giovedì 30 luglio 2015

Ronda Rousey: "Per sentirmi femminile voglio qualche chilo in più"

In forma non significa affamata, bella non è sinonimo di denutrita. A lanciare questo messaggio ora è anche Ronda Rousey, imbattuta campionessa dell'UFC e recentemente insignita del premio ESPY come miglior atleta donna (ha sconfitto la tennista Serena Williams, la sciatrice Lindsey Vonn e la cestista Brenna Stewart). E se anche non siete appassionati di arti marziali e non siete soliti bazzicare il mondo delle MMA, forse la conoscete come interprete dei film "The Expendables 3", "Furious 7" o "Entourage".

Ronda si è rifiutata di perdere peso per posare per la linea mare di Sports Illustrated e, anzi, ha messo su chili prima di calcare il set fotografico: "Mi sentivo troppo mingherlina per una rivista che si propone di celebrare l'epitome della donna; volevo essere al massimo della mia femminilità e non mi sento attraente quando peso 135 libbre (circa 61,5 Kg, ndr) che è il peso con cui combatto. A 68 chili mi sento meglio, con un aspetto più sano e al massimo della mia bellezza".

Un rapporto, quello che Ronda ha col suo corpo, diventato meno conflittuale nel corso degli anni, come lei stessa ha dichiarato in un'intervista rilasciata a Cosmopolitan: "Sono cresciuta come un'atleta, facendo Judo, così ho sviluppato un fisico femminile non convenzionale, più muscoloso, e sono cresciuta convinta che questa fosse una brutta cosa. Ora che sono più grande, però, ho capito che il mio corpo si è sviluppato, attraverso gli allenamenti, per raggiungere degli obiettivi e non soltanto per essere guardato e ne vado fiera. 
Ma, ad essere onesta, è servito del tempo per sviluppare una relazione sana con il cibo e con il mio peso; prima pensavo che il mio corpo dovesse essere di un certo peso per poter essere felice, ma ciò nonostante non mi sentivo a mio agio quando raggiungevo le 135 libbre, il peso che mi qualifica per combattere nella gabbia (negli sport da combattimento il peso è importante perchè è l'elemento in base al quale si selezionano gli avversari, così che siano di taglie simili, ndr). Adesso cerco di mantenere il mio peso di combattimento giusto il tempo necessario per le gare e in seguito torno a quello che sento essere il mio peso giusto, quello con cui non mi sento morire di fame e non ho la sensazione di debolezza, quello che mi rende felice e in pace con me stessa". Quello con cui ha posato per gli scatti di Sports Illustrated, per intenderci, ottenendo un clamoroso successo. 

mercoledì 29 luglio 2015

Si fa presto a dire corsa

Si fa presto a dire corsa! Fin da bambini, dopo aver imparato a camminare, uno dei movimenti che facciamo con maggior frequenza e facilità è quello di correre: è divertente, ci permette di raggiungere l'altalena prima degli altri bambini al parco, ci fa scatenare in gare con gli amici... Crescendo, spesso si pensa di correre perchè questa attività presenta molti vantaggi: favorisce la perdita di peso, rassoda gambe e glutei, previene problemi cardiovascolari oltre ad allontanare lo stress ed allentare le tensioni accumulate durante la giornata.

Però, anche se spesso non ci pensiamo, c'è modo e modo di correre. Innanzi tutto è bene ricordare che è indispensabile comprare un buon paio di scarpe, non necessariamente ultra pubblicizzate o super griffate, ma che garantiscano il giusto supporto e l'ottimale ammortizzazione degli urti: una postura scorretta può infatti causare problemi, anche piuttosto seri, alla schiena. Sempre in termini di postura, poi, è bene ricordare alcune regole irrinunciabili: lo sguardo deve essere rivolto in avanti, ad esempio, e non ai nostri piedi; questo eviterà di farci spostare la testa in avanti, con relativi spostamento del baricentro e cambiamento della distribuzione del peso corporeo. I gomiti devono essere piegati a circa 90° e muoversi in accordo con le falcate, restando aderenti al corpo, mentre le spalle devono essere ben dritte e non incurvarsi in avanti, in modo tale da consentire una buona apertura della cassa toracica e non ostacolare la respirazione. 
Se avete deciso di iniziare a correre, non strematevi subito: solitamente ai principianti si consiglia di cominciare alternando momenti di corsa a periodi di recupero attivo, camminando; mano a mano che la prestazione migliora, i momenti di recupero potranno essere ridotti fino ad essere eliminati del tutto.

Se si è in pesante sovrappeso, poi, meglio evitare la corsa e dedicarsi prima a lunghe camminate a velocità sostenuta, così da non sottoporre ad eccessive sollecitazioni le articolazioni delle gambe, il bacino e la schiena; in un secondo momento si potrà cominciare ad alternare corsa e camminate, fino ad arrivare alla sola corsa, ricordando che, se si vuole perdere peso, il momento migliore per correre è appena svegli o comunque a digiuno: provenendo dal digiuno notturno, infatti, il nostro organismo comincerà subito ad attingere energia dai depositi lipidici (= ciccia) senza che la prima mezz'ora di allenamento venga "persa" per consumare i carboidrati presenti nell'organismo e derivanti dall'alimentazione. 

lunedì 27 luglio 2015

Arti marziali: la prima tecnica non si scorda mai

La prima tecnica è un po' come il primo amore: non si scorda mai. Non che questa affermazione abbia un che di scientifico, ma è frutto della mia esperienza personale; ho infatti avuto modo di constatare che la prima tecnica che ti ha fatto esclamare "Caspita, ma allora le arti marziali funzionano davvero!" è quella che poi ti "resta nel cuore", quella che diventa la tua tecnica preferita.

Io, ad esempio, ho un'autentica passione per pugni, calci, gomitate e ginocchiate. Non che non mi piacciano leve articolari e proiezioni, tutt'altro, ma dovendo scegliere nell'immediato - come se dovessi reagire ad un attacco, ad esempio - opterei certamente per una tecnica ad impatto.
Perchè è con un pugno che, ormai tanti anni fa, ho scoperto che le arti marziali funzionano. Ricordo che ci stavamo allenando ed il nostro istruttore - all'epoca praticavo JKD Kali a Como - aveva fatto indossare ad alcuni nostri compagni di corso caschetti e protezioni, dicendo loro di attaccare noi ragazze, che, semplicemente, dovevamo difenderci. Il mio pugno era andato ad impattare contro la visiera del caschetto e ricordo la testa del mio aggressore piegarsi all'indietro, mentre lui barcollava per il colpo ricevuto. Insomma: è stata la prima volta che ho avuto la piena consapevolezza dell'efficacia di una tecnica.

Parlando di questo con mio marito, ho scoperto che anche il suo colpo preferito è quello che per la prima volta gli ha dato la piena consapevolezza della propria efficacia: il calcio laterale a sfondamento. Ed un mio compagno d'allenamento, ex judoka, ha un'autentica passione per le proiezioni perchè, quando era bambino, ha avuto modo di difendersi dall'attacco di un compagno di classe bullo proiettandolo.

Ripeto: questa mia riflessione non ha nulla di scientifico, tre su tre sono una buona media ma il campione è troppo misero per avere rilevanza statistica. Però, in base alla mia esperienza, la prima tecnica non si scorda mai.
E voi, siete d'accordo? Qual è la vostra tecnica marziale preferita? Ed è la prima che vi è "riuscita"?

lunedì 20 luglio 2015

Il ricco, il povero e il maggiordomo

Dopo "La leggenda di Al, John e Jack" in molti li avevano dati per spacciati e invece Aldo, Giovanni e Giacomo sono tornati e, più in forma che mai, dirigono (con Morgan Bertacca) ed interpretano questo bel film che, se anche non conquista come lo splendido "Tre uomini e una gamba", che guarderesti e riguarderesti in continuazione trovandolo sempre divertente e a tratti geniale, conferma il ritorno in grande spolvero di un trio molto vivace e vitale.

Aldo, il povero, è un ambulante che vive grazie al commercio di abiti al mercato e qualche truffarella; un giorno, in fuga, viene investito dall'auto del ricco broker Giacomo, guidata dal maggiordomo/ assistente/ tuttofare Giovanni.
Raccattato e trasportato nella fantastica villa dell'uomo d'affari, Aldo si riprende e viene dissuaso  dal maggiordomo Giovanni dallo sporgere denuncia, in quanto il dott. Giacomo "ha più avvocati che cravatte nell'armadio" e ci si accorda così per un "simbolico rimborso danni in contanti". Peccato, però, che il dott. Giacomo abbia investito tutto nello Stato africano del Burgundi, nel quale, guarda caso, scoppia una rivolta ed i militari salgono al potere. Riducendolo sul lastrico. Più povero del povero. Il quale, dal canto suo, si mostra più ricco del ricco e del maggiordomo che vive di luce riflessa, mettendo a loro disposizione la casa materna, l'auto...

Un bel film, godibilissimo anche grazie alle figure femminili che affiancano il trio protagonista, a cominciare dalla fantastica "mamma" di Aldo Giuliana Lojodice e passando poi dall'altera e viziata Camilla, la moglie di Giacomo, interpretata da Sara D'Amario e dalla focosa e "muj latina" fidanzata di Giovanni Dolores, interpretata da Guadalupe Lancho
Molto divertente anche il burbero sacerdote, che punisce le sconfitte della squadra di calcio dell'oratorio infliggendo ore supplementari di catechismo: personaggio di secondo piano ma che dona maggior spessore al film nel suo insieme grazie alla bella interpretazione di Massimo Popolizio

Immancabile, poi, anche in questo film, la partita di calcio, sorta di fil rouge che unisce le storie narrate dal trio, da quella indimenticabile e multietnica giocata sulla spiaggia per riconquistare la Gamba a quelle che hanno visto Giacomo impegnato a diventare papà ne "Il cosmo sul comò", fino a quella giocata qui dalla squadra di bambini allenata da Aldo.
Villa Claudia, la residenza "verde" sul Lago Maggiore
Girato nel rispetto del protocollo Edison Green Movie - per realizzare film eco sostenibili - cui il trio tiene molto, "Il ricco, il povero e il maggiordomo" è stato realizzato limitando al massimo anche gli spostamenti ed è stato pertanto girato quasi interamente a Milano e nelle immediate vicinanze; la magnifica villa in cui vive Giacomo, ad esempio, si trova ad Imbersago, poco distante dalla residenza dei Moratti, mentre la maestosa residenza sul lago in cui vive il padre di Camilla è la storica Villa Claudia di Belgirate, che ha aderito al progetto "Lago Maggiore Green Meeting" ed è quindi risultata idonea per le riprese. 

venerdì 17 luglio 2015

Caffè letterario, per davvero

La "mia" libreria varca i confini nazionali e la sua fama si spinge fino in Francia. Il 18 giugno Nicolas Gary ha infatti scritto un articolo per ActuaLittè, rivista letteraria, interamente incentrato proprio sulla Libreria Pagina 18.

"Nella città di Saronno, che si trova nel cuore della Lombardia, la libreria Pagina 18 ha deciso di prepararsi per l'estate. E di vincere a modo suo la crisi in cui versa il settore, mentre nel 2014 sei italiani su dieci non hanno letto neppure un libro - si legge - Bisogna usare mille trucchi per portare clienti nelle librerie indipendenti..."; confesso che il francese non l'ho mai studiato e che la mia capacità di traduzione della lingua scritta è alquanto approssimativa, quindi vi invito a leggere l'articolo in lingua originale, ma il succo del discorso dovrebbe essere che Carla (Carla Pinna, ndr) ha deciso in accordo con i soci di realizzare appieno il progetto di caffè letterario, unendo di fatto la libreria ai locali di un bar.

"Non è un trucco per acciuffare clienti, ma la realizzazione di un'idea che avevamo fin dalle origini: abbiamo sempre pensato che la libreria non debba essere una specie di supermercato sottoposto al dominio della regola entra-acquista-scappa, sempre di fretta, ma piuttosto un luogo in cui soffermarsi con piacere, scambiare quattro chiacchiere, curiosare tra gli scaffali con calma. E, magari, fare colazione o trascorrere la pausa pranzo leggendo"; insomma, nell'era dello slow food e dell'elogio della lentezza perduta, ecco l'idea del caffè letterario in cui la libreria non è intesa soltanto come luogo di vendita di libri, ma come punto di confluenza di gente e d'idee, nel quale organizzare incontri culturali e, perchè no?, sorseggiare un caffè o gustare un gelato.

Anno 2012: aperitivo letterario con Paola Sironi
In fondo, già nel 2012 la libreria aveva iniziato ad organizzare gli aperitivi letterari, incontri con gli autori nel corso del quale parlare di libri e sorseggiare qualcosa; all'epoca gli eventi si tenevano presso il giardino di Casa Morandi ed in altre aree pubbliche abbastanza capienti. Ora, con il felice "matrimonio" col bar confinante, la Pagina 18 può finalmente realizzare la sua primaria vocazione.

giovedì 16 luglio 2015

I migliori 10 sport dimagranti


Che fare moto faccia bene alla salute e contribuisca ad eliminare la ciccia è cosa nota, ma quali sono gli sport migliori per perdere peso e centimetri indesiderati? A stilare la classifica ha provveduto "Di Lei", magazine online al femminile, che ha riunito le migliori dieci discipline in termini di consumo di calorie per ogni ora di pratica.

In decima posizione troviamo il trekking che, asserisce l'articolo, fa bruciare 400 calorie all'ora ed allena soprattutto le gambe. Io, aggiungo, lo consiglio soprattutto per chi è in forte sovrappeso ed ha necessità di rimettersi in forma in modo graduale, riabituando poco alla volta i propri muscoli a sostenere carichi di lavoro protratti nel tempo. 
Salendo di un gradino troviamo il nuoto. "Gli sport acquatici allungano la muscolatura, fanno perdere peso e permettono di bruciare tra le 500 e le 600 calorie in un'ora di attività", asserisce l'articolo.

Ottava posizione per uno sport del tutto diverso, anche come ambientazione: il freeclimbing. "Che sia su una parete rocciosa o indoor, l'arrampicata fa bruciare 700 calorie all'ora", si legge nell'articolo che, saggiamente, ricorda anche come questa attività non sia indicata per chi è in sovrappeso o ha problemi alle articolazioni. Erroneamente considerato "un gioco da bambini", il salto alla corda non è uno sport vero e proprio ma è parte integrante dell'allenamento di molte discipline sportive ed è in settima posizione; "Di Lei" ricorda gli allenamenti del pugile Rocky, portato sugli schermi da Sylvester Stallone, io ricordo quelli vissuti personalmente sulla mia pellaccia all'Accademia Marziale Saronno... Comunque, pare che questo esercizio faccia perdere dalle 600 alle 700 calorie all'ora (anche se io sarei proprio curiosa di vedere chi riesce a saltare la corda ininterrottamente per un'ora...). 

Salendo nella classifica, ecco al sesto posto il ciclismo: "Pedalando per un'ora a velocità moderata, si consumano in media 550 calorie ma se si aumenta la velocità o anche la durezza della superficie si può arrivare anche a 850 calorie all'ora. Il segreto è pedalare a lungo a ritmi moderati. Sconsigliato a chi soffre di artrosi cervicale, labirintite e problemi alla prostata". Personalmente non avevo mai calcolato il dispendio calorico, ma ho sempre trovato la bicicletta un ottimo sistema per recarmi al lavoro: questo mezzo di trasporto è veloce ed economico e, portando con sè uno zainetto con una camicia di ricambio, del sapone ed un buon deodorante, basta una capatina in bagno qualche minuto prima di iniziare il lavoro per essere certi di affrontare la giornata al meglio.

Quinto piazzamento per il tennis che fa bruciare in media tra le 600 e le 700 calorie, ma, avverte l'articolo, va praticato almeno per un'ora e mezza alla volta in quanto alterna fasi di lavoro ad alta intensità a tempi morti; inoltre è un'attività fortemente asimmetrica, che porta a lavorare maggiormente spalla ed il braccio con cui si impugna la racchetta, quindi è altamente raccomandata la pratica parallela di un allenamento di compensazione. A un passo dal podio, la corsa. Come avevo già scritto "Rischiare un infarto correndo come un forsennato se si è in forte sovrappeso non ha senso: molto meglio cominciare con lunghe camminate" e questo articolo concorda con me, sconsigliando questa attività - che pare faccia bruciare dalle 600 alle 820 calorie per un'ora - a chi è in sovrappeso e a quanti soffrono di mal di schiena.

Medaglia di bronzo per il calcio. Se vostro marito o il vostro fidanzato è solito fare la partitella con gli amici, gioite: coi canonici 90 minuti di gioco, infatti, polverizza mediamente tra le 900 e le 1100 calorie, oltre a tonificare i muscoli delle gambe ed i glutei. Sempre al terzo posto "Di Lei" inserisce anche altri sport di squadra come il basket (840 calorie) e la pallavolo (con la quale, però, pare si bruci pochino: solo 484 calorie, appena più del trekking).

Al secondo posto, con una lucente medaglia d'argento, una disciplina che sta letteralmente spopolando negli ultimi tempi: il crossfit. Un lavoro ad alta intensità, che coinvolge praticamente tutti i gruppi muscolari e che consente, in tal modo, di bruciare molte calorie. Dalle 700 alle 1200 per un'ora di allenamento, secondo l'articolo. Ma, proprio per la sua particolare formulazione, questo tipo di attività viene sconsigliata a chi abbia problemi articolari, muscolari e, naturalmente, cardiaci e respiratori.

Ed eccoci così arrivati alla sommità del podio dove troviamo... le arti marziali! "E dove sta la novità?", vi sento già chiedere, "Ce lo ripeti da anni che le arti marziali hanno un sacco di qualità!". E' vero. E non mi stancherò certo di ripeterlo ancora. Perchè è proprio così: le arti marziali hanno talmente tanti pregi che non si possono nemmeno elencare tutti. Ma, dal momento che io pratico T'Ienshu e, in misura minore, anche JKD Kali, potevate forse pensare che fossi "di parte", che il mio giudizio non fosse del tutto super partes
E allora ecco a voi un articolo che non ho scritto io e che mette in evidenza uno dei tanti pregi di queste discipline: quello di far perdere peso e mantenere in forma chi lo pratica. "Medaglia d'oro alle arti marziali - si legge su "Di Lei" - Karate, Judo, Kick Boxing (che arte marziale non è, ma non pretendiamo troppo... ndr), Kung Fu e Taekwondo aiutano a perdere peso perchè prevedono una parte aerobica in cui si allena il fiato e una in cui si potenzia la muscolatura. In un'ora di allenamento si possono bruciare fino a 1300 calorie".

mercoledì 15 luglio 2015

Independence day sotto il solleone

Visto il successo riscosso dalla prima edizione primaverile, Francesca di "Un tuffo nell'insalata" ha deciso di proporre un Independence Day Summer Edition per il 26 luglio.
Io avevo già preso parte alla prima edizione, con la ricetta del tortino di patate e cipolle e con le frittelle fiorite con crema di bosco, ma questa occasione era... troppo ghiotta per lasciarmela scappare e dunque rieccomi qui, con un intero menù per questa giornata d'indipendenza alimentare.
Considerate le temperature di questi giorni, ho scelto di stare il più possibile lontana dai fornelli, quindi quelle che trovate qui di seguito sono preparazioni fresche da gustare ma anche da realizzare.
Antipasto: Freschi involtini d'estate. 
Ingredienti per due persone: 
  • 200 g di bresaola della Valtellina IGP
  • 1 carota grossa
  • 250 g di ricotta
  • erbe aromatiche
Da brava comasca, non ho avuto difficoltà a procurarmi la bresaola IGP, ma, come potete vedere dalla ricetta, è possibile optare anche per una versione vegetariana o puntare su altri tipi di carne. Carota e ricotta arrivano da un'azienda agricola non molto distante da casa, sempre in provincia di Como, mentre le erbe aromatiche le ho raccolte dai vasi sul terrazzo.

Primo piatto: Spaghetti tiepidi al pesto di salvia.
Ingredienti per due persone:

  • 180 g di pasta integrale 
  • 30 foglie di salvia (più o meno)
  • una decina di pinoli (ovviamente italiani)
  • 1/4 di spicchio d'aglio
  • olio e.v.o. 
  • sale (facoltativo)
La pasta integrale la potete preparare anche in casa, ma io non ho il macchinario per ricavare spaghetti e così sono andata alla vicina panetteria che produce anche piccoli quantitativi di pasta fresca; in casa avevo già aglio ed olio d'oliva (peraltro bio) e per le erbe aromatiche ho "spennato" le piantine sul terrazzo.

Per realizzare il pesto alla salvia il procedimento è lo stesso di quello tradizionale al basilico: ci si munisce di un mortaio nel quale, con infinita pazienza, si pestano (da qui il nome di "pesto") gli ingredienti, fino ad ottenere la consistenza desiderata. Oppure, in alternativa, si fa i furbi e si bara bassamente - come ho fatto io - mettendo tutto nel mixer.
Se la consistenza dovesse sembrarvi troppo solida, invece di aggiungere troppo olio - che potrebbe rendere pesante il tutto - stemperate con un goccio d'acqua di cottura della pasta.
Questo piatto è buono sia caldo che tiepido, quindi potete condire gli spaghetti, in modo che non si appiccichino tra di loro, ed aspettare qualche minuto prima di servire.

Dessert: praline rustiche* biscottate.
Ingredienti per 50 praline circa:
  • 250 g biscotti secchi
  • 250 g mascarpone o ricotta
  • farina di cocco o cocco in scaglie o codine di cioccolato (facoltativo)
Si sbriciolano ben bene i biscotti secchi - qualunque tipo abbiate in casa, inclusi i "mix vuota dispensa" - , si aggiunge il mascarpone e si amalgama tutto per benino, ricavandone poi tante piccole palline che si dispongono in una teglia a riposare in frigo per riacquistare compattezza. A questo proposito, se vi accorgete che il composto è troppo morbido, potete aggiungere della farina di cocco o del müsli tritato con il mixer, a seconda dei vostri gusti e del sapore base dei biscotti.

Dopo un paio d'ore in frigo, potete ultimare le praline facendole rotolare nelle scagliette di cocco prima di servirle. 
Io per questa ricetta ho utilizzato tutti ingredienti che già avevo in casa, inclusa la polvere di cocco dal mercato equo e solidale; più Km 0 di così...

*"Rustiche" perchè suona meglio di "brutte" e "riciclose" ;-) 

martedì 14 luglio 2015

Prova costume per gente vera

Kristin
Diciamocelo: non è che le modelle siano "gente finta", sono fatte di carne ed ossa anche loro. Però quei capelli meravigliosi e sistemati prima di ogni scatto fotografico, quei visi truccati alla perfezione anche sotto il più implacabile solleone, quei corpi scolpiti da anni di palestra e diete e sapientemente ritoccati, in caso di bisogno, con Photoshop non è che ce le facciano percepire proprio come la studentessa con la quale ci incontriamo davanti all'ascensore o la commessa che ci porge lo scontrino al supermercato.
Eppure al mare, in spiaggia, sotto il sole d'estate ci va anche quel 99,9% di gente comune che sulla carta d'identità, alla voce "professione", non sfoggia la voce "top model". E che magari al sopraggiungere dell'estate va in crisi sentendo riecheggiare in tv quelle due terribili, fatali parole: prova costume.

Kirsten
Così Buzzfeed ha avuto la bella idea di prendere le proprie impiegate e portarle sulle assolate spiagge di Malibu per ricreare, con loro, gli scatti fotografici del recente catalogo della celeberrima Victoria's Secret, la maison specializzata in abbigliamento intimo e moda mare
Alle ragazze sono stati fatti indossare gli stessi costumi ed è stato loro chiesto di assumere la stessa posa di ciascuna modella. 

Il risultato mostra quanto lontano dalla realtà sia il patinato mondo della moda, ma anche quanta consapevolezza abbiano le "donne vere": "Penso che tutti dovrebbero farsi fotografare su una spiaggia in questo modo a un certo punto della propria vita - ha detto una delle ragazze - E' un'esperienza davvero divertente e ti aiuta a superare certe insicurezze", "Non tutti possiamo essere modelli - le ha fatto eco un'altra - ma il mondo è una passerella per tutti".

Kirsten, la ragazza che vedete qui col bikini nero, ha detto: "Avere una pelle levigata ed essere senza un grammo di grasso non ti rende una persona bellissima; avere autostima e trasmetterla fa di te una persona bellissima, per quanti difetti si possano avere". 
Nina
Sheridan
Kristin, dal canto suo, col costume color melanzana ad inizio articolo, afferma che "E' davvero difficile essere obiettivi circa il proprio corpo, perciò quando qualcuno ti dice una cosa carina dovresti credergli"; "Non devi somigliare a Behati (Behati Prinsloo, la super modella originaria della Namibia, ndt) per indossare un costume - le fa eco Sheridan, indossando il costume intero blu - Fai ciò che ti rende felice e ti sentirai bene alla fine", mentre Nina, col monokini bianco e nero, ricorda: "Non paragonarti alla modella. Davvero pochissime di noi sono modelle", il restante 99,9% sono persone comuni, i cui piedi non calcano passerelle ed i cui corpi non devono far vendere prodotti, ma che possono godersi il bello della vita. A cominciare dall'estate e dalle spiagge. Il benessere, in fondo, è anche questo.

E i signori uomini? Come reagiscono loro all'estate se si accompagna ai Kg in più? Reagire e vivere bene, in tutte le stagioni, è possibile e c'è un blog che lo racconta: Uomini di Peso
Lara: "Non possiamo essere tutte modelle. Ma il mondo è una 
passerella per tutti noi".
Allison: "Penso che tutti dovremmo venir fotografati sulla 
spiaggia in costume da bagno a un certo punto della nostra
vita... E' un'esperienza divertente e ti aiuta a cacciar via 
ogni insicurezza".

lunedì 13 luglio 2015

Volere è potere. Maestro di arti marziali con una gamba sola

"Dio lavora sempre con coloro che lavorano con volontà", diceva il drammaturgo Eschilo e, se avesse avuto modo di conoscerla, questa storia che arriva dall'Estremo Oriente sarebbe probabilmente stata materiale per una sua tragedia di successo nella Grecia classica. 
La volontà di Ta Anh Dung infatti non conosce limiti e quest'uomo dimostra quotidianamente che "volere è potere". 

Nato in Vietnam 55 anni fa, Ta Anh Dung ha perso la gamba sinistra quando aveva 21 anni, ma questo non gli ha impedito di vivere una vita normale, anzi... straordinaria. Ogni mattino va in bicicletta per decine di chilometri, consegnando i giornali, nel pomeriggio allena i bambini nel nuoto e nel tennis da tavolo e la sera insegna arti marziali tradizionali. Questo è ciò che fa, da decenni, per guadagnarsi da vivere; questo è ciò che lo ha reso famoso nei Distretti 5 e 8, dove è soprannominato "Dung una gamba".

"Subito dopo l'incidente stradale in cui persi la gamba, fui ricoverato in ospedale. Quando venni dimesso - ha raccontato alla tv vietnamita Tuoitrenews - iniziai a girare la città vendendo fiammiferi; le persone mi volevano bene ed avevano pietà di me, ma io non volevo pietà, volevo stare dritto ed andare al lavoro"; così riprese ben presto a frequentare il corso di arti marziali che già frequentava prima dell'incidente, per ottenere la cintura nera di Kim Ke (un sistema di combattimento tradizionale), e ha iniziato ad affiancare negli allenamenti diversi combattenti di Pencak Silat (un'arte marziale originaria dell'Indonesia) e di Thai Boxe in Ho Chi Min City. Riconosciuto ufficialmente istruttore di arti marziali nel 2002, ha continuato a sviluppare le sue tecniche di Kim Ke.

Nel frattempo alcuni suoi amici gli chiesero di impartire lezioni di nuoto e tennis da tavolo ai propri bambini e così iniziò a fare anche questo lavoro; così ora Dung è diventato noto in molti centri sportivi della città ed ha anche partecipato ad una sorta di "Vietnam's got talent" di cui trovate un video qui.

venerdì 10 luglio 2015

Il metodo antistronzi, manuale di sopravvivenza sul posto di lavoro

Non importa che voi lavoriate in una multinazionale o in una minuscola ditta a conduzione famigliare, non fa differenza neppure quale sia la vostra mansione sul posto di lavoro: avete il 100% di probabilità di lavorare con uno stronzo. Probabilmente esistono dozzine di eufemismi ed educati giri di parole per definire persone di questo genere, ma, come asserisce lo stesso autore, "Quando incontro una persona cattiva, la prima cosa che penso è: “Mamma mia, che stronzo!“. [...] Ci sono tanti modi per chiamarli: prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, tiranni, maniaci oppressivi, despoti, egomaniaci... ma, almeno per quanto mi riguarda, stronzo è la parola che meglio di qualunque altra esprime la paura e il disprezzo che provo per questi personaggi".

E temerli è giusto e logico perchè, come insegna lo stesso Sutton, lo stronzo non è soltanto una persona irritante, capace di guastare l'armonia di un ufficio o persino di un intero reparto, ma è un individuo pericoloso perchè provoca danni enormi non soltanto alle proprie vittime - conseguenza logica - ma anche alla performance aziendale, a tutti coloro che ne subiscono di riflesso gli effetti nefasti e, alla fine, anche a se stesso. Ma allora, perchè ci sono così tanti stronzi in giro? Principalmente per tre motivazioni: 
1) perchè si tende a circondarsi di chi ci somiglia e, quindi, un capo stronzo assumerà stronzi;
2) perchè nella maggior parte delle aziende, grandi o piccole che siano, gli stronzi sono tollerati dai superiori (che spesso compiacciono) e temuti dai sottoposti;
3) perchè ciascuno di noi cela un potenziale stronzo dentro di sè. E la bestia può prendere il sopravvento.

Questo libro affronta, in modo rigoroso e scientifico (l'autore è docente di Scienza del Management all'Università di Stanford),  ma con la giusta dose di ironia, il "problema stronzi", ne ricerca le cause e delinea le possibili soluzioni. Un manuale di sopravvivenza prezioso nella jungla del lavoro.

Titolo: Il metodo antistronzi (The No Asshole Rule)
Autore: Robert I. Sutton
Traduttore: Fabrizio Saulini
Editore: Elliot
Anno di edizione: 2008

P.S. Regalatomi da Valentina, questo libro lo dedico (in ordine alfabetico) ad Erminia, Monia e Stefania, che stronze non sono, che hanno reso piacevole il mio lavoro con loro e che mi mancano moltissimo. Lo dedico anche, per motivi che lei comprenderà benissimo, a Zion, con un abbraccio.

giovedì 9 luglio 2015

Pakistan, via dalla paura. Con il Kung Fu

Mubarak Ali Shan con alcuni suoi allievi Hazara.
Foto da Al Arabiya
Dopo la serie di attacchi mortali che ha colpito la comunità Hazara nella provincia occidentale del Baluchistan, in Pakistan, in seguito ai quali sono rimaste uccise centinaia di persone della minoranza sciita, l'istruttore di arti marziali Mubarak Ali Shan ha deciso di trasferirsi da Quetta per raggiungere quelle aree tanto duramente colpite ed aiutare i bambini ed i ragazzi superstiti.
"Un'ondata di atrocità si è scatenata contro di noi - ha detto Shan, intervistato da Al Arabiya - Portare la formazione marziale in questo ambiente serve a dare conforto e soprattutto il coraggio necessario per ricostruire".

Shan, artista marziale professionista di 48 anni, ha fondato la sua scuola di Shaolin Kung Fu nel 1986 ed è divenuto il più giovane artista marziale "Grand Master" a livello asiatico, oltre a vincere per otto volte il titolo di Campione Nazionale; a causa della difficile situazione che sta vivendo il Paese, ha dovuto temporaneamente chiudere la sua scuola di arti marziali ed ha così pensato di trasferirsi laddove le sue capacità e competenze possono essere più d'aiuto, presso la comunità Hazara. Qui insegna a ragazzi e ragazze, dai 5 ai 18 anni.

"Le arti marziali non sono soltanto sport - continua nella sua intervista all'emittente degli Emirati Arabi -  ma anche divertimento e tengono impegnate le loro menti, lontano da pensieri di vendetta. Inoltre attraverso la pratica delle arti marziali i bambini riacquistano coraggio e si rafforzano sia fisicamente che psicologicamente".  
Sebbene gli allenamenti siano gratuiti, "coloro che possono permetterselo possono pagare", dice Shan, ricordando che i suoi sforzi sono rivolti a proteggere i bambini locali, tenendoli lontani dai rischi del lavoro minorile, delle droghe e dei mali sociali.

Shabana Hazara, 16 anni, è una delle ragazze che si allenano alla scuola di Shan; ha perso suo fratello nel 2006, in seguito allo scoppio di una bomba: "Non mi interessavano le arti marziali, ma le circostanze non mi hanno dato alternative - dice Shabana, aggiungendo che pensa che la maggior parte delle persone non possa immaginare le loro misere condizioni - Le arti marziali sono molto importanti per noi e ci aiutano nel combattere la persecuzione. Qui non abbiamo vita sociale nè culturale, non abbiamo nessun tipo di divertimento nella nostra vita; le arti marziali ci danno sollievo e forza, perchè per gli allenamenti ci ritroviamo ed abbiamo così una sorta di incontro sociale".
"In passato le persone giocavano a calcio, a hockey e a tennis da tavolo, praticavano la boxe e il bodybuilding o nuotavano - dichiara ad Al Arabiya Fatima Atif, attivista per i diritti umani Hazara - ma ora le cose sono cambiate a causa delle circostanze". 

mercoledì 8 luglio 2015

Freschi involtini d'estate. Con bresaola o vegetariani o...

Non so voi, ma io in estate cerco di tenermi il più possibile alla larga dai fornelli. Credo siano cose che capitano quando si vive in posti in cui la temperatura supera i 35° e c'è un tasso di umidità da far invidia alla foresta pluviale. 
Dunque fornelli: via, sciò, alla larga! 
Però bisogna pur mangiare... E allora ecco qui degli involtini veloci e freschi, anzi: freschissimi!

Ingredienti:
  • 100 gr di bresaola (o foglie di lattuga per la versione vegetariana)
  • 100 gr di ricotta
  • 1 carota
  • qualche foglia di salvia
  • qualche foglia di menta
Si prende la carota, la si pulisce per bene e la si taglia a tocchetti, si aggiungono le foglie di salvia e di menta (ovviamente ben lavate) e si sminuzza il tutto con la mezzaluna. Si amalgama il trito alla ricotta, ottenendo una bella crema, e con questo composto farciamo le fette di bresaola. 
Esiste anche una versione vegetariana, con foglie di lattuga in sostituzione delle fette di bresaola.

Come spesso accade con le mie ricette, non ci sono ingredienti nè quantità fisse: la bresaola può venir sostituita da delle fette di prosciutto o di tacchino, ad esempio, o, appunto, da foglie di lattuga, o di indivia (riempiendo le foglie "a barchetta" invece di arrotolarle); salvia e menta possono essere sostituite da timo, rosmarino, pepe o... la spezia che più vi aggrada e che meglio si sposa agli altri ingredienti. 
Io ho usato la salvia per le sue molteplici proprietà che la rendono nota e molto utilizzata fin dai tempi più remoti; basti pensare che il nome stesso deriva da "salvus", che significa "sano", e che i Romani la tenevano tanto in considerazione da avere un vero e proprio rito per la raccolta di questa pianta, che spettava soltanto a pochi eletti. Antinfiammatoria, balsamica, digestiva, offre una buona risposta contro la ritenzione idrica, gli edemi, le emicranie e le gengiviti... insomma: il suo nome non stupisce, nè stupisce che fosse considerata un ingrediente della longevità, tanto che nel XVII secolo in Cina un cesto di foglie di questa pianta veniva ceduto dai mercanti in cambio di tre cesti di tè.

La menta, dal canto suo, è molto nota per le proprietà digestive ed io l'ho utilizzata perchè trovo che il suo sapore doni freschezza all'insieme (il che con il caldo estivo non guasta), ma se voi non l'amate potete tranquillamente evitare di utilizzarla. 
Contraddistinti da un indice glicemico basso, per non dire bassissimo, questi involtini sono adattissimi anche per gli sportivi e per chi desidera perdere o mantenere il proprio peso. 

martedì 7 luglio 2015

Bibite fresche (e sane) d'estate

Un tè per te, un tè per me... 
Ma anche una tisana fresca, o un bel caffè freddo, o anche della semplicissima acqua aromatizzata alla frutta... Sono tantissime le possibili bibite fresche che possiamo preparare a casa e dopo aver scritto dello zucchero nascosto nelle bevande ho pensato di condividere alcune semplici preparazioni.

- Acqua aromatizzata. All'estero la chiamano "infused water" e per prepararla occorrono soltanto la frutta preferita, dell'acqua naturale e dei barattoli di vetro con chiusura ermetica sterilizzati. 
Quella che vedete qui accanto l'ho realizzata con 1 l d'acqua, 1 pesca nettarina e due manciate di mirtilli. Si taglia a fette - o tocchetti, come preferite - la frutta, la si mette nel barattolo, si aggiunge l'acqua, si chiude il barattolo e lo si ripone in frigorifero per tutta la notte. Dopo almeno 12 ore la nostra bibita è pronta per essere gustata. Potete filtrarla, mangiando la frutta a parte, magari in macedonia, oppure versare i pezzi direttamente nel bicchiere e gustarveli insieme all'acqua. Potete preparare l'acqua aromatizzata praticamente con qualunque frutto vogliate; la quantità di frutta da utilizzare dipende dall'intensità del sapore che desiderate ottenere (ovviamente, più frutta = più gusto) e, se volete aggiungere un tocco di freschezza in più, potete unire qualche foglia di menta alla preparazione, prima di metterla in frigo a riposare. La chiusura ermetica è importante per non far "scappare" le proprietà benefiche, ma estremamente volatili, della frutta.

- Tè alla panna. Avete presente il tè servito con il latte? Beh, questa è una variante estiva. Un po' bibita, un po' frappè.
Con la normale confezione da 125 ml di panna da cucina occorre 1,5 l di tè. Preparate dunque un litro e mezzo del tè che più vi piace - io uso spesso il tè verde Banca, ma va bene qualunque tipo gradiate - e lasciatelo raffreddare. Se vi va, potete zuccherarlo con un cucchiaio di zucchero o di miele. Versatene parte nello shaker insieme a qualche cubetto di ghiaccio ed alla giusta proporzione di panna. Shakerate. Versate. Gustate.

- Tisana fredda. Forse esistono più tipi di tisane sulla terra che stelle in cielo, quindi non sto a suggerirvi un tipo specifico e vi invito, come sempre, ad utilizzare quella che più vi piace. 
Preparate la vostra tisana preferita, addolcitela, se vi va e se siete soliti farlo, con la solita quantità di 1 cucchiaio di zucchero o di miele per ogni litro di bevanda. 
Lasciate raffreddare. Mettete in frigo.

Quella che vedete fotografata qui accanto, che mi ha tenuto compagnia nel corso del mio più recente allenamento, è la "tisana dello sportivo" acquistata all'Erboristeria Raggio di Luce, ma, come già detto in precedenza, potete utilizzare la preparazione che più vi piace. 
E, sempre in tema di sport, ecco la ricetta dell'integratore salino fatto in casa. Per un litro d'acqua servono un cucchiaio di zucchero, meglio se di canna, 1 cucchiaino raso di sale, un bicchiere colmo di succo di limone o di succo d'arancia ed, eventualmente, se volete davvero ottenere una "bomba" e l'avete in casa, un cucchiaino di magnesio in polvere. Mettete insieme tutti gli ingredienti, mescolate bene, conservate in frigo e consumate entro un paio di giorni (questo perchè, come avrete notato, a differenza degli integratori in commercio, questo non contiene conservanti nè altri additivi).

lunedì 6 luglio 2015

Europa in vendita

La verde Irlanda avrebbe potuto essere molto meno verde. Nell'aprile del 2013 migliaia di persone si riunirono nella foresta di Wicklow protestando contro il governo che voleva metterla in vendita; non soltanto quella foresta specifica, ma l'intero partimonio forestale della nazione. L'ex primo ministro irlandese, quando rassegnò le dimissioni, aveva un incarico rilevante all'interno di una banca svizzera con una succursale proprio in Irlanda, banca che avrebbe acquistato il patrimonio forestale irlandese.
Il piccolo centro di Kartitsch, circondato dalle Alpi.
E questo è soltanto un esempio. "Molti politici hanno una seconda vita nel mondo dell'economia e viene da chiedersi se la crisi sia la causa o il pretesto per le vendite di beni dello Stato", commenta l'autore di questo incredibile documentario, Andreas Pichler, che ha girato l'Europa partendo dallo strano caso della vendita di due montagne delle Alpi austriache. Nel giugno del 2011, infatti, il quotidiano "Die Presse" riferì che il piccolo centro alpino di Kartitsch, in Alta Pusteria, a pochi chilometri dal confine italiano, aveva deciso di mettere in vendita due vette del Tirolo: il Gran Kinigat ed il Rosskopf.

Al prezzo di 121 mila euro, l'acquirente sarebbe entrato in possesso di 1,2 milioni di metri quadrati. Le due cime, sulle quali avevano combattuto e perso la vita soldati austriaci ed italiani nel corso della Prima Guerra Mondiale, erano proprietà della Repubblica austriaca fino al 2001, quando vennero comprate dalla BIG, la società immobiliare federale, per 300 mila euro. Del caso si occupò anche la stampa italiana.  
Isole greche, in vendita per ripianare il debito.
La Grecia, d'altro canto, aveva già cominciato a vendere le sue isole: secondo il britannico "Guardian" già nel 2010 il governo ellenico, nei guai con la crisi economica, avrebbe messo in vendita una grande area a Mykonos ma, soprattutto, diverse delle splendide isole disabitate che punteggiano il Mediterraneo. Il "Guardian" riferiva estasiato che la quotazione di alcune isole non superava i due milioni di euro, certo molti ma, secondo il giornale britannico, meno di quanto costasse acquistare una casa nei quartieri londinesi di Chelsea o Mayfair.

Ma come possono gli Stati vendere non soltanto immobili ed edifici pubblici, ma addirittura montagne, isole o foreste? Si potrebbero vendere il Louvre, il Partenone o il Colosseo? Chi, dei cittadini, è al corrente di queste vendite e le approva? E, ancora, chi sono gli acquirenti? 

Di chi è il Colosseo?
Questa domanda viene posta nel documentario.
A queste domande cerca di trovare risposta il filmato di Pichler che, naturalmente, non poteva trascurare l'Italia: sempre a causa del debito pubblico, diversi governi hanno cercato di cedere beni pubblici e "pezzi" del nostro patrimonio storico e culturale, costruito attraverso i millenni dai nostri antenati.
Potremmo veder venire messi in vendita tesori come il Colosseo, la galleria degli Uffizi o autentici paradisi come l'isola di Budelli in Sardegna o le Dolomiti?

Se l'Italia non se la passa bene, non meglio va nell'apparentemente ricca e benestante Germania dove, nel 2013, la rimozione di alcuni pezzi del muro di Berlino senza autorizzazione popolare ha scatenato la protesta delle associazioni di abitanti del quartiere. Costruttori, sostenuti da investitori privati, hanno già cambiato il volto della città, senza che la popolazione potesse dire nulla contro la cementificazione. Ma Austria, Germania, Francia, Italia, non sono tutte repubbliche (= cose pubbliche, dal latino) in cui le decisioni andrebbero prese democraticamente (stavolta dal greco: dèmos, del popolo e kratòs, forza)? Allora com'è possibile che in tutti questi Paesi, così come in Iralanda, in Grecia ed in tutti quelli analizzati nel filmato, le persone comuni non sapessero neppure di rischiare di perdere il loro patrimonio?
"Europe for sale", un documentario scioccante recentemente trasmesso da Rai Cinque (canale 23 del digitale terrestre) e di cui potete vedere un'anteprima qui.

P.S. Questo articolo l'avevo preparato prima del referendum in Grecia. Quanto qui scritto non rappresenta, dunque, una mia presa di posizione pro o contro la decisione emersa dalle urne del Paese ellenico.

AGGIORNAMENTO: Odio essere profetica, ma è notizia di oggi, 23 ottobre 2015, che l'isola di Budelli in Sardegna è stata venduta ad un privato. Qui l'articolo.

sabato 4 luglio 2015

Mezzanotte Bianca a Caronno Pertusella

Torna anche quest'anno l'ormai tradizionale appuntamento con la Mezzanotte Bianca di Caronno e anche in questa edizione siamo stati invitati a partecipare, insieme ad altri Maestri, Istruttori e praticanti dell'Area KSD, con dimostrazioni di arti marziali e sport da combattimento.

Questa sera, dunque, a partire dalle ore 20.00 circa potrete trovarci in centro con dimostrazioni di MMA, JKD Kali, Kendo e molte altre discipline; saremo in via Adua, di fronte ad una rinomata pasticceria (perchè è importante unire l'utile al dilettevole... :-D). 
Ecco, intanto, il video realizzato durante la scorsa edizione a Pertusella.

Leggerezza d'estate

L'ossessione per il fisico porta spesso ad intraprendere diete al limite della follia che, sebbene redatte da "grandi esperti" e pubblicate sulle riviste (per lo più femminili e di gossip), si scoprono essere sbilanciate sul lungo periodo.

Io, oltre a consigliarvi di diffidare di queste "diete miracolose" da giornale, preferendo uno stile di vita sano tutto l'anno, tutti gli anni, voglio condividere con voi questa chicca.
Qui il Prof. Fabio De Luigi prescrive la dieta anti pancetta ad Angelo Duro. Perchè il sorriso fa parte integrante del ben-essere! (Io al "Posso aggiungere una fetta di cassata?" "Solo se me l'abbina a due cannoli" sono scoppiata a ridere!)

venerdì 3 luglio 2015

Xkè la squola?

Serve davvero andare a scuola? Abbassate subito quelle sopracciglia inarcate, non sto scherzando. Nell'Italia del 2015 serve veramente andare a scuola? E a che cosa, di grazia? Preparare adeguatamente i giovani ad un lavoro futuro? Dotarli di cultura?
Lo ripeto, non sto scherzando: queste domande me le sono posta sul serio. Soprattutto dopo aver letto gli strafalcioni raccolti dagli insegnanti su Orizzonte Scuola, un quotidiano online dedicato a docenti, dirigenti e personale amministrativo delle scuole italiane. Un quotidiano "serio" e per "addetti ai lavori", insomma, su cui è possibile trovare, ad esempio, notizie relative alla riforma della scuola e le conseguenti modifiche che comporterà per l'insegnamento della lingua inglese nella primaria o le fasi per le immissioni in ruolo. Ebbene, questo serissimo quotidiano ha pensato bene di raccogliere gli strafalcioni che i maturandi sono riusciti a fare nel corso degli esami e che i professori, tra lo sconcertato ed il disperato, hanno messo su facebook. Perchè le disgrazie si sopportano meglio quando sono condivise. 

Lo sapevate, ad esempio, che Pirandello scrisse "Il fu Mattia Bazar"? E sempre questo autore venne premiato con un Oscar (il sito non specifica se come attore protagonista o altro). Cambiando autore, non è che vada molto meglio: Leopardi, ad esempio, "era un umorista" (ai miei tempi lo si diceva classicista romantico, ma forse le cose sono cambiate); D'Annunzio, dal canto suo, era un estetista, mentre l'Inferno dantesco "è una voragine provocata dalla caduta di Lucignolo" e Dante, che "nacque da una famiglia nobile deceduta" e a cui si deve "la legge del contrabbasso", per scrivere la Divina Commedia si è ispirato a Napoleone.
Ah, già, la storia! Questa materia inutile (vi garantisco, una ragazzina di prima media mi ha detto: "Ma a cosa serve? Tanto sono tutti morti!"). Da dove vogliamo cominciare? Da Cristo che è nato nel 33 a.C.? O preferiamo la storia più recente, con la Rivoluzione Francese che è scoppiata... in Germania e - cito testualmente - "Alla presa della Bastiglia parteciparono donne senza mutande"? O, per avvicinarci ancora più ai tempi moderni, vogliamo parlare del compagno di Stalin: Tronky?

Meglio passare a geografia? Mh, potrebbe non essere una buona idea, dal momento che c'è chi parla di "erezioni vulcaniche", chi, in un'esaltante commistione di castronerie, afferma che "Vittorio Emanuele III era il regnante del Piemonte che si trova in Veneto" e chi, dopo aver guardato a lungo la cartina, si rivolge alla prof dicendo che proprio non riesce a trovarlo il Mar Occo.
Per gentile concessione di OrizzonteScuola.it
Arte? Ecco, sì, forse è meglio: passiamo all'arte. Così scopriamo che "Il Grido di Munch fu dipinto da Van Gogh", che Picasso è il maggior rappresentante del Culturismo e che la Gioconda si trova... a Lourdes!

E spostandoci alle materie scientifiche non va molto meglio: c'è chi, elencando le subparticelle atomiche, parla di "protoni, neuroni ed elettroni"; chi, parlando di energia atomica, cita le "scorze nucleari"; chi interpreta il principio di Archimede come "Un corpo, se non galleggia, affonda" e chi, alla domanda "Unendo tre punti che figura si ottiene?", risponde "Due rettangoli sovrapposti!". 
Per ultima, una chicca d'inglese che non si può nemmeno definire maccheronico: "Il paradigma di find (trovare): find, fend, Findus" e, naturalmente, persino i prof hanno pietà e non citano nemmeno le castronerie lette e sentite grazie ai "false friends", i "falsi amici" che suonano simili ad una parola ma ne significano una diversa, come ad esempio "factory" che non è "fattoria" bensì "fabbrica", "estate" che significa "proprietà" o "education" che non ha a che fare con le buone maniere ma significa "istruzione". 

Compresa adesso la disperazione del prof nella foto a inizio articolo? Capito, adesso, il perchè delle mie domande? Perchè è certamente vero che la maggior parte degli studenti non sono capaci di simili prodezze, ma è anche vero che certi soggetti non soltanto sono arrivati a sostenere gli esami di maturità, ma li supereranno pure (conoscete qualcuno, negli ultimi quindici, vent'anni, che sia stato bocciato alla maturità?) ed andranno ad ingrossare il già consistente gregge di caproni (senza offesa per gli animali) dei neo diplomati italiani.
E questo mi conduce dritta dritta alla domanda successiva, ovvero: perchè diamine non si boccia praticamente più nessuno alle elementari ed alle medie? Su quale dannatissima base psico-socio-educativa si suppone che gli insegnanti delle superiori possano colmare lacune accumulate negli otto precedenti anni e, evidentemente, mai corrette in modo adeguato? E, ancora, perchè questi insegnanti ammettono i caproni (sempre senza offesa per gli animali) a sostenere gli esami di maturità quando è evidente che maturi non sono dal punto di vista culturale e, fin troppo spesso, anche dal punto di vista umano e sociale?

Il sistema dell'"avanti tutti" non solo non premia gli studenti più impegnati e brillanti, ma ingenera anche il pericoloso meccanismo del "tirare a campare", del fare il minimo indispensabile, tanto quel minimo mi consente comunque di progredire. Col risultato che si fa sempre meno, si impara sempre meno e, cosa ben peggiore, si diventa adulti sempre meno consapevoli del mondo e sempre più incapaci di comprenderlo. 

giovedì 2 luglio 2015

Simona Galassi manca l'impresa mondiale

Ha perso, Simona Galassi, ma con grande classe e dando del filo da torcere alla giovane avversaria. Tanto che in molti sono rimasti stupiti dalla scelta arbitrale. Perchè la "Regina di Romagna", dopo un inizio di studio, ha messo sul ring tutta l'eleganza e la tecnica che la contraddistinguono da sempre e per dieci lunghissimi round non solo ha tenuto testa all'argentina Debora Dionicius, ma l'ha anche messa in seria difficoltà.

Lei, 43 anni compiuti, a quel titolo mondiale IBF ci teneva davvero e non si è certo risparmiata, offrendo uno spettacolo di boxe superlativa, ma non solo: un colpo poderoso, alla quinta ripresa, aveva colpito l'avversaria tanto duramente da far pensare ad un possibile ko. Così non è stato.
Le due atlete al momento del peso,
prima dell'incontro.
La ventisettenne argentina quella cintura voleva tenersela ben stretta ed ha giocato il tutto per tutto, sempre senza risparmio, nonostante la prova eccezionale della Galassi, in crescendo col passare del tempo, con lo scorrere dei round. 

Alla fine solo il conteggio arbitrale ha premiato ai punti la sudamericana: 96-94, 96-94, 93-97. Un verdetto che ha colto di sorpresa il pubblico del palazzetto dello sport di Manerba sul Garda e che Simona ha accettato a testa bassa, non nascondendo però l'amarezza al microfono di Nino Benvenuti per Raisport 2: "E' andata così, accetto il verdetto dei giudici. Fa rabbia perchè non mi sembrava di essere andata male, avevo dato davvero tutto. Sarebbe stato bellissimo festeggiare con un mondiale i miei 43 anni, ma si vede che non doveva andare così. Ringrazio il mio maestro Alessandro Duran che mi ha permesso di giocarmi questa opportunità al meglio. Adesso non so cosa farò, voglio riposarmi: di smettere non ho voglia, ma so che l'anagrafe gioca contro di me e farò una profonda riflessione".

Noi sappiamo che l'anagrafe però conta poco o nulla, ce l'ha dimostrato più volte la stessa Regina di Romagna trasformando i giorni passati in pugni più potenti, gli anni passati in esperienza da far fruttare contro le avversarie. E l'aspettiamo presto, più in forma e grintosa che mai, di ritorno sul ring. 

mercoledì 1 luglio 2015

Sapore di mare, la fregola in tavola

Sapore di saleeee, sapore di mareeee... E anche chi al mare non c'è andato può aver voglia, in estate, di portarlo in tavola. Magari con una ricetta facile, che permetta di far pulizia in frigorifero e in dispensa, con poca spesa e tanta resa. Cosa c'è di meglio, allora, di una fregola furbissima?

La fregola, chiamata anche fregula, è un particolare formato di pasta di semola tipico della Sardegna, nato dal rotolamento della semola all'interno di una specie di grosso catino; si producono così delle palline, di forma irregolare, che vengono tostate. Se avete a disposizione la fregola vera, quella sarda di Sardegna, tanto meglio, ma altrimenti non temete: ormai questa pasta si trova anche nei supermercati, tra i prodotti tipici regionali. Poi vi basterà fare una capatina dal pescivendolo di fiducia o, come nel mio caso, dare una controllata a frigorifero e freezer. Perchè la ricetta vera che più vera non si può vuole la fregola preparata con le arselle, ma questa che ho preparato io, con vongole e gamberetti, non ha sollevato obiezioni e si è lasciata preparare buona buona.

Il primo passo consiste nel pulire le vongole. Che è anche il passo più noioso, perchè vanno lasciate spurgare in acqua e sale per un paio d'ore, cambiando l'acqua ogni mezz'ora circa per eliminare la sabbia. Se comprate le vongole surgelate le trovate già pulite e sgusciate, ma il gusto potrebbe non essere proprio la stessa cosa. Naturalmente vanno puliti pure i gamberetti, a meno che, come nel mio caso, non li abbiate già surgelati in casa. A questo punto in una padella si mettono vongole e gamberetti, facendoli saltare per qualche minuto a fuoco bassissimo. In un'altra padella, con un filo d'olio ed uno spicchietto d'aglio, tostiamo invece la nostra bella fregola, come se fosse un risotto. Aggiungiamo un po' d'acqua e, soprattutto, il "fumetto" che avranno rilasciato gamberetti e vongole, facendo cuocere fino a quando i "pallini" non avranno preso la consistenza giusta per noi ed aggiustando eventualmente di sale. E poi? Beh, poi si serve e si mangia. Facile no?

Le dosi? Io ho preparato questa fregola con quello che avevo in casa e mi è rimasta un po' abbondante di vongole, ma calcolate che per 250 gr di pasta ci vuole un Kg di frutti di mare. Che altro dire? Buon appetito e buona estate! Un'estate al mareee-e-e, stile balneare-e-e...
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