono a gettoni invece di uno smartphone. E provateci voi a condividere un selfie! 
Lo stesso discorso fatto per i Maestri, naturalmente, vale anche per gli Istruttori, gli aspiranti Istruttori e le Fasce Nere. 

Fermo restando che, a parer mio, chiunque dicesse "Sono Maestro di T'ienshu!" o qualcosa di simile con fare borioso dimostrerebbe in modo inequivocabile di non aver capito un fico secco del T'ienshu, ma, boria o meno, resta valido il discorso fatto per il fattore tempo. Non è casuale che l'Albo Storico del T'ienshu sia ricolmo di nomi con accanto la scritta "non praticante".
Caro mio, se non sei aggiornato sei credibile più o meno quanto il ragionier Ugo Fantozzi come Azzurro di sci!

venerdì 3 giugno 2016

Due serate con Wander Braga, un ritorno in grande stile

E' che mi piacciono i ritorni in grande stile. 

Diverse persone, in svariate occasioni, mi hanno accusata di non conoscere le mezze misure e forse hanno ragione. Almeno per quanto riguarda le arti marziali, quasi certamente è così. 
Sono un'estremista del tatami.

Anni addietro, dopo essere stata costretta dall'asma ad un prolungato stop forzato, avevo ripreso a calcare il tatami in occasione di un evento eccezionale e anche questa volta non ho voluto essere da meno. 
A riposo obbligato per oltre un mese (nel corso del quale ho comunque seguito le lezioni, sia come allieva che in veste di istruttrice, ma purtroppo non partecipandovi attivamente), dopo una cautissima e molto graduale quanto lenta ripresa (in realtà sono ancora in piena convalescenza, ma non ditelo ai miei Maestri...), martedì 31 maggio e mercoledì 1 giugno ho preso parte allo stage con il pluri campione di Brasilian Jiu Jitsu e di MMA Wander Braga, giunto in Italia dal Brasile.

A causa dell'intervento subìto non ho potuto esprimermi al 100% delle mie possibilità - e per questo ringrazio la mia preziosa sparring partner, che ben conosce la situazione ed ha avuto una pazienza ed un'attenzione infinite - ma proprio non avrei sopportato di perdermi questo eccezionale evento e non soltanto perché Wander Braga è, come detto, un artista marziale ed un atleta dal curriculum impressionante, ma anche perché è una persona straordinaria, animata da un'autentica e profonda passione per il BJJ che cerca di divulgare il più possibile nel corso dei seminari che tiene in giro per il mondo. Insomma: pur con tutte le limitazioni del caso, proprio non volevo perdermi questi incontri.

Un braccio qui, la gamba lì... contorsionismo today!
(E la pazienza infinita di Wander Braga!) 
Il T'ienshu, però, non prevede la lotta a terra, quindi posso a tutti gli effetti considerarmi una perfetta neofita in questa disciplina. Il risultato? Tra limitazioni fisiche e totale inesperienza del combattimento al suolo non ho capito un tubo di buona parte delle tecniche illustrate, ma mi sono divertita come una pazza a sperimentarle! E per questo devo ringraziare sia il mio Maestro, sia l'istruttore Paolo Zini, sia lo stesso Wander Braga, sempre attenti e prodighi di consigli e suggerimenti non soltanto con me ma con tutti i partecipanti.
Aspetta un po'... vediamo come fanno loro...
Di certo avrete già capito che il bilancio di queste due serate è per me più che positivo.
E ora, che si fa? Beh, domattina parto per lo stage di T'ienshu in Val d'Aosta...
Ok, ok, ho capito! (Forse...) 
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