mercoledì 31 agosto 2016

Fiera del Libro a Como

E' arrivato un bastimento carico carico di... libri!
Che poi un bastimento non è, perché è un treno. 
O, meglio, una tizia che viaggia in treno.
Io!
Che sono partita alla volta di Como a mani vuote e sono tornata carica di meravigliosi libri che non vedo l'ora di leggere!

Perché a Como - che in questi giorni ha visto la presenza di Mark Zuckerberg, "papà" di Facebook, e di Steve Scott, "Mr Google" - c'è pure la Fiera del Libro.

Forse, una delle più belle fiere del libro d'Italia per quanto riguarda la posizione geografica: in piazza Cavour, nel cuore della città, a due passi dal Duomo ed affacciata sul Lario. 
Piccola, certo, ma non devo essere certo io a ricordarvi che in molti casi le dimensioni non contano.
E qui, davanti alla qualità dei titoli e degli editori presenti, di fronte agli autori che si susseguono per presentare le proprie opere ed incontrare i lettori, c'è davvero da perdersi!
Io ero felice come un bambino in un negozio di dolci!

Ma, da brava adulta responsabile quale sono, sono andata dritta dritta allo spazio espositivo che più mi interessava - quello degli Editori del Lago di Como e Associati - ed ho acquistato un paio di libri, chiacchierando con un simpatico signore che ho scoperto essere niente meno che un Editore.

L'ho salutato, ho ringraziato l'uomo che mi ha porto il sacchetto coi miei acquisti e mi sono allontanata.
Poi ci ho ripensato.
Sono tornata, ho comprato un altro paio di titoli.
E me ne sono andata.
Al bancomat più vicino. A ritirare un po' di banconote.
Perché quegli altri due libri visti sempre lì, allo stand degli editori "di casa mia", proprio non potevo non acquistarli!
Così sono tornata ancora...
E se non avesse squillato il cellulare, richiamandomi alla realtà, probabilmente avrei continuato a dilapidare allegramente una piccola fortuna in libri che parlano del "mio" Lago. E che recensirò appena avrò terminato di leggerli.

Nel frattempo voi, se volete fare una sana scorpacciata di libri - che non fa ingrassare, non alza la glicemia e non ha altro effetto collaterale se non quello di nutrire la mente e l'anima - potete andare alla 64^ Fiera del Libro fino a domenica. Qui trovate gli orari e tutti gli eventi in programma.
Che altro dire? Buona lettura! 

martedì 30 agosto 2016

La gatta che ama viaggiare (da sola)

Ah, Parigi

Animali colti come noi, che da sempre hanno un legame del tutto speciale con libri e biblioteche, non possono rimanere indifferenti al fascino che esercita una città come Parigi, così spesso al centro di racconti emozionanti. Anche il cinema, poi, ci ha messo lo zampino: da "Gli Aristogatti", ambientato nella capitale francese d'inzio del 1900, a "Un gatto a Parigi" non mancano certo i richiami per noi che ci attraggono verso questa città.

E il richiamo deve essere diventato irresistibile per Moon Unit, una gatta inglese che un bel giorno ha deciso di andarsene a Parigi. 
Raccolta per strada quando era una cucciola, Moon Unit - chiamata così in onore dell'attrice e figlia di Frank Zappa - ha vissuto per tre anni a Londra con i suoi fedeli bipedi, Marna Gilligan e Sean Purdy, ma la notte di capodanno del 2008 ha deciso di cambiare vita ed è scomparsa.

Voi bipedi che avete a che fare con noi, che spesso siete nostri coinquilini, sapete bene quanto siamo bravi a far perdere le nostre tracce. Spesso per strada si vedono volantini che annunciano la scomparsa di qualcuno di noi, con tanto di modo per contattare i bipedi di riferimento e magari offrendo anche ricompense...
Lo stesso avevano fatto i due bravi bipedi londinesi, che però, dopo diverso tempo, si erano convinti del fatto che non avrebbero mai più rivisto la "loro" micia.

In realtà così non è stato, perché nell'estate del 2016 l'ADAD, un'associazione francese per la protezione degli animali, si è messa in contatto con Marna e Sean: avevano trovato una gatta bianca e nera a Parigi ed il suo microchip era britannico, così erano risaliti a loro.
Che subito si sono attivati per riportare a casa l'amata - e vagabonda - Moon Unit. Anche dotandola dell'indispensabile passaporto per gli animali da compagnia.
Non è dato sapere se la signora fosse subito arrivata a Parigi e lì si sia fermata o se piuttosto non abbia girovagato un po' per l'Europa, prima, ma certo è che ora è tornata a casa nel Regno Unito, dove è già diventata una piccola star grazie a questo suo viaggio durato ben otto anni del quale già parlano i giornali.

Arti marziali e fede cristiana, si può fare?

Lutte de Jacob avec l'Ange, particolare.
Eugène Lacroix (1858 ca.)
Già in passato mi ero trovata a cercare di dare spiegazioni su come fosse possibile coniugare l'essere cristiano con il praticare arti marziali, soprattutto se si intende l'essere cristiano come una autentica adesione alla fede in Cristo ed al suo messaggio e non soltanto come una tradizione di famiglia o un'abitudine che spinge ad entrare in chiesa la domenica o almeno a Natale.
Ebbene, credo sia importante innanzi tutto dire che per me essere cristiana implica ricercare la pace, evitare lo scontro, tentare la via della mediazione, ma questo non significa l'essere pavidi, timorosi o candidati a divenire vittime sacrificali. 

La vita è il dono più grande che Dio ci concede ed è mio dovere cercare di preservarla.

E nelle sacre scritture non mancano riferimenti, anche molto espliciti, alla lotta.
L'Arcangelo Michele è il "principe delle milizie celesti", ad esempio, colui che precipitò il ribelle Lucifero agli inferi. Ed è lui a comparire, indossando un'armatura, al centro del trittico del Giudizio Universale realizzato da Hans Memling attorno al 1470.
Trittico del Giudizio Universale, Hans Memling (1470 ca.)
Scendendo dal cielo e venendo alla praticità terrestre, Giacobbe combatté contro un angelo di Dio affinché questo lo benedicesse e facesse di lui una nazione (Gen 32, 24-34); anzi, dalla ferita riportata dall'umano si potrebbe presumere che il messaggero celeste gli avesse rifilato una bella tibiata.
Restando nella Bibbia, nell'Ecclesiaste: "Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e uno tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire [...] Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace [...]" (Ecc 3, 1-8).
E ancora, nel libro dei Salmi troviamo le parole più che esplicite pronunciate da Davide: "Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia. Mia grazia e mia fortezza, mio rifugio e mia liberazione, il mio scudo in cui confido [...]" (Sal 143, 1-2).
Certo, queste parole fanno tutte parte dell'Antico Testamento.
Gesù, venuto a perfezionare la legge, nel Vangelo secondo Matteo dice: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello" (Mt 5, 38-39). E per questo vi rimando a Lo schiaffo e l'altra guancia.

lunedì 29 agosto 2016

Lunedì antidepressivo in musica

Lunedì, si torna al lavoro...
E per molti sarà persino il primo rientro dopo le vacanze...
Forza, basta affrontarlo con lo spirito giusto!

domenica 28 agosto 2016

Col Palio del Baradello rivive la Como medievale

Como, anno 1159.

La città cerca a fatica di rinascere dopo la guerra decennale contro Milano, che la rase al suolo nel 1127, dopo aver violato gli accordi di pace e con la quale permangono pessimi rapporti sia per motivi commerciali sia per via del mai perdonato tradimento. 
I comaschi salutano dunque come un prezioso alleato l'Imperatore Federico I Hohenstaufen, più conosciuto come Federico Barbarossa, che giunge nuovamente a calcare il suolo italico per ristabilire in modo definitivo il potere imperiale sulle città comunali anche perché questi, rimasto in precedenza colpito da come la città fosse stata ridotta dai milanesi, aveva ordinato che ne venissero ricostruite le mura difensive e le torri di guardia.
Accolto dunque in tripudio, gli vengono simbolicamente consegnate le chiavi della città ed in suo onore sono organizzati tornei e festeggiamenti; la città gli fornisce inoltre militari, armi e viveri, ben lieta di poter contribuire a lavare l'onta subita da Milano. 
La campagna militare imperiale inizia con lo sconfiggere l'Isola Comacina, alleata dei milanesi nella guerra contro Como, e prosegue poi contro le città di Crema (che viene rasa al suolo nello stesso 1159) e di Milano, che oppone una strenua resistenza ma capitola infine nel 1162. 

I festeggiamenti che accolsero l'Imperatore del Sacro Romano Impero rivivono ancora oggi a Como, quando le diverse contrade cittadine si scontrano nei giochi del Palio del Baradello.
Inaugurata domenica 28 agosto con visite guidate al Castel Baradello (per la sua storia, vedi qui), l'edizione 2016 del Palio prevede numerosi eventi: martedì 30 agosto, festa del patrono di Como Sant'Abbondio, alle ore 20.30 ci sarà l'offerta del cero all'interno della basilica a lui dedicata, mentre sabato 3 settembre si entrerà nel vivo della manifestazione, con lo sbarco del Barbarossa in piazza Cavour ed il giuramento dei capitani delle squadre partecipanti al palio. In serata, poi, sarà possibile prendere parte alla cena medievale allietata da giullari con le loro altezze imperiali Federico I e Beatrice di Borgogna (presenza riservata a quanti indossano costume d'epoca). 
Domenica 4 settembre, gare e giochi per i più piccoli, ma anche la prima delle gare che vedrà affrontarsi le dieci contrade: la spettacolare regata delle Lucie sulle acque del lago di Como.
Martedì 6 settembre, alle ore 21, il concerto di arpe celtiche della Celtic Harp Orchestra; giovedì 8 tornano le visite guidate della Società Archeologica Comense che questa volta verteranno sulla basilica di Sant'Abbondio; venerdì 9 si terrà, in serata, la festa del borgo di San Martino mentre sabato 10 alle 21 si terrà la seconda gara del Palio, con la cariolana in piazza Duomo.
Domenica 11, infine, ultima gara tra i borghi con il tradizionale tiro alla fune, che avrà luogo al termine del grade corteo storico che attraverserà la città e per il quale si conta la presenza di circa mille figuranti in abiti d'epoca.

sabato 27 agosto 2016

Il mestiere delle armi

Nel freddo inverno lombardo del 1526 il condottiero pontificio Giovanni De' Medici tenta di contrastare l'avanzata dei lanzichenecchi tedeschi sul suolo italico, ma, oltre all'inferiorità numerica dei suoi cavalieri ed archibugieri a cavallo, deve fronteggiare anche le scelte di schieramento operate dai signori locali: il marchese Federico Gonzaga, da un lato, desideroso di impedire lo scoppio di una guerra nel territorio di Mantova, dà ordine di lasciare aperta la porta di Curtatone consentendo il passaggio delle truppe alemanne luterane e di richiuderla poi sino al mattino, rallentando così l'inseguimento da parte dei cavalleggeri papali; Alfonso d'Este, duca di Ferrara, dal canto suo dona ai tedeschi quattro innovativi e letali falconetti, piccoli cannoni i cui colpi sono in grado di sfondare qualsiasi armatura medioevale e rinascimentale, in cambio del matrimonio di suo figlio con una principessa imperiale. 

Giovanni, però, non è un politico: è un uomo d'azione, che fin da ragazzo conosce la brutalità della spada e a cui la vita ha riservato il mestiere delle armi. Per questo alla calata degli Alemanni in Italia sono andati a sbarrare loro il passo il generale Della Rovere, duca di Urbino, comandante dell'esercito pontificio, con ottomila fanti e seicento lance, preceduti dal signor Giovanni de' Medici con seicento uomini d'arme, cavalleggeri e archibugi di pari numero, avendo egli disposto d'incomodare la marcia degli Alemanni con incursioni improvvise di giorno e di notte, tanto che all'uopo il capitano de' Medici ha fatto brunire tutte le armature per sorprendere il nemico anche col buio
Ecco così spiegato il perché del soprannome di "Giovanni dalle bande nere" ed ecco spiegate, anche, le scelte operate da questo nobile condottiero, coerente fino alla morte - avvenuta proprio in seguito ad un'imboscata dei lanzichenecchi - con ciò che la vita gli aveva riservato. 

Giovanni è un uomo del suo tempo (il Medioevo è ormai alle spalle), che fa il suo mestiere (il mestiere delle armi), che rimane vittima di un cambio epocale (l'avvento delle nuove armi da fuoco) e della disonestà degli uomini (gli intrighi della politica). Ma è anche un uomo che non sa sottrarsi alla debolezza della sensualità e che subisce come tutti le brutture della guerra: il freddo, la fame,  la lontananza dagli affetti, l'incertezza.
E' un uomo che ha vissuto la vita che gli si è aperta dinnanzi: In questi anni nella mia vita sono sempre vissuto come un soldato, allo stesso modo sarei vissuto secondo il costume dei religiosi se avessi vestito l'abito che voi portate, dice sul letto di morte al prete che lo benedice. E chiede il proprio lettuccio da campo, per morire da soldato.
E' un uomo che ha fatto il suo dovere. Il suo mestiere. 
Ed in seguito alla sua morte nulla più saprà contrastare con efficacia l'avanzata dei lanzichenecchi, che saccheggeranno Roma.

Film straordinario in ogni suo aspetto, per la cui ricostruzione storica sono stati impiegati diversi anni di studi approfonditi, fino a giungere a riportare in vita sullo schermo la lingua dell'epoca.
Le ambientazioni, gli abiti , gli arredi e le stoviglie e, naturalmente, anche le armi e le battaglie sono ricostruite con un realismo sublime. 
Ermanno Olmi si riconferma regista e sceneggiatore di livello eccelso; Hristo Jivkov (Giovanni dalle bande nere), Sandra Ceccarelli (nobildonna di Mantova), Sasa Vulicevic (Pietro Aretino), Sergio Grammatico (Federico Gonzaga), Aldo Toscano (Aloisio Gonzaga) e tutti gli altri interpreti sono straordinari e non stupiscono i nove David di Donatello né i tre Nastri d'Argento conquistati da questo film (oltre alle numerose nomination). 

(Se desiderate approfondire, non accontentatevi delle scialbe ed improvvisate recensioni dei soliti siti, leggete qui)

martedì 23 agosto 2016

Ristorante pizzeria La Terrazza di Dante

Al ristorante pizzeria La Terrazza di Dante, nel cuore di Santa Teresa di Gallura, il cliente viene accolto in un ambiente piacevolissimo, non soltanto per merito della terrazza affacciata sulla magnificenza della Costa Smeralda, ma anche - se non soprattutto - grazie alla titolare ed ai suoi figli. 

Giunti alla quinta generazione di ristoratori, i titolari mettono il cliente a proprio agio miscelando alla perfezione cortesia e professionalità, e, anche grazie alla collaborazione dell'ottimo personale di sala, lo fanno sentire coccolato ma senza ruffianeria, al centro di quello che da semplice pasto diviene un evento.

Le pietanze, semplici ed al contempo estremamente curate nella preparazione e nella presentazione, sono il perfetto coronamento di un'esperienza da ricordare. Qui si può gustare una perfetta pizza napoletana, cotta nel forno a legna, che non ha niente da invidiare a quelle preparate all'ombra del Vesuvio.
Assolutamente raccomandate la focaccia alla bottarga, la pizza margherita e la sublime pastiera, così come pure il meraviglioso babbà.
E' anche per merito di questo ristorante se le nostre vacanze sono state così memorabili.

lunedì 22 agosto 2016

Bambini e T'ienshu

I "piccoli" si muovono in un mondo diverso da quello dei "grandi", in cui la geografia non è ancora fatta di nord e sud e neppure, spesso, di destra e sinistra, nel quale il tempo è un concetto astratto e capita non di rado di sentire pronunciare frasi come "Facciamo che andavo al mare".
Il mondo dei "piccoli" (soprattutto prima che inizino ad andare alla scuola elementare, che nonostante le varie riforme continuo a chiamare così per facilità di comprensione) è fatto di realtà sconosciute e del tutto nuove, alle quali i bambini si avvicinano, da un lato, osservando ed imitando ciò che fanno i "grandi" e, dall'altro, sperimentando attraverso il gioco: il fantastico è, per loro, non meno importante del concreto e sovente queste due dimensioni per noi tanto distanti per loro divengono tutt'uno, così che può capitare, giocando insieme a loro, di apparecchiare la tavola per dare da mangiare alla zia di Verona, alla bambola preferita e ad una principessa del tutto immaginaria convenute insieme, o di guidare un camion, fatto con uno scatolone, attraverso le onde del mare.

In questo mondo del tutto speciale, i bambini hanno anche una conoscenza sommaria del proprio corpo: sanno di avere una faccia, un naso ed una bocca, ad esempio, così come pure di avere due gambe e due braccia, ma provate a chiedere loro di piegare le ginocchia o di ruotare le spalle e vi troverete puntati addosso paia di occhi stupiti come se aveste pronunciato una formula magica.
Come fare, allora, per far sì che i bambini apprendano le posizioni base del T'ienshu ed eseguano i movimenti in modo corretto? Entrando, in punta di piedi, in quello che è il loro mondo. Muovendosi nel loro spazio e nel loro tempo, in quel fluido tutto presente nel quale fantasia e concretezza si fondono.

Così le mie lezioni si affollano di esploratori che devono avanzare faticosamente tra le sabbie mobili, di bambini-albero che devono avere piedi saldi come radici e gambe forti come tronchi, di cacciatori che devono acciuffare le code delle scimmie e di scimmie che devono essere leste a scappare, di ranocchie che devono spiccare alti salti, di leopardi che avanzano appiattiti a terra tendendo agguati, di coccodrilli pronti a mangiarsi chi cade fuori dal tappeto...
D'altro canto, provvedo pure a fornire loro il mio esempio di "grande" da seguire, mostrando posizioni ed esercizi e stimolandoli a fare come me.
Così la dimensione del gioco e quella imitativa vengono entrambe esplorate nel corso delle lezioni di T'ienshu, consentendo ai miei piccoli allievi di apprendere divertendosi e "giocando a fare i grandi".

sabato 20 agosto 2016

Vacanze in punta di piedi

L'alba sorge dietro la Corsica, vista dal giardino della
nostra stanza.
Poche, ma buone. 

Così sono state, quest'anno, le mie vacanze.
Anzi: ottime.
Giornate trascorse in un luogo da sogno, dove la natura è di una bellezza sconvolgente, in cui le giornate cominciavano con la vista del sole che faceva capolino al di là del mare, alle spalle della Corsica, per proseguire poi tra le coccole di un resort in cui non mancava proprio nulla.

Giornate scandite da colazioni luculliane (sapete bene come la pensi la sottoscritta circa il ben-essere ed alimentazione salutare...) e proseguite poi in spiaggia, rilassandosi sulla sdraio con un buon libro o dedicandosi agli esercizi di risveglio muscolare (grazie Marco!) tanto per non perdere del tutto le sane abitudini.

Non mi sono fatta mancare neppure un allenamento "vero": che volete farci, sono i privilegi dell'essere sposata con un Maestro di arti marziali... 

Se in passato avevo vissuto delle vacanze presenti, quelle appena trascorse credo di poterle definire vacanze in punta di piedi. In questi giorni ho fatto tutto ciò che desideravo, ma con un atteggiamento di pieno rispetto e di grande gratitudine per tutto ciò che mi circondava. Rispetto e gratitudine per la natura, splendida ovunque volgessi lo sguardo, naturalmente; rispetto e gratitudine per tutte le persone che, con la loro fatica ed il loro lavoro, hanno fatto sì che vivessi qualcosa di molto simile ad un sogno; rispetto e gratitudine per il bagaglio di meraviglie che ogni giorno recava con sé e che non a caso ho scelto e voluto accogliere fin dall'alba, inserendomi non come un predone all'assalto, ma come un piccolo tassello del tutto, in punta di piedi, senza clamore, assaporando ogni istante.

martedì 16 agosto 2016

Matt Damon, arti marziali e film

Le arti marziali non sono "roba da film" e, allo stesso modo, ciò che si vede nei film non è reale. Questo avvertimento, che potrebbe sembrare ovvio ai più, viene dato dall'attore Matt Damon, più volte interprete della super spia Jason Bourne.
Ora che il quinto capitolo della saga sta per fare il suo esordio nelle sale cinematografiche, Matt Damon ha realizzato un simpatico video nel quale spiega "come vincere una rissa da bar", sottolineando però come, nei film, le scene di lotta siano estremamente coreografate e più simili ad una danza che non ad un reale scontro fisico: sia aggredito che aggressore sanno esattamente cosa avverrà ed ogni movimento è curato in ogni dettaglio. Ovviamente, nella realtà non è così e solo la pratica seria e costante di una disciplina marziale può offrire qualche possibilità di successo in caso di scontro.
Sul set tutto è falso: falso il bar, falso il drink, false anche le bottiglie, che vengono rotte ed utilizzate come armi nel corso di questi "pericolosissimi" corpo a corpo.
Nell'attesa di poter assistere alle nuove prodezze di Bourne, ecco il video di Damon.

venerdì 12 agosto 2016

Ex assessore neutralizza rapinatore

Minimizza l'accaduto, asserendo di non aver fatto "nulla di eroico, solo uno spiacevole incontro", ma l'ex assessore allo Sport di Cantù, in provincia di Como, è balzato agli onori della cronaca per aver neutralizzato un rapinatore.
Giorgio Quintavalle, 44 anni ed un passato da praticante di Kung Fu, si trovava ad Ostia in pineta a fare jogging, la sera del 7 luglio, quando un malintenzionato ha cercato di sottrargli l'orologio, arrivando anche a tentare di colpirlo con un bastone. L'uomo, però, forte della sua preparazione marziale, ha prima bloccato il braccio armato ed ha rapidamente reagito sferrando un pugno ed un calcio all'aggressore, neutralizzandolo. 
La vicenda, accennata dallo stesso Quintavalle sul proprio profilo facebook, è stata ripresa dal quotidiano locale "La Provincia" di Como.

mercoledì 10 agosto 2016

Pasta fredda d'estate

E' estate.

Fa caldo.
E' normale: in estate fa caldo.
Ma in questa zona della Lombardia la parola "caldo" assume un significato del tutto particolare.
Qui, nel piattume lontano dai monti della Valtellina, dalle Grigne e dal Resegone, a chilometri di distanza dal Lago di Como e da quello di Varese, dal Lago di Garda, dal Lago Maggiore e dall'Iseo, qui, dicevo, il caldo non è legato soltanto alla temperatura segnata dal termometro.
Qui, signore e signori, si ha a che fare con una percentuale d'umidità capace di far impallidire quella della foresta pluviale.
Qui, si respira e si suda. Ci si alza dal letto già appiccicaticci. Ci si trascina boccheggianti sotto il solleone (che, spesso, non è neppure al centro di un cielo terso, ma dardeggia furente tra smog ed afa).
Uno schifo! 
In questa stagione e con cotali temperature, non stupisce che la sottoscritta si inventi la qualunque pur di stare alla larga dai fornelli.
E allora ecco la pasta fredda al volo.
Ingredienti:
  • pasta del formato che più vi aggrada (io di solito uso penne, mezze penne, eliche o fusilli, formati cui il sugo possa "avvinghiarsi" per bene)
  • 1 pomodoro a porzione
  • olio e.v.o.
  • sale fino (facoltativo)
  • origano
  • capperi (facoltativi)
  • olive (facoltative)
Mentre l'acqua bolle e la pasta cuoce, si lavano e tagliano i pomodori, sminuzzandoli poi grossolanamente con la mezzaluna. In una ciotola si preparano olio d'oliva, sale fino, origano sminuzzato; si aggiungono i pezzetti di pomodoro, i capperi, le olive tagliate a rondelle e si mescola bene il tutto.
Si scola la pasta, si condisce e... basta, si mangia! 


venerdì 5 agosto 2016

Lo sport come antidoto alla depressione. E non solo

Fisici tonici, muscoli guizzanti: quando si pensa allo sport, alla nostra mente si affacciano le immagini dei corpi scolpiti dagli allenamenti dei campioni. Eppure l'attività fisica fa bene anche molto più in profondità.
I primi studi scientifici che dimostrano gli esiti positivi che l'attività fisica ha nel contrastare la depressione risalgono agli anni '70: gli effetti del miglioramento dell'umore, già riscontrabili dopo una seduta di allenamento in soggetti a lungo sedentari, sono più evidenti e persistenti con una pratica sportiva di lunga durata. Facendo sport ci si concentra sull'esercizio, svagandosi ed evadendo dai propri problemi, inoltre la possibilità di praticare in gruppo, di fare parte di un gruppo accettante che condivide un nostro stesso interesse, contribuisce ad allontanare ansie e preoccupazioni.
"Dagli studi condotti - asserisce la psicologa e psicoterapeuta Giulia Massucco - sembra che specifici trainings di allenamento contribuiscano a migliorare sia l'ansia di stato che di tratto in misura addirittura paragonabile alla psicoterapia; tre o quattro mesi di pratica sarebbero in grado di contrastare l'ansia. I meccanismi psicologici che potrebbero essere alla base di questo effetto sembrano essere l'effetto distraente dell'attività praticata, gli effetti del miglioramento dell'autostima, della percezione del sé fisico, della padronanza di sé: tutti questi effetti benefici agirebbero riducendo i pensieri ricorsivi e negativi, fonte degli stati ansiosi". 

E dei benefici effetti della pratica sportiva sull'umore si sono da tempo accorti anche i medici britannici, tanto che, secondo uno studio effettuato dalla Mental Health Foundation, i medici che oggi prescrivono ai propri pazienti di fare sport per superare forme lievi o moderate di depressione sono il 35% contro il 5% rilevato da uno studio analogo condotto nel 2000. Nello stesso anno, solo il 41% dei medici di famiglia riteneva che l'esercizio fisico fosse efficace contro la depressione, nel 2013 si era già saliti al 71%. A convincerli  è stata soprattutto una revisione sistematica di 39 studi condotti dal Centre for Clinical Britain Sciences dell'Università di Edimburgo che ha analizzato l'effetto di una regolare attività fisica su oltre 2300 volontari affetti da questa patologia: da qui e dai risultati ottenuti, la nascita di diversi programmi sportivi, organizzati dalla stessa Mental Health Foundation ed in larga misura finanziati dal Dipartimento della Salute britannico.
I programmi, disponibili in diverse località della Gran Bretagna, possono venir prescritti dai medici come fossero pillole o sciroppi ed i pazienti trovano, oltre ad una eventuale cura farmaceutica, un personal trainer che indica loro il tipo di allenamento ottimale.

Recentemente, uno studio ha messo in evidenza come la regolare pratica dell'attività fisica possa potenziare i benefici della chemioterapia nella cura del tumore al seno, contribuendo a migliorare l'umore delle pazienti oltre che il loro indice di massa corporea. La ricerca, effettuata dalla Fondazione Pascale di Napoli in collaborazione con la Temple University di Philadelphia, ha evidenziato una correlazione tra indice di massa corporea e reazione alla chemioterapia in giovani donne prima dell'intervento chirurgico.
"L'attività fisica - ha dichiarato il professor Michelino De Laurentiis, direttore della Divisione di Oncologia Medica Seonologica della Fondazione Pascale - è uno strumento tra i più efficaci e con funzionalità terapeutiche nel trattamento del tumore al seno.
Una metanalisi, cioè un riesame di una serie di studi sull'argomento che ha coinvolto circa 120 mila donne, ha dimostrato che la pratica costante di un'attività fisica, pari ad almeno due volte a settimana, riduce il rischio di recidiva e/o di mortalità, con un'efficacia paragonabile all'azione di una chemio, di una ormonoterapia o anche di una terapia con i più recenti farmaci biologici.
I benefici dell'attività fisica sono significativi anche per lo stato psicologico - ha sottolineato il medico - con una diminuzione degli episodi depressivi, ma soprattutto per la conservazione, se non il miglioramento, delle capacità cognitive. E' noto infatti che alcuni trattamenti, come la chemioterapia o la terapia ormonale, in un limitato numero di donne possono impattare sull'attenzione, sulla memoria e sulla capacità d'espressione. Diversi studi dimostrano che l'attività fisica svolge un'azione positiva su determinate aree del cervello, in particolare sull'ippocampo, preposto a queste funzionalità cognitive, sviluppandone le potenzialità e favorendo l'incremento delle dimensioni dell'area stessa".

martedì 2 agosto 2016

Torta alla menta, cocco e cioccolato

In guerra e in amore, tutto è lecito.
E anche in estate, aggiungo io.
Perché quando il caldo infuria, l'umidità non dà tregua e c'è una cappa d'afa tale da far boccheggiare persino i bradipi amazzonici, tutto è permesso.
Pure rubare le ricette di torte rinfrescanti.
Se poi la ricetta non è rubata, ma gentilmente offerta dalla mamma di un "socio di tatami", il crimine sarebbe quello di non provarla!

Ecco dunque a voi la torta menta, cocco e cioccolato. Un dolce di cui era bastata la descrizione per farmi venire l'acquolina in bocca perché - diciamocelo - ci sono poche cose più rinfrescanti della menta, poche che facciano pensare all'estate più del cocco e pochissime che siano più goduriose del cioccolato.
Ma bando alle ciance, veniamo alla preparazione!
Ingredienti:
  • 1 vasetto di yogurt bianco da 125 gr
  • 2 vasetti di farina 00
  • 2 vasetti di cocco grattugiato
  • 1 vasetto di olio di semi
  • 1 vasetto e 1/2 di sciroppo alla menta (io ho usato lo sciroppo Toschi)
  • 130 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • crema di cioccolato (o creme ganache a base di cioccolato fondente e panna da cucina, io ho usato questa) per la copertura
Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere lo yogurt, lo sciroppo di menta, l'olio di semi e la farina di cocco, amalgamando il tutto con la frusta. 
Setacciare la farina con il lievito, incorporando il tutto gradualmente al composto e mescolando sempre con la frusta.
Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata e cuocere in forno a 180° per circa 40 minuti o comunque fino a cottura ottimale. Il risultato sarà soffice e spumoso, di consistenza simile al pan di Spagna, ma di un piacevole ed insolito colore verde.
Mentre la torta raffredda, preparare la creme ganache; io ho seguito la ricetta di Giallozafferano senza però il burro.
Utilizzare la crema per ricoprire la torta ed ultimare la guarnizione cospargendo con scagliette di cocco. 
Assaggiate e... ditemi voi se non è una goduria! 

lunedì 1 agosto 2016

Io sono ancora qua

Eh già. Sembrava la fine del mondo, ma sono qua...

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