martedì 29 settembre 2015

Fu Hao, principessa guerriera della Cina

Hua Mulan, resa celebre dal film d'animazione Disney, è probabilmente la principessa guerriera cinese più famosa al mondo, ma la sua storia si perde nella leggenda; Fu Hao, invece, conosciuta anche come Mu Xin, è realmente esistita ed ha segnato con le sue gesta le sorti della Cina.

L'imperatore Wu Ding - che regnò in Cina approssimativamente tra il 1250 ed il 1192 a. C. - si era ripromesso di stringere alleanze con le tribù vicine in modo pacifico, sposando una fanciulla proveniente da ciascuna di esse; Fu Hao divenne così una delle sessanta mogli imperiali, ma riuscì a farsi largo nella vasta schiera di consorti grazie alla sua bellezza unita a grande acume ed intelligenza.
Secondo le iscrizioni rinvenute su manufatti della dinastia Shang (1600 a. C. - 1046 a. C. circa), Fu Hao partecipò a numerose campagne militari e, in particolare, si deve a lei la vittoria decisiva nella battaglia che pose fine alla guerra tra Tu-Fang e Shang, durata per generazioni.
In seguito la principessa guerriera fu impegnata in combattimenti contro il vicino Yi, contro Qiang e Ba; battaglia, quest'ultima, che viene ricordata come la prima su larga scala nella storia cinese: qui, con 13.000 soldati e gli importanti generali Zhi e Hou Gao ai suoi comandi, Fu Hao fu il più potente leader militare del suo tempo.

Donna dalle grandi capacità, controllò personalmente il proprio feudo situato ai confini dell'impero e la grande fiducia che l'imperatore riponeva in lei è testimoniata da iscrizioni su ossa rituali che dimostrano come, sebbene spettasse a Wu Ding esercitare il controllo sul culto, questi incaricò diverse volte Fu Hao di offrire sacrifici ed officiare cerimonie rituali. 
Nella sua tomba, fatta edificare dallo stesso monarca Wu Ding che le sopravvisse e rinvenuta a Yinxu nel 1976, sono state rinvenute molte armi, tra le quali una grande ascia da battaglia, fatto davvero inusuale per le sepolture femminili dell'epoca e tangibile testimonianza del suo valore come combattente. Numerosi, poi, anche i resti di molti sacrifici officiati dall'imperatore nella speranza di ottenere l'assistenza spirituale dell'amata e coraggiosa moglie nelle battaglie contro Gong, che minacciava di cancellare la dinastia Shang.

lunedì 28 settembre 2015

Trasformare un disastro in arte: Giulia Bernardelli

Al mattino, specie di lunedì mattina, succede di essere particolarmente "imbranati" e può capitare di rovesciare il caffè della colazione. Quello che per la maggior parte delle persone rappresenta il pessimo inizio di una pessima giornata, per Giulia Bernardelli è un'opportunità da cogliere.
Partendo "con il piede giusto", infatti, questa giovane donna ha saputo trasformare in opere d'arte ciò che per molti rappresenta un odioso contrattempo. Del comunissimo caffè rovesciato su una tovaglia impermeabile bianca diviene così, grazie a fantasia ed abilità, un magico viaggio nella fantasia. 

Dalla tazzina rovesciata sorgono castelli incantati, bambini che si rincorrono, delfini guizzanti tra le onde e magici unicorni; il caffè "buttato" segna il percorso di Alice verso il Paese delle Meraviglie, snodandosi tra cappellai matti e buffi conigli afflitti dal pensiero di essere in ritardo...
Giulia, che è laureata in arte e lavora in un museo di Mantova dove insegna ai bambini ad esprimere la propria creatività, è diventata famosa dopo che sui social network sono rimbalzate le immagini delle sue opere, realizzate partendo da piccoli "disastri" domestici (lei è @bernulia su Instagram). 
"Quando bevo un caffè - ha dichiarato la giovane artista italiana - rifletto sulle sfumature che potrei creare se lo versassi sopra il tavolo": una grande capacità di andare oltre la consuetudine, un grande talento nel trasformare l'ordinario nello straordinario.
Le sue incredibili opere, però, hanno vita breve: giusto il tempo di ultimarle, fotografarle e poi i biscotti vengono mangiati ed il tavolo ripulito. La lezione che Giulia ci lascia è che occorre, insomma, saper cogliere l'attimo e sfruttare le opportunità che la vita ci regala, magari celandole dietro piccoli inconvenienti; in fondo, anche un grande amore può scoccare grazie a due tazzine di caffè rovesciate su un tavolo.

venerdì 25 settembre 2015

Provaci ancora, Amazon

La guerra ad Amazon si sposta in estremo oriente e nel Paese del Sol Levante paiono ben intenzionati a rispondere al colosso con la medesima prepotenza che l'ha contraddistinto fin dagli esordi. Atteggiamento nè gentile nè cortese, ma che a quanto pare in Giappone funziona alla grande. 
Proprio qui, infatti, la catena di librerie Kinokuniya (66 punti vendita in patria, più altri disseminati tra Australia, Indonesia, Malesia, Taiwan, Thailandia, Singapore, Dubai e persino Stati Uniti) ha deciso di render pan per focaccia ad Amazon: il gigante statunitense fa il gradasso con le librerie? Benissimo, noi facciamo i gradassi con il gigante statunitense!
La Kinokuniya ha così pre-ordinato il 90% della prima tiratura del nuovo libro di Haruki Murakami, "Novelist as a vocation", uscito in Giappone il 10 settembre, accaparrandosi 90 mila delle 100 mila copie stampate disponibili.

Secondo quanto riportato dal Post, l'intento della catena di librerie nipponica sarebbe quello di limitare il numero di copie acquistabili dai grandi rivenditori online, riportando i lettori nelle librerie tradizionali: ben 50 mila copie, infatti, saranno rivendute a prezzo d'ingrosso ad altre librerie, mentre la Kinokuniya terrà per i propri negozi 40 mila copie. 
"Questo non è un esperimento - ha dichiarato Hitoshi Fujimoto, membro del consiglio aziendale - ma un nostro nuovo business con un rischio certamente calcolato. Per competere con i venditori on line le librerie di tutto il Paese devono allinearsi e rinvigorire il sistema di vendita tradizionale".

Il rischio è che il libro resti invenduto, ma si tratta di un'eventualità piuttosto remota: le poche copie a disposizione di Amazon (che naturalmente ha voluto accaparrarsi una parte di quel 10% disponibile sul mercato), infatti stanno andando a ruba e "Novelist as a vocation" è già schizzato in cima alla classifica dei testi di saggistica nel suo sito di vendita on line giapponese. Ma le scorte sono destinate ben presto ad esaurirsi. Dopo, non resterà altro da fare che recarsi ad acquistarlo nelle librerie tradizionali.

Murakami, autore molto noto ed apprezzato in tutto il mondo, ha raccolto in quest'opera non soltanto degli scritti da lui pubblicati su una rivista giapponese, ma anche numerosi inediti nonchè tratti autobiografici. Artista notoriamente molto riservato, con questa sua "apertura" ha sollevato grande curiosità che, questo almeno è ciò che sperano alla Kinokuniya, contribuirà a mantenere alto l'interesse verso il libro. E la corsa all'acquisto in libreria.

Se l'operazione della catena nipponica avrà successo, non è da escludere che altre catene in zone diverse del pianeta vorranno intraprendere la stessa strada, accaparrandosi le copie fisiche dei nuovi libri scritti da autori di bestseller e riservando alla vendita online soltanto le briciole. 

giovedì 24 settembre 2015

Arti marziali, presentiamo i corsi

Sabato 19 settembre abbiamo partecipato, con il Maestro Carpanese ed una piccola rappresentativa dell'Accademia Marziale Saronno, alla Mezzanotte Bianca di Pertusella, nel corso della quale abbiamo presentato i nostri corsi di arti marziali e discipline da combattimento che si tengono presso la palestra Area KSD
Io ero presente con alcuni dei "miei" bambini, che si sono cimentati in una dimostrazione di T'Ienshu sotto lo sguardo attento di curiosi e passanti; al termine, alcuni bambini tra il pubblico hanno voluto sperimentare qualche assaggio di questa disciplina e chissà che qualcuno di loro non ci raggiunga presto sul tatami in palestra.
Nel corso della serata è anche stato realizzato questo filmato, buona visione.

martedì 22 settembre 2015

Donna, scegli: o bella o intelligente

Sono bella? Ho diritto all'ignoranza
Ho letto e riletto l'articolo, perchè confesso di aver sperato di non averlo compreso. Eppure alla fine la sensazione è stata proprio quella che l'autrice, Anna Paola Merone, abbia voluto affermare che una donna alla fin fine deve pure scegliere e decidere se vuole essere bella e cretina oppure intelligente ma racchia. Il pezzo è stato pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, mica un bloggettino qualsiasi e di poco conto, e vi si legge, tra le altre cose: "Francamente non mi interessa sapere che una donna che fonda le proprie ambizioni sulla bellezza sia anche intelligente. Sarebbe come pretendere che una donna che fa il medico, la scienziata, ma anche l'orafa o la maestra sia necessariamente avvenente e sexy. Io non ci sto a questo giochetto per imbecilli".

L'autrice pare sdoganare, insomma, il "Sono gnocca, mica dovrò avere anche un cervello?" e lo fa da un quotidiano a diffusione nazionale. Il tutto, parlando in merito all'ignoranza - reale o presunta, questo io non lo so - della neo eletta Miss Italia, Alice Sabatini.
Non solo: dal momento che molte signore dalla bellezza non stravolgente talvolta interpretano come molestie i commenti e gli ammiccamenti di taluni uomini, la Merone richiede, per par condicio, che si parli di molestie anche qualora ad una bella ragazza venga chiesto qualcosa in più del semplice apparire.
Ricapitolando: hai una laurea, magari pure un master? Allora vai tranquilla: non depilarti, lasciati crescere i peli sotto le ascelle, esibisci orgogliosamente un monociglio irsuto e, per carità!, non ti passi per la mente di truccarti o di acquistare un abito carino, tanto devi essere intelligente. 
Sei alta, hai una ragguardevole misura di reggiseno ed un visetto niente male? Perfetto: sbaglia pure i congiuntivi, resta convinta del fatto che la Svizzera abbia il mare e che Hitler fosse un baffuto attore del cinema in bianco e nero, l'importante è che tu non sbagli tonalità di rossetto ed abbini alla perfezione l'abito con le scarpe.

Io a questo punto vi invito a leggere l'articolo nella sua interezza e spero, davvero di tutto cuore, di essere smentita. Vi prego, ditemi che ho frainteso tutto. 

Ex pugile salva bambino dall'aggressione di un cane inferocito

Un momento dell'intervista a Danell "Doc" Nicholson
L'ex olimpionico e campione del mondo dei pesi massimi Danell "Doc" Nicholson è recentemente tornato agli onori delle cronache non per meriti sportivi ma per aver salvato un bambino. 
Sabato 19 settembre l'attenzione dell'uomo è stata richiamata da grida provenienti dalla strada, fuori casa sua: un suo piccolo vicino, Demarcus Feltus, di 8 anni, era stato aggredito da un pitbull mentre giocava con alcuni amici. Senza pensarci troppo, l'ex pugile ha afferrato una mazza da golf ed è corso in aiuto del bambino, cercando di allontanare il cane inferocito, ma la mazza si è rotta e l'animale gli si è avventato contro. 

A questo punto l'uomo ha iniziato a prendere a pugni il cane, ingaggiando un vero e proprio corpo a corpo con l'animale. "Era duro come l'inferno, mi piacerebbe poter contare quante volte è riuscito a mordermi - ha dichiarato Nicholson al termine della brutta avventura - Mi prendeva le mani con la bocca e continuava ad attaccare", ma non vuole essere etichettato come un eroe: "Ho fatto solo quello che credo avrebbe fatto chiunque: ho cercato di aiutare un bambino ferito. E lo rifarei in qualunque momento".
Non è dello stesso avviso Ruth Baltimore, la nonna di Demarcus: "So che avrebbe potuto andare molto peggio se lui non fosse intervenuto, perchè lui si è sostituito a mio nipote, prendendo gran parte dei morsi e subendo la maggior parte degli attacchi".

Nicholson ha riportato ferite alle gambe, al tronco ed alle mani mentre il proprietario del cane, fuggito da un'abitazione di Chatham, è stato citato per omessa custodia dell'animale e per il mancato possesso del necessario patentino. Il piccolo Demarcus, molto spaventato, sa di essere stato davvero fortunato e potrà raccontare la storia del gigante buono che l'ha salvato.

lunedì 21 settembre 2015

MMA per bambini, non da noi

L'Accademia Marziale Saronno non prevede corsi di MMA per bambini
Il motivo sta già nel nome della disciplina: MMA significa infatti Mixed Martial Arts, ovvero Arti Marziali Miste, ed è facile capire come sia pressochè impossibile che un bambino di 6, 8, o persino 10 anni abbia acquisito la piena consapevolezza di una disciplina marziale - sia questa Kung Fu, Karate, Judo, Ju Jitsu o altro - e possa arrivare così a "mischiare" queste sue competenze marziali con altre tecniche di combattimento, approdando alle MMA. 
Quando parlo di piena consapevolezza non mi riferisco soltanto al bagaglio tecnico di base, che può venir appreso dai bambini con una relativa facilità, bensì all'anima dell'arte marziale. Quell'anima costituita dalla filosofia, dal senso profondo che permea ogni disciplina marziale e che non si riduce mai, in nessun caso, a "menar le mani". Filosofia che manca nelle Mixed Martial Arts perchè, appunto, si suppone che l'atleta vi approdi già con un proprio bagaglio di esperienze pregresse. 

Il rispetto delle regole, del Maestro, dell'avversario, del prossimo e di se stessi; la disciplina, la predisposizione mentale, la concentrazione; lo spirito di sacrificio, la volontà, la determinazione: tutto ciò può essere appreso anche dai bambini e, anzi, è proprio affinchè i piccoli apprendano questo che i loro genitori ce li affidano. Il nostro compito, dunque, è quello di affiancare e sostenere le famiglie nell'educare i piccoli allievi. Educarli lungo un percorso artistico e marziale insieme, ma anche e soprattutto umano. I valori appresi e gradualmente interiorizzati durante la pratica del T'Ienshu diventano parte del giovane o dell'adulto che potrà, se lo vorrà, affacciarsi al mondo dei combattimenti e delle Mixed Martial Arts, forte però di quella solida base i cui semi sono stati piantati ed accuditi quando era bambino. 

giovedì 17 settembre 2015

Settembre: ritorni, conferme e novità

Il primo giorno di settembre inizia l'autunno meteorologico e questa data segna davvero un nuovo inizio in un sacco di ambiti della nostra vita. Per certi aspetti, è come se con l'arrivo dell'autunno iniziasse un nuovo anno: si torna al lavoro dopo le vacanze, si comincia la scuola in una nuova classe, molte persone decidono di iscriversi in palestra, di smettere di fumare o di cominciare una dieta proprio con l'arrivo dell'autunno...
Il primo giorno di settembre sono ripresi anche i corsi di arti marziali all'Area KSD di Caronno Pertusella ed io mi sono subito "messa all'opera" con il corso di Kung Fu T'Ienshu per bambini, ritrovando sul tatami i piccoli allievi dello scorso anno e facendo la conoscenza con nuovi "cuccioli aspiranti guerrieri".

Questo nostro ritorno all'Area KSD ci vedrà impegnati con una piccola dimostrazione già sabato 19 settembre, nel corso della Mezzanotte Bianca di Pertusella: dalle 20.30 presso lo spazio vicino alla chiesa, all'incrocio tra via Sant'Alessandro e via Uboldi, i piccoli allievi di T'Ienshu si alterneranno ai ragazzi dei corsi di JKD Kali e di MMA, altre conferme per quest'anno scolastico 2015/2016, così come pure il Kendo. Non mancheranno, poi, le novità: i nuovi corsi che proprio in quest'occasione verranno presentati. 
Chiunque desideri cimentarsi, poi, avrà modo di provare qualche tecnica direttamente con noi, in piena sicurezza e sotto la supervisione di Maestri ed Istruttori qualificati. Il tutto in una cornice di musica, balli, animazioni e buona cucina. Un'occasione troppo ghiotta perchè ve la lasciate sfuggire.

lunedì 14 settembre 2015

Della scuola e di altri disastri

Lunedì 14 settembre 2015: primo giorno di scuola per milioni di studenti italiani. Ed è per me occasione per fare qualche riflessione e, da brava "rompina" quale sono, lanciarmi in alcune ricerche. Perchè, mi sono detta, se le cose vanno male in Italia un motivo dovrà pur esserci e non è una novità nè un mistero per nessuno che più un Paese è ignorante più dilagano corruzione e ingiustizie; ergo, se le cose vanno tanto male, non è che per caso gli italiani sono ignoranti? 
E allora cerchiamoli, questi dati sull'ignoranza
L'analfabetismo in Italia - dati Censis per MondoErre
Secondo MondoErre, che riporta dati del Censis, in Italia ci sarebbero 2.080.000 analfabeti puri, persone, cioè, completamente incapaci di leggere e scrivere; di questi, circa i due terzi (pari a 1.400.000 individui) avrebbero tra i 45 e i 65 anni. Persone per le quali un articolo di giornale altro non è che un ammasso di simboli incomprensibili, che non possono leggere un libro e neppure un post su un blog, ma che formano la propria cultura - intesa come bagaglio di esperienze e convinzioni - sul vissuto quotidiano e su quanto ascoltato in tv o sentito in giro.
Forse persino più preoccupante di questi dati - che riguardano comunque individui maggiorenni e pertanto votanti, con le conseguenze che si possono ben immaginare - è quel 60% di italiani (quindi più della metà, più di uno su due) analfabeti funzionali: persone, cioè, che faticano a leggere e non sanno formulare una frase in modo corretto, che riescono a leggere un articolo di giornale o un post su un blog, ma non ne comprendono il significato. 

Mappa dell'abbandono scolastico su base provinciale. By Jacopo Ottaviani
Un altro catastrofico dato, poi, riguarda l'abbandono scolastico: secondo i dati del Ministero dell'Istruzione contenuti nel dossier Dispersione di Tuttoscuola, uno studente su 3 non porta a termine il quinquennio delle superiori. Gli autori della ricerca stimano che "negli ultimi 15 anni quasi tre milioni di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi"; si tratta del 31,9% degli studenti. 
E in questo caso, ovviamente, si parla non di ultra quarantenni nè di anziani, ma di quelle nuove generazioni che dovrebbero essere il futuro del nostro Paese. 

Come già per i dati sull'analfabetismo, anche quelli relativi all'abbandono scolastico vedono dominare le isole (in Sicilia e Sardegna arriva al diploma poco più del 60% dei giovani), ma in questo caso non mancano le amare sorprese disseminate lungo tutto lo Stivale. Nella "ricca" Lombardia, ad esempio, si ha una dispersione del 29,8% (quasi uno studente su 3) e dati similari ci sono in Toscana (28,4% di abbandoni) e Liguria (28,2%); se la "maglia nera" spetta poi a Caltanisetta, con oltre 4 studenti su 10 che non arrivano al diploma, non molto meglio va a Prato, dove lascia il 38,5% dei ragazzi, ed Asti, col 36,6% di abbandoni. 
"Il quadro è drammatico anche dal punto di vista economico - fa rilevare il giornalista Jacopo Ottaviani nel suo pezzo su Internazionale - Il fatto che 167 mila ragazzi abbandonano la scuola prima del termine del quinquennio vanifica gli sforzi di 12.800 professori. E quindi è come se facesse sprecare 503 milioni di euro all'anno per la fine di ogni ciclo della scuola superiore.
Molti dispersi finiscono inoltre per rientrare nella categoria dei neet, i giovani che non studiano e non lavorano (not in education, employment or training). L'Istat, nel rapporto Noi Italia 2014, ne ha contati oltre due milioni, circa il 24 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Una quota significativamente superiore a quella media dell'Unione europea (15,9% di inattivi)".
Unione europea che, ovviamente, ha già provveduto a richiamare l'Italia anche su questo punto.
Il tutto mentre, nell'ultimo anno, solo un ragazzino su due ha letto un libro

Chi, poi, al diploma ci arriva vaneggia del pirandelliano "Il fu Mattia Bazar" e di "scorze radioattive". E allora? Allora, magari, nelle scuole meno lavagne multimediali (che tanto non funzionano, perchè gli impianti scolastici cascano a pezzi e il 45% degli edifici non è agibile) e più cultura, di quella fatta con libri e persone che sappiano insegnare.

Per approfondire, articoli del 2011 che mostrano come poco o nulla si sia fatto:
- Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua - Corriere della Sera
- Solo il 29% degli italiani sa padroneggiare la nostra lingua - Corriere Fiorentino

Scusate se esisto

L'architetto Serena Bruno è nata ad Anversa, ma non Anversa quella in Belgio, Anversa degli Abruzzi, e fin da piccola ha mostrato di avere un vero talento per il disegno e la progettazione: mentre le sue coetanee giocavano con le bambole, lei già si dava alle costruzioni (coi mattoncini colorati, va beh, ma da qualcosa bisogna pur cominciare) e appena adolescente si è aggiudicata un pc in premio direttamente da Cupertino. Laureata col massimo dei voti, diversi Master in giro per il mondo, un impiego prestigioso come responsabile di cantieri a Londra... Una vita perfetta, insomma, se non fosse che ad un certo punto sente il richiamo irresistibile della madrepatria. E torna in Italia. 
Dove, tra le altre cose, si mette a lavorare come cameriera nel ristorante di Francesco. Ed è proprio da qui, da questo ristorante e dalla sua conoscenza con Francesco, che ha inizio la rivoluzione nella sua vita, ma non solo.

Questo film l'ho visto tanto tempo fa e subito, mentre ancora sullo schermo scorrevano i titoli di coda, ho pensato che dovevo recensirlo. Ma poi ho desistito. E non certo per pigrizia. Ma perchè "Scusate se esisto" è un film complicato e non sono affatto certa che una mia recensione possa rendergli giustizia: un film che, nonostante la definizione di "commedia" e nonostante faccia effettivamente ridere, tratta argomenti spinosi, a cominciare da quelli del ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dell'omosessualità, fino all'edilizia popolare e le periferie-dormitorio. 

Una scena di grande verità. Giù le maschere!
Considero "Scusate se esisto" un piccolo gioiello della cinematografia di casa nostra: Paola Cortellesi è bravissima, ironica ed intensa come solo lei sa essere, splendida in questa prova che la vede diretta dal marito Riccardo Milani; Raoul Bova è altrettanto valido nel ruolo non facile del papà gay e conferma la sua versatilità come attore dopo la grande prova di "Indovina chi viene a Natale?". Pregevoli anche i personaggi di secondo piano, come Nicola (interpretato da Marco Bocci) ed il figlio di Francesco, o l'insostituibile (ma ectoplasmatica per il capo) Michela, interpretata da Lunetta Savino. Magnifiche la mamma e soprattutto la zia di Serena Bruno, con il loro dialetto stretto abruzzese e quella semplicità diretta e schietta che fa subito "casa" e fa comprendere perchè un'architetto rampante ad un certo punto senta di dover tornare in Italia, al di là del clima e della pasta al sugo. 
Ecco, ora che ho finito di scrivere lo so per certo: la recensione non rende giustizia al film. Guardatelo!

P.S. Dopo, ma solo dopo, aver visto il film, potete trovare un approfondimento qui

sabato 12 settembre 2015

Arti marziali, buona la prima

... E adesso... relax!
La prima settimana "intera" di arti marziali si è conclusa. Dopo l'inizio del corso di T'Ienshu dei bambini, cominciato il 1 settembre, con lunedì 7 sono ripresi tutti i corsi, quindi la mia settimana è stata questa:

- lunedì: T'Ienshu adulti
- martedì: T'Ienshu bambini
- mercoledì: T'Ienshu adulti
- giovedì: T'Ienshu bambini
- venerdì: JKD Kali e, visto che ancora mi reggevo in piedi, pure MMA.
Alè! 

Oggi mi ritrovo con doloretti vari sparsi in modo più o meno equo dalla radice dei capelli alla punta dei piedi; niente di veramente importante, giusto qualche acciacchetto (la cosa più dolorosa è l'anulare della mano destra, ma non chiedetemi come ho fatto a farmi male lì perchè non saprei dirlo), oltre a un paio di simpatici lividini sulle gambe, uno blu-violetto e l'altro verde oliva, che così li abbini con tutto...

Comunque sono molto soddisfatta. Innanzi tutto perchè, un po' inaspettatamente, durante le lezioni di T'Ienshu degli studenti, il mio corpo ha reagito in modo piuttosto spontaneo alle sollecitazioni, senza bisogno che mi fermassi a "pensare a cosa fare" e questa, dopo due mesi di inattività, è già una bella cosa. Poi perchè i bambini sono davvero fonte di soddisfazioni incredibili. E' una faticaccia star loro dietro, coi più grandi che vogliono - giustamente - fare cose nuove e andare avanti col programma mentre i più piccoli, appena iscritti, devono ancora imparare le cose più basilari, ma tutti loro sono uno stimolo incredibile a fare sempre meglio, a cercare soluzioni, a non adagiarsi sugli allori.
Il JKD Kali è stato un po' il mio "primo amore", quindi ogni volta è un po' come un "ritorno alle origini", sebbene sia parecchio arrugginita e certe sequenze tecniche mi risultino un po' ostiche da memorizzare. Per quanto riguarda le MMA... beh, che diamine!, chi arriva da una base di T'Ienshu può cimentarsi con qualunque cosa!
Ora due giorni di relax, stretching e defaticamento (dal punto di vista marziale, chè le faccende domestiche e della vita quotidiana vanno sbrigate comunque) e lunedì... si ricomincia!  

venerdì 11 settembre 2015

Quando il social salva la storia: immagini e ricetta dal passato

Salerno. Cromolitografia, 1835.
(Anche questa da Twitter, grazie ad anonimo ricercatore)
In merito ai social network i pareri sono molto controversi e c'è chi, come il Premio Nobel Umberto Eco, ha affermato che "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli".
Personalmente credo che i social media siano un mezzo e che, come tutti i mezzi, non siano nè buoni nè cattivi, ma che tutto dipenda dall'utilizzo che se ne fa: un coltello può servire ad affettare pomodori, eppure c'è chi non si è fatto scrupolo ad utilizzarlo per pugnalare un essere umano, ciò non di meno non è certo il coltello ad essere "cattivo" in sè.

Facendone il giusto uso, credo che ciascuno possa cavare del buono anche dai social network; io, ad esempio, grazie a Twitter sto ritrovando preziose testimonianze del passato. Una di queste, postata da @stiamobenecosi , è la ricetta dei Ricarilli alla salernitana: un piatto povero dolce, fatto coi semplici e pochi ingredienti della tradizione contadina, che pare risalire niente meno che al 1840 - 1860. Sembra che fosse una pietanza tipica natalizia, la cui ricetta veniva tramandata di generazione in generazione, e la stagionalità delle pere fa credere che questa collocazione temporale sia plausibile. Pare, poi, che l'usanza di mangiare questo piatto sia caduta in disuso quando nella zona si preferì iniziare a cibarsi di pane e formaggio. 
Gli ingredienti sono soltanto cinque: farina, acqua, pane casereccio, pere e zucchero. Inserisco qui di seguito la ricetta esattamente come mi è stata inviata su Twitter, poi ciascuno sperimenti ed "aggiusti" secondo il proprio gusto.


lunedì 7 settembre 2015

Profondità

Viviamo in superficie. Sguazziamo nel quotidiano, leggeri, stando ben attenti a non immergerci, perchè la profondità ci fa paura. Chissà cosa potremmo mai trovare, là sotto!
Abbiamo amicizie da social network, che tanto se sparisci da un giorno all'altro chi se ne frega, non ti ho mai davvero conosciuto; facciamo ricerche con Google e raramente ci spingiamo oltre il primo o secondo risultato, che a cosa mi serve andare a curiosare un po' più in là? Se lo dice Wikipedia sarà per forza giusto così. Sperimentiamo, proviamo, assaggiamo, ma senza spingerci mai oltre, sempre tenendo la testa ben fuori dall'acqua ed evitando di provare ad immergerci.
Perchè la profondità ci fa paura. 

Provo due lezioni di Karate, poi una settimana di Aikido, magari mettendoci nel mezzo anche un po' di Pilates e di Rugby, alla ricerca di qualcosa che non so nemmeno io cosa sia. E non lo so perchè, prima ancora di andare in profondità in un qualsiasi sport o arte marziale, non sono andato in profondità dentro me stesso. Chi sono io? Cosa voglio davvero? Cosa suggerisce il mio cuore? Cosa cerca il mio animo? Queste sono domande che non conoscono stagioni, che non passano mai di moda, che ogni essere umano dovrebbe porsi, alla ricerca di risposte. 

Invece ci siamo disabituati alla ricerca, intesa come studio approfondito (= in profondità), e ci accontentiamo di piluccare esperienze così come agli happy hour assaggiamo stuzzichini. 
E se queste esperienze "mordi e fuggi" attenessero solo all'ambito sportivo o marziale sarebbe già tanto di guadagnato per il genere umano! Invece le applichiamo ad ogni aspetto della nostra vita: provo a iscrivermi al Liceo Scientifico, tanto poi posso cambiare e andare all'Istituto Tecnico; provo a mettermi con questa ragazza, tanto poi tra due settimane posso provarci con la sua amica; provo a baciare il mio migliore amico, al massimo mi accorgo che sono gay; provo a sposare questo tizio, tanto mal che vada c'è il divorzio... 

Non c'è niente di male nella sperimentazione - se l'essere umano non avesse tentato nuove vie sarebbe ancora uno scimmione vagante per la savana - ma la sperimentazione dovrebbe prendere il via da una base di conoscenza: so chi sono -> so cosa desidero -> provo ad ottenerlo. E non, come invece sempre più spesso accade, provo qualunque cosa in attesa di rimanere folgorato e poter dire "ecco cosa cercavo!".
All'ingresso del Tempio di Apollo a Delfi c'era la scritta "γνῶϑι σεαυτόν", "conosci te stesso": un invito a tutti gli uomini affinchè guardassero dentro loro stessi, in profondità, raggiungendo così quella consapevolezza che porta a sentirsi parte dell'universo e, quindi, del divino. Un invito oggi in larga misura disatteso. 

giovedì 3 settembre 2015

Altruismo e giustizia "normali"

Mentre ancora riecheggia sui giornali e nei tg la notizia dell'uomo ucciso per aver tentato di sventare una rapina a Castello di Cisterna, in tv mi è capitato di vedere un video che voglio condividere con voi. 


L'uomo sulla sedia a rotelle si chiama Larry Skopnik ed è intervenuto in difesa della cassiera senza pensare alle possibili conseguenze. Il fatto è avvenuto nell'autunno del 2010 a Vancouver, all'interno di una stazione di servizio la cui videocamera di sorveglianza ha ripreso l'accaduto, ed ha avuto una certa eco mediatica, tanto che a distanza di anni ancora se ne parla.

In quel caso, a destare clamore fu il fatto che il signor Skopnik fosse su una sedia a rotelle; subito si parlò di "eroe", ma lui - come riportato da un articolo della CTVNews - ha sempre rifiutato questa definizione: "Faccio sempre quello che posso per aiutare le persone in difficoltà - ha dichiarato - Non credo di aver fatto niente di eccezionale. E' vero, sono su una sedia a rotelle, ma ancora ho i valori e gli ideali che mio padre e mia madre mi hanno trasmesso, di cercare di aiutare le persone e di oppormi ai prepotenti".
Oggi a far versare fiumi d'inchiostro è il fatto che Antatoliy Korov fosse ucraino nonchè "regolare in Italia". Diverso, insomma. 
Purtroppo questo coraggioso muratore e papà non può più parlare, non può darci la sua versione dell'accaduto, ma immagino che se avesse potuto le sue parole sarebbero state simili a quelle di Skopnik: quelle di una persona che si oppone ad un'ingiustizia, una persona che non si sente "eroe" e nemmeno "diverso", ma semplicemente un essere umano che ancora sa cosa siano altruismo e senso di giustizia. E che per questi valori è pronto a rischiare la propria vita. 

mercoledì 2 settembre 2015

Amore, sesso, bho!

Un commento lasciatomi al termine dell'articolo "L'amore: manuale di sopravvivenza per ragazzi" mi ha dato da pensare. E' a firma di Claus e lo riporto qui di seguito: 
"L'amore? Ma c'è ancora qualcuno interessato all'amore? La sensazione guardandomi attorno è che si pensi solo e soltanto al sesso".
I commenti che l'hanno seguito, poi, mi hanno portata a scrivere questo nuovo articolo. Eh già, perchè amore e sesso non sono affatto uguali eppure sembra che spesso, troppo spesso, vengano confusi l'uno con l'altro. 
"Amore" è forse una delle parole più usate - e abusate - nella storia; spesso in nome dell'amore si compiono le peggiori nefandezze: c'è chi dice che mentirebbe per amore, chi tradirebbe per amore, chi addirittura ucciderebbe per amore (vogliamo parlare dei sempre troppi femminicidi, assassini in piena regola che si nascondono dietro la parola "amore"?). In realtà, però, tutto ciò avviene per motivi che nulla hanno a che fare con l'amore, dal momento che questo è, come riporta la Treccani, sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia. Dunque quando amo voglio il bene dell'amato, sia esso il figlio, il compagno o la compagna, il genitore, il fratello o la sorella ed è evidente che nel momento stesso in cui voglio il bene di qualcuno non metto in atto nessuna azione negativa come mentire, tradire o uccidere. 

Entrando però nello specifico del "Manuale di sopravvivenza" e del relativo commento di Claus, l'amore di cui si parla qui è quello che sboccia tra due adolescenti che non hanno tra loro rapporti di parentela ma che, semplicemente, d'un tratto scoprono di essersi innamorati. O, anche, parliamo di "amore unidirezionale"; di quello che, di punto in bianco, un bel giorno, ti accorgi che quel tuo compagno di classe ti piace da impazzire o che la ragazza bionda della seconda D è bellissima e loro magari non sospettano niente, per loro quel giorno è uguale a quello prima e sarà uguale al successivo, ma a te sembra che il mondo intero sia cambiato. Perchè ti sei innamorata (o innamorato) e tutto quello che vorresti è stare con lui (o lei).
Quando le cose vanno nel migliore dei modi, l'innamoramento è corrisposto e così comincia quel meraviglioso periodo di rimbambimento totale scandito da tutto un corollario di voci tremanti, mani sudaticce, farfalle nello stomaco e via di questo passo. Si pensa solo a lui/lei, si vuole stare con lui/lei, si desidera parlare con lui/lei... di colpo al centro del nostro sistema solare non c'è più una palla infuocata ma l'amato bene, tutto gravita intorno a lui (o lei).
Punto. A capo.

Il sesso. Qui signori miei si entra nel campo della scienza, della biologia, dell'endocrinologia. E chi se lo sarebbe mai aspettato che la scienza potesse essere tanto interessante, eh?! Eppure, sempre secondo la nostra brava Treccani, dicesi sesso il complesso dei caratteri anatomici, morfologici, fisiologici (e negli organismi umani anche psicologici) che determinano e distinguono tra gli individui di una stessa specie i maschi dalle femmine e viceversa.
Ora, semplificando: non fatemi entrare nei dettagli, che tanto vi siete accorti da soli che tra voi e la biondina di seconda D ci sono delle evidenti differenze fisiche, differenze fisiche che vi piacciono un sacco. Ecco. E' a questo punto che entra in ballo l'endocrinologia, dal momento che sono proprio gli ormoni che un giorno ci fanno partire per la tangente e non capire più un beneamato.
Perchè, diciamocelo, senza gli estrogeni il nostro compagno di classe avremmo continuato a non considerarlo nemmeno di striscio e senza il testosterone la ragazza bionda della seconda D manco ci saremmo accorti che esisteva. Invece gli ormoni ci sono, iniziano diligenti a compiere il loro dovere e ci mandano fuori di testa.

Quindi, riassumendo: l'amore è un sentimento, un moto dello spirito; il sesso è un complesso di caratteristiche fisiche e fisiologiche. Due cose ben diverse, dunque, ma strettamente collegate. O, almeno, dovrebbero esserlo.
Ma Claus fa notare che non è così, che si pensa soltanto al sesso e non all'amore. Possibile che la scienza superi il sentimento?
I vostri commenti sono contrastanti ed io posso soltanto dirvi come la penso in modo del tutto personale, senza avere la pretesa di "avere la soluzione" nè di "essere nel giusto".
Secondo me il sesso può essere interessante, stimolante, persino molto divertente, ma alla fin fine si riduce ad un'attività fisica. Non come correre sul tapis roulant o fare addominali (e questo spiega, credo, perchè c'è molta più gente che fa sesso di quanta ne vada in palestra), ma pur sempre attività fisica. Potete sperimentare pure tutte le posizioni del Kamasutra, ma se manca l'amore, il sentimento, non vi sentirete mai pienamente realizzati.
Fare l'amore è un'unione di due anime prima ancora che di due corpi; è una fusione tra due esseri che per un incredibile, fantastico momento diventano Uno; è la perfezione di quell'unità quasi divina che secondo Aristofane fece invidia a Zeus nel mito di platonica memoria: "Se questo stato è il più perfetto, allora per forza nella situazione in cui ci troviamo oggi la cosa migliore è tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l'anima a noi più affine, e innamorarcene".
E scusate se è poco.

martedì 1 settembre 2015

Estate, animali e libertà

Una spaccata degna di nota, eh?
Cosa mangiano le cavallette? Qualunque sia la loro dieta, mio suocero era ben deciso a sbarazzarsi di questo ospite indesiderato comparso sulla sua pianta di limoni. Via, sciò, il nostro giardino non è abbastanza grande per tutti e due! 
Così, dopo un breve periodo di reclusione all'interno di un barattolo con il tappo forato, necessario per verificare che la bestiola (bestiona?) fosse autoctona e non minacciasse l'ambiente, mio marito ed io abbiamo deciso di restituirle la libertà in un parco poco distante.

All'inizio, tolto il tappo, la cavalletta è sembrata un pochino titubante: possibile che tutto quel verde, quell'erba e quegli alberi fossero lì a sua disposizione? Davvero nessuno scarponcino da giardinaggio si sarebbe abbattuto su di lei? Un po' timidamente, si è avvicinata al bordo del barattolo e poi ha fatto ciò che alle cavallette viene tanto bene: ha spiccato un bel salto! Prima sul prato, poi subito su un vicino tronco. Finalmente di nuovo libera. 

"Ma... davvero posso uscire?"
"Allora io andrei..."
"Libertààà!!!"

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